Archive for Dicembre 2013

30 Dic 2013

Dopo Cina, Iran e Emirati Arabi Uniti, anche l’Italia si candida ad essere uno degli Stati più repressivi al mondo

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Dopo Cina, Iran e Emirati Arabi Uniti, anche l’Italia si candida ad essere uno degli Stati più repressivi al mondo in fatto di libertà di espressione sul web.Con gli altri tre Paesi, casualmente nessuno dei quali è una democrazia, l’Italia condividerà l’introduzione di “filtri” alla navigazione sul web.Si tratti o meno di un pretesto, siate d’accordo o meno con l’esigenza di limitare la libertà di espressione (contro ogni principio liberale e democratico, ma la mia opinione la trovate tra qualche paragrafo), forse potreste non essere d’accordo con quello che ne conseguirà: la possibilità che gran parte dei social network, come Facebook e YouTube, vengano oscurati. Almeno, questo è quello che succede negli altri paesi dove sono applicati questi “filtri”. “Nel caso di Facebook, ad esempio, per rendere irraggiungibile una singola pagina, si finirebbe per mettere off limits l’intero network. Chi ha sperimentato la navigazione su una rete dotata di filtri sa bene quanto questi meccanismi incidano sull’intera porzione di web interessata”, scrive Repubblica.Qualcuno ha pensato che, se così fosse, continui a rimanere un diritto insindacabile per tutti la possibilità di navigare su social networks, blogs e quant’altro, senza che, per le stupidaggini di qualche esaltato, vadano di mezzo tutti.è per questo motivo che ha aperto una pagina su Facebook, che si occuperà di raccogliere nelle prossime settimane le informazioni per aggirare i filtri in questione, per poi farne un pdf da stampare, mandare via email o via msn. Spiegherà in termini semplici a tutti come fare a navigare in maniera anonima, come uscire dalle maglie della censura.DISCLAIMER: per quanto appena segnalato mi appello alla libertà di cronaca. Riportare la notizia di una nuova pagina su Facebook non significa aderirvi. Tutte le principali testate d’altronde in questi giorni hanno riportato la notizia della comparsa delle deprecabili pagine dei fan di Massimo Tartaglia: esigo lo stesso trattamento.Se volete sapere poi il mio personale punto di vista, le motivazioni di questa decisione gravissima restano oscure: stiamo ancora cercando di capire cosa c’entri il gesto di uno psicopatico (che, essendo in cura da 10 anni, non aveva accesso a Internet) con l’esigenza di restringere le libertà personali; cosa c’entri il libero confronto con la violenza; dove si possa trovare, sul Fatto, sui blog più influenti, su Repubblica o l’Espresso, l’istigazione alla violenza, quando chi sta discutendo l’introduzione di questi filtri è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ha fatto parte di una loggia massonica nata per sovvertire l’ordine democratico, non sa che cosa dice quando parla di social network o blog, costruisce la propria carriera politica sull’odio contro gli stranieri o contro chi non è d’accordo, se non contro la magistratura e l’opposizione.

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14 Dic 2013

il bollo sulle carrozzine per disabili

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www.lercio.it

 

Dopo il via libera del Senato, Napolitano ha firmato il provvedimento: il decreto “SalvaItalia 2.0? è legge. Le nuove entrate, a cui il governo Letta ha dato il “like”, porteranno una ventata di ricchezza nelle casse dello Stato e garantiranno il pareggio di bilancio già nel 2014.Non più tasse fittizie, quindi, come le catene da neve anche a Lampedusa o la certificazione energetica obbligatoria anche per i contratti di affitto in un appartamento degli anni ’30, ma tasse mirate che colpiranno fin dentro al reggiseno dei contribuenti.Sicuramente il provvedimento che ha fatto più discutere è il nuovo bollo sulle carrozzine per disabili. Dal 2014 infatti, le normali sedie a rotelle dovranno circolare obbligatoriamente con il bollo ben esposto ed a revisione biennale, con sequestro e demolizione del mezzo per i trasgressori, provvedimento questo che porterà nelle casse dell’erario circa 2 miliardi di euro secondo i calcoli degli esperti. Questo nuovo bollo, primo in Europa e fortemente voluto dalla Lorenzin (che ha lottato fino all’ultimo anche per introdurre l’assicurazione obbligatoria sulle carrozzine elettriche), è stato votato all’unanimità da PD, PDL e Lega. Astenuto Sel a causa della difficoltà di pronuncia della parola ‘carrozzella’ da parte di Vendola e contrario il M5S che avrebbe voluto estendere l’obbligo alle ‘carrozzine blu’ ed alle badanti che le spingono.Tra le altre norme contenute nel maxi emendamento ci sono da segnalare: la tassa sulle scarpe che superano il numero 40 perché “consumano più asfalto”, la tassa sulla scarpetta, voluta dalla lobby delle lavastoviglie, la tassa di passaggio per tutte le donne più basse di 150 cm e più pesanti di 80 chili perché assimilabili ai mini suv. Tra gli altri punti spicca anche la riforma di EQUITALIA: i beni espropriati da quest’ultima non saranno più messi all’asta dall’Agenzia ma saranno occupati con dei dobermann. Dovrà essere rimborsato il bonus di 1000 euro sulle nascite regalato da Berlusconi, con una penale del 27% per ogni anno del bambino.Ma non si tratta soltanto di tasse, bolle o accise. Annunciati e confermati anche i nuovi sgravi fiscali per un rilancio rapido dell’economia, tra i quali spiccano: sconto del 70% sulla bolletta dell’acqua se si possiede un irrigatore automatico per un giardino oltre i 20 ettari; rimborso dell’Imu a chi ha più di 9 appartamenti; sosta gratuita in spiaggia libera per gli yacht sopra i 20m. Dalla lotta all’evasione fiscale, poi, si dovrebbe recuperare qualcosa a favore dei lavoratori: il Ministro dell’economia Saccomanni parla di una somma da utilizzare per “prolungare la cassa integrazione da 2 a 4 ore”.

Chiorbaciov e Vittorio Lattanzi

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14 Dic 2013

Bye bye Internet, la settimana nera delle nuove tecnologie

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www.ilfattoquodiano.it

 

Nessuno avrebbe mai potuto pensare che in un Paese già fanalino di coda europeo in termini di diffusione di Internet ed appena uscito da quasi un ventennio di governo del Signore del telecomando, Silvio Berlusconi, sarebbe stato possibile allontanare ancora di più i cittadini e le imprese dalle nuove tecnologie e dal futuro. Eppure ci siamo riusciti.Sono bastati una manciata di giorni a Parlamento, ministri, Governo ed Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per riuscire in un’impresa inedita e, probabilmente, unica al mondo: mettere Internet in un sacco tricolore e gettarla lontana dai cittadini e dalle imprese del Bel Paese.Un’asciutta rassegna di quanto accaduto nell’ultima settimana è, purtroppo, sufficiente a supportare una tanto amara conclusione.La Camera dei Deputati, ieri, ha detto si alla c.d. webtax – creatura dell’On. Francesco Boccia (Pd) – che impone alle imprese italiane di acquistare servizi online solo ed esclusivamente da soggetti dotati di una partita Iva italiana.Un’iniziativa, quella del parlamentare del Partito democratico, duramente criticata dallo stesso Ministero dell’Economia che l’aveva bollata come incostituzionale e contraria al diritto europeo.Ora tra i fornitori di servizi online del mondo intero e il nostro Paese c’è un fossato fatto di burocrazia e un indistricabile – persino per un’impresa italiana – groviglio di leggi e leggine fiscali che, difficilmente, contribuirà a rendere l’Italia una meta ambita delle grandi Internet company.Il 12 dicembre, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha varato la sua personalissima nuova legg(ina) sulla tutela del diritto d’autore online, attribuendosi – in un’inedita sintesi dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario, ndr) – il potere di vita o di morte su qualsiasi genere di contenuto pubblicato online e ripromettendosi di esercitarlo nell’ambito di procedimenti sommari da codice militare di guerra e previo sostanziale esautoramento dei Giudici che, sino ad oggi, si sono occupati di far rispettare le leggi in materia online come offline.L’Autorità potrà anche ordinare ai nostri Internet services provider di dirottare il traffico diretto verso talune piattaforme, contribuendo così – se la web tax non bastasse – all’ulteriore isolamento telematico del nostro Paese.Altro che Internet nuova agorà e piazza pubblica telematica: chiunque potrà ottenere la rimozione della nostra “parola in digitale” in una manciata di ore, semplicemente scrivendo all’Agcom e sostenendo – a torto o a ragione – che stiamo usando un sottofondo musicale che gli appartiene.Sempre ieri, frattanto, il Consiglio dei ministri ha approvato il c.d. Decreto Destinazione Italia, titolo che suona quasi ironico, almeno in relazione alle cose di Internet.Anche se il testo del provvedimento – nel pieno rispetto delle politiche di open gov – non è ancora noto, nel pacchetto ci sono due disposizioni che lasciano senza parole.Una prima stabilisce che per linkare, indicizzare, embeddare, aggregare un contenuto giornalistico occorre prima chiedere il permesso alle associazioni di categoria degli editori e pagare il prezzo che dovrà essere concordato con queste ultime o, qualora ciò non risultasse possibile, stabilito dalla solita onnipresente Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Una manciata di caratteri per riscrivere radicalmente le dinamiche di circolazione delle informazioni online e trasformare la Rete in una piccola – e neppure troppo moderna – televisione nella quale pochi decidono chi può dire cosa.L’altra disposizione contenuta nel piano “Destinazione italia”, nato per attrarre le imprese estere verso il nostro Paese, dice, più o meno, che la lettura dei libri verrà incentivata attraverso un opportuno programma di benefici fiscali che, tuttavia, non riguarderanno i libri elettronici. Davvero una disposizione illuminata in un’epoca storica nella quale, ormai, ci siamo tutti abituati a leggere, quel poco che leggiamo, su un tablet. C’è solo da chiedersi quale impresa editrice di carta straniera si voglia invitare a far rotta sul nostro Paese attraverso una simile corbelleria protezionistica.Una pioggia di provvedimenti che basterebbero a fare di quella che si sta per concludere la settimana nera di Internet in Italia, ma non basta ancora.Negli stessi giorni, infatti, è trapelata anche la notizia che il Ministro dei beni e delle attività culturali, Massimo Bray, stia per varare un nuovo decreto – sembrerebbe trasmessogli via mail con tanto di correzioni in rosso – dalla Siae, attraverso il quale, nelle prossime ore, stabilirà che, nel 2014, i prezzi di smartphones, tablet e PC – oltre ad una lunga serie di altri supporti e dispositivi di registrazione – in Italia, aumenteranno complessivamente, di oltre cento milioni di euro.Un’altra misura illuminata in un Paese di analfabeti digitali e che sconta un gap senza eguali in Europa in termini di uso delle nuove tecnologie.Tutto considerato, pare proprio che la novella Arca di Noè che traghetterà il mondo verso il futuro e lontano da un sistema economico e politico prossimo alla fine, salperà senza il nostro Paese a bordo.

Altro che “Yes we can”, in Italia stiamo dicendo, a voce alta, “Bye, Bye Internet!”.

 

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07 Dic 2013

Sessantenne fa sesso con una bimba di 11 anni,Cassazione: “Era amore, condanna annullata”

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Il sesso con un minore non è reato se c’è amore. È questa la sentenza choc della Cassazione che ha scelto di rivedere la condanna in processo a cinque anni per violenza sessuale su minore ad un dipendente di 60 anni del comune di Catanzaro.Secondo la Suprema Corte tra l’uomo e la piccola 11enne, proveniente da una famiglia disagiata che l’aveva affidata alle cure dell’uomo, ci sarebbe stata una vera e propria relazione sentimentale. L’uomo era stato sorpreso nel letto della villetta al mare con la ragazzina mentre erano abbracciati, una prova sufficiente per dimostrare le molestie, visto che entrambi erano nudi.
Come riporta “Il quotidiano della Calabria” la ragazzina avrebbe sempre chiesto conferma dei sentimenti del 60enne, centinaia di intercettazioni raccolte dai poliziotti descrivono passo per passo questa relazione.La Cassazione ha preso atto del materiale e ha accertato l’amore tra i due, scagionando l’uomo.
riconoscendo l’attenuante di una vera e propria relazione sentimentale. Lui, un impiegato presso i Servizi sociali, lei è una bimba di 11 anni proveniente da una famiglia disagiata che l’aveva affidata alle cure dell’uomo.

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