Archivio Tag 'morte'

18 Gen 2006

Quando la condanna a morte è solo un di più

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Il prigioniero è entrato nella stanza sulla sua sedia a rotelle. Non ha visto nulla: né il lettino, né la faccia pallida del boia. Non ha visto nulla, perché era cieco; e anche sordo, ma d?altronde la camera della esecuzione capitale del carcere di San Quentin, California, l?altra notte era terribilmente silenziosa. A stento forse si sentiva il respiro degli avvocati, dei testimoni, e dei parenti delle vittime del condannato: quelli venuti a vedere, molti anni dopo, che davvero giustizia fosse fatta. Forse, più affannoso su tutti il respiro del morituro ? il respiro di un vecchio di 76 anni inchiodato in carrozzella, accecato dal diabete, i suoni attorno a lui una vaga eco. Ciò che resta di un uomo dopo quattro omicidi, 23 anni di attesa nel braccio della morte, e la malattia che lo ha devastato.
Clarence Ray Allen, indiano d?origine cherokee, detto “Orso che corre”, un tempo uomo forte e violento, era l?altra notte sulla soglia di quella stanza un rottame piegato su se stesso; unico segno della antica fierezza, una fascia indiana attorno alla fronte, sopra al naso aquilino, sopra alla bocca dalla smorfia indurita.
Gli avevan chiesto di scegliere gli avvocati, e chi voleva invitare, e anche che cosa esattamente voleva mangiare, come suo ultimo pasto. Le fanno bene, in America, queste cose. Qui tutto è preparato in ogni minimo particolare, tutto è fatto con correttezza e precisione. Tre iniezioni, per esempio: la prima a stordire, la seconda a fermare il cuore, poi la terza dose, letale. Le mani del boia su quel paralitico cieco e sordo, gli occhi di chi, nella stanza, stava a guardare. Avrà detto qualcosa il vecchio indiano? Chiesto, ancora, pietà?
Perché fino a poche ore prima i suoi avvocati avevano cercato di fermare la Corte Suprema. Con una motivazione che a noi della vecchia Europa pare ovvia, ma che negli States è affatto inusuale: il condannato chiedeva grazia, perchè troppo anziano e malato per essere messo a morte. Risposta: «No», con un solo voto disc orde. Anche il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, venerdì scorso aveva rifiutato la grazia. E certo, «Orso che corre» era stato un temibile assassino. Della fidanzata del figlio, prima, e poi, in carcere, mandante dell?omicidio dei testimoni di quel primo delitto. Per questo era stato condannato a morte. Ventitré anni fa. Ma ora che resta di lui la memoria e un grumo di malattia, ora che la morte gli è comunque vicina, com?è possibile che un Paese libero, che la civile America spinga al patibolo un miserabile, sia pure un assassino? Che cosa spiega una così totale mancanza di pietà? Ha scritto nella sua sentenza il governatore Schwarzenegger: «I crimini di Allen sono del tipo più pericoloso, perché attaccano il sistema giudiziario stesso». L?imputato ha ucciso dei testimoni: ha attaccato la Giustizia stessa, dunque. Questo, nello Stato della California come probabilmente in altri degli States, non è perdonabile. Il rispetto ferreo della Giustizia, della Legge, è uno dei cardini su cui si fonda il sistema americano. La misericordia per il criminale, per l?assassino ai confini estremi della malattia e della vecchiaia, è un altro sguardo, radicalmente diverso, che lentamente potrebbe erodere quel sistema ? essendo uno sguardo in fondo eversivo. E quindi, anche a 76 anni, anche in carrozzella, ti portano a morire

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14 Gen 2006

DI Michele choc, canta la morte

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La cantuatrice romana nel singolo «Habi» racconta la storia di una terrorista palestinese che si fece esplodere in Galilea
«Mi chiamo Habi, ho 18 anni, nessuna nostalgia del mio futuro… Ho masticato a lungo pane e odio per diventare una bomba che cammina». Avvio choc per il nuovo singolo di Grazia di Michele, la ragazza di Guaguin che a metà degli Anni ’80 si propose sulla scena musicale italiana con una musica d’autore al femminile. «Habi», questo il titolo del brano, è la storia di una di quelle donne kamikaze pronte a immolarsi «per fede e per rabbia» e seminare morte. E sembra di sentirla quella giovane palestinese che si fece esplodere nel maggio del 2003 in un centro commerciale di Afula in Galilea. Un orrore che si ripete: l’ultimo, sorprendente attacco di una donna kamikaze risale a pochi giorni fa, quando, a fine dicembre, una belga convertita all’Islam e arruolatasi nella Jihad si è sacrificata per Allah facendosi esplodere sulla via di Baquba, in Iraq.
Riferimenti: Habi

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14 Gen 2006

Un blog per far luce sulla morte del figlio

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“Scrivo la storia di quel che è successo a mio figlio”, così inizia il blog che la madre di Federico Aldrovandi ha scritto per cercare di scoprire com’è morto il suo ragazzo. Il sospetto è che il giovane sia deceduto per le percosse ricevute dalla polizia e non a causa dell’assunzione di stupefacenti come si è voluto far credere.
La vicenda risale alla sera del 25 settembre 2005 quando Federico, 18 anni, di Ferrara, studente di elettrotecnica, era uscito con gli amici per andare a Bologna a seguire un concerto. Da quella volta non l’hanno più visto vivo. E’ stato ritrovato a trecento metri da casa ricoperto di ferite e con i segni delle manette ai polsi. Una tragedia rimasta piena di ombre. Per questo la mamma, Patrizia Moretti, 44 anni, si è affidata alla rete chiedendo a chi sa qualcosa di parlare.
Riferimenti: federico

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19 Dic 2005

L’ennesimo show di morte arriva ancora via web

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L’ennesimo show di morte arriva ancora una volta sulle schermate del pc. In un video diffuso attraverso un sito filo-islamico viene mostrata l’esecuzione di un «contractor» americano, una guardia adibita a servizi di sicurezza, che era stato preso in ostaggio in Iraq e di cui si era detto già in precedenza che era stato giustiziato l’8 dicembre scorso.

ATTENZIONE
se clicchi sul riferimento si
avvia automaticamente il filmato
dove si vede
l’uccisione dell’ostaggio
americano in Iraq

Riferimenti: show di morte

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14 Nov 2005

L’ombra delle droghe sulla morte di Guerrero

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Mentre il mondo del wrestling non si dà pace per l’improvvisa scomparsa di Eddie Guerrero, cominciano ad uscire i primi dettagli sulle cause della morte. Si esclude l’omicidio e il suicidio. L’ex campione è stato trovato nel bagno della sua camera d’albergo, ancora con lo spazzolino in bocca. Per questo si pensa a un attacco di cuore. Nel passato del campione una dipendenza da alcol e antidolorifici. Si attendono i risultati dell’autopsia.

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15 Ott 2005

Fa sesso col cammello: condannato a tre mesi di carcere, a morte l’animale

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L’accusa è quella di “bestialità” per aver avuto rapporti intimi con un cammello. E ora l’uomo, proveniente dal Bangladesh, di professione autista, dovrà scontare tre mesi di carcere, mentre per l’animale ? come prevede la legge islamica ? si provvederà alla soppressione. La notizia, resa nota da Gulfnews.com, arriva dagli Emirati Arabi Uniti.

L’autista era stato colto in flagrante dal suo datore di lavoro durante un rapporto sessuale con una femmina di cammello, consumato nel fienile. L’uomo, sorpreso nel mezzo dell’amplesso “bestiale”, aveva aggredito il proprietario dell’animale. Processato da una giuria, aveva poi giustificato il suo gesto dicendo che si trattava di amore vero. Non è servito a lui e soprattutto all’amata cammella che, ormai impura, è stata condannata a morte.

2 commenti

22 Giu 2005

Tifosi, anche dopo la morte

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Questa davvero mancava nel variegato panorama delle testimonianze d’amore verso la propria squadra.
Il READING,squadra di 2° divisione inglese ,ha deciso di realizzare bare con i colori del club ,lo stemma ufficiale e un’immagine dello stadio Madejski.Costo:500 sterline,circa 750 euro ,il 10%in benificenza.
Disponibile anche l’urna per chi preferisse la cremazione.

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04 Apr 2005

Che spettacolo la morte del Papa

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Di solito fanno trenta ore per la vita. Ma quello che ho visto in questi giorni, sono state trenta ore per la morte,fino alla nausea
Ho avuto l’inpressione che le reti telvisive erano in competizione per dare la notizia della morte del Papa. Ripetevano diecimila volte al giorno le stesse cose,c’èrano inviati da per tutto ,persino nei bagni del vaticano.
qualcuno lo a dato per morto prima del tempo, poi a dovuto smentire.Ricordiamoci che ,prima di tutto era un uomo,un grande uomo e come tutti gli uomini con tanti limiti.
Io credo che un rispettoso silenzio lo avrebbe ripagato mille volte di più
di questo orriblie spettacolo.
C’è da ammirare le persone che sono andate a piazza S. Pietro per pregare,per curiosità, per meditare e per ricordare,ma in un composto e riguardevole silenzio
è quello che avrebbero dovuto fare tutti ,anche la stampa ,ma sopratutto
la televisione.
Io credo che avrebbero dovuto dare più peso alle sue parole tempo fà,e non farlo sembrare grande solo nelle ultime ore della sua vita e nella sua morte

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