Archive for Marzo 2013

31 Mar 2013

SIRIA CHOC, MITRA E SIGARETTA: ECCO AHMED, IL SOLDATO DI 8 ANNI

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Col kalashnikov puntato verso il cielo e un urlo della vittoria lanciato da un edificio semi-distrutto di Aleppo, un bambino di appena otto anni, di fatto arruolato nelle file dei ribelli, sembra voler vendicare l’uccisione di migliaia di bambini siriani per mano del regime di Damasco. Lo stesso che nel febbraio di due anni fa non esitò ad arrestare e torturare alcuni ragazzini di Daraa e poche settimane dopo arrivò a evirare Ahmed al Khatib, adolescente ormai simbolo della rivolta contro il presidente Bashar al Assad. «Aiuto mio zio e i suoi compagni perch‚ non ho altra scelta», afferma Ahmed, del quartiere di Salah ad Din di Aleppo. Suo zio è uno dei tanti insorti che difendono il quartiere dopo averlo conquistato nell’autunno scorso. «Non c’è scuola. La mia famiglia non c’è più. Che altra scelta ho?», si chiede il bimbo, maglione rosso e scarpe da ginnastica, seduto su una sedia di plastica bianca mentre fuma una sigaretta per sentirsi adulto. A terra, che i suoi piedi non arrivano ancora a toccare, è appoggiato il più noto dei fucili russi.

IL VIDEO Un video shock di Ahmed è stato diffuso nelle ultime ore dal cameraman e fotografo freelance Sebastiano Tomada e pubblicato sul sito del quotidiano britannico The Daily Telegraph. «Takbir!», urla Ahmed, invitando i ribelli a pronunciare il grido della vittoria, «Allahu Akbar!», Dio è il più grande. Così facendo imita gli adulti che da più di un anno circondano la sua vita ad Aleppo, città sempre più stretta nella morsa che i ribelli stringono ai quartieri lealisti. Il padre di Ahmed, che combatteva ad Aleppo, è stato ucciso. Cos la madre, da un colpo di mortaio. «Mia madre è morta. L’hanno uccisa, ma io le ho baciato la fronte prima che la seppellissero», afferma Ahmed rispondendo alle domande del giornalista. «Ci sono molti altri bambini come lui», afferma lo zio parlando di fronte alla telecamera e accarezzando la testa quasi rasata di Ahmed. In un’altra scena, zio e nipote lanciano una granata dall’alto di un edificio e si accucciano dietro il parapetto in attesa che esploda. Ahmed corre poi con un carico di cartucce verso una postazione dei ribelli, protetta da un telo nero che copre la vista ai cecchini del regime. In un recente rapporto, l’Unicef denuncia che la violenza incessante, i massicci spostamenti di popolazione e i danni alle infrastrutture e ai servizi essenziali causati dal conflitto siriano rischiano di lasciare un’intera generazione di bambini segnata per tutta la vita.ÿSecondo l’agenzia Onu per l’infanzia, oltre 2 milioni di bambini siriani sono colpiti dal conflitto. Di questi, la stragrande maggioranza è rimasta intrappolata nelle violenze in Siria. «Milioni di bambini siriani sono testimoni della scomparsa del loro passato e del loro futuro a causa delle macerie e della distruzione di un conflitto prolungato. Il rischio che diventino una generazione perduta cresce ogni giorno», aveva allora dichiarato il direttore di Unicef Anthony Lake. Dal canto suo, Human Rights Watch ha di recente avvertito che centinaia di ragazzini siriani, per lo più dai 14 anni in su, finiscono per prender parte al conflitto, portando armi o inviati in missioni di esplorazione. E secondo l’Unicef, ad Aleppo solo il sei per cento dei bambini attualmente frequenta la scuola. «Le armi sono pesanti. Ho ancora difficoltà a sparare… ce la faccio solo se mi appoggio a terra», afferma Ahmed. Dal fondo di una scala, all’ingresso di un edificio di Salah ad Din, grida: «Takbir!». E una voce adulta in lontananza riecheggia: «Allahu Akbar!».

http://www.leggo.it/video/ahmed_il_bimbo_soldato_in_siria/17722/221190.shtml

 

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30 Mar 2013

MILANO, AGNELLI IMPICCATI AGLI ALBERI LA PROTESTA PER LA PASQUA

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Agnelli impiccati contro la mattanza pasquale degli ovini. Nel 2004 Maurizio Cattelan ci appese tre bambini-manichini scatenando grandi polemiche. Sullo stesso albero utilizzato dall’artista in Piazza XXIV maggio a Milano questa mattina l’associazione Nemesi Animale ha appeso tre finti agnelli per ricordare «gli 800.000 agnelli che muoiono ogni anno per finire sulle tavole italiane» nel periodo di Pasqua. «Alcuni anni fa tre pupazzi di bambini impiccati a quell’albero fecero un grande scalpore – ricorda l’associazione – Con questa azione simbolica vogliamo far riflettere sulla differente reazione che si potrebbe avere nel vedere un piccolo agnello impiccato a un albero o vederlo come un pezzo di carne in una macelleria. La fine per quell’animale è la stessa, cambia solo il contesto in cui avviene». «Sono 800.000 gli agnelli che muoiono ogni anno per finire sulle tavole italiane, animali di cui si parla molto ma che rappresentano solo una piccola parte delle decine di milioni di individui di varie specie allevati, uccisi e macellati per il consumo di carne. Ognuno – conclude la nota – di noi nella propria vita puo fare delle scelte importanti: circa 6 milioni di italiani hanno gia… deciso di non mangiare gli animali».

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27 Mar 2013

L’ingovernabilità e lo spettro di Weimar

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di Elio Matassi |www.ilfattoquotidiano.it

L’avvitarsi della crisi politica, la difficoltà di costruire un governo plausibile sul piano politico e programmatico, i dati drammatici della recessione e della conseguente crisi sociale: aspetti che molto spesso, nel dibattito pubblico, hanno fatto emergere l’analogia tra la situazione italiana e quella della repubblica di Weimar.Da ultimo, ripropone questo paragone Walter Veltroni (nell’intervista rilasciata a Aldo Cazzullo sul “Corriere della Sera” di sabato 2 marzo): “Rischia di restare sul campo – dice Veltroni – solo il ritorno al voto. Ma farlo con questa legge che reitererebbe l’ingovernabilità significa Weimar.”Nell’intervista viene invocato un ritorno alla “vocazione originaria” del Partito Democratico. Un’analisi corretta, su alcuni aspetti come la gravità della recessione economica, ma totalmente dimentica di alcuni passaggi politici delicati che sono stati le premesse dell’attuale impasse.Ci si dimentica, in primo luogo, che in un momento decisivo del dicembre del 2011: in un voto di fiducia che poteva mettere in crisi il governo di centrodestra – quando la crisi economica e finanziaria non aveva raggiunto ancora gli esiti drammatici dell’estate-autunno 2011 – ben cinque esponenti dell’opposizione, tre eletti nelle liste del Pd e due in quelle dell’Idv, si espressero per la riconferma di Berlusconi. I tre eletti nelle liste del Pd, infatti, rivendicarono, in un momento cruciale, la propria estraneità per quella postulata “vocazione originaria” a cui fa appello Veltroni.Secondo passaggio ‘rimosso’ da Veltroni: dopo le dimissioni di Berlusconi del novembre 2011, la sinistra ha avuto l’occasione storica di vincere facilmente le elezioni politiche. Ma, invece di cogliere l’opportunità di dare una risposta convincete alla crisi, ha preferito affidarsi alla logica ‘a senso unico’ del governo tecnico. Un errore di prospettiva fatale: la gestione di Monti ha, di fatto, stremato l’Italia, sia per la gestione del settore pubblico, sia per la stabilità della classe media.Rimane un terzo grave errore del Pd che non è stato adeguatamente sottolineato: l’impostazione della campagna elettorale di Bersani. La campagna, infatti, è stata condotta soltanto sul tema delle ‘alleanze’: Vendola sì, Vendola no, e, specularmente, lista civica Monti sì, lista civica Monti no. Nessun ‘problema reale’ del paese è entrato nella formula politica del Pd.si sta per compiere un altro gravissimo errore: la costituzione di un ‘governissimo’, un governo formato dai due principali contendenti della campagna elettorale auspicato da Grillo. L’esito politico successivo sarebbe la definitiva e irreversibile marginalizzazione del blocco di centro sinistra e il rafforzamento del blocco neopopulista (Pdl e Lega) e del Movimento 5 Stelle.Quale può essere, invece, la natura del confronto da aprire con Grillo e il suo movimento? C’è una sola certezza: ad aprire il dialogo non potrà essere l’attuale segretario del Pd. In qualsiasi democrazia occidentale, dopo il disastroso risultato elettorale, avrebbe già dato le dimissioni.È indispensabile, in questi giorni frenetici, trovare una personalità completamente diversa che riesca a rinnovare radicalmente questa classe dirigente, smarcandosi dai soliti maggiorenti e dai presunti consiglieri del principe che si sono segnalati solo per questa disfatta senza se e senza ma.Lo spettro di Weimar esiste e l’unica possibilità per esorcizzarlo è un rinnovamento radicale che coinvolga in eguale misura uomini e metodi.

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24 Mar 2013

ROMA, FIGURANTI PAGATI 10 EURO PER ANDARE ALLA MANIFESTAZIONE PDL

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Manifestazione a Roma per il Pdl di Silvio Berlusconi, che ha attirato in piazza un vero fiume di seguaci. Ma alcuni sostengono di aver ricevuto dei soldi per fare ‘presenza’. Secondo Alessandra Paolini, giornalista di Repubblica, ci sarebbe stato un vero e proprio reclutamento di figuranti, che per soli 10 euro hanno presenziato alla manifestazione del Cav. Secondo Repubblica, il Pdl non si sarebbe fermato ai 10 euro, ma avrebbe anche pagato i mezzi di trasporto ai figuranti, grazie ad un accordo con l’Atac.

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24 Mar 2013

RAJO, UNA SPOSA PER CINQUE FRATELLI: “DORMO CON LORO A TURNO”

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NEW DELHI – Sembra l’incipit della celebre commedia musicale targata Hollywood “Sette spose per sette fratelli”, quando la moglie del primogenito di sette boscaioli si divide tra le faccende domestiche e la cura dei cognati. La protagonista di questa storia però ha un vero e proprio harem a sua disposizione. Ogni notte Rajo Verma, 21 anni, dorme con un marito diverso, cinque per la precisione e tutti fratelli. La casalinga, che vive in una baracca, non sa nemmeno chi è il padre effettivo di suo figlio. “Inizialmente era un po’ imbarazzante ma non ne preferisco uno ad un altro”, ha affermato. Guddu, uno dei suoi mariti suo coetaneo, nonché il primo che l’ha sposata, ha dichiarato: “Facciamo tutti e cinque sesso con lei ma non sono geloso. Siamo una grande famiglia felice“. Come da usanza nel suo villaggio ha dovuto sposare anche i fratelli di Guddu, ovvero Bajju di 32 anni, Sant Ram di 28, Gopal di 26 e and Dinesh, che l’ha sposata l’anno scorso quando ne ha compiuti 18.
Bajju, il fratello più grande, ha detto: “La considero mia moglie e dormo con lei come i miei fratelli”.
Rajo cucina, pulisce la baracca e si prende cura del figlio di 18 mesi Jay mentre i suoi mariti lavorano a Dehradun, nell’India del nord. Ha detto, a proposito dell’antica tradizione chiamata poliandria: “Anche mia madre è stata sposata con tre fratelli quindi quando l’ho fatto io sapevo che avrei dovuto accettarli tutti come miei mariti. Dormo con loro a turno. Ricevo molte più attenzioni e più amore di molte altre mogli”.

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21 Mar 2013

UNO STRANIERO COMPRA LA DISCOTECA A PORDENONE. E LA VIETA AGLI ITALIANI

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Discoteca vietata agli italiani. È questo l’annincio choc fatto su Facebook dal nuovo proprietario, di origini albanesi, di un noto locale di Pordenone. La discoteca Papillon è da anni punto di incontro di giovani e fulcro della movida di Pordenone ma da qualche tempo a questa parte le cose sembrano cambiate.
L’imprenditore albanese che lo gestisce «dopo aver trascorso la settimana, dal lunedì al venerdì, a lavorare nei cantieri». Ramiz Kryeitadhi ha 32 anni e nel 2003 ha fondato con i due fratelli la Torre montaggi, azienda di Fiume Veneto. Poi scorso novembre ha deciso di buttarsi in un’avventura notturna e di rilevare la gestione del Papillon. «Le serate commerciali non andavano, così ho dovuto fare una scelta e dare spazio alle serate a tema». Il Papillon è stato così “diviso” in due: in una sala si balla l’Hip Hop, nell’altra si ascolta musica romena, con tanto di cantanti che si esibiscono dal vivo. «Non è un club – spiega l’imprenditore albanese -, però visto il tipo di serate, i clienti sono quasi tutti romeni». Da qui l’annincio che nelle serate a tema non sono “graditi italiani” tranne nel caso in cui siano accompagnati da una donna.

L’ANNUNCIO L’annuncio è stato dato su Facebook: «New info: da sabato lo staff ha deciso di selezionare e controllare tutti gli ospiti. Le persone di non nazionalità rumena – così si legge sul sito Facebook – devono essere accompagnate da una donna. Altrimenti non entreranno».
Subito si è gridato al razzismo ma il proprietario non si è scomposto e ha concluso: «Non mi interessa riempire la discoteca di qualsiasi personaggio e avere magari problemi. Piuttosto la tengo chiusa. La direzione del locale si riserva di non fare entrare ubriachi, persone che creano problemi o che li hanno creati nel passato. E se uno viene con una donna è più calmo».
Nessun motivo razzista, dunque, ma la cittadinanza non sembra comunque essere d’accordo.

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21 Mar 2013

Addio a Pietro Mennea, il re dei 200

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È morto giovedì mattina in una clinica a Roma, all’età di 61 anni, Pietro Mennea, ex velocista azzurro, olimpionico e per anni primatista mondiale dei 200 metri. Da tempo lottava con un male incurabile.Appresa la notizia della morte dell’ex campione, il nuovo presidente del Coni, Giovanni Malagò, è rientrato precipitosamente da Milano, dove si trovava per impegni di lavoro. Il numero 1 dello sport italiano ha quindi disposto l’allestimento della camera ardente per giovedì pomeriggio, nella sede del Coni, a Roma.Mennea è stato un grandissimo campione, e primatista del mondo dei 200 metri (19″72) dal 1979 al 1996. “La carriera agonistica non è tutto – disse Pietro Mennea – bisogna farlo capire ai giovani. Finito lo sport, comincia un’altra vita”.E lui, nato a Barletta il 28 giugno 1952 e salito sul tetto del mondo a prezzo di durissimi sacrifici, dopo il diploma all’Isef, si laureò anche in Giurisprudenza e Scienze Politiche, e arrivò in seguito anche all’Europarlamento.

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20 Mar 2013

ILARIA ALPI 20 ANNI DOPO,TUTTI HANNO DIMENTICATO

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NON UN TRAFILETTO SU UN QUALSIASI GIORNALE NON UN GIORNALE RADIO NON UN TELEGIORNALE ,COME SE NULLA FOSSE ACCADUTO, CHE VERGONGA!!

Ilaria Alpi fu uccisa mentre si trovava a Mogadiscio come inviata del TG3 per seguire la guerra civile somala e per indagare su un traffico d’armi e di rifiuti tossici illegali in cui probabilmente la stessa Alpi aveva scoperto che erano coinvolti anche l’esercito ed altre istituzioni italiane. Nel novembre precedente era stato ucciso, sempre in Somalia ed in circostanze misteriose, il sottufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi, informatore della stessa Alpi sul traffico illecito di scorie tossiche nel paese africano.

La perizia della polizia scientifica ricostruì la dinamica dell’azione criminale, stabilendo che i colpi sparati dai kalashnikov erano indirizzati alle vittime, poiché l’autista e la guardia del corpo rimasero indenni.

I due giornalisti hanno scoperto un traffico internazionale di veleni, rifiuti tossici e radioattivi prodotti nei Paesi industrializzati e stivati nei Paesi poveri dell’Africa, in cambio di tangenti e armi scambiate coi gruppi politici locali. La commissione non ha però approfondito la possibilità che l’omicidio possa essere stato commesso per le informazioni raccolte dalla Alpi sui traffici di armi e di rifiuti tossici, che avrebbero coinvolto anche personalità dell’economia italiana.

Sulla “scena del delitto” erano presenti due troupe televisive: quella della Svizzera italiana (RTSI) ed una americana (ABC).

Le immagini che ci sono giunte, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin colpiti ed accasciati nell’abitacolo del loro fuoristrada, sono state girate dall’operatore dell’Abc, di origine greca, trovato ucciso qualche mese dopo a Kabul in una stanza d’albergo. Vittorio Lenzi, operatore della troupe svizzera-italiana è rimasto vittima di un incidente stradale sul lungolago di Lugano (mai chiarito del tutto nella dinamica).

Secondo una fonte, all’assassinio sarebbe legata una vendetta personale da parte di Hashi Omar Hassan, un somalo legato al clan tribale Abdalla Arone che sarebbe stato a suo dire oggetto di maltrattamenti da parte dei paracadutisti della Brigata Folgore durante l’operazione IBIS

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17 Mar 2013

Prostituta e cliente “beccati” da Google Street View

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Le immagini sono state immediatamente censurate dopo che il mondo del web le ha scoperte e si è divertito a diffonderle a caccia alle curiosità di Street View, l’applicazione di Google che consente di “percorrere” le strade del mondo come se ci si trovasse realmente sul posto, di giorno in giorno regala novità divertenti.

L’ultima è stata portata alla luce nel corso di questa settimana dall’Huffington Post. L’auto che scatta foto a ripetizione per consentire agli utenti di vedere e di percorrere le strade, ha ripreso un “rapporto” fra una prostituta e un cliente nei sobborghi di Manchester, precisamente all’altezza del numero 105 di Temperance Street. Le immagini “piccanti” sono state salvate dagli internauti prima che Google provvedesse a cancellare lo sconcio.

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16 Mar 2013

Chi è Laura Boldrini: una vita per i diritti umani

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Dall’impegno per i rifugiati, iniziato tanti anni in prima fila in Venezuela accanto ai campesinos lavorando in una azienda di produzione del riso, alla Camera dei deputati. Il percorso di Laura Boldrini, eletta nelle liste di Sel nella circoscrizione Sicilia 2, è fatto di viaggi e dedizione per i profughi che l’ha portata a diventare portavoce dell’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, organismo dell’Onu che conta 50 milioni di assistiti. Nominata nel 2009 ‘Italiano dell’ann• da Famiglia Cristiana «per il costante impegno, svolto con umanità ed equilibrio, a favore di migranti, rifugiati e richiedenti asilo», la Boldrini – a chi le chiedeva tempo fa di raccontare la sua storia – rispondeva che per prima cosa occorre conoscere le lingue, e per seconda cosa conoscere i meccanismi dell’informazione da dentro. Con una motivazione forte: «credere che si pu• dare un contributo anche se non si può rivoluzionare il mondo», secondo il suo slogan. L’impegno della Boldrini, approdata a Montecitorio tra le file di quella squadra di sette persone che rappresentano il ‘no profit’, inizia subito dopo la maturità quando va a lavorare in una risaia del Venezuela, prima di intraprendere un lungo viaggio in tutto il centroamerica. E, dopo la laurea a Roma in legge ed una breve esperienza in Rai, nel 1989 comincia la sua carriera all’Onu, lavorando per quattro anni alla Fao. Dal 1993 al 1998 si occupa del Programma alimentare mondiale (Pam) come portavoce per l’Italia, compiendo molte missioni in aree di crisi, tra cui Jugoslavia, Georgia, Iraq e Afghanistan. L’approdo all’Alto commissariato per i rifugiati è nel 1998 e dura fino al 2012. Anni in cui riceve anche tanti riconoscimenti: dalla Medaglia ufficiale della commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna (1999), al titolo di Cavaliere ordine al merito della Repubblica italiana (2004), al Premio Consorte del Presidente delle Repubblica (2006). Ultimo, ma soltanto in ordine di tempo, anche il premio ‘Italiano dell’ann•, ricevuto dal settimanale Famiglia Cristiana nel 2009.

 

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