Archive for Febbraio 2011

27 Feb 2011

Hanno vinto le mamme e le maestre. Via le foto osè

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Nino Luca

Hanno vinto le mamme e le maestre. Poco prima delle 16 di venerdì una squadra di operai ha rimosso la foto della modella senza slip. Una scala telescopica, dieci minuti di lavoro ed oplà: la ragazza sparisce dal cartellone che faceva «bella» mostra di sé proprio davanti al cortile della scuola elementare Renzo Pezzani di viale Puglie a Milano.pub_03_672-458_resize

LA FOTO- L’immagine «incriminata» è quella che pubblicizza la nuova collezione di abbigliamento donna Silvian Heach primavera estate 2011. Attraverso i suoi legali, l’azienda sostiene che, trattandosi della foto del grande Terry Richardson, ci si trovi di fronte a un’espressione artistica. Secondo l’Arav Fashion spa «bisogna essere più cauti nel dare «apodittici giudizi morali, che rischiano di apparire evidentemente ipocriti». Una mamma però non era d’accordo e, supportata dalla dirigente scolastica e da altri genitori, si era rivolta prima alla polizia municipale poi alle autorità competenti. Il Comune si era dichiarato incompetente ma si era detto disponibile a cambiare le procedure. Cioè a «responsabilizzare le ditte concessionari della pubblicità nel fare segnalazioni preventive all’istituto dell’Autodisciplina pubblicitaria, pena la revoca dell’autorizzazione all’impianto pubblicitario». Fonti interne all’azienda spiegano che per ora non si pensa di ritirare la contestatissima campagna, presente in molte città italiane, anche perché la durata prevista è soltanto di due settimane, ed è praticamente agli sgoccioli.LA MAESTRA – «Ancora stamane una bambina – racconta Elena Miglietta, insegnante d’italiano – mi ha preso per mano e mi ha portato sotto il cartellone. E mi fa: “Guarda di sotto… guarda… quella è senza mutande”. La piccola di sette anni se ne accorta adesso dopo dieci giorni. Per non dire le discussioni tra bambini. Li sentivo dire tra loro: “Queste cose non si fanno…”. Ora siamo soddisfatti, più che altro per i piccoli». A chi li accusa di essere troppo moralisti, perché in fondo i bambini potrebbero vedere la stessa pubblicità in altri cartelloni sparsi in città, gli insegnanti rispondono: «Non siamo moralisti. Non ci interessa il discorso sulle pubblicità sessiste. Quella immagine era molto chiara ed esplicita. Certo, il nostro sembra un discorso ipocrita, ma quando i bambini sono fuori dalla scuola, in giro per la città, se ne occuperanno i genitori a dare la risposta giusta ai loro interrogativi. Il problema è che qui a scuola ne parlavano fra di loro».

LA MAMMA – Una delle mamme che si era rivolta al Comune si dice soddisfatta: «Pensiamo che fare delle differenze sia già qualcosa: cioè non è la stessa cosa avere un’immagine del genere in un cortile di una scuola o averla in un angolo qualsiasi della città. Certo vorremmo non ci fosse da nessuna parte, ma è già qualcosa».

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PLUBBLICITA materassi Pirelli,questa pubblicita è affissa  su tutti gli autobus di Milano e la guardano tutti,anche i bambini .Non vedo differenza tra le due foto,forse la differenza sta nel committente.Non fa niente se poi guardano la televisione dove i messaggi pubblicitari sembrano filmini porno. oppure programmi culturali come “grande fratello”

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20 Feb 2011

Quel giorno indossiamo tutti una coccarda tricolore

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Beppe Severgnini  www.corriere.it

Dalla Lega a Durnwalder, così i «nemici» hanno aiutato a rendere il 17 marzo una ricorrenza vera.

Indro Montanelli sosteneva che a Bossi, un giorno, avremmo dedicato monumenti nelle piazze italiane,
di fianco a quelli di Giuseppe Garibaldi. Lo considerava, infatti, un patriota involontario. Esaltando l’inesistente Padania, la Lega ci ha obbligati a ragionare sull’Italia esistente.Fingendo di disprezzare la nazione, ha risvegliato il nostro sentimento nazionale (poco a tanto che sia). A Umberto Bossi ha dato una mano Roberto Calderoli. Uno e l’altro persone più ragionevoli di quanto vogliano far credere: lo prova il fatto che la Lega s’è tenuta lontana dalla violenza. Definendo «una follia costituzionale» la festa nazionale del 17 marzo, il ministro della Semplificazione – nomen omen – ne ha decretato il successo.Il nostro tribalismo è talmente radicato che, per combinare qualcosa, dobbiamo trovare un avversario. Il 150° dell’Unità si trascinava tra comitati comatosi, mostre periferiche e i discorsi eccitanti come tisane. Gli avversari dell’epoca – gli austriaci, la Chiesa cattolica – sono buoni amici dello Stato italiano. La sinistra, a lungo sospettosa del tricolore, oggi lo sventola con convinzione. Uno sbadiglio gigantesco stava per coprire l’anniversario. Ci hanno pensato l’altoatesino Luis Durnwalder e l’europarlamentare Mario Borghezio: un monumento anche a loro, per favore. Il primo ha spiegato che «il gruppo linguistico tedesco non ha nulla da festeggiare»; il secondo ha distillato perle di saggezza radiotelevisiva. «Il festival di Sanremo è una festa padana», ha spiegato a Radio 24. Poi, turbato dall’inno all’inno (di Mameli), ha cambiato idea: «Benigni? Peggio di Ruby. Fa semplicemente schifo il prostituirsi di un artista alle esigenze della retorica di una parte del Paese contro l’altra».A questo punto, direi, è fatta. Il 17 marzo si avvia a essere una vera festa, nuova e sentita. Tenessimo i negozi chiusi, potremmo approfittarne per pensare. Un’attività che non ha conseguenze immediate sul prodotto interno lordo; ma non fa mai male. Potremmo trovare, per esempio, un modo originale di celebrare insieme un giorno fondamentale della nostra storia comune. Il 25 aprile è la festa del sollievo, il 2 giugno il sigillo di una decisione civile, il 4 novembre la commemorazione di una vittoria militare. Il 17 marzo dovrebbe essere il ricordo gioioso di un momento epico (diciamolo: non sono molti, nella nostra storia).Epico: come la rivoluzione francese, l’indipendenza americana, la vittoria inglese contro i nazisti. L’Italia a metà dell’Ottocento era rock. Andate a Pavia, visitate la mostra «Le università erano vulcani». Guardate i ritratti dei fratelli Cairoli – quattro su cinque caduti per la patria che sognavano – e vedrete ragazzi italiani: stesse facce, stessi occhi, stesse espressioni. La casa della mamma Adelaide – piazza Castello, angolo strada Nuova – era la base di Garibaldi in una città che Ugo Foscolo aveva infiammato, anni prima, declamando «O italiani, io vi esorto alle storie perché niun popolo più di voi può mostrare né più calamità da compiangere, né più errori da evitare, né più virtù che vi facciano rispettare…». Un riassunto folgorante della nazione di ieri e di oggi.
Una nazione che Roberto Benigni sembra aver svegliato, uscendo prepotentemente dal recinto dei Five Millions Club (i cinque milioni di italiani che acquistano i quotidiani, leggono qualche libro e discutono di questi temi). Venti milioni di telespettatori sono tanti. Ma ricordiamoci che siamo una nazione specializzata in buone intenzioni che quasi mai riusciamo a trasformare in buoni comportamenti (anche perché ora non ce lo chiede più nessuno, mentre prima ce lo chiedevano nel modo sbagliato).Ringraziare Benigni e Bossi, idealmente uniti nel loro diverso patriottismo, è un buon punto di partenza. Ma non basta. Bandiere ne abbiamo sventolate molte; balconi ne abbiamo addobbati; fasce tricolori ne abbiamo viste tante, di traverso a petti non sempre meritevoli. Il rischio di rivedere il già visto, giovedì 17 marzo, è forte.
Perché non portare allora una coccarda tricolore, quel giorno? Francesi, inglesi, tedeschi e americani, in occasioni particolari, mettono all’occhiello bandiere, distintivi e papaveri. È un segno collettivo che denota una scelta personale: le bandiere si guardano, una coccarda s’indossa. I leghisti di stretta osservanza non lo faranno? Non è un problema. Loro, come abbiamo visto, aiutano in altro modo.

Beppe Severgnini

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20 Feb 2011

CALDEROLI: “IL 1° MAGGIO?CELEBRIAMOLO LAVORANDO”

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20110220_calderoli«Pure la festa dei lavoratori andrebbe celebrata lavorando». Parole di Roberto Calderoli che scatenano una vera e propria bufera bipartisan nei confronti del ministro leghista, lo stesso che si è opposto al decreto con cui il Consiglio dei ministri ha proclamato una giornata di festa nazionale, con relativa chiusura di scuole ed uffici, per il 17 marzo, quando sarà celebrato il 150/mo anniversario dell’Unità d’Italia. Calderoli ricorda che sulla festa dei 150 anni dell’Italia unita «i patti erano chiari», e che la Lega acconsentiva a condizione che la festa non avesse effetti civili, ovvero «non si doveva stare a casa dal lavoro».

E qui dice quella che lui stesso definisce «un’eresia»: festeggiare il primo maggio andando a lavorare. I primi a reagire sono, ovviamente, i sindacati, di destra e di sinistra. «Vorrei ricordare al ministro che gli unici paesi in cui non si può festeggiare il 1 Maggio sono i paesi delle peggiori dittature», dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che denuncia: «Siamo di fronte ad un’evidente e progressiva disgregazione di questo Paese. Per giustificare un’incredibile opposizione alla Festa dell’Unità d’Italia si vogliono cancellare feste che sono un segno dell’unità del lavoro in tutto il mondo. Si vogliono disgregare le ragioni di coesione e di unità di questo paese». Ma anche il segretario generale dell’Ugl Giovanni Centrella, ritiene «sconcertante e allo stesso tempo ridicolo che un ministro, il quale ha giurato fedeltà alla Repubblica si scagli prima contro la Festa dei 150 anni dell’Unità d’Italia e poi anche contro quella dei lavoratori, celebrata peraltro in tutto il mondo civile».

«Evidentemente – aggiunge il leader del sindacato di destra – il ministro non conosce l’importanza e la fatica del lavoro…». Un’ex sindacalista prestata alla politica, la governatrice del Lazio Renata Polverini, picchia duro sull’alleato: «Il Primo Maggio è l’unico giorno di festa vero per i lavoratori». Ma anche la politica non è tenera con Calderoli. Per Antonio Di Pietro l’eresia» di Calderoli è «l’ennesima mazzata per un paese che già vive una crisi morale profondissima. Al ministro Calderoli nemmeno questo basta». Durissima è Rosy Bindi: «Questa maggioranza, la Lega e Berlusconi sono estranei alla vera cultura del Paese», sbotta, definendo la proposta di Calderoli «coerente con la contrarietà dei leghisti a celebrare l’unità d’Italia, perchè l’unità d’Italia non è un valore astratto ma si basa sui valori condivisi di questo Paese e tra questi c’è il lavoro, i diritti dei lavoratori, i diritti delle donne e la liberazione dal nazifascismo». In realtà la proposta di Calderoli suscita qualche dubbio anche dentro il Carroccio. «Il 25 Aprile e il Primo Maggio fanno parte della storia del Paese e non si toccano», puntualizza l’eurodeputato della Lega Matteo Salvini. Mentre il sindaco di Roma Gianni Alemanno riflette: «Non fa bene a nessuno la fiera di chi la spara più grossa. Ci sono festività nazionali che fanno parte della coscienza civile del nostro Paese che non possono essere toccate come il Primo maggio e ci sono celebrazioni che, una tantum, sono molto significative come il 17 marzo di quest’anno».

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19 Feb 2011

E se per una volta pensassimo alla Dignità dell’Uomo (Maschio)?

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RIFLESSIONI  di Federico Fubini  www.corriere.it

Esercizio per il weekend: provate a individuare – per strada, al parco, allo stadio – un capannello di uomini dall’aria mediamente civile e navigata e cercate di orecchiarne la conversazione. Di questi tempi si somigliano tutte. Uno racconta che è appena tornato dalla Germania e il tassista dell’aeroporto ha sogghignato quando ha scoperto che il suo cliente era italiano. Un altro è stato in Marocco e anche lì il cameriere ha ammiccato fastidiosamente quando ha scoperto che il suo cliente era italiano. E così via. Anche loro provano a riderci un po’ sopra, ma sono facce tirate. Perché il discorso pubblico li sta stranamente dribblando. Dopo mesi di caos politico-mediatico-giudiziario – infermiere travestite da consiglieri regionali, consiglieri regionali travestiti da infermiere, tuffi in massa nella Jacuzzi in tenuta da poliziotte – quegli uomini si sentono un po’ giù di corda. In Italia il discorso pubblico e le manifestazioni si sono concentrate (giustamente) sulla dignità della donna. Ma della dignità dell’uomo, l’uomo maschio, cosa dire? Se c’è una figura che esce a pezzi da intercettazioni, testimonianze, interviste e sogghigni dei tassisti esteri, è decisamente la sua. Va bene: niente false pretese di nobiltà. Noi maschi italiani siamo per definizione meno maturi, meno consapevoli, responsabili e solidi delle nostre controparti femminili. Il gallismo resta un glorioso tic nazionale, per quanto un po’ usurato dalle nuove tecnologie, dai siti di incontri ai social network, e dall’età media dei praticanti. Ma davvero a noi uomini non dà fastidio essere identificati (all’estero, al bar) con l’immagine del maschio italico come emerge da mesi di polemiche? Da queste parrebbe quasi che instaurare una conversazione con una donna per volta, una coetanea poi!, sia decisamente out. O forse invece la prossima manifestazione andrebbe fatta per la dignità dell’uomo (maschio): se non in piazza, almeno al ristorante, in palestra, al supermarket. E perché no, qualche volta anche a casa. Altrimenti finisce che anche la nostalgia del buon vecchio gallismo non sarà più quella di un tempo.

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19 Feb 2011

SANREMO, FESTIVAL DELLE SCOLLATURE “HOT”

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SANREMO – Sarà ricordato, tra l’altro, anche per le scollature delle sue protagoniste. Da Elisabetta Canalis a Belen, passando per il decolleté vertiginoso di Monica Bellucci che ha “stordito” Gianni Morandi nella terza serata: tutti gli abiti indossati sul palco dell’Ariston in questa 61/ma edizione del festival di Sanremo sono caratterizzati da scollature “hot” sul seno ma anche sul lato B delle due primedonne (e delle ospiti).

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18 Feb 2011

Massacro Novi, sono passati 10 anni

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Omar e’ gia’ uscito di prigione, Erika deve aspettare ancora

Erika De Nardo conta ormai i giorni che le mancano per tornare in liberta’.7D3DEF6BC6118423453CE98D94797 Fra un anno potra’ lasciare il carcere dove sconta la pena per l’omicidio della madre e del fratellino, compiuto a Novi Ligure dieci anni fa, il ventun febbraio duemilauno.Susy Cassini, quarantuno anni, e il figlio Gianluca, undici, furono uccisi con novantasette coltellate da Erika, allora sedicenne, e dal suo fidanzatino Omar, un anno piu’ vecchio. Lui e’ tornato in liberta’ l’anno scorso, ha lasciato il Piemonte e spera che nessuno piu’ lo cerchi. Erika aspetta la liberazione, avrebbe confidato di volersi costruire una famiglia e diventare mamma.A Novi si dice che il padre si prepari a riaccoglierla, nella villetta degli orrori dove e’ tornato a vivere. Il decennale riapre le ferite di Novi. ‘Furono giorni traumatici, c’e’ voluto tempo per metabolizzare’, ricorda il sindaco di allora.Tutti avevano pensato che gli assassini fossero extracomunitari, e la rabbia monto’. ‘I colpevoli sono albanesi entrati in casa per una rapina’ aveva raccontato ai carabinieri Erika, presunta scampata alla strage. La ragazza sperava di depistare gli investigatori, ma la coppia fu incastrata da una cimice messa in caserma e da una telefonata: ‘Ce la faremo, ci stanno credendo’, aveva detto Erika a Omar. Ma la verita’ era gia’ stata scoperta.

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16 Feb 2011

Milano Il Pgt cancella la metropolitana in piazza Abbiategrasso

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imagesCA0BPCL1Il Pgt cancella la metropolitana in piazza Abbiategrasso. La denuncia arriva dal Partito Democratico che ha citato un paragrafo del Pgt (Piano di Governo del Territorio), votato dieci giorni fa dal consiglio comunale. Nel documento si prospetta la chiusura del tronco della linea M2 da Famagosta ad Abbiategrasso in favore della cosiddetta linea di forza C che collegherà – in superficie – San Cristoforo con Rogoredo. Il consigliere del Pd, Aldo Ugliano, ha parlato di «scelta folle» da parte dell’amministrazione comunale che penalizzerebbe i residenti della zona 5. L’opposizione presenterà una mozione per chiedere un chiarimento alla giunta e lancerà una petizione popolare per chiedere la modifica. La sorpresa della possibile chiusura della stazione di Abbiategrasso, aperta nemmeno sei anni fa, arriva a pochi giorni dall’apertura del prolungamento fino ad Assago: domenica prossima entreranno in esercizio le stazioni di Assago Milanofiori Nord e Assago Milanofiori Forum. Atm ha annunciato anche nuovi percorsi per una decina di linee di superficie.

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16 Feb 2011

L’immondizia cresce sugli alberi

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20110215_alberiQuesto e’ un albero di Via Vodice a Roma, fotografato direttamente dal cellulare. A Roma l’immondizia cresce sugli alberi! I miei personali complimenti a chi risiede nello stabile e che pratica “il lancio del sacchetto” direttamente dalla finestra. Senza parole

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15 Feb 2011

i ragazzi italiani non amano più questo Paese

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di Marco Lodoli

 Italia affonda, i topolini svegli lo sentono prima: i ragazzi italiani non amano più questo Paesedi Marco LodoliSaranno veri dati e percentuali, avranno domandato davvero a tanti ragazzi, avranno misurato bene le risposte, saranno dunque ponderati e seri i risultati? Perché se fosse stato tutto fatto per bene, allora dovremmo accettare un’altra amarissima verità: i ragazzi italiani non amano più questo paese, più della metà lo vorrebbe abbandonare. Per lavoro, certo, per trovare uno stipendio decente a fine mese, d’accordo, per non pesare più sui vecchi genitori, giustissimo: ma anche semplicemente per disgusto. Vorrebbero andare via per ricominciare un’altra vita, in Inghilterra o ai Caraibi, in Giappone o in Giamaica, in un ufficio iperfunzionale o in un bar sulla spiaggia, quasi non importa dove e come, importa fuggire via da qui.La nave affonda e i topolini svegli lo sentono prima degli altri, provano a scappare correndo giù per le funi, immaginando una salvezza all’asciutto. Quando le energie nuove di una nazione non sono più disposte a spendersi per il miglioramento collettivo, ma pensano solo a fare la valigia, salire su un aereo e volare oltre i confini, non è per niente un bel segno. Poi in realtà molti dicono di voler partire – moltissimi, ripeto, più della metà – e invece rimangono, perché la mamma li vuole vicino, perché la fidanzata è bella, perché la squadra del cuore non si abbandona mai, rimangono per mille motivi, e qualcosa faranno: ma a malincuore, senza entusiasmo, come chi lavora all’obitorio o al camposanto, che quattro soldi magari si rimediano pure, ma la gioia no, la passione nemmeno, la sostanza vitale dell’esistenza neanche a parlarne.Si resta perché la nave è inclinata, imbarca acqua, ma non affonda, galleggia come una bagnarola, resiste e procede così piano che quasi pare ferma. Si resta perché non siamo ancora rumeni disperati, magrebini senza pane e senza pace, si resta perché partire è faticoso, si soffre a dire addio, lo sappiamo bene. Ma qui non si combinerà niente di buono, come vitelloni al bar si invecchierà in un paese senza sogni, tra la televisione e il biliardo, il camparino e il campionato, la cassiera bona e il superenalotto. Per ripartire l’Italia avrebbe bisogno della fiducia e dell’amore dei suoi figli più giovani. Avrebbe tanto bisogno di ragazzi che desiderino ancora qualcosa qui, in questa nazione smontata pezzo a pezzo dal cinismo dei padri e dei fratelli maggiori, dalla distrazione di tutti, dall’appetito smisurato di parecchi, da vent’anni di chiassosa malinconia

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14 Feb 2011

LITTIZZETTO: “CALDEROLI UN PETARDO INESPLOSO”

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20110214_littixInizia con un fiore bianco in onore delle donne, nel giorno della grande manifestazione per la difesa delle donne (Se non ora, quando?) di ieri, l’intervento di Luciana Littizzetto a Che tempo che fa, come ogni domenica in onda su Raitre con Fabio Fazio. La comica torinese ha scherzato sulla sua assenza nella puntata precedente, per via di un fastidioso virus intestinale. “Ora la situazione è fluida – ha esordito – se dovessi andar via correndo, non è un’uscita in stile Santanchè, ma scapperei in bagno”. Luciana, dopo aver parlato di Carla Bruni e della sua bellezza che batte il tempo, ha preso in giro il ministro Calderoli e il suo modo di vestire. “Ma avete visto come si concia? L’altro giorno aveva pantaloni arancioni, la giacca rossa, la cravatta verde, le guance fucsia…sembrava un petardo inesploso”. Tornando a parlare delle donne, la Littizzetto ha poi parlato di Anna Oxa e della sua “fighitudine imperitura”. “Le donne così si alzano dal letto e sembrano uscite dal parrucchiere, io invece esco dal parrucchiere e sembra che mi sia appena alzata dal letto”, ha detto l’attrice.

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