Archive for Settembre 2012

30 Set 2012

LEGATO AL LETTO E MORTO DOPO 82 ORE LA SUA AGONIA CHOC ‘IN STREAMING’ VIDEO

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Il filmato integrale, registrato dalle telecamere di sorveglianza all’ospedale San Luca di Vallo della Lucania (Salerno), che racconta i tre giorni trascorsi lì prima di morire dal maestro elementare Franco Mastrogiovanni è stato mostrato per la prima volta in esclusiva dall’Espresso, in collaborazione con l’associazione «A buon diritto» di Luigi Manconi e con l’accordo dei familiari di Mastrogiovanni.
Il 31 luglio 2009 il maestro elementare Franco Mastrogiovanni, ricostruisce il settimanale, viene ricoverato al Centro di salute mentale dell’ospedale per un trattamento sanitario obbligatorio (Tso): «secondo i vigili urbani di Pollica, la sera prima Mastrogiovanni ha invaso con la sua auto la zona pedonale del Comune cimentano, provocando feriti e incidenti».
Non è vero, ma basta a scatenare una caccia all’uomo che si concluderà il giorno dopo, quando il maestro sarà bloccato nel campeggio dove sta trascorrendo le vacanze e portato all’ospedale San Luca. Sebbene non sia violento e anzi collabori con il personale del reparto psichiatrico, una volta ricoverato, viene sedato pesantemente e, mentre dorme, legato al letto. Sarà liberato 82 ore dopo, da morto.
Per tre giorni e mezzo, starà a digiuno, non potrà bere, nè sarà visitato dai medici. I suoi parenti saranno tenuti fuori dal reparto e sulla cartella clinica, il diario di bordo del malato, non sarà annotato che il paziente era in stato di contenzione». «Dopo tre anni – dice Manconi – la famiglia di Mastrogiovanni ha deciso, con grandezza civile, che il suo dolore intimo diventi pubblico affinchè la crocifissione del loro congiunto non si ripeta».

LA SUA AGONIA IN STREAMING Il video è stato lanciato oggi alle 12.32. «È lo stesso orario in cui, nel luglio di tre anni fa, Mastrogiovanni è entrato nel reparto psichiatria del San Luca – spiega l’Espresso – La trasmissione si concluderà la mattina di martedì 2 ottobre, quando il pubblico ministero del tribunale di Vallo della Lucania, Renato Martuscelli, incomincerà la requisitoria del processo contro sei medici e dodici infermieri del San Luca accusati di sequestro di persona, falso in atto pubblico e morte come conseguenza di altro reato».
Sul settimanale in edicola, «l’ampia inchiesta riguardante la morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento, ex attivista anarchico mandato ingiustamente in carcere per due volte e per quasi un anno complessivo di detenzione. L’uomo, schedato come sovversivo dalle informative delle forze dell’ordine locali, aveva già subito due Tso. L’ultimo, quello che si concluderà con la sua morte, porta la firma di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica che il 5 settembre 2010, tredici mesi dopo il decesso di Mastrogiovanni, sarà a sua volta ucciso con nove colpi di pistola in un attentato che non ha ancora colpevoli».

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28 Set 2012

L’IPHONE 5 ARRIVA IN ITALIA, LUNGHE CODE NELLA NOTTE

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CODA PER IL PANE

Il giorno tanto atteso dai fan della “mela morsicata” è arrivato e non c’è crisi che possa frenare la loro corsa verso l’oggetto del desiderio. Sono iniziate alle 8 di questa mattina negli Apple Store e dalla mezzanotte nei negozi degli operatori telefonici, le vendite dell’iPhone 5.
Come negli altri Paesi si è ripetuto il rito delle code di aspiranti acquirenti: in alcuni città le file sono iniziate ieri sera, in altre come Bologna da due giorni. Code disciplinate, senza ressa, accolte dai dipendenti degli Apple Store in classica maglietta azzurra che ‘battono il cinquè alle persone in attesa.
E sono online da questa notte anche i prezzi ufficiali dello smartphone: l’iPhone 5 in Italia è in vendita a partire da 729 euro (la versione da 16 Gb); 839 euro (da 32 Gb); 949 euro (da 64 Gb). Si può anche ordinare online sul sito Apple, 3-4 settimane i tempi di spedizione previsti.

http://www.leggo.it/video/il_video_esclusivo_di_marco_pasciuti/15589/196039.shtml

 

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27 Set 2012

In vigore le nuove norme per i ciclisti. Scatta l’obbligo del giubbino rifrangente

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I ciclisti sempre più menefreghisti delle regole questa mattina alle ore 5.50 in via Romagna ang.via  Archimede a Buccinasco (MI) ho rischiato di investire uno in bici perche viaggiava in centro strada senza  giubbottino senza luci  con una felpa scura con cappuccio pantaloni scuri,al mio richiamo mi ha mandato letteralmente a quel paese .

 

di Maurizio Caprino http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/
27 settembre 2010 il giubbino rifrangente diventa obbligatorio anche per i ciclisti. La riforma del codice della strada (legge 120/10), che lo ha introdotto, stabilisce che l’obbligo vale solo in particolari circostanze: in tutte le gallerie e, se è buio, sulle strade extraurbane. Ma l’utilità di questo indumento lo rende consigliabile sempre, tanto più che i rischi cui i ciclisti sono esposti sono statisticamente elevatissimi. Per questo stesso motivo, è bene indossare anche il caschetto (si veda il servizio sulla destra), che era stato previsto in uno dei tanti passaggi parlamentari della riforma e poi è stato eliminato dal testo definitivo: non è stato mantenuto nemmeno per i minori di 14 anni, come a un certo punto sembrava.

Il depennamento totale è stato dovuto prevalentemente alle inevitabili difficoltà che si presentano quando c’è da punire il conducente di una bici: non essendo richiesta alcuna licenza di guida, è possibile che il trasgressore non abbia alcun documento di riconoscimento, il che rende possibile dichiarare generalità false. Lo stesso problema si pone per il giubbino, tanto più che la sanzione è lieve e non giustifica certo l’espletamento di indagini: appena 23 euro, che salgono a 38 sulle bici a ruote simmetriche che consentono il trasporto di più persone (in pratica, i cosiddetti risciò a pedali, che si noleggiano in molte località turistiche).

Dunque, il vero motivo che deve spingere a indossare il giubbino è il rischio. L’Etsc (l’organismo europeo per la sicurezza stradale, che funge da supporto alla commissione Ue) ha calcolato che – a parità di chilometri percorsi – chi va in bici rischia di morire in un incidente ben sette volte di più rispetto a chi viaggia in auto e che il totale dei ciclisti morti in bici si nota poco solo perché in realtà questi utenti della strada percorrono distanze molto inferiori a chi usa un mezzo a motore. Inoltre, in bici si resta feriti più gravemente.In ogni caso, la versione dell’articolo 182 del codice della strada introdotta dalla riforma obbliga a indossare il giubbino esclusivamente in due casi: in galleria; quando si circola fuori dai centri abitati da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima dell’alba.Un obbligo più blando rispetto a quello di montare le luci il caschetto resta solo consigliabilePer chi va in bici, il casco non è diventato obbligatorio, nemmeno per i minori di 14 anni. Ma , che vale in tutti i casi di oscurità e pure di giorno se le condizioni atmosferiche sono sfavorevoli (articolo 377 del regolamento di esecuzione del codice): chi non le ha può solo portare la bici a mano. Eppure il giubbino è molto più efficace per farsi vedere: secondo studi della 3M (multinazionale specializzata in materiali rifrangenti), la migliore delle lampade per bici (quella a led) ha una luminosità di 50 lux per metro quadro, mentre la fascia grigia di un buon giubbino arriva a 330. Senza contare che la superficie visibile è ben superiore. Il risultato è che viene riflesso il 60-70% della luce del faro di un’auto, il che equivale a poter essere avvistati a 200-250 metri di distanza (contro gli 80 scarsi del “lumino” obbligatorio), sufficienti perché il conducente di un veicolo a motore possa frenare o scartare.Quale giubbino scegliere? L’articolo 182 rinvia alle norme in vigore dal 1° aprile 2004 per chi scende dal veicolo in una sosta di emergenza. Dunque, sono ammessi solo indumenti con marchio «CE», che perlopiù devono essere conformi alla norma tecnica armonizzata EN 471. Tale norma va citata sull’etichetta, che è obbligatoria assieme alla nota informativa del produttore (di solito, un cartoncino). Altre indicazioni da riportare sono: nome e indirizzo del fabbricante o del suo rappresentante autorizzato; descrizione del tipo di prodotto e del suo nome o codice commerciale; taglia; prestazioni (sono due numerini posti accanto al pittogramma che raffigura un giubbino, il più importante è quello in basso e deve essere un 2); istruzioni per l’uso e il lavaggio (analoghe a quelle dei capi di abbigliamento), compreso il numero di volte in cui è possibile lavare senza che le prestazioni decadano. Un dato fondamentale per i ciclisti, che lo indosseranno ben più degli automobilisti e in situazioni più esposte allo sporco. In alternativa sono ammesse bretelle riflettenti, che per chi pedala hanno il pregio di far sudare meno. Ma sono meno visibili, per la ridotta superficie.I prezzi possono variare molto, secondo qualità e canale di distribuzione: si può andare da due a 15 euro. C’è il rischio-contraffazione, visto che le etichette sono falsificabili e non c’è obbligo di inserire un marchio nelle bande riflettenti (cosa possibile solo ai produttori seri)

Rischio carrozzelle
Il problema
Per anni, le carrozzelle elettriche per invalidi sono state di fatto fuorilegge: nessun modello in commercio aveva velocità massima inferiore o uguale a 6 km/h come imponeva l’articolo 196 del regolamento di esecuzione del codice della strada
Di conseguenza, in caso di incidenti, sorgevano problemi assicurativi
La soluzione
Con la riforma del codice, ci si è allineati alle norme Ue, che inquadrano questi mezzi non tra i veicoli ma tra gli ausili medici. Quindi, non sono più applicabili i limiti regolamentari
Il nodo irrisolto
Resta il problema della pericolosità di questi mezzi se procedono in mezzo a ciclisti e pedoni a velocità prossime ai 20 km/h, come talvolta accade
La riforma riserva a ciascun ente proprietario di strada la possibilità di imporre norme di comportamento, che però sono difficilmente segnalabili. E i controlli sono quasi impossibili
Le cinque misure di sicurezza
Dal giubbino per i ciclisti alla scatola nera, alcune disposizioni legate alla legge 120/2010 di riforma del codice della strada che possono interessare chi circola in bicicletta o in moto

PIU’ VISIBILITA’
Da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima dell’alba e sempre, anche di giorno, quando si deve attraversare una galleria: da domani, 12 ottobre, per i ciclisti diventa obbligatorio indossare il giubbino rifrangente analogo a quello che si usa per scendere dall’auto in sosta di emergenza (ammesse anche le bretelle).
Le caratteristiche: presenza del marchio Ce e conformità alla norma tecnica armonizzata EN471.
Sanzione da 23 euro per chi è sorpreso a violare il nuovo obbligo

MENO RISCHI
Il caschetto per i ciclisti, almeno per gli under 14, era previsto in uno dei tanti passaggi parlamentari della riforma del codice della strada.
Invece, nella versione finale della legge 120/2010 è stato completamente depennato.
Ciò nonostante, il caschetto per chi circola sui velocipedi resta caldamente consigliabile: a fronte di un costo limitato a una trentina di euro, serve a proteggere bene la testa negli impatti fino a 25 km/h.
Si consigliano i modelli omologati, quelli con la sigla EN 1078 sull’etichetta del cinturino

SOLO INTEGRALI
Da domani chi va in moto potrà indossare solo caschi integrali o jet (cioè con adeguate protezioni laterali, come quello raffigurato qui sopra), omologati secondo le norme internazionali Ece-Onu. Scatterà infatti il bando per i vecchi caschi “a scodella”, omologati secondo le obsolete norme nazionali Dgm, già fuori commercio dal 1° settembre 2004 e non più omologabili dal 1° settembre 2003.

CHECK COME PER LE AUTO
Anche i motocicli (come i ciclomotori, i quadricicli e le motocarrozzette) sono soggetti all’obbligo di revisione ogni quattro anni dall’immatricolazione (la prima) e ogni due (le successive). Qualche dubbio è sorto però con la riforma per quanto riguarda la circolazione del soggetto fermato per revisione scaduta

STRUMENTI ELETTRONICI
Sempre a proposito di caschi, la riforma del codice della strada prevede la sperimentazione di quello elettronico (collegato alla moto via bluetooth), che impedirebbe di avviare una moto se non allacciato e chiamerebbe in automatico i soccorsi in caso d’incidente. La sua affidabilità è tutta da dimostrare e non si conoscono i costi. Più collaudata la scatola nera (illustrata qui sopra), su cui pure la riforma prevede test.

 

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26 Set 2012

MILANO, INCIDENTE IN METRO: 11 FERITI,

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MILANO – Tanta paura, undici feriti e l’ipotesi di un malore del macchinista, con i sistemi automatici di sicurezza di blocco del treno in qualche modo disattivati: questo il primo bilancio del tamponamento tra due convogli della metropolitana milanese avvenuto tra le stazioni di Garibaldi e Gioia poco prima le 10 del mattino, quindi superata da non molto l’ora di punta.
Secondo i primi accertamenti, sono nove i feriti lievi assistiti sul posto e due più seri ma non gravi portati in pronto soccorso: coloro che hanno riportato i danni maggiori accuserebbero uno schiacciamento toracico e sospette fratture alle gambe. Qualche preoccupazione in un primo momento aveva sollevato lo stato di agitazione di una passeggera incinta, ma la situazione sarebbe risolta.
Molti i contusi che hanno ricevuto le prime cure in superficie, senza che nei vagoni si sia diffuso il panico. Ma molta paura sì. «Dopo il tamponamento c’è stato un breve periodo di totale black out, con i passeggeri che per guardarsi intorno hanno usato i display dei telefonini», dice una passeggera del convoglio che ha tamponato il secondo, fermo alla banchina. «Poi la luce è tornata e siamo rimasti bloccati circa un quarto d’ora: quando il treno si è mosso verso la fermata la luce se ne è andata», prosegue la testimone, visibilmente colpita. Altri aggiungono che le porte del convoglio si sarebbero aperte solo perchè i passeggeri hanno azionato manualmente la leva di emergenza.
L’incidente, secondo il presidente dell’Atm Bruno Rota e l’assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo, che hanno rapidamente raggiunto il luogo del tamponamento, sarebbe avvenuto per ’cause umanè, in particolare per il «malore del macchinista, che è più di un’ipotesi», dice Rota.
Secondo Cattaneo «dalle prime ricostruzioni si è trattato di un errore umano indotto dal malore del macchinista, che poi si è ripreso, ma in qualche modo sono stati superati i sistemi di blocco automatico dei treni» che scattano al verificarsi di condizioni di pericolo, come quando due convogli si trovano oltre le distanze minime di sicurezza. «In effetti non c’è stato panico – conferma un impiegato che si trovava a bordo del treno tamponato – ma molta confusione: al momento dell’impatto eravamo quasi tutti seduti perchè i vagoni erano poco affollati, ma abbiamo pensato subito a quali sarebbero potute essere le conseguenze se l’incidente fosse avvenuto nelle ore di punta, quando i treni sono più che pieni».

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18 Set 2012

MODELLA MOSTRA IL LATO B IN PASSERELLA, CADE UNO DEGLI ULTIMI TABÚ DELLA MODA

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 Cade uno degli ultimi tabù in passerella durante la Londra Fashion Week: una modella sfila con il fondoschiena scoperto.
La modella Alice Dellal che ha sfilato per il brand Pam Hogg ha indossato un camice da infermiera che copriva la parte anteriore del corpo lasciando totalmente scoperto il lato b.

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07 Set 2012

TATUAGGIO ESTREMO PER AMORE:IL NOM E DEL FIDANZATO SULL’ANO

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 Nell’epoca dell’apparire e della condivisione globale, non c’è limite al trash. Accade, dunque, che una ragazza decida di farsi tatuare il nome del fidanzato sull’ano e accetti di farsi riprendere durante la delicata operazione. Lo riporta oggi il quotidiano il Gazzettino nella sua versione on-line. Il video pubblicato online ad agosto ha già fatto il giro del mondo suscitando tantissimi commenti. Naturalmente tutti hanno spiegato che i tatuaggi nelle parti intime sono pericolosi perché possono portare infezioni. In particolar modo quello che si è fatto realizzare la ragazza del video

http://www.leggo.it/video/lintervista_alla_ragazza_mentre_si_tatua_/15398/193243.shtml

 

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02 Set 2012

FEDE: “20 MILA EURO AL MESE, CASA E AUTISTA SONO UNA MISERIA COME STIPENDIO”

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«Nel contratto con Mediaset iniziato il primo giugno c’è autista, casa, ufficio e ventimila euro netti al mese ma neppure un euro di buonuscita dopo 24 anni. E devo fare un programma. Un contratto dignitoso, mi avrebbero dovuto dare molto di più dopo quello che ho dato all’azienda». Lo dice Emilio Fede, ex direttore del Tg4, a La Zanzara su Radio24. «Ventimila euro al mese sono niente per quello che ho fatto – dice ancora Fede – mica sono stato lì a rubare. Non è che navigo nell’oro, non ho un appartamento di lusso. Non trasformiamo ventimila euro in un fondo ricchezza. Non significa essere ricchi e poi un pò di soldi li passo a mia moglie e a mia figlia. Non è un contratto sontuoso». Ma sono una bella cifra, dicono i conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo. «Ma non ditemi che sono la ricchezza – risponde Fede – io ho lavorato per sessant’anni fino a 81 anni, e nell’ultimo periodo senza prendere un giorno di ferie». «Le prostitute? È un lavoro che va legalizzato, di sicuro guadagnano più di me».

“VORREI SAVIANO PER IL MIO MOVIMENTO” Emilio Fede si appresta all’ingresso in politica e vedrebbe bene al suo fianco Roberto Saviano. E nel programma del suo movimento, «non un partito» precisa, inserirebbe il ritorno alle case chiuse. Sono queste le anticipazioni che l’ex direttore del Tg4 regala a La Zanzara di Radio 24. «Voglio fare un movimento, non un partito. Quando vedo che tutti fanno le liste e i politici si ripresentano senza aver risolto le cose allora ho pensato: adesso faccio qualcosa anch’io. E mi piacerebbe avere in lista Roberto Saviano, sì proprio lui». «L’ho sempre criticato ma è uno che vale», riconosce Fede aggiungendo ancora che «lo vorrei con me». «Cosa farei? Legalizzerei la prostituzione», dice Fede che spiega così il progetto:«Bisogna tornare alle case chiuse, per evitare lo squallore di quello che si vede in giro. Bisogna che le prostitute paghino le tasse, di sicuro guadagnano più di me».

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02 Set 2012

Villaggio deride le Paralimpiadi

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Clamorosa provocazione a dir poco controcorrente di Paolo Villaggio che durante la trasmissione radiofonica “La zanzara” si è schierato contro le Paralimpiadi: “Fanno molta tristezza, non sono entusiasmanti, sono la rappresentazione di alcune disgrazie e non si dovrebbero fare perché sembra una specie di riconoscenza o di esaltazione della disgrazia”.E ancora: “Non fa ridere una partita di pallacanestro di gente seduta in sedia a rotelle, fa tristezza veder gente che si trascina sulla sedia con arti artificiali. Mi sembra un po’ fastidioso, non è divertente”.”Ce n’è una, cieca, che fa i duecento metri in pista. Dicevano che si allena con due persone a fianco che le dicono dove andare. Tanto vale allora correre col bastone”, la chiosa dell’intervento choc dell’attore ligure reso celebre dal personaggio di Fantozzi.

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