Archivio Tag 'contro'

21 Dic 2005

Corsa contro il tempo per salvare le balene

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Centinaia di volontari, compresi parecchi turisti, stanno lottando da due giorni per salvare circa 120 balene arenate su una spiaggia dell’Isola del Sud, nel più grande fenomeno del genere in Nuova Zelanda da 12 anni.
Da quando le balene si sono arenate martedì sulla spiaggia di Puponga, circa 150 km a nordovest della città di Nelson, 19 sono già morte, secondo quanto riferito da mezzi di informazione locali.

I volontari bagnano in continuazione le balene, lunghe fino a cinque metri, per cercare di rinfrescarle e di evitare che la loro pelle si secchi. Si spera che possano riguadagnare il mare aperto alla prossima alta marea. Si ignora il motivo per cui il branco ha perso l’orientamento e si è arenato, cosa che in quella spaggia era già successa altre volte in passato.

Riferimenti: salvare le balene

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25 Nov 2005

Nato il bimbo per curare sorellina,le sue staminali contro talassemia

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E’ nato a Lecce il primo bimbo concepito in provetta per guarire la sorella talassemica con le cellule staminali del suo cordone ombelicale. La selezione degli embrioni di Antonio è avvenuta a Istanbul, mentre il trapianto delle cellule è in programma al San Matteo di Pavia. Il concepimento è avvenuto in modo che il piccolo nascesse senza ereditare l’alterazione genetica dei genitori, ma anche per fare da donatore.
Ora le sue cellule staminali verranno moltiplicate in coltura, prima di essere trapiantate alla sorellina. La selezione è stata fatta in Turchia sotto la direzione scientifica del biologo molecolare Francesco Fiorentino in quel Memorial Hospital dove si recano molte coppie portatrici di malattie genetiche con figli che hanno ereditato lo stesso difetto. Questa tecnica in Italia è vietata dalla legge e per tale motivo l’unica salvezza è eseguirla all’estero.
Subito dopo il parto, il cordone ombelicale di Antonio è stato prelevato, infilato in un contenitore pieno di ghiaccio e portato a Pavia. Qui aspettava Marta, 12 anni, che per vivere poteva sperare solo in questo trapianto. Perché gli altri due fratelli, non talassemici, non erano compatibili per una donazione. “E’ solo il primo caso – ha detto Fiorentino – sono in arrivo altri sei bambini concepiti con diagnosi preimpianto ed esame della compatibilità”.

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11 Nov 2005

spiegare a un italiano qualsiasi le ragioni contro la Tav?

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intervista
Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa

«La Val di Susa è la naturale valle di collegamento tra la valle del Rodano e la Valpadana. Peccato che su quest?area si siano concentrate e si stiano concentrando ancora troppe infrastrutture. Un?autostrada dove corrono quattromila tir al giorno, due statali con il loro pesante carico, perché molti tir, soprattutto quelli più malandati e sporchi, per evitare il controllo al portale termico, disertano l?autostrada. Aggiungiamo una linea ferroviaria internazionale sotto utilizzata, due elettrodotti, la più grande centrale in caverna, numerose industrie, una acciaieria inquinante, in un fondovalle relativamente stretto (un chilometro si calcola da un lato all?altro dei pendii montuosi), dove gli insediamenti residenziali sono molti e molto densi».

E su questo in valle almeno sono tutti d?accordo…
«Quando nel 1991 si è cominciato a discutere di questi problemi, attorno a noi abbiamo avvertito ben poca attenzione. Silenzio anche da parte dei media. Eppure abbiamo evitato qualsiasi tentazione ideologica, non ci siamo mossi secondo schieramenti. Si sono ritrovate insieme quarantacinque amministrazioni comunali di diverso orientamento. Non solo. Abbiamo cercato di studiare, abbiamo incaricato a nostre spese docenti universitari del Politecnico di Milano e di Torino, abbiamo analizzato ogni punto».

Per dire ?no? alla ferrovia?
«Sono assolutamente favorevole al trasporto sul ferro, ma questa linea ferroviaria si inserisce in un contesto idrogeologico e sociale di grande complessità. Con senso di respopnsabilità abbiamo cercato di dare il nostro contributo, abbiamo proposto cambiamenti, il progetto è stato migliorato. Ma è arrivato il 2001, è arrivato il nuovo governo e ci è capitato di assistere a una sorta di impazzimento. Abbiamo dovuto anche noi della Val di Susa fare i conti con la ?legge obiettivo?, sbandierata come il toccasana della nostra economia, come il miracoloso marchingegno che avrebbe colmato il nostro ritardo infrastrutturale. La ?legge obiettivo? semplicemente non prevede che si senta il parere degli enti locali. Anche la cosiddetta Conferenza dei servizi ci esclude. La consultazione si fa, ma su un progetto definitivo. Altro che federalismo. In Francia i prefetti ascoltano tutti e pagano persino i consulenti tecnici a disposizione dei sindaci».

Non vi hanno ascoltato. Questa è la vostra accusa?
«I punti critici li abbiamo esposti nelle delibere delle nostre amministrazioni. Abbiamo redatto il nostro documento delle sette criticità, l?abbiamo spedito al ministro. Era marzo del 2004. Le risposte sono sempre state elusive: garanzie a parole. In compenso il ministro andava in tv, proclamando che si faceva tutto e tutto al più presto. Per noi sondaggi fino a novecento metri di profondità più il famoso tunnel diagnostico di Venaus, dieci chilometri, diametro di sei metri e mezzo, in asse con il percorso della vera e propria galleria di 52 chilometri. Con decreto legge del ministro Lunardi, decreto firmato senza chiedere un parere a nessuno. Nel frattempo centomila persone continuano a non sapere che cosa succederà di loro, che aria respireranno…».

Fin qui s?accusa il decisionismo governativo. Nel merito, perché siete contrari?
«Per la somma di infrastrutture già presente sul territorio. Perché non si interviene sulla linea ferroviaria che già esiste? E se si troverà l?amianto? E il dissesto idrogeologico che si provocherà scavando la galleria? Senza contare il disastro che provocherà un cantiere di quelle dimensioni, senza contare l?inquinamento acustico. Si vuole questo traforo perché si vuole spostare il traffico merci sul corridoio cinque, dalla pianura a nord dell?arco alpino, al sud delle Alpi, dalla Slovenia, alla Francia e poi alla Spagna attraverso l?Italia. Ma che cosa ci frutterà tutto questo? Quali vantaggi? Siamo sicuri che i tir abbandoneranno la strada, che alla fine non l?abbiano ancora vinta le lobbies del trasporto su gomma?».

Chiaro. Ma ora che fare?
«Sediamoci attorno a un tavolo e discutiamo in modo serio. Non voglio essere ricordato come quello che distrugge la valle. Molti possono pensare che quest?opera sia utile e persino indispensabile. Ma anche le nostri ragioni hanno la loro dignità. Meritiamo rispetto. Invece, come è accaduto il 31 ottobre scorso, ci hanno risposto schierando non so quanti poliziotti. Ci si sono messi di mezzo anche i terroristi con le loro folli azioni. Abbiamo condannato, abbiamo organizzato una fiaccolata per dimostrare l?isolamento di quegli individui. Il ministro Lunardi non ha esitato a insultarci. In sovrappiù sono arrivate cento denunce. Anch?io sono stato denunciato: resistenza a pubblico ufficiale, blocco stradale, interruzione pubblico servizio, manifestazione non autorizzata».

Però chi legge i giornali , legge anche che tra Torino e Parigi con la Tav si risparmieranno tre ore…
«È falso. In galleria i treni non possono superare certe velocità e i tempi sono più lunghi».

C?è la terza via?
«Oltre cento milioni di tonnellate di merce (dato 2003), valicano in un anno le Alpi. Trentacinque milioni passano dalla Val di Susa. Quindi: la risposta è semplice, riequilibrare, intervenire su altri trafori ferroviari. Il corridoio cinque con la Francia? Non c?è solo la Val di Susa al di qua della Francia».

Riferimenti: spiegare a un italiano qualsiasi le ragioni contro la

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01 Nov 2005

Iraq, bambino kamikaze contro la polizia

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Iraq, bambino kamikaze contro la polizia Un ragazzino di 10 anni si fa esplodere al passaggio di un convoglio di scorta ad un generale.
Nella guerra di destabilizzazione contro il governo iracheno, considerato fantoccio degli Stati Uniti, i ribelli non esitano a schierare anche i bambini. E ad utilizzarli come kamikaze.

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13 Ott 2005

Tutti contro la riforma

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Esplode la protesta contro la riforma dell’università e della ricerca. Dopo il colpo di mano della settimana scorsa, con il disegno di legge approvato al Senato senza che fosse preliminarmente discusso nelle Commissioni Cultura e Bilancio del Senato, in tutta Italia si è scatenata la mobilitazione di studenti, ricercatori e docenti con occupazioni delle aule, blocchi della didattica e lezioni in piazza. L’agitazione durerà almeno fino alla votazione alla Camera, prevista per la prossima settimana. Per esempio, nelle Università di Roma I e Roma III da lunedì sono occupate le facoltà di Fisica e Matematica, a cui si sono aggiunte Chimica, Scienze umanistiche, Lettere e Filosofia, Scienze della Comunicazione e Sociologia, Psicologia e Scienze politiche. Le lezioni sono ferme in molte altre facoltà. Ieri un corteo pacifico di diecimila persone ha percorso le strade della capitale intorno a La Sapienza. Tra le richieste dei manifestanti, il ritiro della riforma Moratti-Zecchino e lo stop al processo di precarizzazione del personale della ricerca: la riforma prevede, infatti, la scomparsa del contratto a tempo indeterminato per i ricercatori, sostituito dal contratto triennale. Anche i vertici delle organizzazioni universitarie si sono espressi contro il Ddl Moratti: la Conferenza dei rettori ha chiesto oggi in un documento firmato all’unanimità, “modifiche integrali del testo del decreto, perché lede l’autonomia degli atenei sancita dalla Costituzione e non risolve il problema della figura del ricercatore”. La Crui ha invitato la Camera a non votare un provvedimento che taglia di fatto le risorse alla ricerca.

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11 Ott 2005

Le etichette shock contro il fumo ,fra poco sui pacchetti

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fra poco sui pacchetti di sigarette

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11 Ott 2005

Le etichette shock contro il fumo ,fra poco sui pacchetti

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le nuove immagini

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11 Ott 2005

Le etichette shock contro il fumo ,fra poco sui pacchetti

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alcune etichette

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11 Ott 2005

Le etichette shock contro il fumo ,fra poco sui pacchetti

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OTTAWA – Una lotta al fumo da museo. Non perché è antiquata, anzi, è talmente bella ed efficace che è un’opera d’arte, meritevole di essere esposta in uno dei musei più famosi al mondo. Gengive rovinate dalla nicotina, posacenere traboccanti di mozziconi, donne incuranti dei bambini mentre aspirano voluttuosamente dalle loro sigarette e sezioni di cervello con tremendi grumi di sangue sono tra le immagini che saranno esposte al Museum of Modern Art (MoMA) di New York.

Si tratta delle opere grafiche elaborate dal Ministero della salute canadese per gli avvisi contro il fumo sui pacchetti di sigarette. Il Canada è tra i pochi paesi che ha obbligato i produttori di tabacco ad abbinare immagini esplicite ai noti avvisi sui danni del tabagismo. Il Moma ha scelto scritte e foto per una mostra sugli oggetti concepiti per proteggere mente e corpo da influenze dannose o stressanti.

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02 Ott 2005

Bali, attentati contro i turisti

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Il terrorismo è tornato a colpire Bali. Tre esplosioni quasi simultanee in ristoranti affollati nelle località turistiche di Jambaran e Kuta: almeno 26 i morti e 107 i feriti. Tra le vittime diversi turisti. L’Unità di crisi della Farnesina ha comunicato che nessun italiano è rimasto coinvolto negli attentati. Quanto alla matrice, le autorità di Giakarta non hanno dubbi: si è trattato con ogni probabilità di attacchi suicidi che portano il archio della Jamaah Islamiyah, considerata il braccio di Al Qaeda in Indonesia. E nella capitale dell’arcipelago è scattato lo stato di massima allerta per atti terroristici.
I kamikaze hanno colpito due ristoranti a Jambaran Beach e uno a Kuta Beach in una zona in cui ci sono numerosi negozi. E hanno colpito ieri sera all’ora

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