Archive for Agosto 2014

21 Ago 2014

senza parole

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14 Ago 2014

La commissione trasporti della Camera boccia il controsenso ciclabile

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La commissione trasporti della Camera boccia il controsenso ciclabile
Insorgono le associazioni dei ciclisti: pedalare contromano
è più sicuro e fa risparmiare tempo e chilometri
Brutte notizie per i ciclisti italiani: pedalare contromano sarà proibito. Un emendamento presentato da Scelta Civica e accolto dalla Commissione trasporti della Camera ha cancellato la possibilità di introdurre nel codice della strada il “controsenso ciclabile”, noto anche come “senso unico eccetto bici”.
Anche se la norma aveva limitazioni (non riguardava tutte le strade, ma solo le aree dove il limite per le automobili è già di trenta chilometri orari, con una carreggiata larga più di quattro metri e sempre a discrezione del sindaco) non vedrà la luce e dovranno revocarla i comuni che la applicavano in via sperimentale. Tra questi, Reggio Emilia, Lodi, Pesaro, Lodi, Bolzano.
I ciclisti possono violare il contromano riservato alle auto in molti paesi europei: Germania, Francio, Belgio, Svizzera e i paesi scandinavi accordano loro questo potere. Secondo le associazioni che riuniscono gli amanti delle due ruote, violare il senso unico è sicuro: permette infatti a chi pedala di vedere meglio le auto che sopraggiungono e di risparmiare tanta strada. Perché, obiettano le associazioni, fare dei percorsi più lunghi pensati per gli automobilisti, quando in sella si può risparmiare tempo e fiato preziosi?

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07 Ago 2014

il carro di Fontanarosa

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La festa richiama ogni anno, il 14 agosto migliaia di
emigranti e turisti
Quando si parla di Fontanarosa (Avellino), il
pensiero corre spontaneamente all’Obelisco di paglia
che viene costruito e trasportato, ogni anno, in
occasione del Ferragosto. Ed è così. Il Carro o
“obelisco di paglia” costituisce la caratteristica del
paese, almeno dal lato tradizionale e folcloristico e,
in qualche modo, anche artistico, perché, se di arte si
dovrà parlare, si tratta soltanto di artigianato, nel
senso che, da circa un secolo e mezzo, si è
tramandata quest’arte di intrecciare la paglia
inumidita, in modo da ottenere trecce e bastoncini,
che, cuciti insieme e alternati, danno luogo a
colonne, capitelli, guglie, foglie, manti di ogni formae proporzione, secondo un disegno prestabilito: iltutto ben fissato su telai di legno per assicurarne la stabilità e la durata.
Il nostro Carro è un maestoso congegno alto circa 28 metri, strutturato in legno
massiccio rivestito di paglia lavorata a mano. Il nome “Carro” gli è più appropriato
che “Obelisco”, perché tutta la struttura mastondontica poggia su un grosso carro
agricolo a due ruote di legno rivestito con cerchio di ferro e dotato di un robusto
timone sporgente, a cui vengono attaccate due coppie di buoi per il trasporto; alla
parte posteriore del carro è collocato un meccanismo per regolarne il movimento,
denominato “martinicca”, azionata da un intelligente manovratore, che, una
volta, era il defunto quasi centenario Michele De Luca “Catrenella “, e ora è il devoto
fervente dottor Cirìaco Furcolo, coadiuvato dai proff. Iannuzzo Salvatore e
Bianco Luigi.


Qual è l’orìgine del “Carro” di Fontanarosa?Anche se non ci sono notizie stori-che attendibili, tuttavia si può affermare con sicurezza che l’origine di questa tradizione mista di religiosità e folclore risalga acirca due secoli fa, quando i nostri antenati, come del resto tutti gli abitanti del
meridione, seguendo l’usanza dei popoli primitivi, erano soliti offrire alla divinità le
primizie del loro raccolto.Già l’autore sacro nella Genesi afferma che Abele offriva al Signore “i primi natidel suo gregge” (Gen. 4,3). E, nella Festa dei Tabernacoli, gli Ebrei, in
ringraziamento a Dio, offrivano le primizie dei lavori (Esodo 23,16). Cosi pure nel
Levitico è detto: “Quando sarete entrati nel paese che io vi do e ne mieterete la
mésse, porterete al sacerdote un covone, come primizia del vostro raccolto”
(Lev. 23,10- 11,15).Come gli Ebrei, anche i popoli pagani praticavano questo rito. Presso i Romani,poi, vigeva un culto particolare al Dio Pale e alla dea Cerere. Pale, a cui si offriva
latte e focacce, era protettore della prima comunità pastorale, ai tempi di
Romolo. Cerere era venerata presso gran parte dei popoli italici. Era
rappresentata in piedi, con la falce in una mano e un fascio di spighe nell’altra.
In aprile, in modo solenne, e in agosto e ottobre, meno solenne, ma sempre
con canti, orgie e danze tradizionali, le si offrivano le primizie dei campi.
Col passaggio del culto pagano a quello cristiano, il rito propiziatorio dell’offerta
si mutò in atto di ringraziamento per il buon raccolto e di adorazione alla divinità,
da cui ci si aspettava qualche favore o grazia per sé e per i propri cari vivi e
defunti.La stessa usanza venne tramandata nelle zone del mezzogiorno, e, quindi, nei
nostri paesi. Così, ogni contadino si faceva un dovere e un vanto di portare al Santo o alla Madonna parte del suo raccolto.Col passar del tempo, i contadini di ogni contrada mettevano insieme le primizie della mietitura e, tra canti e suoni campestri, su un carro addobbato di spighe e tirato da buoi, le portavano in dono alla Madonna, la cui effigie dominava in cima a quel primo
“carro” rustico.A questo punto bisogna introdurre, nella nostra storia, l’idea è la decisione da costruire il “Carro di paglia” più o men nelle proporzioni di oggi. Come è avvenuto
ciò?Qualcuno ha voluto trovare una derivazione
del nostro “Carro” dalle manifestazioni religiose e folcloristiche che si svolgevano in Campania nel Settecento, mentre nell’Ottocento fu modificato l’elementocentrale che fu ridotto a un obelisco a
forma piramidale con in cima un’immagine
sacra. E costui ritiene che forse a queste
guglie si dovettero ispirare i nostri bravi
artigiani del legno e della paglia.
Noi siamo di parere diverso, perché riteniamo che dei semplici artigiani non
avrebbero potuto creare un’opera d’arte come il nostro “Carro”, senza un modello
preesistente. Affermiamo, pertanto, che i nostri primi costruttori del “Carro”
dovettero essere autentici studiosi d’arte e che, quindi, il trapasso quasi immediato,
dalla tradizione di trasportare su un carro agricolo rivestito di spighe di
grano le primizie del raccolto alla Madonna, alla costruzione di una meravigliosa e
originale opera d’arte, qual è il nostro “Carro”, sia dovuto quasi certamente al
genio di un grande artista del tempo, come diremo.
Si conosce, infatti, il nome di un certo Giuseppe Martino, falegname del paese,
che abitava in via Bastione, nel centro storico. Doveva essere un bravo artista
del legno. Tra gli altri, aveva due figli: Generoso e Stanislao, che, seguendo
l’usanza del tempo, imparavano il mestiere nella bottega del padre. Erano
intelligentissimi e, per meglio perfezionare i loro prodotti artigianali, certamente
non tralasciavano di consultare libri di arte. Fu appunto, in seguito alla conoscenza
e allo studio degli antichi obelischi, che sorse in loro l’idea di farne una
riproduzione, non in pietra scolpita come quelli, ma in legno e paglia lavorata,
perfezionando e dando forma classica all’antico “carro agricolo”, che serviva a
trasportare, come abbiamo detto, l’offerta del grano alla Madonna. Nacque così il
primo nostro “Carro”, che fu anche il primo del genere nella storia dell’arte minore,
seguito poi da quello di Mirabella Eclano.
Prima di parlare più dettagliatamente del nostro “Carro”, crediamo opportuno dare
almeno qualche notizia sugli antichi obelischi, per convincerci sempre più
dell’affinità e corrispondenza tra questi e il nostro “obelisco di paglia”.
Gli Obelischi era monumerì commemorativi dell’antico Egitto, modellati sia in
legno, sia nell’abbondante materiale di pietra locale, misuranti l’altezza varia da
alcuni centimetri a più decine di metri, del peso anche di centinaia di tonnellate,
eretti dai Faraoni, all’ingresso dei templi, a divinità tra le più famose e venerate,
anche se qualche storico ne nega il carattere sacro.
Ogni obelisco consta di quattro facce piane, le quali presentano progressiva
riduzione in larghezza dalla base, procedendo verso l’estremità superiore modellata
come una piccola piramide spesso
rivestita di metallo prezioso per far      riflettere la luminosità dei raggi del
dio sole. L’estremità inferiore del
monòlito, anch’essa quadrangolare,
non posava sul nudo terreno, ma su
adatto basamento, cubico o
parallelepipedo, decorato da vasi o
da figurazioni simboliche. L’obelisco,
lavorato nella cava di pietra e
trasportato a destinazione, veniva
innalzato con canapi e leve di
legno. Gli obelischi egiziani furono
imitati da molti popoli, come l’Etiopia, e portati anche altrove, per es. a Roma,
ove se ne contano parecchi. Anche l’incantevole obelisco di Piazza del Gesù a
Napoli ne è una derivazione meravigliosa.
Seguendo questi modelli, i fratelli Generoso e Stanislao Martino potettero
agevolmente far conoscere la loro arte lavorativa del legno e della paglia.
Ecco perché il. nostro “Carro” ha la forma di un maestoso obelisco, con le stesse
caratteristiche e motivazioni, anche se il trasporto avviene con scopo e rituale
diverso.E, un bel giorno, Generoso Martino, che era nato a Fontanarosa il 2-12-1833 da
Giuseppe e da Maria Concetta Mele, con la collaborazione del fratello
secondogenito Stanislao e di molti altri artisti locali, con molto coraggio e
preparazione, realizzava il primo grandioso “Carro” ottagonale, che è entrato
nella storia del nostro paese e del lrpinia. Lasciamo al lettore supporre quanti
operai e volontari abbiano lavorato, sotto la direzione dei fratelli Martino, per la
realizzazione di quella prima maestosa opera d’arte, di cui, per fortuna, ci è stata
conservata una riproduzione fotografica (vedi foto sopra riprodotta).
Nel 1865 Stanislao Martino si trasferì a Mirabella Eclano, dove si era sposato
con Faustina Campagna e dove continuò la tradizione fontanarosana di costruire
anche là il Carro di paglia intrecciata.
Intanto, il “Carro” ottagonale di Fontanarosa attirava sempre più le folle degli
spettatori e dei turisti, particolarmente nel giorno del trasporto, il 14 agosto. Era un
incanto di arte barocca!
Col passar degli anni, l’attrattiva di questa meravigliosa composizione armonica per
figurazioni e riproduzioni di statue e disegni vari è andata sempre più scemando,
sicché, mentre il primitivo obelisco veniva costruito con fede, passione e
dedizione spontanea e disinteressata, le altre forme artistiche, che si sono
susseguite nel tempo, sono apparse soltanto come manifestazioni folcloristiche.
Infatti, la prima forma ottagonale, la più perfetta, dopo l’incendio che la distrusse
nel 1889, dallo stesso ideatore Generoso Martino fu sostituita con una seconda
forma o sagoma ben diversa, quadrangolare, più semplificata, ma ugualmente ricca
di arte e di armonia in un barocco leggero e attraente, che durò, anche dopo la
morte dell’autore, avvenuta il 7-11-1904, e dopo la caduta del carro nel 1907-8,
fino all’anno 1947, allorché si ritenne necessario rinnovare l’intero tessuto e
rivestimento di paglia intrecciata ormai logorato dal tempo, conservando, però, con
la massima scrupolosità, il medesimo disegno del carro precedente (vedi foto
riprodotta).
E questo rinnovamento durò dal 1951 al 1969. In
quest’anno si sentì il bisogno di rifarlo ancora, ma,
questa volta, pur essendo stato affermato, nel
Resoconto dei festeggiamenti del 1969, che “il
disegno del nuovo carro sarà il medesimo di
quello precedente!”, si abolì di proposito il
disegno precedente e se ne ideò uno nuovo (negli
anni 1969-72), che è il risultato forse per
mancanza di fondi alquanto spoglio e sbiadito.
È il Carro che ora possediamo! (Vedi sesta foto).
Fra qualche giorno lo vedremo svettare nel cielo
azzurro infocato, nel piazzale della periferia, pronto
ad essere trasportato in paese, nel pomeriggio del
prossimo 14 agosto, verso le ore 17, tra l’afflusso
di migliaia di cittadini, turisti e visitatori ammirati
e divertiti, provenienti da tutta la regione.
Non ci diffondiamo nel descrivere come il nostro
Carro viene montato nei suoi sette piani o
registri, o come viene azionato il timone con i buoi, né come il Carro viene
mantenuto in equilibrio, durante il lento cammino, dalle decine e decine di canapi
e funi, a cui si aggrappano centinaia di giovani festanti, La cerimonia è suggestiva.
Più che descriverla, bisogna viverla per sentirne l’emozione e l’entusiasmo.
Lentamente, dopo la benedizione del sacerdote e lo sparo di alcuni colpi in aria
per segnale, il convoglio, sormontato da una statua della Madonna rivestita di un
manto intrecciato, si muove dal posto dove viene costruito, a circa quattrocento
metri dal centro, fino alla piazzetta prospiciente il Corso Mazzini.
L’avvenimento folcloristico segna come la preparazione immediata alla Festa del
15 e, specialmente, alla solenne processione, che, nel pomeriggio, si snoda per le vie non soltanto principali, come nel passato, ma anche secondarie, in onore dell’Assunta, che, sul suo “manto”, raccoglie paziente le pingui offerte monetarie dei fedeli suggestionati dalla persistente trasgressione liturgica! Dopo pochi giorni, l’obelisco viene smontato,pezzo per pezzo, e viene riportato nell’apposito casetta fatta costruire nelle adiacenze del luogo dove avviene la
costruzione.L’eco del suggestivo incanto del nostro Carro è giunta ormai dovunque, anche se il rito primitivo prettamente religioso si è mutato in una scena soltanto folcloristica. Ma la Madonna Assunta, che è tanto misericordiosa, sa compatire le nostre deficienze e ci invita ed esorta sempre alla conversione e all’amoresincero verso di Lei, nostra buona Madre.

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06 Ago 2014

Schettino ‘docente’ alla Sapienza, il rettore: “Direttore master rinviato a Corte di disciplina”

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di Nello Trocchia:

“Un comportamento grave che sarà censurato. E’ una iniziativa autonoma del professor Mastronardi, direttore del master, che ha commesso alcune cose molto gravi. Ha dato la sponda al signor Schettino su una sede pubblica prestigiosa come la ‘Sapienza’ e presso l’Aeronautica militare, altra istituzione prestigiosa”. E’ durissimo il giudizio del professore Luigi Frati, rettore dell’università La Sapienza  di Roma, sulla partecipazione del comandante Francesco Schettino, sotto processo per la tragedia della Concordia, ad un seminario nell’ambito di un master in scienze criminologico-forensi. Cosa rischia il professore Vincenzo Mastronardi, direttore del Master? “Raccolgo le carte per rinviarlo davanti alla Corte di disciplina per una sospensione o altri provvedimenti”. E sulla difesa del professore, Frati replica: “Ho visto la pietosa bugia del docente all’insegna del ‘non sapevo’. Una balla smentita dal programma stampato che prevedeva la presenza di Schettino” di Nello Trocchia

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02 Ago 2014

ora capite perché non veniamo a farvi visita!!

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01 Ago 2014

Partorisce nella pausa pranzo e abbandona la bimba in un parco

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VARSAVIA – Non solo era riuscita a nascondere la propria gravidanza ad amici e colleghi, ma poi, quando è entrata in travaglio durante l’orario di lavoro, ha pensato bene di partorire da sola in un angolo isolato di un parco durante la pausa pranzo, per poi abbandonare la bimba che aveva appena dato alla luce. Protagonista dell’agghiacciante vicenda è una donna di Ilawa, in Polonia. Jolanta Czarnecka, 30 anni, una volta tornata al lavoro è stata tradita da alcune gocce di sangue e non è bastato tranquillizzare il suo capo assicurando di stare bene. La donna è stata condotta in ospedale, dove è stato scoperto che aveva appena

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