Archivio Tag 'tempo'

08 Mag 2007

In gioco è la vita: non c’è tempo da perdere

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Non si sa quanti siano i pazienti morti per un errore nell’ospedale di Castellaneta, ma la causa almeno, di quella che potrebbe essere una strage, sembra accertata: le bocchette dell’ossigeno erano state scambiate con quelle di un anestetico, il protossido di azoto. Nell’Unità coronarica inaugurata da appena due settimane i collaudi non avevano rilevato l’errore. Ancora una volta ascoltiamo con incredulità una storia di sanità italiana. Quella sanità farraginosa e spesso lenta, cui comunque ci si rivolge pensando che possiamo fidarci, oggi ha provocato la morte di uno o due, o forse otto pazienti. E nemmeno è la storia di Castellaneta un caso unico come una variabile impazzita del sistema sanitario: quasi ogni settimana le cronache raccontano di incidenti capitati durante interventi banali, o di infezioni, come pochi giorni fa, in cui perdono un occhio tutti gli operati di un giorno. Certo, i numeri della macchina-sanità sono tali che certi errori potrebbero essere considerati come un tasso statisticamente “nella norma” dentro alla mole di lavoro buono e anche ottimo degli ospedali italiani. Ma quell’errore statisticamente basso riguarda un uomo, e quindi non lo si può guardare come a un difetto di fabbricazione di una macchina su una catena di montaggio. Non lo possono fare i parenti di quel paziente, ma nemmeno noi, davanti alla tv. Perché ognuno passa prima o poi da un ospedale, magari per una cosa da poco; e dunque che possa accadere, e nemmeno tanto raramente, che qualcosa drammaticamente si inceppi, è cosa che tocca da vicino tutti. La tragedia di Castellaneta, a poche settimane dalla storia del trapianto di organi infettati dall’Aids, è di quelle che muovono nella gente un sospetto magari infondato nelle statistiche, ma non per questo meno disturbante – giacché quello 0,001 per cento cui va male potresti essere tu. Il sospetto di poterti trovare, se sei sfortunato, in una corsia quasi come in una roulette: in cui diecimila vincono, ma uno perde. Dopo Castell aneta, già qualcuno mette le mani avanti: non può essere colpa nostra, dice un rappresentante nazionale dei medici anestesisti, come potevamo sapere che quella bocchetta di gas era stata scambiata? E noi potenziali pazienti a domandarci come è possibile che nessuno strumento, nessuna semplice osservazione dei pazienti abbia permesso di scoprire, per tutti quei giorni, che da un tubo invece di ossigeno usciva veleno. Anche solo stando alle statistiche, quel numero di morti in pochi giorni non avrebbe potuto indurre in sospetto? Il presidente del Consiglio, interpellato, invita a pensare a quanta buona sanità si fa in Italia. Verissimo, buona e anche eccellente, come eccellenti sono molti medici e infermieri. Ma, dentro a questa eccellenza, ci turba la sensazione che abbiamo a volte, quando entriamo da pazienti in un ospedale: e cioè che la capacità medica sia elevata, ma accada di guardare al malato su un lettino non come a un uomo ma come a un “utente”, e non è la stessa cosa. A uno a cui aggiustare al meglio ossa o tonsille, ma qualche volta senza la memoria che quello lì è un figlio, un padre, un marito. Dentro questa distrazione può accadere forse più facilmente di non fare un controllo, di non rifare una lastra, che certamente si farebbe per un amico – per chi non sia un estraneo. Ora il ministro della Sanità annuncia un “decreto antierrori”. Gli errori accadono ovunque operino degli uomini; ma, se ne accade uno a settimana, viene il dubbio di un malessere che potrebbe anche prescindere dalle capacità tecniche. E forse a tanti non basta sentirsi dire che la sanità italiana è “eccellente”: cinquanta milioni di potenziali pazienti voglio sapere in fretta cosa è successo a Castellaneta, ma soprattutto “cosa” in fondo è stato a rendere possibile quelle due incredibili settimane.

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06 Apr 2006

Italiani senza tempo libero

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siamo gli ultimi in Europa
Inglesi e tedeschi hanno guadagnato oltre due ore a settimana
Tra lavoro e impegni restano meno di quattro ore al giorno
Le più brave sono le donne, ma anche i maschi iniziano ad ingegnarsi. Ritaglia, concentra, ruba, moltiplica, fraziona, alla fine qualcosa salta fuori. Un qualcosa che si chiama tempo. Una manciata di ore, uno scorcio di giornata, un pezzetto di vita senza impegni, una frazione della quotidianità da dedicare a se stessi e a chi si ama.
E dobbiamo impadronirci di nuovo della Domenica e non andarci a chiudere nei centri commerciali,e fare file anche la domenica.il tempo libero è vita

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21 Dic 2005

Corsa contro il tempo per salvare le balene

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Centinaia di volontari, compresi parecchi turisti, stanno lottando da due giorni per salvare circa 120 balene arenate su una spiaggia dell’Isola del Sud, nel più grande fenomeno del genere in Nuova Zelanda da 12 anni.
Da quando le balene si sono arenate martedì sulla spiaggia di Puponga, circa 150 km a nordovest della città di Nelson, 19 sono già morte, secondo quanto riferito da mezzi di informazione locali.

I volontari bagnano in continuazione le balene, lunghe fino a cinque metri, per cercare di rinfrescarle e di evitare che la loro pelle si secchi. Si spera che possano riguadagnare il mare aperto alla prossima alta marea. Si ignora il motivo per cui il branco ha perso l’orientamento e si è arenato, cosa che in quella spaggia era già successa altre volte in passato.

Riferimenti: salvare le balene

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12 Ott 2005

La più grande avventura di ogni tempo era iniziata.agosto 1492

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Nel 1492 tre piccole navi, le caravelle, furono allestite nel porto di
Palos;
la Santa Maria, la Pinta,e la Nina. Colombo sulla prima il 3 agosto con 120 uomini di equipaggio, avventurandosi nell’immenso Oceano Atlantico mai attraversato da nessuno. La più grande avventura di ogni tempo era iniziata. La traversata dell’Atlantico durò oltre due mesi, tra il malcontento degli uomini dell’equipaggio a cui Colombo spesso doveva nascondere la reale distanza compiuta per non scoraggiarli. Il 12 ottobre, il passaggio di uccelli migratori precedette, tra il giubilo generale, l’avvistamento della prima isola. Una piccola isola dell’arcipelago Bahama, nell’America centrale, detta Guanahani e ribattezzata da Colombo San Salvador. Colombo era sicuro di essere giunto in Asia, nelle terre descritte da Marco Polo; proseguendo egli scoprì le grandi isole di Cuba e di Haiti, e nella sua convinzione, chiamò queste terre ” Indie Occidentali” e gli abitanti “indiani”. Ad Haiti costruì una fortezza, lasciò un piccolo contingente di uomini, quindi riprese il mare per ritornare in Europa.Nel marzo 1493, dopo una traversata altrettanto avventurosa, ma sostenuta dall’entusiasmo della ” scoperta”, Colombo approdò a Palos tra l’incredulità degli Spagnoli e di tutti coloro che avevano osteggiato il suo progetto. Certo pochi avrebbero prestato fede al racconto suo e dei suoi uomini se Colombo non avesse portato con sé indiscutibili testimonianze; un carico di prodotti strani e dieci indigeni. Aveva senz’altro raggiunto terre sconosciute, ma quanto aveva portato lasciò delusi i sovrani, che si aspettavano da quel viaggio qualcosa di più prezioso.

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09 Ott 2005

Com?era il tempo, prima del tempo?

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Com?era il tempo, prima del tempo? Cosa succedeva prima del Big Bang, prima che 13 o 14 miliardi di anni fa nascesse il nostro universo? Le domande, di apparente senso comune, hanno da oltre due millenni una grande e irrisolta dignità filosofica. Ma fino a qualche anno fa un fisico vi avrebbe risposto, con una certa sufficienza, in modo perentorio: «Ciò che mi chiedi non ha significato. Il tempo è nato con il nostro universo, col Big Bang iniziale, e il ?prima? semplicemente non esiste».

Oggi, invece, uno dei più grandi fisici teorici del nostro tempo, l?italiano Gabriele Veneziano, firma sulla più grande rivista di divulgazione scientifica del mondo, lo Scientific American, un articolo contro il «mito dell?inizio del tempo», mentre la rivista vi propone in copertina un titolo dal sapore vagamente aristotelico: Il tempo prima del tempo.

Riferimenti: Com?era il tempo, prima del tempo?

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