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27 Apr 2006

Dalle tenebre alla luce. La parabola del terrorismo

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L’ennesima strage. E ancora una volta la necessità di elaborare una strategia adeguata si fa sempre più pressante. Possiamo partire da tre considerazioni. Innanzitutto appare chiara la volontà di destabilizzare il regime di Mubarak, facendo così cadere la “tessera” egiziana nel tremendo domino che si sta giocando in Medio Oriente. Da sempre l’Egitto è la principale entità statuale di quella tormentata regione, e – insieme – è uno dei paesi più popolosi e un rilevante centro di ispirazione culturale e di irradiazione politica. Nessun ordine, nessuna prospettiva di liberalizzazione è ipotizzabile per il Medio Oriente se “si perde” l’Egitto. In secondo luogo i terroristi vogliono costruire a suon di bombe un vallo di sangue tra un “Occidente” e un “Oriente” che esistono, come monadi contrapposte, solo nelle loro fantasie di morte e in quelle di chi si illude sia possibile una sorta di apartheid planetario: le “nostre” democrazie di qua e le “loro” tirannie di là. In quest’ottica, tanto lucida quanto aberrante, ogni forma di commistione deve essere colpita. In particolare quelle più “banali”, rappresentate dal turismo di massa, meritano la massima attenzione nel disegno stragista: perché sono persino più pericolose delle forme più intellettualizzanti di dialogo interculturale. Infine c’è la caratteristica che rende tanto difficile sconfiggere questo terrorismo: e cioè che i singoli atomi della galassia terrorista non necessitano di alcun collegamento, né in termini operativi né in termini strategici. Ogni “microimprenditore” del terrore sa che la sua responsabilità si esaurisce nell’ideazione e nella realizzazione del crimine, giacché l’aberrante interpretazione “teologica”, del suo significato, sarà compito di altri: di quegli stessi che fanno partire proclami omicidi, nella consapevolezza che qualcuno li invererà. Il fattore strategico del successo di un così temibile nemico è agire nella profondità delle tenebre, che rendono i propositi di un Benladen “compatibili” con quelli di chi ha scopi differenti. Sospingere verso la superficie e la luce il composito organismo che chiamiamo “terrorismo fondamentalista” significa farne emergere le diverse anime e la loro possibile dialettica. In tal senso è però necessaria la massima chiarezza, facendo tesoro della lezione della storia. L’Algeria è stato l’esempio di un’esperienza disastrosa. Quel che avviene oggi in Palestina potrebbe invece aprire una prospettiva opposta. In Algeria, la paura del successo politico del fondamentalismo portò alla sospensione delle procedure elettorali tra primo e secondo turno, e sancì la deriva terrorista di un fronte di sicuro illiberale, ma non ancora criminale. In Palestina, il rispetto della democrazia procedurale ha portato al successo di un movimento anche terroristico, che però ora è chiamato a scegliere quale strada intenda perseguire: quella che confina la lotta politica alla sola violenza organizzata o quella che si apre a una “deriva” in cui la violenza possa farsi marginale. È più che legittima la fermezza nello scovare e distruggere i nuclei criminali che hanno massacrato tanti innocenti nel Sinai. Sarebbe autolesionista fare di ciò il pretesto per una repressione indiscriminata. Né in Palestina né in Egitto si tratta di firmare cambiali in bianco e men che meno di essere indulgenti sui passi, anche formali, che devono essere compiuti da chi vuole presentarsi come nostro interlocutore. Proprio qui sta il punto. Tutti coloro che credono nell’universalità della libertà, a prescindere dal loro eventuale credo religioso, hanno un bisogno disperato di interlocutori. Ma nessuno è disponibile a inventarseli, o a dialogare con chi faccia della violenza la sua sola politica.

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12 Ott 2005

Iraq, svolta : «Sì alla costituzione»

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Prospettive più favorevoli per il referendum del 15 ottobre,(stragi a parte)
L’Iraq è diventato quasi un paese democratico
pensate, al refrendum del 15 ottobre può votare anche SADDAM HUSSEIN.
Proprio come da noi in Italia,vanno a votare un sacco di delinquenti.
L’esportazione della democrazia occidentale in altri stati funziona,cosi’ dicono

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04 Ott 2005

Terzo Mondo, giovani sempre più alla fame

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I problemi, spesso gravissimi, che affliggono i giovani del terzo mondo non sono affatto migliorati rispetto a dieci anni fa. E? questa la sconcertante conclusione cui giunge «World Youth Report 2005: Young People today and in 2015» il rapporto presentato all?Onu, con lo scopo di riesaminare il cosiddetto «World Programme of Action», varato dieci anni orsono dalle Nazioni Unite.
Nel 1995 l?Onu adottò il cosiddetto World Programme of Action for Youth, un?analisi sulla condizione dei giovani tra i 15 e i 24 anni che vivono nei paesi in via di sviluppo. Il Programma forniva anche le misure concrete per voltare pagina in 15 aree importanti quali la povertà, l?istruzione scolastica e l?Aids. «Tutti propositi rimasti sulla carta», ha denunciato l?Onu, secondo cui dopo dieci anni, poco o nulla è cambiato.
I dati sono tutt?altro che rassicuranti. Oltre 200 milioni di giovani continuano a vivere in povertà, 130 milioni sono analfabeti, 88 milioni disoccupati, e più di 10 milioni sono siero-positivi oppure malati di Aids. La maggior parte di queste persone si trovano in Asia ed Africa, specialmente a sud del Sahara.

Mentre europei e americani spendono, rispettivamente, quasi otto miliardi di dollari all?anno in profumi e 30 miliardi di dollari annui in diete dimagranti,
il Terzo Mondo continua a morire di fame. Oltre 208 milioni di giovani vivono con meno di un dollaro al giorno; 515 milioni con meno di due dollari. La povertà è più diffusa in luoghi rurali e meno prevalente nelle città.

I giovani nei paesi in via di sviluppo debbono fare i conti tutti i giorni con l?Aids, la delinquenza minorile, e i conflitti armati. Le femmine sono le più a rischio: spesso finiscono preda della prostituzione e delle violenze sessuali, che secondo il rapporto aumentano a dismisura le infezioni di Aids. E infatti sia in Africa sia nei Caraibi il rischio di contrarre il virus è tre volte più alto per le femmine che per i maschi. Dei 10 milioni di giovani infetti dal virus, 6.2 milioni si trovano nell?Africa a sud del Sahara, mentre circa 15 milioni di bambini sono rimasti orfani a causa dell?epidemia. Anche il numero di bambini e giovani coinvolti in conflitti armati è aumentato, arrivando a più di 300 mila.
I dati indicano un aumento progressivo dei giovani iscritti ad istituti scolastici, dalle elementari all?università. Ma in molti paesi le femmine continuano ad essere escluse, specialmente se le famiglie sono povere, portando il totale dei bambini analfabeti a 113 milioni. E la disoccupazione è in aumento anche in relazione alla crescita nel numero degli iscritti alle università, che rimangono a scuola più a lungo e spesso dopo la laurea non trovano un impiego.

L’ONU si è dimenticato di denunciare quanti soldi si spendono in armamenti

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01 Ott 2005

Quando il sesso fa male ? alla testa

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Ci sono casi in cui il sesso dà alla testa, e sono molto più comuni di quanto possiamo pensare. Senza scomodare strane fobie, sembra che ci sia un collegamento piuttosto forte tra attività sessuale e manifestazioni di emicranie e cefalee.

Secondo gli esperti della Società italiana per lo studio delle cefalee (SISC) fare l?amore, a causa dell?impegno cardiaco e vascolare che comporta, può scatenare un?emicrania latente. Un problema, quest?ultimo, che affligge circa 9 milioni di italiani.

Il rischio, spiegano gli esperti SISC, è superiore nei maschi perché tradizionalmente hanno un ruolo più attivo, ma si può dire che in generale il dolore è proporzionale all?eccitazione e non è un caso se raggiunge il massimo col picco di piacere.

La situazione peggiora se i rapporti sono trasgressivi, se ingeriamo vino, formaggi cioccolata e crostacei e se utilizziamo farmaci per l?erezione. Se invece evitiamo situazioni di particolare stress, e ci dedichiamo ai preliminari con estrema tranquillità possiamo evitare l?insorgere del problema.

La cefalea primaria da attività sessuale, così viene chiamato il disturbo, colpisce nel 50% dei casi uomini che gia soffrono di emicrania, cefalea da sforzo o ipertensione, ma attenzione in un 4% di pazienti può nascondere problemi gravi come un aneurisma.

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26 Set 2005

Bush arresta "mamma pace" davanti alla Casa Bianca

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Tra non volerla ricevere e arrestarla, c?è passato solo un mese. Cindy Sheehan, la mamma del giovane soldato Casey morto in Iraq che da un estate protesta contro George W.Bush e contro la guerra, è stata arrestata lunedì davanti alla Casa Bianca a Washington. La Shehaan, insieme ad alcune centinaia di pacifisti, stava manifestando davanti alla residenza presidenziale.

La manifestazione era stata organizzata sulla scia del successo dell’evento organizzato sabato scorso nella capitale, quando circa 100 mila persone hanno dato vita alla più vasta protesta contro la guerra negli ultimi due anni. Lunedì si voleva continuare la mobilitazione, tra l?altro anche tentando di consegnare una lettera a Bush.

La mamma californiana, che ad agosto aveva iniziato un presidio fuori dal ranch di Bush in Texas, è stata arrestata per un gesto di disobbedienza. Durante una marcia di fronte alla Casa Bianca, insieme ad alcuni altri attivisti si è fermata a sedere su un marciapiede. Avvertita tre volte dalla polizia che stava violando le regole stabilite per la manifestazione, che non prevedevano soste, la Sheehan è stata alla fine ammanettata. Mentre veniva condotta su un furgone della polizia insieme ad altri manifestanti, i pacifisti hanno intonato cori: «L’intero mondo vi sta guardando».

Così, con un gesto di resistenza civile così semplice e personale, come sedersi in un luogo non consentito e non muoversi sono iniziate tutte le grandi contestazioni degli ultimi trent?anni in America, da quella per i diritti delle persone di colore, a quelle contro la guerra del Vietnam, alla contestazione studentesca di Berkeley

Cindy Sheehan dietro le sbarre

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13 Set 2005

Trenitalia è arrivato alla frutta.Chiama l’ACI per riparare i treni guasti

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Il tecnico Aci ripara l’Eurostar, non si trova personale ad hoc e il pendolino Roma-Napoli rimane fermo sui binari. Poi la polizia chiama l’officina Un guasto al treno? Ci pensa l’Aci a farlo ripartire. È successo a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, dove, grazie all’intervento di un meccanico dell’Automobil club italiano, il pendolino Roma-Napoli, bloccato per un guasto ai freni, è potuto ripartire.

Con ACI si viaggia sicuri!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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08 Set 2005

FIAT, la prossima «500» insieme alla Ford

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«Sarà la Ford il partner della Fiat nell’ambito di una alleanza industriale che il gruppo torinese sta sviluppando per produrre un nuovo modello». È quanto emerge dalle anticipazioni raccolte da www.quattroruote.it, il sito web del mensile specializzato di automobilismo.
In particolare – precisa il sito – «il partner sarà Ford Europe, la consociata continentale del colosso di Detroit che ha sede a Colonia e il modello oggetto dell’alleanza sarà la nuova Fiat 500,
saranno prodotti nella stabilimento Fiat di Bielsko Biala, in Polonia».
Si tratta dell’impianto che già oggi fabbrica la nuova Panda, la ’600 nonché i piccoli motori diesel Multijet 1.3, ultimi utilizzati anche dalla General Motors. L’inizio della produzione della nuova ’500 sarebbe previsto per il 2007. «L’alleanza» riporta il sito, «è solo industriale e non prevede scambi azionari tra le due aziende».

Così dovrebbe essere la nuova 500

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10 Mag 2005

Assalto alla Rete, violati migliaia di siti Web

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Un hacker europeo è riuscito a rubare informazioni alla Nasa, a basi militari e centri di ricerca. E’ un 16enne
Un colpo grosso alla rete Internet mondiale quello sferrato da un hacker europeo ancora minorenne: prima è riuscito a entrare furtivamente nei sistemi di Cisco Systems, azienda che gestisce con i suoi apparati gran parte del traffico sul Web. Impresa non facile ma non «pionieristica». Poi, da questo punto di osservazione privilegiato, ha escogitato un sistema per impossessarsi di informazioni segrete (password e codici identificativi) che gli hanno consentito di violare per un anno migliaia di sistemi informatici compresi quelli di basi militari Usa, della Nasa e di laboratori di ricerca top secret. Un’abilità che lo ha immediatamente classificato come un hacker decisamente fuori dal comune. Tant’è che gli investigatori informatici hanno impiegato oltre un anno per individuarlo. Secondo il New York Times che ha rivelato la notizia, il pirata potrebbe essere un sedicenne svedese di Uppsala incriminato nel marzo scorso per intrusioni nei sistemi informatici della sua università.

Un hacker al lavoro

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