Archive for Gennaio 2014

27 Gen 2014

Shoah, oggi si celebra il funerale della memoria di Alex Corlazzoli

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Oggi in classe non parlerò di Olocausto. Leggerò solo la cronaca della notizia apparsa ieri sui quotidiani, delle teste di maiale spedite a Roma, alla sinagoga, all’ambasciata di Israele e al museo. Riguarderò con i miei allievi le orribili scritte contro gli ebrei fatte sui muri della capitale: “Hanna Frank bugiardona; Olocausto menzogna mondiale”.
Non celebrerò il 27 gennaio perché nelle mie classi la memoria non dura quanto un orgasmo. Voglio dirlo con le parole dello storico francese Georges Bensoussan, responsabile editoriale del Mémorial de la Shoah di Parigi: “Non si può insegnare la Shoah ai bambini, non si può mostrare loro Treblinka. Perché è una memoria troppo pesante, troppo dura da portare e finisce per colpevolizzarli. Si può, anzi si deve, insegnare loro cosa c’è intorno alla Shoah, cosa sono il razzismo o l’intolleranza. Alle elementari puoi parlare di Anna Frank. Delle camere a gas, no”.
27 gennaio, nelle scuole italiane, si celebra il funerale della memoria. Ogni anno puntualmente qualche collega mi dice: “Tu che te ne intendi, oggi parli degli ebrei?”. Come se si dovessero ricordare solo gli ebrei e non lo sterminio dei rom, degli omosessuali, dei prigionieri politici. Eppure gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, ‘Giorno della Memoria’, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Forse oggi il problema sta proprio nel fatto che abbiamo ripulito le nostre coscienze istituendo una giornata della memoria. Abbiamo relegato il compito di ricordare a quei docenti volenterosi che il 27 gennaio mostrano ai propri alunni La vita è bella e le immagini Auschwitz, dimenticando di parlare, per esempio, delle leggi razziali e scordando di studiare con dovizia il fascismo. Stamattina il ministro della Pubblica istruzione, Maria Chiara Carrozza, parteciperà alla classica inaugurazione di una mostra e poi da domani nelle scuole si torna a far finta di nulla. Una memoria da “operazione edicola” dove per l’occasione è spuntato persino un Dvd della Nazionale italiana che visita il campo di sterminio di Birkenau.
La memoria deve diventare vita. Nelle mie classi ricordo l’Olocausto quando parlo di razzismo e intolleranza leggendo con i bambini Girogirotonda di Federico Taddia, la storia di una piccola rom, che lava i vetri agli incroci o quando abbiamo ospitato il partigiano bolognese 86enne Armando Gasiani che ha passato ai miei ragazzi il testimone.

Faccio memoria di quella tragedia quando ogni giorno leggo il quotidiano con loro, quando in storia, arrivato al capitolo sulla civiltà ebraica, nonostante il libro di quinta citi a malapena la Shoah, mi fermo per qualche giorno a scoprire chi erano gli ebrei nel nostro territorio, cosa facevano e che fine hanno fatto. Onoro i rom, gli omosessuali, i partigiani, gli ebrei quando parliamo di Europa perché come scrive Bensoussan “bisogna avere ben chiaro che in realtà l’Unione Europea l’ha istituita per celebrare la rifondazione dell’Europa. L’unità europea è stata costruita sull’antinazismo e il simbolo del nazismo, ciò che lo differenzia dall’altro grande totalitarismo, il comunismo, è appunto la Shoah. È la Giornata della Memoria europea, non ebrea. È l’Europa dei lumi contro la notte della ragione”.

Non abbiamo bisogno di mostre, di dvd, di inaugurazioni, di belle parole a tempo determinato ma di assumere i valori che la Storia ci ha insegnato a tempo indeterminato, vivendoli nelle nostre classi ogni giorno.

Se ancora oggi c’è qualcuno, forse anche giovane, che si è permesso di scrivere sui muri della capitale “Hanna Frank bugiardona” è perché la scuola non ha svolto in maniera adeguata il suo compito.

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24 Gen 2014

Svizzera no stranieri

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Chiudere le frontiere agli stranieri e limitare la libera circolazione, mettendo un freno anche al numero di lavoratori frontalieri. Questo il succo della proposta di legge popolare “basta immigrazione di massa” che gli svizzeri dovranno votare il prossimo 9 febbraio. Quello della lotta all’immigrazione e al fenomeno del frontalierato è un vecchio pallino dell’Udc svizzera, partito di ultradestra che già tre anni fa si impose nelle cronache di casa nostra per aver promosso una campagna di affissioni che prendeva di mira i frontalieri italiani, raffigurati come topi intenti a divorare il formaggio elvetico. Ed è proprio l’Udc ad aver lanciato un referendum che vuole arrivare alla reintroduzione del contingentamento dei flussi di stranieri (compresi i lavoratori frontalieri italiani), attraverso la rinegoziazione degli accordi bilaterali sulla libera circolazione stipulati con l’Unione europea tra il 2002 e il 2008.

I numeri – A preoccupare i promotori del referendum è il momento di stagnazione economica che sta interessando anche la Confederazione, diventata sempre di più un punto di approdo per molti immigrati. In cima alle statistiche ci siamo proprio noi italiani che rappresentiamo il 15,8% del totale della popolazione straniera residente in Svizzera (291.822 persone alla fine del 2012), con un saldo migratorio che dal 2008 è sempre stato positivo (più 7286 unità solo nel 2012). Persone in cerca di una seconda occasione in quella che viene ancora ritenuta una delle zone più ricche del pianeta e che, oltre agli immigrati, ogni giorno accoglie migliaia di lavoratori frontalieri (secondo l’ufficio statistico svizzero sono 65658 gli italiani che hanno lavorato oltreconfine nel terzo trimestre 2013, in aumento del 4,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). “La Svizzera – si legge sul portale dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa – deve poter riprendere a gestire l’immigrazione e deve rinegoziare gli accordi internazionali che ostacolano questa facoltà”.

La proposta – La proposta di modifica della Costituzione Federale prevede di contingentare il numero di permessi di dimora per stranieri, compresi i richiedenti asilo e i ricongiungimenti familiari. Secondo la proposta dell’Udc i tetti massimi devono essere imposti anche agli stranieri che esercitano un’attività lucrativa “compresi i frontalieri”, sempre in funzione degli “interessi globali dell’economia svizzera” e comunque nel rispetto “del principio di preferenza agli svizzeri”. Secondo le stime diffuse dai sostenitori del referendum, dal 2007 la Svizzera ha accolto ogni anno 80mila persone in più rispetto a quelle che hanno lasciato il paese, portando la piccola confederazione sopra quota 8 milioni di abitanti “e se continua così – spiegano – tra 20 anni saremo 10 milioni”, con ripercussioni giudicate pesanti sull’occupazione e sulla vivibilità del territorio.

I sondaggi – Stando all’esito del primo sondaggio effettuato sull’argomento nei primi giorni del 2014, sembra che la maggioranza dell’elettorato svizzero sia contraria all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, che raccoglie il favore del 37% dei cittadini, lasciando però ancora un’ampia fetta di indecisi che la campagna referendaria delle prossime settimane punterà a convincere. La preoccupazione sui temi legati alla libera circolazione delle persone è diffusa soprattutto in quei territori di confine, come il Canton Ticino o il Canton Ginevra, dove gli svizzeri vedono minate le loro posizioni lavorative dalla concorrenza straniera (italiani e francesi) disposta ad accettare condizioni di lavoro più basse. È in questi territori che la proposta dell’Udc fa più presa e ha raccolto sostegno anche di alcuni esponenti di partiti moderati o addirittura nelle fila delle forze di centrosinistra che ufficialmente si schierano per il No.

Il referendum, come funziona – Il referendum in Svizzera è un istituto ultracentenario. Dal 1848 può essere richiesto con 50 mila firme per modificare ogni progetto di legge o decreto adottato dall’Assemblea Federale (il parlamento). Dal 1891 è stato introdotto il diritto di iniziativa popolare che prevede la possibilità di sottoporre al voto la modifica di una legge costituzionale (servono 100mila firme). Il voto referendario è molto diverso da quello italiano. Non c’è quorum e le decisioni vengono prese su un piano molto concreto, si aggiunge un articolo o lo si modifica e potenzialmente può riguardare tutto (tranne il bilancio federale). I cittadini ricevono a casa un libretto di spiegazioni del Consiglio Federale (nella lingua preferita) dove sono elencate le ragioni dei promotori con il testo di legge, la posizione del parlamento (con tanto di esito del voto dettagliato), quella del governo e l’eventuale controproposta. Una decina di pagine che danno la possibilità di capire con chiarezza e trasparenza cosa si andrà a votare.

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21 Gen 2014

Tifosi bolognesi contro i napoletani cori e striscioni razzisti

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La curva del Bologna F.C. insulta gli ospiti napoletani e Gianni Morandi rimette il mandato di presidente onorario della società bolognese. L’annuncio a sorpresa compare sulla pagina Facebook del celebre cantante 24 ore dopo la partita della 20esima giornata di serie A che ha visto il Bologna pareggiare 2 a 2 con il Napoli grazie ad un devastante tiro di Rolando Bianchi al 90esimo minuto. “Ieri allo Stadio di Bologna è successo qualcosa di inqualificabile e di cui mi sono vergognato”, comincia così lo sfogo dell’autore di “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”, “Prima dell’inizio della partita sono comparsi striscioni intollerabili contro la squadra e la città di Napoli e mentre le note di ‘Caruso’ con la voce di Lucio Dalla risuonavano nell’aria, una parte della curva dei tifosi rossoblu ha cominciato a fischiare”.

Il piccolo striscione, di circa una ventina di metri, apparso mezz’ora prima del fischio d’inizio del match, recitava: “Sarà un piacere… quando il Vesuvio farà il suo dovere”. L’augurio non proprio felice verso i dirimpettai partenopei, e i fischi che hanno sommerso la voce di Dalla all’altoparlante mentre cantava Caruso, hanno fatto andare su tutte le furie Morandi, presidente onorario del club rossoblù dal dicembre 2010: “Non credevo che il tifo fosse degenerato a questo punto. Sono lontani i tempi quando lo Stadio di Bologna veniva preso ad esempio per la civiltà e la sportività del pubblico presente, che sapeva addirittura applaudire la squadra avversaria quando giocava meglio della nostra”.

“Non so quanti fossero ieri quegli incivili, capaci di un simile comportamento, razzista ed offensivo – ha continuato – Spero fossero pochi, ma certamente io non mi riconosco in loro, che oltraggiano la figura di Lucio e insultano gli avversari con questa maleducazione deficiente. E essere il presidente onorario, anche se è una carica simbolica e forse inutile, non mi piace più”.

A chiedere al cantante di fare un passo indietro è stato subito il sindaco di Bologna, Virginio Merola: “Comprendo la scelta di Gianni Morandi, mi unisco alle sue parole di sdegno, mi auguro però che non abbandoni la presidenza onoraria del Bologna FC”. Dietro di lui il vero presidente della squadra, quell’Albano Guaraldi che nemmeno 15 giorni fa ha cacciato il precedente allenatore, Stefano Pioli, per far posto a Davide Ballardini: “L’idea di Morandi (quella di ascoltare le note di Caruso prima della partita ndr) voleva essere un momento distensivo tra le due tifoserie. È un peccato quello che è successo. I fischi e gli striscioni con scritte oltraggiose non sono il pensiero della città. Bisogna criticarli, perché allo stadio bisogna andare solo di esclusivamente per divertirsi e in modo civile”.

Una condanna unanime da tutto il mondo dello sport che potrebbe costare un turno di squalifica al campo del Bologna calcio – pena che verrebbe sospesa poiché la curva Bulgarelli risulta ‘incensurata’ – mentre sulla pagina Facebook del oltre alle centinaia di napoletani che vivono a Bologna e che lasciano lunghe tracce del loro sdegno, si passa anche a chi minimizza, come il giornalista sportivo Ugo Mencherini: “Te Gianni dovresti più che altro sentirti responsabile di quell’iniziativa ridicola del pre-partita con Caruso, e non fare la morale alla tifoseria del Bologna”. E ancora, un altro utente, tifoso del Bologna, scrive: “E quando ci tirano addosso le bocce di urina a Napoli cosa ci dice il nostro amico di Guaraldi?”. Con lui, conferma la versione della trasferta dei bolognesi in Campania un altro tifoso: “Si i tifosi del Napoli sono da prendere ad esempio, come in autunno quando i nostri tifosi furono bersagliati di piscia e petardi in testa dall’anello superiore del S.Paolo”.

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16 Gen 2014

Solo il marocchino può essere “pirata”

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Luglio scorso, periferia di Milano, strada buia. L’auto va veloce e uccide Beatrice Papetti, 16 anni. L’investitore si costituisce, è disperato, dice che non ha visto niente, ha un figlio coetaneo di Beatrice. Pochi giorni dopo viene scarcerato. Titolo del Corriere della Sera: “Il giudice scarcera il pirata – Beatrice uccisa due volte”. Il “pirata” è colpevole di chiamarsi El Habib Gabardi, ha 39 anni, è imperdonabilmente marocchino.
Giorni fa, periferia di Milano, strada buia. L’auto veloce uccide una donna incinta, Magda Niazy Sehsah, 28 anni, e suo figlio Roumando, detto Yassè, 4 anni. Il “pirata” non è “pirata” perché è italiano: Roberto Luciano, 28 anni, “asso del basket”, non ha visto niente ed è disperato. Titolo del Corriere, in prima pagina: “Lo strazio senza fine di quel conducente”. La sublime penna di Isabella Bossi Fedrigotti ci spiega che anche lui è vittima, di una “micidiale fatalità”.
Questo, direbbe Magritte, non è razzismo.

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15 Gen 2014

Scadenze prodotti

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Il prodotto che ho preso é della semplice panna con scadenza nel 2014 prodotta alla fine 2012 quindi 2 anni di vita. Poniamo un esempio che nel negozio in cui era in vendita non la venda. Che fa ci perde soldi? Certo che no, la ridà indietro ed avrá in cambio una nuova. Lo scopo di questo gesto? Il prodotto verrá ribollito e pastorizzato ed ecco che sotto la confezione mancherá il numero uno così la catena puó continuare fino al numero 6. Cioé un prodotto puó anche avere ben 12/18 anni, sembra impossibile ma é una veritá nascosta! Detto questo, consiglio a tutti di guardare sempre sotto le confezioni, e se i numeri ci sono tutti il prodotto é nuovo altrimenti é stato riusato!”

Questa la notizia che gira da giorni su Facebook, diffusa da molti utenti, che ha fatto il giro del web. Purtroppo, stavolta non si tratta di una bufala!

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11 Gen 2014

Bikini bridge sta spopolando sul web

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Non c’è pace per gli esibizionisti del web. Dopo il Selfie e il Belfie, ovvero l’autoscatto del proprio lato B, con il nuovo anno arriva un nuovo fenomeno che sta spopolando sul web: il Bikini bridge. Un curioso trend fotografico che sta facendo impazzire gli internauti.
Di cosa si tratta? Il termine si riferisce a quel “ponte” che il pezzo inferiore del costume femminile forma quando una ragazza ha le ossa dell’anca molto sporgenti.
Le amanti del “bikini bridge” non perdono occasione per pubblicare sui social le immagini in cui il “ponte” è ben visibile. Su Facebook sono nate migliaia di pagine dedicate alla nuova ossessione social, mentre su Instagram e Twitter spopola l’hashtag #bikinibridge.
A settembre del 2012 è nato un gruppo su Facebook dove ognuno può postare la propria foto. Risultato? Mille like in una settimana.
Insieme al clamore, però, è arrivata anche la polemica, proprio come accaduto nel caso del thigh gap. Per ottenere il migliore effetto bikini bridge, infatti, è necessario che le ossa dell’anca siano piuttosto sporgenti. La donna protagonista della foto, dunque, deve essere molto magra, dal ventre piatto e senza un filo di ciccia. Questo, se da un lato ha esaltato gli amanti del corpo perfetto, dall’altro ha irritato chi vede in queste mode fotografiche un pericolo per la lotta contro l’anoressia.
E con l’arrivo dell’estate e le foto delle vacanze in giro per il mondo, c’è da scommetterci, ne vedremo delle belle.

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