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15 Mag 2006

I coatti della curva nel loro giorno più amaro

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Nel film “L’ulti-
ma spiaggia”, diretto da Stanley Kramer nel 1959, la terza guerra mondiale risparmiava soltanto l’Australia. Ma per poco. La nube radioattiva avanza inesorabile, tutti sono condannati, è solo questione di tempo. Ieri pomeriggio l’ultima spiaggia al San Nicola di Bari, al Bentegodi di Verona, al Meazza di Milano. Dove erano in scena la Juventus, la Fiorentina, il Milan. E le altre, tutte le altre squadre del pianeta calcio morente. Con i tifosi come gli australiani del film. Lavorano, mangiano, dormono, guardano il tramonto e scrutano il mare all’orizzonte sapendo che la Nube avanza inesorabile. E si chiedono: che senso ha tutto ciò? Si può soffrire e gioire dentro uno stadio, o seduti davanti al televisore, con la Nube che incombe?
Eppure gli australiani lavorano, mangiano e dormono. E scrutano l’orizzonte, come sempre. Così i tifosi. A decine di migliaia ieri trasmigravano attraverso la penisola, gli juventini da Torino, e da tutta l’Italia, verso Bari; i fiorentini verso Verona stando ben attenti a non entrare in collisione con i romanisti in viaggio verso Milano. Che altro possono fare? Quando la Nube incombe, anche il cervello si rannuvola.L’altro ieri il sito dei tifosi di una squadra indagata sondava lo stato d’animo dei fan. Tre su dieci si dicevano “confusi”, pochi di meno “moderatamente speranzosi”, quasi due su dieci “rassegnati al peggio”. Ma meno di uno su dieci era “disamorato”. Proprio come sull’ultima spiaggia, dove il sommergibilista Gregory Peck non smette di amare Ava Gardner, anche se il loro amore non ha futuro perché non c’è sole alcuno dietro la Nube. Confuso, confusissimo amore.
Amano perché non possono farne a meno i coatti della curva, i forzati della gradinata, quelli – e sono tanti, tantissimi – che hanno investito troppo nella loro insensata passionaccia per poter, di punto in bianco, dire basta. Alcuni hanno appiccicato la passione addosso ai figli coscientemente. Non si denuncia fin troppo spesso che il virus delle nuove generazioni è l’insufficienza emotiva, l’anestesia del cuore, l’incapacità di soffrire e gioire? Ebbene, che c’è di meglio di una squadra di calcio, che vince e perde, per imparare a soffrire e gioire, allenando le emozioni, lasciandole fluire e imparando così a governarle? Si dice che la modernità fluida esige che nulla sia per sempre; e allora contrastiamola anche con il forever impresso sulla sciarpa con i colori del cuore.
Sono (erano?) soltanto fantasie di cui uno psicologo sorriderebbe, forse. Ma adesso c’è la Nube, e noi che facciamo? Niente, non facciamo niente. Continuiamo ad amare e tifare perché altro non sappiamo fare, osservando i pochi che svendono il biglietto già acquistato perché “schifati” non sapendo se provare invidia per la loro capacità di dire basta, oppure disapprovazione per il tradimento. Se l’amore è per sempre, che sarà mai una Nube? Mentre tutto crolla, quell’amore è l’ultima certezza a cui abbarbicarsi. Così i tifosi d’Italia si preparano a vivere l’ultima domenica, l’ultima spiaggia, tenendosi per mano come Gregory Peck e Ava Gardner dinanzi al tramonto letale. Tifano, ma con un infinito senso di mestizia nel cuore. Esultano, ma con un gusto amaro in bocca. Chissà, magari scoppierà un temporale purificatore che dissolverà la Nube, magari il sole splenderà ancora. Sia fatta di noi la volontà dell’Ufficio Inchieste.

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05 Mag 2006

Il male e il bene della Terra,ecco i libri che fanno riflettere

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Le inchieste sui bambini sfruttati e fatti soldato, i preti impegnati
i “desaparecidos” e le complicità della Chiesa, le storie dei Gulag
E poi la storia semisconosciuta di un’italiana uccisa nel 1942 in Azerbaigian
Ci sono decine di libri sperduti tra gli stand della Fiera del libro che raccontano il lato migliore e il lato peggiore di noi stessi. Ci descrivono eroici a combattere nelle frontiere dell’Italia più sconfitta per strappare giovani braccia alla criminalità con la sola forza del Vangelo. Oppure descrivono la meticolosità gelata con cui sterminiamo milioni di nostri simili. Ci mostrano il coraggio delle madri argentine che chiedono memoria e giustizia per i figli spariti da così tanto tempo che oggi se fossero ancora vivi ormai avrebbero i capelli bianchi. Oppure documentano le complicità delle gerarchie ecclesiastiche che furono complici di chi fece sparire quei figli. Ci parlano di intellettuali rigorosi, calvinisti e cresciuti con il senso civile della democrazia liberale, di donne italiane ai più sconosciute morte per la libertà di stampa e ci accendono la speranza. Ci elencano quanti bambini perdiamo in Italia e nel mondo vittime dell’oblio e quella speranza ce la spengono.
Quella che segue è una piccola guida a questi libri preziosi.

Monsignor Gian Carlo Bregantini è nato in Val di Non, infinitamente più a nord di quel sud in cui finirà per vocazione o per destino dopo aver fatto il prete operaio a Marghera. Finirà in Calabria, poi in Puglia, poi di nuovo in Calabria. Cappellano nel carcere, prete d’ospedale, giovane vescovo e parroco nella Locride e poi di una periferia urbana caldissima. Niente scorta armata, solo la forza impressionante di chi ha interiorizzato le beatitudini e quel “beati gli ultimi” così difficile da comprendere. Tutto questo, e infinitamente di più, si trova in Come perle di una collana (Città del Sole, 12 euro) la lunga intervista di ida Nucera a Bregantini.

Ogni anno arrivano in Italia centinaia di bambini aggrappati alle braccia dei genitori sui barconi della speranza che approdano sulle nostre coste. In sfregio a ogni norma del diritto internazionale e ogni decenza civile finiscono nei centri di accoglienza, invisibili ai più e irrilevanti per le statistiche. E’ il rapporto che Amnesty International ha stilato raccogliendo testimonianze di clandestini e avvocati e si può trovare, oltre che in Rete, nello stand delle Edizioni Gruppo Abele insieme a decine di altri libri di denuncia.

Ancora bambini, ancora perduti. Ci vuole immensa fiducia nel genere umano per non mandare tutto al diavolo dopo aver letto I signori delle mosche di Peter Warren Singer (tr. it. M. Nadotti, Feltrinelli, 24). Un’inchiesta sull’uso sempre più massiccio di bambini soldato non soltanto da parte di piccoli signori della guerra in qualche angolo dello Sri Lanka, ma anche da eserciti regolari. Un reportage che racconta come un bambino impari in fretta a usare le armi e quanto sia difficile, quasi impossibile farlo tornare indietro. L’autore è impegnato affinché l’arruolamento di bambini abbia lo status di crimine contro l’umanità e che gli adulti responsabili siano perseguiti. Perché anche questo è un genocidio.

Horacio Verbitsky è sempre stato un giornalista oltre la prima linea nell’Argentina degli anni più bui. Non solo li ha raccontati e vissuti in prima persona, ma non ha mai smesso di chiedere giustizia. Perché per ogni uomo torturato, sparito o ucciso, c’è almeno un altro uomo che si è reso complice. Con L’isola del silenzio (tr. it. A. Grechi, Fandango, 15) ha alzato il tiro cercando complicità dove non dovevano esserci, nella Chiesa. La sua inchiesta riguarda un programma di “rieducazione” portato a termine su un’isola che fu per lungo tempo il buen retiro del cardinale di Buenos Aires. Verbitsky ricostruisce tutto e arriva molto lontano.

Finalmente qualcuno lo ha tradotto in italiano il Manuale del Gulag di Jacques Rossi, nato in Francia nel 1909, finito nel Pc clandestino polacco a 16 anni, poliglotta, membro del Komintern, soldato nella guerra civile spagnola e poi richiamato a Mosca e purgato da Stalin con vent’anni di gulag per spionaggio. In quei due decenni Rossi ha stilato un manuale di 2000 schede con migliaia di voci. Lo ha tradotto L’ancora del Mediterraneo.

Chi era Lea Schiavi? Che cosa ci faceva laggiù nell’Azerbaigian iraniano dove è stata trovata morta ammazzata da un gruppo di curdi? Chi era quella ragazza italiana di 35 anni che nel 1942 era così poco italiana da girare sugli scenari del grande gioco insieme al marito, reporter della Cbs che passerà poi grane infinite il maccartismo? Che cosa aveva scoperto nel reportage per i Balcani che aveva intrapreso? E chi impartì l’ordine di ucciderla? I fascisti? I nazisti? I russi? Massimo Novelli ha rimesso insieme i pochi brandelli di questa storia sconosciuta restituendoci un gioiello che non sapevamo di avere. Si intitola Lea Schiavi, la donna che sapeva troppo (Graphot, 13).

E a proposito di italiani straordinari ecco la biografia di Alessandro Galante Garrone scritta da Paolo Borgna. Si intitola Un paese migliore (Laterza, 26). E’ una cavalcata lungo un secolo di storia italiana vista con i nostri occhi migliori, quelli di un figlio del Risorgimento, della Resistenza e del Partito d’azione. Quelli di chi ha vissuto la lacerazione del fascismo sulla propria pelle e ha preso decisioni non facili da prendere nei giorni difficili del ’45 quando ordinò l’esecuzione capitale del questore di Torino che non rinnegò pur portandone il peso. Non smise mai di combattere per le libertà civili e la giustizia sociale. Ebbe molti nemici, ma anche molti amici.
Riferimenti: da repubblica

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23 Feb 2006

A.A.A.CERCASI IL NOME PER LA MASCOTTE DELLA FORESTALE

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Arriva il nuovo agente della Forestale: un simpatico aquilotto in divisa grigio verde che sarà l?ambasciatore della tutela dell?ambiente tra i più piccoli. Dallo Sguardo attento e vigile, allegro, spigliato e coraggioso è un vero amante della natura e sempre pronto ad intervenire in soccorso di tutte le creature che popolano i boschi.
La piccola sentinella della natura, ne siamo sicuri, diventerà il nuovo ambasciatore della tutela dell?ambiente tra i più piccoli. Insegnerà loro, attraverso il gioco, il rispetto del nostro ecosistema. Ci farà conoscere le molteplici attività svolte dal Corpo Forestale dello Stato per la tutela e la salvaguardia del patrimonio boschivo, cosa fare e cosa no in caso d?incendio e ci fornirà consigli utili per divertentissime escursioni in montagna. Abbiamo scelto proprio un?aquila perché questa è da sempre il simbolo del Corpo che spicca sul berretto di tutti i forestali.
Ora è necessario il vostro aiuto per trovare un nome alla nostra simpatica mascotte.
Il Corpo Forestale dello Stato invita tutti gli studenti delle scuole elementari e medie inferiori ad inviare delle proposte per il nome del nostro aquilotto che potranno pervenire insieme a storie e disegni. La migliore proposta sarà premiata con una targa ricordo e potrà trascorrere un?intera giornata in compagnia della nostra mascotte, all?interno di una delle aree naturali protette gestite dal Corpo Forestale dello Stato.

Le proposte potranno essere inviate, entro il 31 marzo 2006, al seguente indirizzo:
Corpo Forestale dello Stato – Ispettorato Generale – Ufficio Stampa
Via Giosuè Carducci, 5
00187 Roma.
Riferimenti: NOME PER LA MASCOTTE

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10 Feb 2006

La fiaccola della verità

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48 ore della verità, tra ieri e oggi, non per Torino, non per i Giochi olimpici 2006, ma per l?Italia, per tutti noi. Davanti alle telecamere spianate dalla Nbc americana, dalla Cnn globale e da ogni emittente di ogni Paese, per minuscolo e sperduto che sia, la cerimonia inaugurale dei Giochi invernali, con il presidente Carlo Azeglio Ciampi e la first lady Laura Bush, non darà un?immagine delle Alpi con le piste della discesa libera, il pattinaggio artistico, le mischie dell?hockey o le buffe contorsioni del curling. Dirà che Paese siamo, che comunità incarniamo, quali sono i rapporti tra noi connazionali.
Saremo i soliti italianuzzi rissosi, pronti a far chiasso e a botte, divisi in parrocchie e camarille, ognuno stretto nella sua livrea colorata, gradassi come i bravi del Manzoni? Oppure saremo gli italiani dei giorni migliori, capaci di stile, ottima organizzazione, senso dell?humour, ospitalità, agonismo e cultura? Ieri è cominciata sotto i migliori auspici, sole brillante, cielo azzurro, folla festante, scolaresche, applausi per la torcia olimpica.
Sarebbe bene che i contestatori no global e no Tav si soffermassero, interrogandosi, lungo il percorso della fiamma, dalla Torino barocca, al mercato multietnico di Porta Palazzo, ai lunghi viali operai. Non si spellavano le mani i vip, i benestanti, i signori, erano lavoratori, gli studenti del Politecnico, pensionati, bambini, tantissimi emigranti. Un?Italia bella, allegra, felice di ospitare il mondo, difficile da raffigurare come feroce piovra serva delle multinazionali. Anche le forze politiche, i partiti, le istituzioni hanno di che meditare.
Non si tratta di rinvenire uno spirito accomodante che il goffo neologismo proclama bipartisan, ma solo usare il buon senso. In ogni continente, i televisori si sintonizzeranno sulle imprese sportive intorno ai cinque cerchi e i telespettatori non si formeranno un?idea del Piemonte, del Comitato Olimpico, del premier Berlusconi o dei suoi avversari. Giudicheranno l?Italia. Se vedranno felice competizione sullo sfondo delle montagne più belle sorrideranno, altrimenti distoglieranno annoiati lo sguardo rinforzando vecchi pregiudizi ostili. La campagna elettorale non c?entra proprio, non dobbiamo rendere insipido il sale della democrazia e dei suoi dibattiti. Basta non gettarlo a piene mani sulla grande torta di una grande festa. Se i facinorosi e i loro burattinai fossero isolati, e se questo clima brillasse sotto l?inaspettato sole di Torino, assisteremmo a grandi Giochi.
Nel 1964, alle Olimpiadi invernali di Innsbruck, il campione italiano del bob Eugenio Monti compì un gesto che la storia sportiva non riesce a dimenticare: un suo avversario ruppe il bob, e Monti gli regalò l?indispensabile bullone perché riuscisse a gareggiare, solo per vedersi infine sconfitto e accontentarsi del bronzo. I Giochi 2006 devono colorarsi di questa generosità. Ieri, mentre la torcia passava in periferia, un gruppo di ragazzi, emigranti dal Marocco, salutava allegro il tedoforo agitando insieme, strette nel pugno, la bandiera del loro Paese e il tricolore. Retorica multiculturale? Non direi, in tempi in cui basta una vignetta volgare per aprire una atroce scia di sangue. Se sapremo dare alla favola Torino un lieto fine comune, sarà un felice momento per noi tutti.
10 febbraio 2006

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03 Feb 2006

Cuba, giornalista in sciopero della fame "Abbiamo il diritto di usare Internet"

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L’AVANA – Guillermo Farinas, direttore dell’agenzia di stampa indipendente Cubanacan press, si sta lasciando morire di fame per protesta contro il divieto, in vigore per lui ed i suoi giornalisti, di usare Internet, strumento indispensabile per l’esercizio del proprio lavoro. Lo dice Reporter sans frontieres, che riporta anche sul sito una dichiarazione di Farinas: “Se devo essere un martire dell’accesso all’informazione, lo sarò”.

Il giornalista osserva inoltre che le autorità cubane usano l’embargo americano come pretesto per giustificare “una politica liberticida”. L’agenzia Cubanan press è impegnata soprattutto nella denuncia della violazione dei diritti dell’uomo a Cuba e nella diffusione delle opinioni che non trovano spazio sulla stampa ufficiale.

Farinas, 43 anni, ha iniziato la sua protesta il 31 gennaio e ha scritto in una lettera a Fidel Castro che andrà avanti fino a quando non sarà possibile ai giornalisti accedere a Internet.

“Voglio che tutti i cittadini di Cuba – ha detto Farinas a Rsf – abbiano il diritto a una connessione Internet, ma anche per la stampa indipendente che deve poter fornire le informazioni sulle attività del governo”.

Fino allo scorso 23 gennaio i giornalisti della Cubanacan Press potevano inviare le notizie da un Internet point pubblico nella città di Santa Clara, poi è stato loro impedito. L’agenzia si occupa soprattutto di notizie sulle violazioni dei diritti umani a Cuba e di argomenti e opinioni che non trovano spazio nei media ufficiali.

Secondo Rsf Cuba è uno dei 15 paesi ostili a Internet e uno dei più rep’ressivi al mondo riguardo la libertà di espressione online. L’accesso alla Rete è un privilegio per pochi e per averlo occorre l’autorizzazione del Partito e anche una volta ottenuto, si ha comunque un accesso fotemente censurato.

Guillermo Farinas

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27 Gen 2006

Il giorno della memoria

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Olocausto, l’orrore da non dimenticare
La liberazione dei prigionieri di Auschwitz data simbolo della Shoah: Si celebra il Giorno della Memoria mentre nel mondo c’è ancora chi vuole considerare il genocidio degli ebrei un’invenzione
L?Italia ricorda. Il 27 gennaio, per il sesto anno, l?Olocausto degli ebrei entra nelle scuole, nei musei, nelle piazze dove si svolgeranno comizi e manifestazioni. Un dovere, ricordare, come hanno sottolineato nei loro interventi in questi giorni personalità politiche e della cultura, gli ormai pochissimi sopravvissuti. Ma perché? Perché rinnovare la memoria di un dolore tanto atroce? Perché continuare a raccogliere testimonianze, perché ostinarsi a raccontare: ?Io c?ero, ho vissto”
La ragione migliore l?ha fornita da qualche settimana a questa parte il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che con le sue (apparentemente) deliranti affermazioni sul presunto ?mito? costruito attorno all?Olocausto degli ebrei, ha reso indispensabile una celebrazione, quella che appunto cade ogni anno il 27 gennaio, giorno simbolo della Shoah (il 27 gennaio 1945 i soldati dell?Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz). Ecco dunque che, mentre Teheran si prepara a organizzare un «convegno» di «storici» che dovranno affrontare «scientificamente» e – si suppone «demolire» – l?«invenzione» delle camere a gas (che nell?ottica di Ahmadinejad servì soltanto a convincere il mondo delle necessità della nascita di Israele), l?Italia come altri Paesi rivendica con orgoglio un?iniziativa che una volta di più ha dimostrato la sua intima necessità.

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08 Gen 2006

lettera di un padre separato privato della figlia

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Sono un padre di una bimba di 11 anni Giulia. Separato (mai sposato) da tanti anni dalla madre che nel frattempo si è risposata e ha avuto un’altra bimba.
Abito a 127 Km da dove vive mia figlia e così da 10 anni faccio 500 Km (andata e ritorno al venerdi o sabato e stessa cosa alla domenica per riportarla)3 volte al mese per vederla. La madre da sempre ha tentato di annullarmi: non mi parla,non condivide alcuna decisione con me, fa di tutto per mettermi contro mia figlia ,ha fatto una nuova famiglia e vuole dare a mia figlia un nuovo padre.Nella mia ultima richiesta di affido ,risalente a 6 anni fa ,il CTU del Tribunale, dott.Lagazzi aveva suggerito che i viaggi, molto onerosi, venissero condivisi da entrambi i genitori ,ma il Tribunale inspiegabilmente non è stato dello stesso avviso. Ora io lavoro anche al sabato. Mia figlia( che da quest’anno va a scuola anche al sabato)esce da scuola alle 13 e stanca ed affamata dovrebbe affrontare un lungo viaggio per venire a casa mia.Ora sono ormai da più di 3 mesi che non la vedo . Non mi vuole più parlare. A Natale sono andato a prenderla ma lei si è riufiutata sia di vedermi che di parlarmi (ho interessato i servizi sociali schierati spudoratamente con la madre).anche una mia richiesta di fare intervenire un neuropschichiatra infantile è stata ignorata dalla madre. Faccio notare che fino a 3 mesi fa io e mia figlia ci ADORAVAMO. Lei era felicissima di vedermi e stare con me , mia madre (la nonna) e la mia famiglia.
Per il ponte di Ognissanti e dei Morti ho denunciato la madre per sottrazzione di minore in quanto pur recandomi a prenderla non ho trovato nessuno(erano partiti in vacanza senza dirmi nulla). Ora la madre si è spinta oltre. Ha convinto mia figlia a non volermi più nemmeno parlare.
Il tribunale dei Minori di Genova si deve esprimere ,ormai da quasi sei mesi ,sulla richiesta di “iscrizione di mia figlia ad una scuola di gradimeno anche del padre” visto che la madre si è rifiutata di consultarmi all’atto dell’iscrizione. (sono tra l’altro un insegnante di scuole medie ).
Che senso abbia pronunciarsi ora, a metà ,quasi, anno scolastico , lascio a voi intuirlo.Ho denunciato, e continuerò a farlo , la madre per le continue violazioni dei miei e sorprattutto dei diritti della minore ad avere un PADRE. Ma dal Tribunale dei Minori tutto tace.E io passerò queste feste natalizie senza la mia adorata bambina.
VERGOGNATEVI

Riferimenti: lettera di un padre separato privato della figlia

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05 Gen 2006

Harry Potter sulla scopa della Befana

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Meglio una partita di Quidditch con Harry Potter a cavallo di un manico di scopa o un giro sulla ramazza volante della Befana? Pochissimi bambini, messi davanti al bivio, saprebbero decidersi. Le librerie milanesi (e non solo milanesi) li tolgono dall?impasse e approfittano della notte dell?Epifania per invitare i piccoli potteriani a sfogliare le ultime avventure del maghetto di Hogwarts, tra scope magiche, babbani e carbone dolce. Tutto è pronto per l?uscita della versione italiana di «Harry Potter e il Principe Mezzosangue», ennesima fatica della prolifica Joanne Kathleen Rowling (siamo al sesto «parto» e ormai è certo: ce ne sarà un settimo), l?ex spiantata ragazza madre del Gloucestershire che grazie al suo apprendista stregone si è guadagnata, oltre a un bel po? di sterline, anche l?Ordine dell?Impero Britannico.

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02 Dic 2005

Ragazzi Down, stop della De Filippi

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I ragazzi Down erano apparsi come ospiti in varie puntate di «C’è posta per te», e dovevano tornare anche domani sera. La loro partecipazione è stata annullata dalla redazione dopo le critiche giunta dall’Agpd, l’Associazione genitori e persone con la sindrome Down, che aveva parlato di rischi di «ridicolizzazione» ai fini dell’audience. «Dopo aver letto queste parole ? spiega Maria De Filippi ? ci ho pensato su, sinceramente, a lungo. Non condivido minimamente le critiche. Non ho cambiato idea, abbiamo fatto bene a portare quei ragazzi in tv, nessuno li ha derisi. Ma faccio un passo indietro: poiché l’Apgd rappresenta una parte delle famiglie Down, forse ne sa più di me. Forse avrò sbagliato. Solo, vorrei che ora si spiegasse con le tante altre famiglie Down che sono d’accordo con noi».

Carmen Rotoli, presidente dell’Agpd: «Ribadisco: genitori e ragazzi devono essere consapevoli che esiste il rischio del ridicolo. Stimo la De Filippi come persona e come conduttrice. Ma nell’ultima trasmissione, con i “fidanzatini” Ettore e Silvia, il loro comportamento è apparso ridicolizzato. Non si trattano da bambini dei ventenni con la loro dignità. Quanto allo “Iene Show” su Italia Uno, mi ha sconvolto: purtroppo un’epidemia di “downite” sembra dilagare su tutte le tv».

Piovono i commenti, le famiglie sono divise. Mariateresa Brughina, madre di Silvia: «Mia figlia è stata felice di incontrare Laura Pausini in tv. L’aveva chiesto 4 anni fa con una lettera. E ora non fa che riguardarsi la cassetta». Elisa Ritento, madre di una piccola Down «Ho provato amarezza, indignazione».

Gli ospiti di domani avrebbero dovuto incontrare il cantante Gigi D’Alessio: «E lo incontreranno lo stesso ? dice Maria De Filippi ? ma senza telecamere». Uno di loro è Cristiano Bassanelli, 25 anni: «Attendeva da tanto ? spiega la madre, Franca ? è rimasto molto male. Grazie al cielo c’è Maria. Il suo pubblico non deride: ride con i ragazzi ». Scrive Umberto Formica, primario pediatra e consulente Agpd: «Signora De Filippi, non voglio giudicare le sue buone intenzioni, ma la reazione nelle nostre famiglie è stata negativa. Non basta l’autorità del conduttore per far diventare una trasmissione utile, se non si tiene conto dell’impatto che può avere…».

SFOGHI ? Anna Canu, madre di Marco, 17 anni: «Mio figlio ha incontrato Totti da Maria: la cosa più bella della sua vita». Tiziana Scatola, mamma di Riccardo: «La trasmissione mi ha dato molto fastidio, anche Riccardo non gradiva. Poteva essere utile ai nostri ragazzi la partecipazione al “Costanzo Show” dove veniva chiesto loro cosa studiavano, se lavoravano. Ma senza balletti e baci in pubblico». Stella Marcone, dal Cosentino, presidente provinciale dell’Associazione famiglie disabili intellettivi: «Mia figlia Elvira, 18 anni, è andata da Maria ed era stata anche al “Costanzo Show”: ora in paese la conoscono tutti, nessuno crede più che sia stupida». Milena di Forlì, mamma di Francesca: «Ho sentito una vecchia befana dire: “non è giusto che gli handicappati abbiano diritto al voto! E quei due dalla De Filippi? Hanno detto che si sposeranno… E se faranno dei figli?”». A notte, i telefoni squillano ancora, e da Internet traboccano le email.

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22 Nov 2005

Festa in Australia per i 175 anni della "tartaruga di Darwin"

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E’ nata quando la schiavitù era ancora legale in Gran Bretagna, ed era adulta al tempo della guerra civile in Usa, quando fu inventata la bicicletta e l’alfabeto Morse. E si ritiene che abbia aiutato Charles Darwin a formulare la sua teoria dell’evoluzione.
E’ la più longeva creatura vivente conosciuta al mondo, riconosciuta tale dal Guinness dei primati: se solo potesse parlare, ne avrebbe di storie da raccontare.
Si chiama Harriet, è una tartaruga terrestre gigante delle Galapagos, che ha festeggiato il 175/o compleanno nella “casa di riposo” dove ha trascorso gli ultimi 17 anni: in uno zoo privato nella Sunshine Coast del Queensland, in Australia.
Al party erano presenti molti dei suoi ammiratori, autorità locali e zoologi, e un rappresentante del Guinness dei Primati. Non c’erano le candeline, ma Harriet si è gustata una torta di compleanno a base di fiori di ibisco rosso, la sua leccornia preferita. I numerosi ospiti, invece, si sono spartiti una torta grande come Harriet.

Secondo gli studiosi, Harriet è nata nell’Arcipelago delle Galapagos nel 1830, in novembre, quando si schiudono le uova.
E molti ritengono che sia stata catturata e studiata dal celebre naturalista inglese, quando aveva appena cinque anni. Nel 1835, infatti, la nave scientifica britannica Hms Beagle visitò le Galapagos e Darwin, il naturalista della spedizione, raccolse tre tartarughe chiamate Tom, Dick e Harry.
Per più di un secolo è stata chiamata Harry, finché non è stato finalmente scoperto che è femmina.
Gli esami del Dna mostrano che è nata nelle Galapagos, ma in una delle isole che Darwin non ha mai visitato.

Secondo la ricercatrice di tartarughe Robin Stewart, che osserva l’anziana tartaruga da più di 10 anni, essa proviene dall’Isola di Santa Cruz, ma potrebbe ugualmente essere stata trovata nell’Isola di James, visitata da Darwin.
”Le tartarughe giganti erano un bene che si commerciava. E’ possibile che i genitori siano stati trasportati da Santa Cruz a James, dove avrebbero prodotto Harriet. E’ un animale affascinante”, ha aggiunto Stewart.

”E’ la creatura dall’aspetto preistorico più impressionante e ha una presenza come nessuna altra creatura che io abbia mai visto.
E’ senz’altro l’ animale vivente più longevo al mondo… non vedo perché non possa vivere fino a 200 anni”, ha detto il naturalista e domatore di coccodrilli Steve Irwin, proprietario dell’Australian Zoo che la ospita. E che le assicura una vecchiaia dorata: vive in uno spazioso recinto, con tanto di bagno di fango e grotta riscaldata. Harriet ora pesa 150 kg ed è trattata con il rispetto appropriato per una signora di età estremamente avanzata.
Riceve lavaggio e frizione del suo gigantesco scudo ogni mattina dai guardiani dello zoo, ed è alimentata con una nutriente dieta vegetariana che include zucchine, sedano e fagiolini. E come trattamento speciale fiori di ibisco rosso, che adora.
Che abbia o meno ispirato Darwin, Harriet è una degli ultimi rappresentati di una specie che va scomparendo.
Delle numerose sottospecie di tartarughe giganti della Galapagos che esistevano una volta, ne restano solo 11, tutte e rischio di estinzione. Oltre ad essere cacciate dai marinai, hanno sofferto per l’arrivo di predatori introdotti che distruggono il loro cibo e ne mangiano le uova.

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