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24 Nov 2005

L’ira di Melissa P. dopo il film"Offensivo, banalizza l’adolescenza

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Il film “affronta l’adolescenza in modo piuttosto banale e scontato, a volte direi quasi offensivo”. A parlare è Melissa P., autrice del bestseller “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” che ha ispirato la pellicola in vetta agli incassi cinematografici dello scorso weekend. In una lettera pubblicata dal “Messaggero”, la scrittrice afferma: “E’ un film pieno zeppo di giudizi e pregiudizi”.
“Dirò – afferma l’autrice nella lettera – perché il film non mi è piaciuto, cercando di dimenticare di essere l’autrice del testo a cui si è ispirato, cercando di essere il più obiettiva possibile”. Ma Melissa P., che ha visto il suo romanzo tradotto in 16 Paesi con due milioni e mezzo di copie vendute, non ci sta a fare la diplomatica: “E’ imbarazzante vedere come i produttori e i creativi del film abbiano una visione così bassa degli adolescenti – scrive – un popolo di consumatori, ricoperti di griffe dalla testa ai piedi, tutti muniti di cellulare da cui è impossibile staccarsi, inconsapevoli delle loro azioni, senza personalità”. “E’ un film – dice – pieno zeppo di giudizi e pregiudizi che scadono immancabilmente nella sociologia spicciola”.

La scrittrice questa sera sarà ospite delle “Iene” su Italia 1: parlerà di sè, del successo che ha avuto, del sesso, degli adolescenti, di “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire?” e, naturalmente, del film sotto accusa. L’intervista si prennuncia piccante… “L’ho fatto bendata e legata – racconterà infatti Melissa P. alle Iene – Ho fatto la padrona. Sono stata con una donna, con un uomo più anziano, con più uomini contemporaneamente, con uno conosciuto in chat”. E alla domanda “faresti un film porno?”, lei risponde: “Con la maschera perché no?”.

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12 Nov 2005

NASSIRIYA DUE ANNI DOPO cerimonie e polemiche

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Un camion ha forzato il posto di blocco.Quattro i kamikaze responsabili della missione suicida
La guerra entra nelle case degli italiani alle 8,45 del mattino. Due palazzine in cui risiedono i carabinieri e i militari del contingente che fa parte dell’operazione “Antica Babilonia” vengono sventrate da un attacco kamikaze.
Due anni dalla strage di Nassiriya consegnate da Ciampi le Croci d’oro
La signora Rolla,Adelina Parrillo rimane fuori dalla sala delle bandiere non ha potuto assistere alla cerimonia,il motivo: “non avendone titolo”
non erano sposati. Che vergogna,non mi sarei mai apsettato un comportamento simile da CIAMPI, il presidente degli Italiani.
“Guardate come trattano la moglie di uno che chiamano eroe”,uno che è morto per la libertà ,ma con una colpa,non era sposato!
VERGOGNATEVI TUTTI!!VERGOGNATEVI TUTTI!!VERGOGNATEVI TUTTI!!
VERGOGNATEVI TUTTI!!VERGOGNATEVI TUTTI!!VERGOGNATEVI TUTTI!!
Un episodio indecoroso che accresce il dolore della “perdita”e offende la memoria dei caduti.
La guerra fa tanti danni.
Nassiriya, una brutta storia italiana
Se almeno quel che è successo a Nassiriya, le atroci morti dei soldati italiani, servisse a far ragionare, ad analizzare i fatti con freddezza, a spogliarci di tutte le bugie, le millanterie, le manie di grandezza che in questi mesi hanno riempito la pentola della politica e di buona parte dell?informazione, potremmo dire di avere raggiunto un risultato, sia pure mesto e amaro.
Guai a chi, nel passato prossimo, quando ancora si cercavano le famose armi di distruzione di massa, mai trovate, non si adeguava, a chi manifestava dubbi. Non si è voluto capire che la pace è il bene più grande degli uomini, da difendere con tutti i possibili mezzi. Le maggioranze parlamentari diventano davvero tirannie quando non vogliono intendere umilmente qual è lo spirito di una comunità.
Che in Italia era contraria, come in Francia, come in Germania, all?avventura in Iraq. Ma parte che l?opinione pubblica non conti, che debbano prevalere sempre gli interessi più o meno inconfessabili.
La libertà non è solo un concetto o una parola ma è anche una sensazione, un?esigenza dell?anima. Probabilmente è la parola più usata e più commercializzata nelle vicende umane, ma spesso, troppo spesso, è anche la più tradita perché viene usata strumentalmente per condizionare la reale percezione di quello che siamo, di quello che desideriamo, di quello che vorremmo essere. Pur tuttavia, per uno strano paradosso concettuale, questa parola è prigioniera e vittima di se stessa nella misura in cui può significare tutto ed il contrario di tutto.

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02 Nov 2005

Dopo le minacce iraniane. In piazza per Israele – ci sarete anche voi?

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“Qualsiasi stato islamico che riconoscesse lo stato di Israele commetterebbe un crimine imperdonabile”. Le minacciose parole del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad hanno suscitato preoccupazioni. Alla manifestazione pro israeliana indetta da Giuliano Ferrara hanno aderito intellettuali e leader politici di destra e di sinistra e anche capi della comunità musulmana come Mario Scialoja. Ma ci sono altre figure di spicco della sinistra italiana, come Fausto Bertinotti, che non aderiscono: ritengono l’iniziativa troppo sbilanciata e priva di un riferimento al contestuale diritto dei palestinesi ad avere uno Stato. Come la pensate? Vi sentite vicini alle ragioni dei manifestanti o non le condividete?

il forum è aperto sul sito di Panorama dove se vuoi puoi dire come la pensi se ti va’
Riferimenti: In piazza per Israele

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08 Ott 2005

Scattone dopo la cella la cattedra

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Giovanni Scattone, l’ex assistente della Sapienza condannato con sentenza definitiva per l’omicidio di Marta Russo, sale in cattedra per insegnare agli studenti di un liceo romano storia e filosofia. “Spiega bene e in classe sa mantenere la disciplina” dicono i ragazzi dello Scientifico Primo Levi, ma i genitori insorgono. “In cattedra dopo la condanna per omicidio. E’ fortemente diseducativo per i ragazzi”.

Giovanni Scattone è uscito dal carcere il 2 aprile del 2004, dopo aver scontato due anni e quattro mesi di prigione. Il Tribunale di sorveglianza lo ha ammesso in prova ai servizi sociali affidandolo alla formazione dei portatori di handicap. La Cassazione gli aveva cancellato la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici e per questo il suo nome è stato ammesso nella graduatoria per le supplenze nei licei. Così, da una settimana circa, ricopre il ruolo di supplente alla cattedra di Storia e Filosofia di un liceo della periferia romana. La preside dell’istituto Primo Levi, Giuliana Stanzione, spiega a Repubblica che nessuno degli studenti si è lamentato del professore. Anche se fuori dalla scuola i genitori non nascondono la loro perplessità. “E’ davvero assurdo che una persona condannata per l’omicidio di una studentessa insegni ai nostri figli – dicono – Questo lo trovo fortemente diseducativo”. Al contrario ai ragazzi sembra piacere. In classe pare che si faccia capire bene, che sia paziente e che riesca a mantenere alta l’attenzione durante le lezioni e pure la disciplina.

Il processo Marta Russo è stato uno dei casi più controversi e discussi che tanto fecero parlare l’opinione pubblica. Scattone, come del resto anche il suo amico e collega Salvatore Ferraro, si è sempre proclamato innocente. Il delitto avvenne fuori dall’università La Sapienza di Roma il 9 maggio del 1997. Marta Russa venne colpita da un proiettile alla testa mentre passeggiava con un’amica in uno dei viali attorno alla facoltà di Filosofia. Il 2 giugno 1999 la Corte d’Assise condannò Scattone a sette anni per omicidio colposo ritenendolo copevole di aver sparato alla studentessa da un’aula dell’ateneo romano. Il 7 febbraio 2001 in Appello la condanna fu ad otto anni, ma la sentenza venne annullata dalla Cassazione qualche mese più tardi. Infine la sentenza definitiva arrivò nel dicembre del 2003 quando Scattone venne condannato a cinque anni e quattro mesi di carcere per omicidio colposo.

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04 Ott 2005

Esce dal coma dopo due anni e rivela: "Sentivo tutto"

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E’ uscito dal coma dopo due anni il 38enne catanese che era rimasto in stato vegetativo dopo un incidente stradale capitatogli mentre andava al lavoro. Il caso di Salvatore Crisafulli era stato paragonato a quello di Terri Schiavo che tante polemiche e riflessioni aveva suscitato negli Stati Uniti e nel mondo.
Ciò che più colpisce nella vicenda del giovane siciliano è che, per tutta la durata del suo calvario, pur non potendo muoversi era cosciente. “I medici dicevano che non ero cosciente, ma io capivo tutto e piangevo – ha ricordato Crisafulli in un’intervista rilasciata a Tgcom – perchè non riuscivo a farmi capire”. Lo sfortunato protagonista della storia che tante considerazioni induce, non ricorda nulla dell’ incidente capitatogli l’11 settembre del 2003 ma ricorda tutto del periodo successivo: “Sentivo mio fratello che diceva che secondo lui capivo tutto – rivela – e lo sentivo urlare perchè non gli credevano. Ma io non potevo parlare, non potevo muovermi, non potevo far nulla per far capire che c’ero, che li sentivo. Così piangevo”.

Salvatore Crisafulli era stato investito da un furgone a Catania mentre si recava in motorino al lavoro e per lui e la sua famiglia la vita si tramutò in un incubo. Iniziarono così i viaggi della speranza da un centro all’altro e le cure prestate in casa, senza l’aiuto di specialisti, senza l’aiuto di nessuno.
Poi, anche per l’interessamento di qualche mass media intervennero le strutture pubbliche in modo più puntuale. Seguì il ricovero in un centro di Arezzo e quindi il trasferimento in Sicilia, nella casa materna, con l’intervento costante del personale sanitario specialistico, come disposto dal Ministero della salute. “Attualmente lo stanno curando benissimo. – dice il fratello – Negli ultimi tempi abbiamo anche fatto arrivare un macchinario che gli permette di stare in piedi e che ha migliorato la postura del tronco e del corpo. Ora riesce a girare la testa a sinistra e, grazie alla fisioterapia, muove il braccio destro. Ma che parlasse, questo nessuno di noi se lo sarebbe mai aspettato”.
Eppure è così, nonostante molti, anche tra gli esperti del settore medico, non ci credessero. Meno male che ci hanno creduto fino in fondo i familiari. Un caso decisamente toccante. Un caso, sicuramente, destinato a suscitare nuovamente profonde riflessioni di carattere scientifico ed etico-morale sulla situazione di chi precipita nell’abisso del coma.

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10 Set 2005

L’11 settembre quattro anni dopo

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Le campane di tutte le chiese di New York suoneranno domani alle 8.46 per ricordare l’attacco del primo aereo alle Torri gemelle. Quattro anni dopo, l’America ricorda i duemila e 823 morti del World Trade Center. I fratelli e le sorelle degli uccisi leggeranno i nomi delle vittime mentre la città rievocherà in silenzio la tragedia che cambiò la storia dell’Occidente. Sono attese migliaia di persone domani alla quarta commemorazione dell’attentato alle Twin Towers. Le televisioni ritrasmettono da giorni le immagini inquietanti di quel mattino di dolore, e gli americani rivivono il terrore dell’11 settembre 2001. Mischiando il ricordo lontano di quella tragedia, con le immagini altrettanto raccapriccianti che provengono da un’altra sciagura che ha colpito gli Stati Uniti: l’alluvione di New Orleans.

“In questi giorni – ha detto Bush ieri alla Nazione – abbiamo visto di nuovo atti di grande solidarietà e di coraggio come quelli dell’11 Settembre. In questi giorni difficili abbiamo rivisto il grande carattere dell’America”.

Al tramonto di domani, e per tutta la notte, due fasci luminosi si staglieranno dal Ground Zero verso il cielo di New York, tributo di luce per onorare i morti di quella maledetta mattina

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05 Set 2005

dopo katrina ,l’orrore.

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I racconti di quello che è successo per quattro giorni nell’inferno del Superdome sono raccapriccianti. Racconti dell’orrore. Una violenza fatta non solo di sopraffazione e di arroganza dei più forti e organizzati nei confronti dei più deboli e più indifesi. Ma di torture fisiche e psicologiche, di pretese perverse e maniacali, di regole stabilite e imposte a seconda dell’umore dei capi.

Quattro giorni senza legge che si sono trasformati nell’apoteosi della brutalità. Ben presto i boss, alcuni girando con dei machete che brandivano minacciosi, sono diventati i padroni di questo teatro della sofferenza. Centinaia famiglie spaventate e confuse, coppie di anziani abituate ad una vita semplice e regolare, studentesse e commesse dei negozi, fidanzati, ragazzi e bambine, mamme e papà, hanno convissuto quattro giorni e quattro notti con banditi e tagliagole.

Nel caos che cresceva di ora in ora, con un pugno di poliziotti diventati loro stessi profughi e prigionieri, la vita dentro il Superdome è diventata un vero inferno. Duecento dei 1.300 agenti della polizia di New Orleans non hanno retto. Senza più casa, con le famiglie decimate, sporchi e laceri, aggrediti dalle gang, non se la sono sentita di andare a fare le ronde nella città preda dei saccheggiatori. Hanno preferito disertare.
Anche in queste circostanze, qualcuno riesce a trovare il tempo per far del male ai suoi simili e imporsi su di loro con la violenza . La stupidità degli uomini non ha confini.Non esiste più il sogno Americano dove tutti aiutano tutti e i miracoli sono dietro l’angolo

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27 Ago 2005

Perde la dentiera, i medici la ritrovano nei suoi bronchi dopo 3 anni

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Aveva perso la dentiera ma dopo tre anni l’ha finalmente ritrovata. In qualche cassetto dimenticato? No, all’interno dei suoi bronchi.
L’incredibile vicenda ha visto come protagonista un uomo di Taiwan di 45 anni. In seguito a una caduta, aveva inalato la protesi.
E soltanto per caso i medici hanno localizzato l’apparecchio mentre eseguivano una radiografia per diagnosticare una lieve polmonite. Naturalmente per rimuovere la dentiera è stato necessario un intervento chirurgico.

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22 Giu 2005

Tifosi, anche dopo la morte

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Questa davvero mancava nel variegato panorama delle testimonianze d’amore verso la propria squadra.
Il READING,squadra di 2° divisione inglese ,ha deciso di realizzare bare con i colori del club ,lo stemma ufficiale e un’immagine dello stadio Madejski.Costo:500 sterline,circa 750 euro ,il 10%in benificenza.
Disponibile anche l’urna per chi preferisse la cremazione.

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03 Mag 2005

PIAZZA FONTANA 36 ANNI DOPO

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DAL CORRIERE DELLA SERA
Piazza Fontana: misteri, indagini e processi
MILANO – Queste le principali tappe dell’inchiesta e dei processi che si sono susseguiti, in questi trentatré anni, sulla strage di Piazza Fontana.

- 12 dicembre 1969: un ordigno esplode nella Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano: 16 morti e 84 feriti.

- 15 dicembre 1969: a Milano l’anarchico Giuseppe Pinelli precipita da una finestra della Questura mentre viene interrogato. Lo stesso giorno è arrestato Pietro Valpreda.

- 23 febbraio 1972: si apre a Roma il primo processo. Dopo 4 giorni la Corte si dichiara incompetente e rinvia gli atti a Milano.

- 13 ottobre 1972: la Cassazione assegna la competenza a Catanzaro.

- 23 febbraio 1979: a Catanzaro si conclude il processo, cominciato il 18 gennaio 1977. Ergastolo per Freda, Ventura e Giannettini. Quattro anni e mezzo per Valpreda e Merlino per associazione sovversiva.

- 12 agosto 1979: a Buenos Aires viene arrestato Giovanni Ventura.

- 23 agosto 1979: Franco Freda viene catturato in Costa Rica.

- 20 marzo 1981: a Catanzaro si conclude il processo di secondo grado. La sentenza assolve per insufficienza di prove dall’accusa di strage Franco Freda e Giovanni Ventura, ma li condanna a 15 anni per attentati a Padova e Milano. Confermatele condanne di Valpreda e Merlino per associazione sovversiva. Assolto Giannettini.

- 10 giugno 1982: la Corte di Cassazione annulla la sentenza d’appello di Catanzaro e rinvia il processo a Bari. Confermata solo l’assoluzione di Guido Giannettini.

- 1 agosto 1985: a Bari la Corte d’ Assise d’ Appello assolve per insufficienza di prove Freda, Ventura, Merlino e Valpreda.

- 27 gennaio 1987:la Cassazione respinge i ricorsi degli imputati di Bari contro la sentenza di secondo grado, rendendola definitiva.

- 27 marzo 1987: a Caracas è arrestato Stefano Delle Chiaie ritenuto coinvolto nella vicenda con Massimiliano Fachini.

- 20 febbraio 1989: la Corte d’ Assise di Catanzaro assolve per non avere commesso il fatto Delle Chiaie e Fachini. Delle Chiaie viene scarcerato.

- 11 aprile 1995: a Milano, per una inchiesta parallela, il giudice istruttore Guido Salvini rinvia a giudizio Giancarlo Rognoni, Nico Azzi, Paolo Signorelli, Sergio Calore, Carlo Digilio e Ettore Malcangi e trasmette a Roma gli atti riguardanti Licio Gelli per il reato di cospirazione politica.

- Aprile 1995: il pm Grazia Pradella, in seguito affiancata da Massimo Meroni, diventa titolare della nuova inchiesta sulla strage di piazza Fontana.

- Luglio 1995: Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi sono iscritti nel registro degli indagati con l’ accusa di strage.

- 14 luglio 1997: il gip Clementina Forleo emette due ordini di custodia cautelare, uno per Carlo Maria Maggi, l’altro, non eseguito, nei confronti di Delfo Zorzi, da vari anni imprenditore in Giappone.

- 8 giugno 1999: sono rinviati a giudizio per strage Zorzi,Maggi e Giancarlo Rognoni; per favoreggiamento Stefano Tringali. In seguito viene rinviato a giudizio anche Carlo Digilio.

- 24 febbraio 2000: davanti ai giudici della seconda Corte d’Assise di Milano inizia il processo.

- 18 maggio 2001: il pm Massimo Meroni conclude la requisitoria: chiede l’ergastolo per Zorzi, Maggi e Rognoni. Reato prescritto per il pentito Digilio mentre per Stefano Tringali, accusato di favoreggiamento, chiede due anni di reclusione.

- 30 giugno 2001: i giudici della seconda Corte d’ Assise accolgono le conclusioni dell’ accusa e condannano Zorzi, Maggi e Rognoni all’ ergastolo. Tre anni a Tringali, prescritto Digilio.

- 19 gennaio 2002: deposito delle motivazioni. I pentiti Digilio e Siciliano sono credibili.

- 7 luglio 2002: muore Pietro Valpreda.
- 12 marzo 2004: i tre imputati principali della strage, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, sono assolti dalla corte d’assise d’appello di Milanoper non aver commesso il fatto. Ridotta anche la pena da tre anni di reclusione a uno per Stefano Tringali, accusato di favoreggiamento. Revocata l?ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Zorzi in relazione al reato di strage. Viene revocato anche l?obbligo di dimora a Maggi.
- 28 aprile 2005: nella requisitoria, il sostituto Procuratore generale della Cassazione Enrico Delehaye chiede la conferma delle assoluzioni emesse in appello per Zorzi, Maggi e Rognoni.

- 3 maggio 2005: la corte di Cassazione respinge il ricorso della Procura generale di Milano e delle parti civili, confermando pienamente la sentenza assolutoria per i tre imputati principali: Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni.

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