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04 Dic 2006

RONCARO -IL TERZO MONDO E? QUA?

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RONCARO -IL TERZO MONDO E? QUA?

PICCOLO PAESE DI CIRCA 900 ABITANTI IN PROVINCIA DI
PAVIA.
E? A CIRCA 9 KM DA PAVIA E UNA TRENTINA DA MILANO, MA IN REALTA SEMBRA PIU? UN PAESE DEL TERZO MONDO.
NON C?E L?UFF. POSTALE NON C?E? UNA BANCA NON C?E? UNA FARMACIA NON C?E? UN NEGOZIO SOLO UN MINUSCOLO MINIMARKET.
PER NOI NAVIGATORI DI INTERNET,C?E? SOLO UNA PICCOLA CONNESSIONE A 56K,NON ESISTE UNA LINEA ?ADSL- NON E? COPERTO DAL SERVIZIO (UMTS).LA COSA SPIACEVOLE E?CHE NON C?E? NESSUN INTERESSE DA PARTE DELLE AZIENDE FORNITRICI DI QUESTI SERVIZI
A MIGLIRARE E QUINDI ,PER I PROSSIMI 100 ANNI si VIAGGIA COSI?
COLLEGAMENTI CON MILANO E PAVIA SONO PIU? O MENO COME LE DILIGENZE DEL VECCHIO WEST 1 OGNI 15 GIORNI.
SE VOLETE FARE UN VIAGGIO INDIETRO NEL TEMPO VENITE A
RONCARO

Riferimenti: roncaro

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30 Mar 2006

Per tutti i vari Rahman del mondo

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Rischiava la forca per essersi macchiato della colpa più grave: l’apostasia. Era uscito da quella che il Corano definisce «la migliore comunità che Dio abbia donato agli uomini», per abbracciare il cristianesimo. Per questo meritava la morte. E invece no. Abdul Rahman, l’afghano sul quale da giorni si erano accesi i riflettori della comunità internazionale, è stato rilasciato. Mentre tiriamo un sospiro di sollievo per una vita strappata al patibolo, non possiamo dimenticare le circostanze in cui la decisione è maturata e le lezioni che se ne ricavano.
L’uomo è uscito di galera grazie a un cavillo giudiziario, perché giudicato «mentalmente incapace di sostenere un processo». In parole più semplici, l’hanno fatto passar per matto. Era forse l’unico escamotage per cedere alle richieste e alle pressioni della comunità internazionale, senza rinnegare i principi su cui si fonda la giurisdizione dell’Afghanistan, un Paese strappato alla dittatura dei taleban ma che resta ancorato alla sharia. Un Paese dove i mullah hanno già preannunciato una fatwa che reclama la morte dell’apostata. Dove nelle moschee e nelle piazze s’invoca per lui il patibolo. Dove persino il padre, colui che l’ha messo al mondo, lo ripudia e spiega ai giornali: «Mio figlio è morto tre settimane fa. È una vergogna per la famiglia e per tutto l’Afghanistan». Se questa è l’aria che tira da quelle parti, viene da chiedersi a quali cambiamenti reali stiano portando in questi anni la presenza della forza militare multinazionale e gli sforzi per cambiare il sistema giudiziario e legislativo secondo principi rispettosi dei diritti umani. Tra i quali – ricordiamolo, se qualcuno l’avesse dimenticato – spicca la libertà di coscienza, che include la possibilità di cambiare religione: un’autentica araba fenice nella qu asi totalità dei Paesi islamici.
Dunque, anche se Abdul Rahman è stato rilasciato, non è un uomo libero. Non tornerà – per esempio – nella sua casa, dove l’hanno ripudiato. Non resterà nel suo Paese, dove gli hanno giurato morte. Per continuare a vivere dovrà andarsene da Kabul: forse verrà in Italia come rifugiato, se verrà accolta la proposta altamente apprezzabile del nostro ministro degli Esteri Fini. Sarà comunque, la sua, un’esistenza a rischio. Tale è diventata per il suo stesso coraggio, esibito di fronte agli aguzzini che l’hanno messo in galera e gli hanno chiesto di ritrattare il suo «tradimento». «Ho piena coscienza di quello che ho scelto – ha dichiarato l’uomo che ora fanno passar per matto -. Se dovrò morire, morirò. Qualcuno, molto tempo fa, lo ha fatto per tutti noi». Un motivo in più, questo, per non lasciarlo solo col suo coraggio. E per unire il nostro coraggio al suo. Non si tratta infatti di fare i conti con una situazione circoscritta, ma col permanere di una cappa che grava sui Paesi islamici e impedisce ai loro cittadini di respirare il vento della dignità e della libertà, alle quali un numero crescente di musulmani aspira e che il mondo occidentale non può lasciare soli.
È per questi motivi che, in fondo, c’è poco da brindare. È stato salvato il cittadino Rahman, ma non dobbiamo dimenticare i migliaia di Rahman in Afghanistan e altrove, a cui viene impedito di seguire l’ideale che ha spalancato il loro cuore. Quell’afghano è solo la punta di un iceberg che naviga minaccioso per i mari del mondo e sul quale la comunità internazionale getta ogni tanto un’occhiata distratta.

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21 Mar 2006

Un termometro per l’umore del mondo Un sito

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Come va? La banale domanda che spesso apre le nostre giornate e ci costringe a definirle in un senso o nell’altro diventa anche virtuale. E, come spesso succede, su Internet assume un altro significato, più ampio per non dire collettivo.
L’artefice della trasformazione di un piccolo frammento di comunicazione quotidiana in potenziale termometro dell’umore del mondo è un sito americano chiamato howisyourday.com (in italiano, appunto, come va). Una costruzione web di antica semplicità al cui centro campeggia una faccetta, uno «smile» in gergo, che assume un’espressone triste o allegra a seconda dell’umore degli utenti che rispondono alla domanda sull’andamento della loro giornata. Tutto qui. Se non fosse che ancora una volta le virtù comunicative della rete hanno fatto il loro dovere.
E’ una spartanissima pagina web ha finito per lanciare una moda, gettando così le basi per una giocosa ricerca dello stato d’animo collettivo. Anche perché chi lo desideri può inserire il meccanismo di voto sul proprio sito o blog, contribuendo così alla diffusone del sistema di valutazione della proprio giornata. Tutti i voti, espressi nei più remoti meandri dell’Internet, saranno contati centralmente per definire cumulativamente il «tono» della giornata. Dando così la possibilità agli innamorati che vedono tutto radioso di scoprire se l’universo virtuale condivide il loro stato di estasi. E a chi si è svegliato male di trovare, eventualmente, la solidarietà del cosmo fatto di bit.

Riferimenti: Come va?

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08 Mar 2006

Lo streaker che fa il giro del mondo

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Se non suonasse un pochino ironico, visto che non è il volto la cosa che
balza agli occhi durante le sue performance, Mark Roberts si potrebbe
definire un volto noto delle corse senza vestiti nel bel mezzo di qualche
manifestazione sportiva. Le sue performance hanno fatto il
giro del mondo. Sport diversi, città diverse, un unico denominatore: irrompe nudo in mezzo al campo a uso e consumo delle telecamere.
L’ultima, in ordine di tempo, è accaduta durante la gara di curling alle
Olimpiadi invernali di Torino, quando Roberts, 38 anni, è spuntato in mezzo al campo
con un pollo di gomma a coprire l’inguine. Ma a scorrere la galleria delle
imprese che Roberts ha messo sul suo sito internet, si scopre che sono pochi
i campi rimasti inviolati. Si passa da Real Madrid-Barcellona (novembre
2005), allo strip durante la gara di calcio che celebrava i 100 anni
dell’indipendenza della Norvegia. Dal pallone al nuoto. Con addosso solo una
cuffia e un succinto tutù, Mark si getta in piscina durante i campionato del
mondo di nuoto sincronizzato a Barcellona (2003). Poi è la volta della corsa
dei tori a Pamplona. Ed ancora il tennis, durante la finale maschile di
Wimbledon del 2002. Un salto della rete con due inservienti che cercano di
bloccarlo e coprirlo. E per concludere la finale di coppa Uefa 2003 tra Celtic e Porto. In quell’occasione Roberts arrivò davanti all’arbitro dandogli un cartellino rosso per i suoi presunti favoritismi verso i portoghesi

Riferimenti: il sito web

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27 Gen 2006

scatti dal mondo

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Caracas un tatuatore mostra con orgoglio il suo nuovo piercing

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05 Dic 2005

Daniel Radcliffe, il ragazzo più prezioso del mondo

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Harry Potter ha i suoi occhi azzurri.
E non importa se nei libri di J. K. Rowling le iridi del maghetto sono verdi: dopo quattro film, Daniel Radcliffe è Harry Potter e, soprattutto, Harry Potter non può essere altri che Daniel Radcliffe. Cambiare attore sarebbe un suicidio per la casa di produzione. E così gli accorti genitori di Daniel, Alan, agente letterario, e Marcia, direttrice casting, che gestiscono direttamente le finanze del figlio, hanno negoziato con la Warner Entertainment cachet sempre più alti.
Se per il primo film della serie, La pietra filosofale, si sono accontentati di 150 mila sterline (più o meno 218 mila euro), per il secondo, La camera dei segreti, hanno spuntato 2 milioni e mezzo di euro. Un compenso che è raddoppiato per Il prigioniero di Azkaban. Per il quinto film, L’ordine della fenice, che uscirà nel 2007, Radcliffe ha già preso più di 11 milioni. Non si sa quanto abbia incassato per il film attualmente nelle sale, ma, vista la progressione dei compensi, si pensa a una cifra attorno ai 7 milioni.

Tutti i soldi sono investiti nell’azienda Gilmore Jacobs, creata dai coniugi Radcliffe e intestata al ragazzo. Che ora, grazie agli interessi nel frattempo maturati, ha un patrimonio totale di circa 33 milioni e mezzo di euro.
La cifra è nota grazie all’organizzazione Companies House, che controlla i bilanci di tutte le società a responsabilità limitata del Regno Unito. Per questo Radcliffe risulta essere il secondo teenager più ricco del paese, secondo solo al principe Harry.
Sono invece segreti i redditi dei due coprotagonisti, Emma Watson, il volto di Hermione Granger, e Rupert Grint, il simpatico Ron Weasley. Ma, visto che anche loro appaiono insostituibili, è probabile che i loro compensi siano saliti in proporzione. Tra l’altro, sia Ron sia Hermione sono vivi alla fine del sesto romanzo della saga, Il principe mezzo sangue, quindi i giovani attori sanno che i loro personaggi non possono essere eliminati dalla serie. Al peggio moriranno nel settimo e ultimo episodio. Quindi, possono contare su un reddito sicuro per almeno altri tre anni.

«Tutto quello che so dei miei soldi» ha detto Emma «è che sono in banca e non potrò toccarli prima dei 25 anni». Papà e mamma stanno investendo nella sua istruzione: quando non è sul set Emma-Hermione frequenta il Rugby, il collegio più esclusivo d’Inghilterra, dove la retta supera i 27 mila euro l’anno. Per studiare non ha girato altri film, ma la Special Artists di Los Angeles, agenzia che gestisce la sua immagine, le ha procurato molte ospitate in talk-show americani come l’Oprah Winfrey Show e il Tonight Show di Jay Leno.
Alla stessa agenzia, che ha nel suo carnet star come Pierce Brosnan e Leonardo DiCaprio, si è affidato Rupert Grint. Lui però tra un Harry Potter e l’altro è riuscito a girare anche un altro film, Thunderpants, storia di un ragazzino dai potentissimi gas intestinali. Grint anche in questa pellicola fa da spalla al protagonista. Per promuovere il film ha dovuto anche partecipare a un originale record: il maggior numero di falsi peti sprigionati contemporaneamente. Risultato ottenuto alla prima facendo sedere i 620 piccoli invitati su altrettanti cuscinetti con pernacchia incorporata.

Il rumore dell’impresa non ha avuto molti echi, se è vero che la pellicola ha avuto incassi bassi quanto l’argomento trattato: in tutto 7 milioni di dollari. Quanto un film del maghetto rende in un solo weekend e in un solo paese. Anzi meno: Il calice di fuoco in Italia ha rastrellato 7 milioni e mezzo di euro nel primo finesettimana, polverizzando il record del Pinocchio di Roberto Benigni, solo 7 milioni nel 2002. Grint ci sta riprovando col film Lezioni di guida, atteso per il 2006, e anche Radcliffe si sta cimentando in un ruolo diverso da quello di Harry Potter nella pellicola australiana December boys in uscita l’anno venturo.

Ma i guadagni dei giovani attori sono una goccia nel mare di soldi che muovono. Il patrimonio di Radcliffe è niente rispetto alle ricchezze dell’autrice della saga J. K. Rowling, stimate in oltre 400 milioni di euro. Lei è stata abbastanza furba da riservarsi una percentuale su tutto ciò che porta il marchio Harry Potter. Prende il 10 per cento sui libri, l’1 per cento sugli incassi cinematografici e circa il 5 per cento sui tanti gadget col volto del maghetto e dei suoi amici. Ovvero di Radcliffe, Watson e Grint, che però non incassano nulla. «Ho visto il pupazzetto di gomma di Hermione» si è lamentata Emma. «Che schifo immaginare un bambino che si fa i dentini masticando la mia testa!».

2005 – Harry Potter e il calice di fuoco: 7.000.000 euro

Tra l’altro i gadget continuano a essere dedicati esclusivamente ai bambini, mentre i protagonisti della saga invecchiano a ogni episodio e i toni dei film si fanno sempre più cupi: la scena dello scontro tra Harry Potter e Voldemort nel Calice di fuoco è degna di un horror, tanto che in America il film è sconsigliato ai minori di 12 anni non accompagnati dai genitori.
Più in fretta dei personaggi crescono gli attori: Radcliffe ha 16 anni ed è già poco credibile come quattordicenne nel Calice di fuoco; Emma Watson è ormai una bella ragazza che dimostra più dei suoi 15 anni; per non parlare di Grint, già alto 1 metro e 78. Se la Warner non si sbriga, nel settimo film Harry avrà 17 anni ma ne dimostrerà più di 20. E nessuno crederà che sia un maleficio di Voldemort a farlo invecchiare.

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11 Nov 2005

Un?epidemia di corruzione nel mondo

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Un vescovo missionario ha raccontato di aver costruito, in un Paese del Terzo mondo, un complesso ospedaliero utilizzando l?aiuto di bravi ingegneri che lavorano anche per il governo.
Terminata l?opera ha domandato loro: «Se quest?opera l?avesse commissionata lo Stato quanto sarebbe costata, il doppio, tre volte, quante volte tanto?». Gli ingegneri, fatti i conti, gli hanno dato una riposta agghiacciante: «Settantacinque volte». Quando ci interroghiamo sulle cause del sottosviluppo non mettiamo in conto l?effetto devastante compiuto dalla corruzione per cui pochi politici, poche famiglie rapinano tutto, anche gli aiuti internazionali.
Attenzione. Non è detto che concentrazione del potere significhi corruzione. La storia ci ha dato l?esempio di aristocrazie? pensiamo a quella inglese e veneziana ? che hanno governato bene e reso prospero il loro Paese. Esse avevano capito che per accrescere il proprio potere e la propria ricchezza dovevano far funzionare con grande correttezza l?apparato dello Stato, favorire l?arricchimento di tutti, saper valorizzare i talenti e gli ingegni da qualsiasi Paese o classe sociale venissero.
La corruzione è il prodotto di una mentalità. Mi vengono in mente gli Hilaliani, pastori che nel corso dei secoli hanno rovinato il Nordafrica mangiando, con le loro capre, i campi di frumento appena nato. Non pensavano a seminare ma solo a prendere. Un modo di ragionare che può essere presente anche nelle democrazie, anche da noi nella burocrazia, nella università, fra i magistrati, i politici, i sindacati.
La mentalità corrotta appartiene all?individuo e si trasmette da individuo ad individuo nella famiglia, nel quartiere, nel ghetto, con l?insegnamento, l?esempio. In alcuni ambienti diventa un modo abituale di vita, un modo per trovare lavoro, fare carriera, arricchirsi. Essa non viene fermata dalle leggi perché le infiltra, le aggira. La corruzione è fermata solo da chi ha una mentalità opposta, da chi ha profondamente interiorizzato il senso della giustizia e lo spirito della legge, e vuole far crescere, migliorare le istituzioni e gli uomini. Da chi prova orrore all?idea di arricchirsi depredando gli altri, la collettività.
Ciò che salva la società e lo Stato dalla corruzione sono soltanto i milioni di individui che non si fanno corrompere. Che, grazie a valori morali profondamente interiorizzati, non fanno e non chiedono privilegi e, in ogni circostanza, di fronte a qualsiasi tentazione, sanno restare giusti ed onesti.

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08 Nov 2005

All’inizio d’un mondo-nuovo

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Domandarono a Dio se già avesse concepito il mondo e, se sì, in qual modo l’avrebbe creato.
Dio disse di aver pensato a tutti i modi possibili per dar origine alle cose, agli animali e agli uomini pensanti. Ma le aveva scartate tutte. Infatti il modo di creare le pietre, le piante e gli animali poteva anche essere pensato e generato, ma per quanto riguardava gli uomini, in particolare per quel loro pensiero non c’era nulla da fare. Occorreva un inizio speciale che prendesse insieme il tutto, che oltrepassasse le cose, le piante, gli animali, poi ancora oltre, un tutto differente e nuovo, che forse non avrebbe mai potuto esistere. A meno che … Ci pensò e ripensò, più e più volte, standosene fuori del tempo; gli capitò persino d’entrarci nel mezzo. Ma ne era dovuto uscire in tutta fretta con uno sforzo non da poco, per non rimanerne impigliato e vivo d’una vita non ancora possibile e vera. Non ne poteva proprio più. Come escogitare un’energia che desse conto d’un’attività – quella del pensare – che nulla aveva a che fare con quella del cosmo costituito da miliardi di anni di sola materia, energia non consapevole? Come dar conto di qualcosa di assolutamente differente da ciò che già si vede, che appare consolidato lì fuori, che i sensi così facilmente recepiscono?
Come pensare a qualcosa che assomigliasse a quel suo pensiero e che persino lo trascendesse? .. Come precedere se medesimo? Si fermò di colpo. Ma sì: ecco lo spiraglio!
Come precedere il mio stesso pensare? Come pensare qualcosa che mi antecede?
Come concepire un universo che manca persino di questo mio fondamentale credere che qualcosa sia posto lì fuori ed esso sia vero ed io con esso, oppure il contrario?
Come inventare un tempo che s’inveri antecedendo se stesso insieme con colui che lo ha inventato?
Aveva trovato qualcosa da cui avrebbe potuto anche procedere. Che cosa? S’interrogava. Ma non riusciva ancora a progettare un alcunché. Ci pensò ancora una volta e poi per milioni e milioni di anni, in un tempo nuovo che tuttavia ancora non era stato generato in modo evidente e consapevole.
Non veniva però per nulla a capo dell’idea appena abbozzata: non riusciva a trattenerla, ad elaborarla, renderla reale. Qualcosa che anteceda. Che sia oltre me. Al di là di Dio. Che cosa? Qualcosa che non c’è. Ma sì … ecco qualcosa che non c’è!
Qualcosa che manca. Ma allora anch’io non sono quel che sono e quel che penso. Nulla è così com’è. Non esiste neppure la cosa cui credere, quell’idea che desidero emanare: nulla m’impersona.
Si fermò di botto: tutto l’universo che aveva immaginato e che ancora non era, anch’esso si era fermato di colpo in un punto, con l’aprirsi d’un varco. Una mancanza. La mancanza di Dio. La mancanza dell’Essere. Il venir meno del Creatore. Una vibrazione che, invece che uscire da qualcuno o da qualcosa, rientrasse. Ma in che cosa sarebbe rientrata? “In niente”, fu la risposta che subito ritornò su se stessa, ricollocandosi in una nuova più feconda disposizione senza sollecitare alcun’altra soluzione.
Una potentissima vibrazione di nulla. Un fortissimo richiamo al mancare. Un’eco profondissima di ritorno incominciò ad emergere. Un suono al negativo; un’assenza immane, un nulla che ondeggiava, una mancanza che si mostrava … Dio era scomparso. In sua vece una vibrazione che non ne occupava né il posto né la maestà. Un silenzio che subentrava a se stesso. Un segno, un suono, un andirivieni di luci e assenze che transitavano sotto la pelle del mondo giammai creato. Era la vibrazione del niente. Un’antivibrazione, come fu chiamata dopo un tempo che era trascorso quasi all’infinito. Di più: un’antiantivibrazione come un suono che suona all’inverso costituendo una soglia sottostante al piano dell’ascolto consueto. Si fanno simultaneamente evidenti pacchetti d’una luce speciale che subito si dissolvono privati della loro medesima primigenia illuminazione: ma questa già è incrementata all’infinito d’un mancare nel mezzo similmente a una vibrazione che cessa, s’investe di nulla e si situa oscillando al-negativo.
Da quel momento le creature, a poco a poco, nel giro di milioni e milioni di anni, si videro crescere, evolvere e uscire dalle antiche tane, dalle loro inveterate abitudini, e incominciare a pensare un pensiero sottile, come se da un cervello, da una formidabile neocorteccia s’iniziasse ad emanare la descrizione chiara e l’esistenza – per un lato evidenti e nouminose, ma per un altro in gran parte ancora oscure – d’un universo assai complesso che andava ricercando in ogni sua piega e ad ogni istante quella pulsazione di nulla assente, il solco d’una scintilla che in parte – o forse del tutto – esso aveva perduto, avendola tralasciata fin dal suo principiare; oppure – è un’ipotesi recente – si trattava d’un pensiero, un’entità davvero pregevole, una condizione dell’esistente che ancora non sapeva – o forse non voleva – né pensare né accettare nel profondo del cuore ed entro le cavità abissali del suo capo un universo già pronto a fare a meno di sé e di chi l’aveva creato.

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04 Ott 2005

Terzo Mondo, giovani sempre più alla fame

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I problemi, spesso gravissimi, che affliggono i giovani del terzo mondo non sono affatto migliorati rispetto a dieci anni fa. E? questa la sconcertante conclusione cui giunge «World Youth Report 2005: Young People today and in 2015» il rapporto presentato all?Onu, con lo scopo di riesaminare il cosiddetto «World Programme of Action», varato dieci anni orsono dalle Nazioni Unite.
Nel 1995 l?Onu adottò il cosiddetto World Programme of Action for Youth, un?analisi sulla condizione dei giovani tra i 15 e i 24 anni che vivono nei paesi in via di sviluppo. Il Programma forniva anche le misure concrete per voltare pagina in 15 aree importanti quali la povertà, l?istruzione scolastica e l?Aids. «Tutti propositi rimasti sulla carta», ha denunciato l?Onu, secondo cui dopo dieci anni, poco o nulla è cambiato.
I dati sono tutt?altro che rassicuranti. Oltre 200 milioni di giovani continuano a vivere in povertà, 130 milioni sono analfabeti, 88 milioni disoccupati, e più di 10 milioni sono siero-positivi oppure malati di Aids. La maggior parte di queste persone si trovano in Asia ed Africa, specialmente a sud del Sahara.

Mentre europei e americani spendono, rispettivamente, quasi otto miliardi di dollari all?anno in profumi e 30 miliardi di dollari annui in diete dimagranti,
il Terzo Mondo continua a morire di fame. Oltre 208 milioni di giovani vivono con meno di un dollaro al giorno; 515 milioni con meno di due dollari. La povertà è più diffusa in luoghi rurali e meno prevalente nelle città.

I giovani nei paesi in via di sviluppo debbono fare i conti tutti i giorni con l?Aids, la delinquenza minorile, e i conflitti armati. Le femmine sono le più a rischio: spesso finiscono preda della prostituzione e delle violenze sessuali, che secondo il rapporto aumentano a dismisura le infezioni di Aids. E infatti sia in Africa sia nei Caraibi il rischio di contrarre il virus è tre volte più alto per le femmine che per i maschi. Dei 10 milioni di giovani infetti dal virus, 6.2 milioni si trovano nell?Africa a sud del Sahara, mentre circa 15 milioni di bambini sono rimasti orfani a causa dell?epidemia. Anche il numero di bambini e giovani coinvolti in conflitti armati è aumentato, arrivando a più di 300 mila.
I dati indicano un aumento progressivo dei giovani iscritti ad istituti scolastici, dalle elementari all?università. Ma in molti paesi le femmine continuano ad essere escluse, specialmente se le famiglie sono povere, portando il totale dei bambini analfabeti a 113 milioni. E la disoccupazione è in aumento anche in relazione alla crescita nel numero degli iscritti alle università, che rimangono a scuola più a lungo e spesso dopo la laurea non trovano un impiego.

L’ONU si è dimenticato di denunciare quanti soldi si spendono in armamenti

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01 Set 2005

tutto il mondo è paese

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New Orleans, dilagano i saccheggi
A New Orleans regna l’anarchia. I saccheggi prima sporadici si sono ora trasformati in una catena di violenze organizzate: gli sciacalli affrontano armi in pugno polizia e guardia nazionale con pistole e fucili rubati nelle armerie. “Il problema più grave è la comunicazione” l’inondazione ha spazzato via ilsistema di comunicazione e se anche prendessimo i saccheggiatori, non ci sarebbero prigioni agibili in cui rinchiuderli”.

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