Archive for Febbraio 2014

24 Feb 2014

La banca gli pignora casa e lui consegna le macerie con un tir al direttore

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La notizia sta facendo il giro del Mondo, ma ancora non si sa tanto sull’accaduto. E’ successo a Lovech, una piccola cittadina in Bulgaria, a fine 2013. L’uomo non riuscendo più a pagare il mutuo per la sua casa ha preferito spendere i suoi ultimi risparmi per demolirla piuttosto che farsela portare via dalla Banca.
Quando la legge lo permette: il contratto del Mutuo stipulato con la Banca prevedeva soltanto l’acquisto della Casa e non del Terreno, perciò la famiglia ha agito in questa maniera: ha restituito si la Casa al suo nuovo proprietario, e cioè la Banca, ma lo ha fatto in modo abbastanza “originale” consegnando la Casa non più intera ma sotto forma di Macerie.
Consegna a Domicilio: Le macerie sono state caricate su un grosso camion e successivamente consegnate proprio di fronte alla sede centrale della Banca a Teteven (il luogo dove è stato stipulato il Mutuo) davanti allo stupore degli impiegati e dei passanti.
Ultimatum di 1 Settimana: L’uomo e la sua famiglia hanno cercato in tutti i modi di rimanere nella loro casa, implorando pietà al direttore della Banca, ma come risposta si sono sentiti dire che “non potevano essere fatte eccezioni, e che avevano una settimana di tempo per lasciare la casa”.
Potete immaginare la faccia del Direttore della Banca vedendosi scaricare la “sua nuova casa” in quelle condizioni proprio di fronte all’ingresso principale della Banca. Gli sarà piaciuta la Sorpresa?

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19 Feb 2014

ECHELON e la base Militare di Remondò

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DI Vimana
Ho notizie abbastanza inquietanti su una nuova installazione spuntata, letteralmente dalla notte al giorno, nella base Militare dell’Aeronautica 112^ Radar di Remondò (PV).
Alcuni giorni fa, gli abitanti di Remondò e dintorni hanno notato percorrendo la statale che porta da Mortara a Remondò e che passa davanti alla base, una nuova e strana installazione. Chi é passato da quella strada fino all’imbrunire della sera precedente, non ha notato nulla compreso il sottoscritto!
Ho saputo da altri l’indomani, che era spuntato un nuovo tipo di fungo in Lomellina e sono subito andato a dare un’occhiata di persona!
Fin dalla prima occhiata mi é sembrato qualcosa di davvero insolito e ho incominciato a documentarmi.
Ho parlato di un “nuovo tipo di fungo” non a caso perchè la forma di questo nuovo radar può con una certa ironia, ricordare un fungo con un corto gambo.
Sono partito dalla sua forma a sfera isotropica, che mi ha subito fatto pensare a qualcosa di collegato con le microonde e avevo ragione! Alla fine sono arrivato a capire cos’é. Non è stato un piacere quando ho scoperto essere un’istallazione di ECHELON!!!

Giudicate voi

http://it.wikipedia.org/wiki/ECHELON

ECHELON ITALIA: ORECCHIO DEI SERVIZI SEGRETI

 Il braccio supersegreto dello spionaggio italiano: la struttura più potente mai realizzata in Italia su pressione del governo USA. Milioni di persone schedate nel Belpaese da una rete riservata sulla quale il Parlamento non ha il diritto di sapere nulla. Intercettati abusivamente dal RIS (Reparto Informazioni e Sicurezza), senza un mandato della magistratura: giudici non malleabili, giornalisti indomabili, ma anche industriali, politici, ecologisti, ambasciatori, contestatori sociali, prelati come don Gallo, chi si oppone alla guerra o all’installazione di basi militari straniere, chi combatte civilmente l’alta velocità. Non mancano poliziotti, carabinieri e finanzieri non allineati alle direttive supreme del sistema di potere. Una branca supersegreta al di sopra della legge proprio come Eurogendfor.

- Gianni Lannes- 19 febbraio 2012- Ecco il grande fratello militare. «We are watching you»: “ti stiamo osservando”. Dallo spazio, infatti, qualcuno ci spia. Non si tratta di extraterrestri, ma di satelliti controllati segretamente dai governi. A confronto le intercettazioni telefoniche di spioni pubblici e privati che hanno coinvolto la Telecom dei tempi di Tronchetti Provera (Tavaroli e soci), sembrano una bazzecola. L’aria e il cielo sono intrisi di segnali elettronici. Intercettarli è facile come raccogliere la pioggia con un secchio. Numerosi cittadini con la fedina penale immacolata, a loro insaputa sono schedati elettronicamente, grazie ai prodigi di un braccio supersegreto dell’ex Sismi, specializzato in spionaggio d’ogni genere e guerra elettronica. E’ tutto documentato nei fascicoli personali: dalle credenze religiose a quelle politiche, fino alle attività professionali e del tempo libero. Siamo controllati e sorvegliati da tempo a nostra insaputa. Il presidente del Consiglio Monti, se non fosse troppo distratto dalle pressioni estere, dovrebbe informare subito le Commissioni parlamentari competenti: Affari costituzionali e Difesa.

 

 

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11 Feb 2014

COME ABBIAMO FATTO A SOPRAVVIVERE NOI BAMBINI DEGLI ANNI 50 – 60 – 70 – 80 ?

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di Nicola Marchini

1.- Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né
airbag…
2.- Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata
speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.
3.- Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con vernici a base di piombo.
4.- Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini. confezioni dei
medicinali nei bagni alla portata di tutti.
5.- Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.
6.- Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino invece che dalla
bottiglia dell’acqua minerale…
7.- Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che
avevano strade in discesa si lanciavano e a metà corsa si ricordavano di non
avere freni. Dopo vari scontri contro i cespugli, imparammo a risolvere il
problema. Sì, noi ci scontravamo con cespugli, non con auto!
8.- Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima
del tramonto. Non avevamo cellulari… cosicché nessuno poteva
rintracciarci. Impensabile .

9.- La scuola durava fino alla mezza, poi andavamo a casa per il
pranzo con tutta la famiglia (si, anche con il papà).
10.- Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti. La colpa non era di
nessuno, se non di noi stessi.
11.- Mangiavamo biscotti, pane olio e sale, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare…
12.- Condividevamo una bibita in quattro… bevendo dalla stessa bottiglia
e nessuno moriva per questo.
13.- Non avevamo Playstation, Nintendo 64, X box, Videogiochi ,
televisione via cavo con 99 canali, videoregistratori, dolby
surround, cellulari personali, computer, chatroom su Internet
… Avevamo invece tanti AMICI.
14.- Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa
dell’amico, suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza
bussare e lui era lì e uscivamo a giocare.
15.- Si! Lì fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto?
Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano
delle squadre per giocare una partita; non tutti venivano scelti
per giocare e gli scartati dopo non andavano dallo psicologo per il trauma.
16.- Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né d’iperattività; semplicemente prendeva qualche scapaccione e ripeteva l’anno.
17.- Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità … e imparavamo a gestirli.
La grande domanda allora è questa:
Come abbiamo fatto a sopravvivere? E a crescere e diventare grandi? Se appartieni a questa generazione, condividi questo post con i tuoi conoscenti della tua stessa generazione…. e anche con gente più giovane perché sappiano come eravamo noi prima!

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04 Feb 2014

Danimarca e noi pensavamo che fosse un paese civile

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Danimarca: clienti pagano per fare sesso con animali.
2 febbraio 2014 in Comunicati, Esclusiva Esteri, Gay e Pedofili, Immigrati
Prendono sempre più piede, in Danimarca, i bordelli animali, in cui i clienti pagano per fare sesso con animali. La metà degli Stati Uniti d’America non ha divieti per tale attività. I bordelli animali della Danimarca stanno facendo pubblicità sulla rete e catturano clienti dalla Norvegia, dalla Germania, dall’Olanda e dalla Svezia, tutti desiderosi di pagare per accoppiarsi con cavalli ed altre bestie. La Danimarca dice che non è illegale e non farà assolutamente nulla finché nessuno – compresi gli animali – verrà danneggiato.
Dunque lo schifo, il senso di ripugnanza e la vergogna della maggior parte dei danesi, non sono sufficienti per legiferare su un argomento per il quale, tra l’altro, dovrebbe bastare anche solo un pò di rispetto, etica… intelligenza!
Ma non è finita qui, perché alcuni studi dimostrerebbero il collegamento fra comportamento abusivo verso gli animali e comportamento abusivo verso la gente: il 96% degli intervistati che ha ammesso di aver praticato abusi sugli animali ha anche ammesso abusi sessuali sulla gente.
PETA lancia la sua offensiva contro questa nuova pratica, chiedendo l’appoggio di tutti (per lo meno dei più intelligenti…), e prega di segnalare eventuali siti dove venga riscontrata la pubblicità (fatelo qui) di questa forma di abuso animale…
Non bastava lo schifo provato per il turismo sessuale della Thailandia, degli abusi sui minori e di tutto lo schifo che l’Homo Sapiens può produrre ai suoi simili… ora gli animali non sono più liberi nemmeno di accoppiarsi tra loro.
In Danimarca lo stupro degli animali è legale
Scopriamo con orrore che è legale, in Danimarca, stuprare gli animali. Diciamo no a questo orrore.
Sei così piccolo e indifeso. Sei terrorizzato, provi un dolore orribile, sei stato legato e stretto attorno al collo dal tuo aguzzino senza possibilità di fuggire. Sei stato picchiato e preso a calci finché non hai quasi perso i sensi, poi trascinato in una stanza dove il tuo torturatore ne ha pagato un altro per farti una cosa così brutta e dolorosa che speri non sopravviverai.
Ma sei cosciente. Sei cosciente mentre distruggono, deliberatamente, i tuoi organi interni. Le tue delicate ossa pelviche si spezzeranno, la pelle ti si lacererà. Le tue zampe saranno forzate al punto che muscoli e legamenti subiranno dei danni che ti provocheranno un dolore inimmaginabile.
Così tanto dolore, così tanta paura, così tanto orrore per qualcuno così piccolo e così innocente.
E mentre piangi e guaisci speri che qualcuno, chiunque, ti aiuti e faccia smettere quel dolore. Cerchi di combattere il tuo aguzzino, di opporti ma non puoi, sei legato e ti chiudono la bocca e non puoi difenderti in alcun modo.
Speri che la morte sarà dolce e che ti porterà via, via da quel posto, perché nessuno possa farti più così male perché se sopravvivi, domani il tuo padrone prenderà soldi da qualcun altro che abuserà di te e ti stuprerà di nuovo.
Non capisci cosa ti sta succedendo. Perché nessuno ti salva? Perché ti fanno questo? Cos’hai fatto di così brutto da meritare questa punizione?
La verità è che non hai fatto nulla. Sei innocente.
La ragione per cui qualcuno ti fa questo è che ti trovi in Danimarca, dove lo stupro di animali indifesi è ritenuto legale dal Governo. Uomini vigliacchi e crudeli sono autorizzati dalla legge a catturare migliaia di altri animali come te, per obbligarli a sopportare un dolore così orribile ogni giorno, ogni ora in quelli che chiamano bordelli animali.
La tua unica speranza sono le persone decenti là fuori, a cui importa di te, per dire al Governo danese e al popolo danese che lo stupro degli animali non è accettabile, non è giusto, che dovrebbe essere illegale, che deve fermarsi immediatamente.
Se le persone decenti non faranno questo, tu e i tuoi compagni finirete come Lunar, recentemente stuprata e uccisa in Turchia – dove violentare e massacrare gli animali non è reato, come in Danimarca.
Stuprare un animale è in tutto e per tutto una forma di violenza e NON E normale. È orribile. Non deve accadere.
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04 Feb 2014

Incinta a 19 anni, il clan la condanna a morte

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La sua colpa è stata quella di aver macchiato l’onore del clan: così è stata gettata in un pozzo con un grembo un bimbo di otto mesi. È l’agghiacciante storia di Hacer, 19 anni, una ragazza turca che fino a pochi mesi fa viveva con la famiglia in un villaggio del distretto di Viransehir, vicino a Sanliurfa, nell’Anatolia sudorientale. La stampa di Ankara riferisce che Hacer aveva avuto una relazione con un giovane poi partito per il servizio militare. Dopo 4 mesi si era accorta di essere incinta, ed era fuggita da villaggio per timore della ‘punizione’ che avrebbe deciso il clan.
FUGA E RITORNO Era stata accolta da uno zio a Diyarbakir, la ‘capitale’ del Kurdistan turco. Poco prima della nascita del suo bambino la famiglia le aveva mandato messaggi di riconciliazione, invitandola a tornare: «sei perdonata» le avevano garantito. Ma non era vero. Il clan si era riunito e l’aveva condannata a morire. Solo la madre si era opposta. Ma il suo parere non era stato preso in considerazione. Due fratelli erano andati a prenderla a Diyarbakir, per accompagnarla a casa. Ma in realtà l’avevano portata invece in una zona deserta. Dove l’avevano strangolata con del filo di ferro, prima di buttare il cadavere in un pozzo profondo 18 metri. La polizia ha arrestato i due fratelli, e altri 4 membri del clan. I delitti d’onore e la violenza contro le donne rimangono un fenomeno endemico nel Paese. Negli ultimi cinque anni hanno fatto più di 800 vittime. Nel 2013 28mila donne sono state vittime di violenze nel Paese, 4.500 sono state sottoposte a programmi di protezione. Stando a un rapporto Onu, il 39% delle donne turche ha subito violenze. I reati di natura sessuale sono aumentati nel Paese del 400% negli ultimi 10 anni. Diverse ong ritengono questi dati sottovalutati, in quanto molti casi di violenze domestiche, in particolare nelle periferie delle grandi città e nelle zone rurali dove predomina una società musulmana patriarcale, sono tenuti nascosti dalle famiglie.
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ANKARA – La sua colpa è stata quella di aver macchiato l’onore del clan: così è stata gettata in un pozzo con un grembo un bimbo di otto mesi. È l’agghiacciante storia di Hacer, 19 anni, una ragazza turca che fino a pochi mesi fa viveva con la famiglia in un villaggio del distretto di Viransehir, vicino a Sanliurfa, nell’Anatolia sudorientale. La stampa di Ankara riferisce che Hacer aveva avuto una relazione con un giovane poi partito per il servizio militare. Dopo 4 mesi si era accorta di essere incinta, ed era fuggita da villaggio per timore della ‘punizione’ che avrebbe deciso il clan.
FUGA E RITORNO Era stata accolta da uno zio a Diyarbakir, la ‘capitale’ del Kurdistan turco. Poco prima della nascita del suo bambino la famiglia le aveva mandato messaggi di riconciliazione, invitandola a tornare: «sei perdonata» le avevano garantito. Ma non era vero. Il clan si era riunito e l’aveva condannata a morire. Solo la madre si era opposta. Ma il suo parere non era stato preso in considerazione. Due fratelli erano andati a prenderla a Diyarbakir, per accompagnarla a casa. Ma in realtà l’avevano portata invece in una zona deserta. Dove l’avevano strangolata con del filo di ferro, prima di buttare il cadavere in un pozzo profondo 18 metri. La polizia ha arrestato i due fratelli, e altri 4 membri del clan. I delitti d’onore e la violenza contro le donne rimangono un fenomeno endemico nel Paese. Negli ultimi cinque anni hanno fatto più di 800 vittime. Nel 2013 28mila donne sono state vittime di violenze nel Paese, 4.500 sono state sottoposte a programmi di protezione. Stando a un rapporto Onu, il 39% delle donne turche ha subito violenze. I reati di natura sessuale sono aumentati nel Paese del 400% negli ultimi 10 anni. Diverse ong ritengono questi dati sottovalutati, in quanto molti casi di violenze domestiche, in particolare nelle periferie delle grandi città e nelle zone rurali dove predomina una società musulmana patriarcale, sono tenuti nascosti dalle famiglie.

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03 Feb 2014

Una vita sulla sua Harley Davidson: muore e si fa seppellire con la moto

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Billy Standley, una vita con la passione per le due ruote, e quando è morto ha deciso di farsi seppellire con la sua Harley Davidson.
La notizia giunge dalla Pennsylvania, negli USA. Per questo l’uomo ha realizzato un bara su misura: pareti in plexiglas trasparente e rinforzata con barre di legno e di acciaio per sopportare il peso supplementare della sua moto da 400 kg. Così, all’età di 82 anni, è morto per un tumore ai polmoni. Il suo corpo è stato imbalsamato, poi assicurato alla moto e rivestito col casco e il giubbotto di pelle.

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02 Feb 2014

TURCHIA CHOC, SPOSA BAMBINA UCCISA A 14 ANNI:IL SECONDO FIGLIO MORTO DOPO IL PARTO

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 Uccisa da una pallottola a 14 anni e dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio. E’ morta così una ragazzina, sposa bambina a 11 anni, nel sudest della Turchia.Lo riporta il sito del quotidiano Hurriyet, spiegando che K.E., del villaggio di Pervasi, nella provincia di Siirt, a 11 anni era stata data in sposa dalla sua famiglia a un uomo di alcuni anni più vecchio di lei, M.A. Meno di un anno dopo aveva dato alla luce il suo primo figlio e, a breve distanza di tempo, era rimasta incinta per la seconda volta. Il marito era partito per il militare quando lei era al settimo mese di gravidanza e, la scorsa settimana, la bambina ha partorito in casa della famiglia di M.A.NEONATO MORTO Poco dopo, il neonato è morto per cause naturali e, dopo due giorni, il corpo della giovane madre è stato ritrovato riveso sul suo letto, trafitto da una pallottola. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta e la famiglia di M.A. nega ogni responsabilità. Sostiene che la giovane era depressa per la perdita del figlio e ha commesso suicidio. Nega inoltre che K.E. avesse 14 anni, sostenendo che era in età più avanzata.SPOSE BAMBINE Nonostante una legge li vieti, i matrimoni con giovani appena arrivate all’età della pubertà sono frequenti soprattutto nel sud-est della Turchia, a maggioranza curda e culturalmente più arretrato. Le nozze, concordate per interesse dalle famiglie dei due sposi, vengono celebrate in genere con rito esclusivamente religioso, per evitare che il reato venga scoperto.

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