Archive for Maggio 2010

30 Mag 2010

Lo sguardo sull’orrore dell’allevamento industriale alimenta la scelta vegetariana

Filed under Senza categoria

Il 2010 potrebbe l’anno in cui essere vegetariani diventerà un fenomeno di massa. Dopo le scoperte di abusi negli allevamenti intensivi, dopo le continue denunce per la salmonella e altre malattie che rischia chi mangia animali male allevati. Dopo svariati choc culturali e infiniti esempi diffusi, qualcuno lo prevede davvero, almeno in America, Certo, dipende dalle masse. Fuori dal primo mondo, rinunciare a mangiare carne quando ce n’è pare difficile. In molte zone del primissimo mondo, specie i ghetti urbani; dove esistono solo supermercati poco sani e fast food e la carne è un modo veloce ed economico per nutrirsi. Altrove, tra gli occidentali precariamente benestanti, che si nutrono con cura e qualche ossessività, sta diventando, oltre che una scelta salutista, una nuova frontiera etica.

I LIBRI – Con incorporato dilemma dell’onnivoro evoluto: mangiare –quando si può, quando ce lo si può permettere- animali che hanno vissuto felici o almeno in buone condizioni, dai polli di cortile alla cacciagione, o non mangiarne affatto? Il dilemma dell’onnivoro è il titolo del bestseller di Michael Pollan sugli orrori e i rischi per la salute dell’allevamento intensivo (per tacere dell’agricoltura). Eating Animals, mangiare gli animali – titolo italiano Se niente importa – è l’ultimo libro di Jonathan Safran Foer, il giovane scrittore di Ogni cosa è illuminata e Molto forte, incredibilmente vicino. Uscito nel novembre 2009, è probabilmente il più influente libro virale (con un messaggio che si diffonde come un’epidemia) degli ultimi tempi. Foer ha cercato di visitare allevamenti per tre anni. A volte c’è entrato di nascosto, di notte, ha assistito a spettacoli orribili. Non è riuscito, come quasi tutti gli altri autori di libri-denuncia sull’industria alimentare, a visitare un mattatoio. Ma ha intervistato moltissimi addetti che ci lavoravano. Il risultato, il libro, è – parole del New York Times – «un ritratto devastante della crudeltà sistematica e della sinistra segretezza dell’industria agroalimentare americana». Alla fine dell’inchiesta-percorso personale, Foer è un vegetariano convintissimo (a differenza di Pollan e di altri autori di libri e documentari di denuncia, non contrari a mangiare animali ben allevati). Vegetariano non solo per salutismo e animalismo: per una questione di giustizia sociale: «Abbiamo accettato l’allevamento industriale per gli stessi motivi per cui le nostre culture hanno relegato le minoranze al ruolo di membri di serie B della nostra società e tenuto le donne al servizio degli uomini». Insomma, perché è economicamente molto più conveniente. Foer concede che «l’oppressione degli umani è diversa dall’abuso di aninali». Ai suoi critici l’ammissione non è bastata, hanno obiettato che la malaria, causa di morte per un milione di persone l’anno, è più grave della sorte di polli e maiali. Vero. Però il libro di Foer, agghiacciante quando racconta le condizioni di vita negli allevamenti, è ricchissimo di analogie immediate e popolarissime che colpiscono il pubblico: come quella tra l’intelligenza e dei maiali e quella dei cani. I maiali non sono da meno, anzi; però vivono quasi tutta la loro vita immobilizzati in recinti microscopici, bloccati tra le loro feci, fanno viaggi in condizioni atroci verso una morte ancora più atroce. Fossero cagnolini, ci sarebbe una sollevazione. I polli sono più stupidi ma non stanno meglio, racconta Foer. Le loro condizioni di vita portano a «deformità, cecità, infezioni batteriche delle ossa, paralisi vertebrale, emorragie interne, sistema immunitario indebolito» e altro. I bovini al macello a volte non vengono storditi abbastanza e di conseguenza vengono «dissanguati, scuoiati e smembrati mentre sono ancora coscienti».

I CONVERTITI – Il libro di Foer è discontinuo, l’impianto teorico non sempre regge, ma è probabilmente il suo capolavoro. Le storie dell’orrore sono le stesse che si trovano nei tanti saggi e documentari di denuncia dell’industria alimentare prodotti negli ultimi anni. Ma il talento letterario di Foer fa sì che quelle stesse storie suscitino reazioni viscerali, riflessioni eticamente virtuose, scelte nette. Sono moltissimi i lettori (in genere giovani e acculturati, va da sé) che chiudono il libro e smettono di mangiare carne (i blog americani affrontano dilemmi come «cosa cucino ai miei amici non più carnivori per colpa di Jonathan Safran Foer?»). I media fanno sempre più inchieste; nonostante le pressioni dei lobbisti dell’industria alimentare, che tempo fa sono riusciti a convincere –si teme via finanziamenti, o minacce di tagliarli- alcune università a togliere il libro di Pollan dai testi d’esame- fanno sempre più inchieste. Uno scandalo recente, la scoperta che la carne lavorata con un nuovo trattamento all’ammonia trabocca di batteri di e-coli e salmonella, ha scatenato migliaia di commentari online e ispirato moltissime scelte vegetariane. Anche la fattoria-lager dell’Ohio, qualche anno fa, avrebbe colpito meno il pubblico.

IL FUTURO – I vegetariani-ambientalisti-etici insistono: buona parte dell’inquinamento globale è provocato dalle emissioni di gas degli animali, dalle scorie loro e del loro allevamento-alimentazione, dalle monoculture per alimentarli che distruggono i terreni. Mangiare animali, insistono, crea povertà: campi, energia, fatica usati per allevare un animale potrebbero venire usate per produrre vegetali in quantità molte volte maggiore. Perché produrre proteine animali non è mai stato così economico, ma il risparmio rischia di venire pagato a breve. E poi: come si diceva una volta, il problema è politico, e morale. L’industria alimentare ha sempre influenzato la legislazione americana sulle condizioni degli animali. Mangiare carne d’allevamento –il 99 per cento della carne- è, per Foer, «semplicemente sbagliato». Ma non mangiarne non è sempre possibile. Obiezioni dei critici: «Eating Animals-Se niente importa è scritto da una persona di buona cultura e ben nutrita, per lettori di buona cultura e ben nutriti. Foer si occupa solo di quella parte del mondo in cui la gente può scegliere cosa mangiare.” Foer non si chiede perché si vuole o si deve mangiare carne, e cosa la carne significhi per gli individui o le società. L’unica soluzione che propone è la conversione in massa al vegetarianesimo. Senza pensare che i danni dell’allevamento industriale non cominciano e non finiscono con gli animali, riguardano tutti i generi di cibo». E poi ci sono i dubbi degli americani pragmatici. Che dicono «la carne riempie e si cucina in due minuti. Per i genitori che lavorano è una salvezza. Chi è vegetariano deve cucinare, ha bisogno di tempo. In più, siamo alla seconda generazione di adulti che non sanno cucinare. Molti, per disabitudine e scarsa alfabetizzazione, non sanno leggere una ricetta. Aggiungiamo la povertà crescente. Il risultato sarà che andranno a scongelare un hamburger». Meno a cuor leggero, ahimè; le notizie sugli allevamenti degli orrori, nonostante il lavoro di lobbying, si diffondono.

Maria Laura Rodotà

Commenti disabilitati

22 Mag 2010

ogni tanto vince il toro!!!

Filed under Senza categoria

TOPSHOTS-BULLFIGHTING-SPAIN-SAN-ISIDROurn:newsml:dpa.com:20090101:100521-11-11915urn:newsml:dpa.com:20090101:100521-11-11915 Terribile incidente alla corrida: un toro ha infilzato con così tanta ferocia il matador Julio Aparicio, che il corno destro del grosso animale gli ha trafitto la mascella. Un intervento di sei ore per il 41enne. Che ora è fuori pericolo. Una sequenza choc per i 20mila spettatori nell'arena Las Ventas di Madrid

http://www.youtube.com/watch?v=N1kxeL8713U

2 commenti

18 Mag 2010

Chi fa sesso, chi telefona e chi si fa la barba

Filed under Senza categoria

SMSguidaimagesCAAEF95RSMSguidaI risultati di una ricerca sui guidatori di sei diversi Paesi: il 29% dichiara di baciare il partner stando al volante
Automobilisti di ogni età e di sei Paesi diversi, accomunati dallo stesso vizietto: guidare pensando e facendo dell’altro. Dando libero sfogo a tutte le voglie e gli hobby possibili. C’è chi al volante si bacia con la compagna o il compagno seduti accanto; chi va oltre e offre prestazioni sessuali; chi risponde alle e-mail con il suo smartphone o manda sms; chi, ancora, si trucca o cambia l’abito, oltre agli intramontabili spuntini e telefonate via voce.
Il quadro tracciato dalla ricerca dell’istituto Lindberg International, commissionata da Jabra, azienda produttrice di apparecchi per telefonare a mani libere, non lascia scampo a interpretazioni. Alla guida si fa di tutto tranne tenere le mani sul volante. Il campione – che ha risposto a un sondaggio online – è di 1.800 persone suddiviso equamente tra le varie fasce d’età (dai 18 ai 65 anni) e le varie professioni (ci sono infatti impiegati, liberi professionisti, manager, commerciali…). I consumatori interpellati provengono da Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia, Stati Uniti e Giappone e tra le diverse nazionalità emerge un tratto comune, ovvero la tendenza – complici code, traffico e lunghe distanze da percorrere – a risparmiare tempo occupandosi di altro oltre a guidare. Ecco che quindi c’è un globale 28 per cento impegnato a mandare sms e un 12 per cento che ammette di scrivere o leggere e-mail, così come rimane un significativo 10 per cento intento a leggere il giornale o qualche pagina di libro. Ma a stupire sono abitudini di altro tipo, poco comode sulla poltrona dell’automobile: il 29 per cento degli intervistati dichiara di baciarsi mentre guida e il 15 per cento di fare sesso; il 13 per cento si trucca e il 25 per cento si cambia i vestiti, mentre il 5 per cento si fa la barba, stessa cifra di chi gioca con i videogame; in percentuali minori c’è chi è impegnato a sintonizzare il suo Gps, e chi fuma, ma anche chi offende il prossimo imprecando dal finestrino; l’apoteosi arriva poi per il cibo, perché il 72 per cento degli interrogati ammette di mangiare, che si tratti di uno spuntino o di un pasto principale.

PAESE CHE VAI – I francesi ascoltano soprattutto musica, ma sono anche quelli che più degli altri inveiscono contro gli automobilisti o i pedoni che incontrano sulla via, mentre gli inglesi sembrano più attenti al Codice della strada, ma amano maggiormente chiacchierare con i compagni di viaggio. Palma ai giapponesi per la percentuale molto alta di giochi al volante, ma anche alle donne nipponiche per chi più degli altri usa l’auto per sistemarsi i capelli. Per fortuna, tutti gli intervistati di ogni nazionalità percepiscono la pericolosità estrema del fare sesso con l’auto in movimento, ma anche del guardare un film o lavorare al Pc.

2 commenti