Archive for Marzo 2010

28 Mar 2010

«Cerchi emozioni forti?Per 900 euro ti sequestriamo»

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si ispira al film «The Game»
È l’offerta di una società francese che offre il rapimento concordato.
L’offerta è sconsigliata ai pavidi e ai deboli di cuore. Ultime Réalité, una società francese che ha il suo quartier generale a Besançon, si rivolge a chi è alla ricerca di sensazioni forti e vuole uscire dalla routine quotidiana. Ma invece di proporre i soliti corsi di paracadutismo o di bungee-jumping, la compagnia transalpina propone ai propri clienti pronti a sborsare 900 euro il pacchetto «rapimento» ovvero la possibilità di vivere in prima persona e da vittima l’esperienza di un sequestro di persona. Il cliente sarà pedinato diversi giorni da sconosciuti che controlleranno ogni suo movimento. Poi un bel giorno i sequestratori passeranno all’azione. Dopo averlo imbavagliato e bendato lo porteranno via chiudendolo nel bagagliaio di una macchina. Quindi resterà per circa 4 ore in una cantina buia e umida sotto l’occhio vigile di una guardia.
ESPERIENZA ESTREMA – L’ideatore di Ultime Réalitè è il ventottenne Georges Cexus. Ai media francesi racconta di aver lanciato l’iniziativa lo scorso gennaio e da allora la sua società riceve almeno due richieste al giorno. I suoi clienti sono per lo più dirigenti di alto livello, stanchi della monotonia della vita. «In generale tutto è possibile – dichiara Cexus – All’inizio cerco di capire cosa vuole il cliente e poi mi metto in azione». Secondo il ventottenne mai nessuno è stato male dopo il rapimento: «Prima di tutto firmiamo il contratto con il cliente. Egli da allora sa che entro due mesi sarà rapito, ma non sa né dove né quando. I ritmi saranno talmente forsennati che la persona sequestrata non avrà il tempo di riflettere, dimenticherà che è tutto concordato. È necessario che si trovi in una vera e propria situazione di stress». A chi gli fa notare che comunque questo gioco può essere pericoloso sullo stato psichico della «vittima» o infastidire chi ha subito un reale rapimento, Cexus risponde: «Non si tratta di un gioco. È un’esperienza estrema».

Francesco Tortora

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27 Mar 2010

«Oltre ogni senso»

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Milano
concerto in lingua dei segni
L’idea è nata dal cantautore Daniele Stefani e dal regista Gabriele Paoli, con il contributo del comune di Milano, dell’Ente Nazionale Sordi e del Senato
Godersi un concerto musicale anche se si è sordi? È possibile grazie alla Lis, la Lingua italiana dei segni, come dimostra «Oltre ogni senso», lo spettacolo musicale che andrà in scena il 30 marzo al Teatro Dal Verme di Milano. Palloncini dorati attaccati alle sedie accoglieranno gli spettatori in sala, e anche tramite le vibrazioni prodotte dalla musica sui palloncini, i non udenti potranno sentire e percepire i suoni, semplicemente tenendoli tra le mani o tra le gambe. L’idea è nata dal cantautore Daniele Stefani e dal regista Gabriele Paoli, che, con il contributo del Comune di Milano, dell’Ente Nazionale Sordi e del Senato della Repubblica, hanno deciso di aprire la musica a tutti, anche a chi non la può ascoltare. La musica e le parole del cantautore saranno accompagnate dalla traduzione in lingua Lis, da danze e interventi dell’attore Giampiero Ingrassia, del cabarettista Sergio Friscia, un quartetto d’archi dell’associazione Clavicembalo Verde e dell’illustratore Mauro Moretti.

L’IDEA – «L’iniziativa è nata da una mia fan catanese, con genitori non udenti -ha spiegato Daniele Stefani-: ha tradotto le mie canzoni con il linguaggio dei segni e mi ha spiegato che con un semplice palloncino è possibile sentire le vibrazioni musicali che entrano nelle ossa e provocano forti emozioni». Il cantautore ha anticipato quale sarà il momento più emozionante della serata: «Sette ragazze sordomute dell’associazione Famiglie audiolesi etnei, dirette dalla loro insegnante, interpreteranno una mia canzone con la Lis. Come dice il sottotitolo dell’iniziativa, ‘Quando le emozioni sono l’unico linguaggio è il sottotitolo dell’iniziativa’, abbiamo voluto dare vita ad un linguaggio per tutti». «Questa iniziativa -ha spiegato l’assessore alla Salute di Milano, Giampaolo Landi di Chiavenna- sottolinea la responsabilità e il ruolo sociale del mondo dello spettacolo per la disabilità». E l’attenzione alle persone affette da sordità entra anche tra gli obiettivi del Comune per l’Expo 2015: «Stiamo lavorando su progetti che renderanno più semplici e fruibili i servizi e la vita quotidiana per i non udenti». Ad esempio formando i dipendenti comunali alla comunicazione in lingua Lis e lavorando sulle linee di trasporto comunale per renderle accessibili a tutti. «In previsione di Expo – ha aggiunto l’assessore allo Sport e tempo libero, Alan Rizzi- “ci impegneremo a tradurre tutti i concerti per i sordomuti».
Lo spettacolo «Oltre ogni senso» andrà in scena martedì 30 marzo alle 20.30 al Teatro Dal Verme in via San Giovanni sul Muro 2. Il prezzo del biglietto è 15 euro, 12 per i non udenti e il ricavato sarà devoluto all’Ente Nazionale Sordi. Info: http://oltreognisenso.com Agenzia Redattore Sociale)

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23 Mar 2010

«Rosso per le bestemmie in campo?

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PETRUCCI «hanno perso un’occasione per tacere»cartellino_rosso
Violata la libertà di espressione»

MILANO – Le nuove norme decise dalla Federcalcio italiana contro le bestemmie dei calciatori sono una «violazione dei diritti fondamentali per la libertà di espressione». La FifPro, l’organizzazione internazionale che rappresenta i giocatori professionisti, protesta in maniera molto ferma contro il nuovo giro di vite deciso in Italia dalla Figc, che prevede anche il rosso diretto per parole blasfeme e la squalifica – in caso di episodi non visti dall’arbitro – grazie alla prova televisiva. Dall’entrata in vigore delle nuove norme già più di uno gli episodi: i primi a farne le spese sono stati il tecnico del Chievo, Domenico De Carlo, e il giocatore del Parma David Lanzafame

DIRITTI FONDAMENTALI – «Come chiunque altro i giocatori hanno il fondamentale diritto di espressione» spiega sul sito della FifPro Wil Van Megen, avvocato del sindacato internazionale, che sottolinea come anche nel caso delle bestemmie deve valere il principio che «ognuno ha il diritto di dire ciò che vuole, anche se può essere spiacevole». Il legale ricorda inoltre che «in base alle norme nazionali e alla legislazione internazionale, la libertà di espressione può essere rivista soltanto con un atto del Parlamento. Il potere di una federazione sportiva non può essere estesa ai diritti fondamentali. Se la Figc vuole punire questo, lo può fare solamente con l’appoggio del Ministero della Giustizia. Ma vorrei far notare che nessun governo ha fatto qualcosa del genere negli ultimi 100 anni»CONI – Non si fa attendere la reazione di Gianni Petrucci. «La FifPro ha perso un’occasione per tacere» dichiara il presidente del Coni. Era stato proprio Petrucci a sollecitare un intervento della Figc contro le bestemmie in campo.

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13 Mar 2010

societa incivile

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spazzatura_mediatica giorgio mulè

http://blog.panorama.it/opinioni/2010/03/08/mule-la-societa-incivile/

Ce n’è per tutti e ci sono tutti. Nel romanzaccio socialpopolare scritto in massima parte con le intercettazioni telefoniche ci sono politici di centrodestra e centrosinistra, alti funzionari dello Stato e mezze calzette, imprenditori rapaci e manager rispettati, monsignori di gran lignaggio e sacerdoti, magistrati di ogni ordine e grado, giornalisti, carabinieri, militari della Finanza e poliziotti, dirigenti e scartine dei servizi segreti, talpe e controtalpe. All’elenco mancano delle categorie, ci sarà tempo per rimediare. Sono finiti tutti nel frullatore in cui un cittadino fatica a distinguere gli innocenti dai corrotti, le persone perbene dai lestofanti, i cafoni dai delinquenti.
Altro che società civile, come volevano farci credere i chierici del perbenismo desiderosi di contrapporre le virtù del popolo ai vizi del palazzo. Stando alle intercettazioni trasmesse dai giudici ai giornali come un fogliettone da pubblicare a puntate, bisognerebbe purtroppo parlare di «società incivile». Perché le nefandezze che si ritrovano in quelle pagine (spesso legate a vizi privati che nulla hanno a che spartire con il cuore delle indagini) altro non sono che lo specchio di una società che tenta ostinatamente di non guardare il lerciume del proprio giardinetto. È la società dei finti moralisti, dei moralizzatori in servizio permanente effettivo, dei puri e duri sempre travestiti da Savonarola. Una Santa Inquisizione da avanspettacolo che avrà chiesto, fatto e ottenuto favori come molti degli intercettati, ma che pretende ancora di raccontare la favola della propria incontaminata purezza. O che avrà gli stessi amanti, le stesse debolezze o le stesse pulsioni sessuali di coloro che sono stati messi alla gogna ma che si ostina a chiedere – per gli altri, solo per gli altri – condanne esemplari ed espiazioni puntuali. Il grande pericolo del frullatore mediatico è proprio quello di non farci distinguere più il bene dal male o, peggio, di mischiarli tra loro: le inchieste si sovrappongono, i protagonisti si confondono e anche le responsabilità penali sfumano. Per questo motivo politici e commentatori dovrebbero avere il garbo e la decenza di non ergersi a fustigatori di costumi.

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09 Mar 2010

Navigli, 80 chilometri di degrado «Così Milano tradisce la sua storia»

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Bottiglie, rifiuti e sponde pericolanti. «La pulizia? Il Comune pensa solo all’Expo»full_113314 Prima di guardare in basso, e mettersi a contare bottiglie, passeggini, televisori, cercasse di biciclette e motorini abbandonati sul fondo dell’antico porto di Milano, si può ricordare cosa è successo qualche anno fa a Londra. Sulla sponda Sud del Tamigi c’era la vecchia centrale termoelettrica di Bankside, abbandonata dal 1981, tante volte se n’era ipotizzata la demolizione, poi nel 1995 la Tate Gallery decise di trasformarla e affidò il progetto a uno studio svizzero di architettura. Dopo cinque anni (tenere ben presente i tempi: cinque anni), il 12 maggio 2000 venne aperta la Tate Modern, uno dei più innovativi e visitati musei del mondo, che ha toccato il record di 4 milioni di ingressi l’anno. Ora si può risalire dal fondo della Darsena, lasciarsi alle spalle l’odore rancido di escrementi e putrefazione che si respira là sotto, e leggere le date ancora segnate sul cartellone del cantiere: il 21 maggio 2003 il sindaco decide di costruire un parcheggio da 700 auto sotto l’acqua; il 22 ottobre dello stesso anno viene consegnata (e presto prosciugata) l’area. Esclusi gli scavi archeologici, i lavori non sono mai partiti. Rapido conteggio: in cinque anni, sul suo fiume Londra ha costruito la Tate Modern. In più di 6 anni, Milano ha mandato in malora il cuore del sistema dei Navigli, un luogo che si identifica con la storia e l’immagine della cittàQui si scambiano l’acqua il Naviglio Grande, dopo 45 chilometri di percorso da Turbigo, e il Naviglio Pavese, che scende per 35 chilometri fino a Pavia. Qui si incrociano la storia di Milano (le vie d’acqua usate per trasportare il marmo del Duomo), il genio di Leonardo (che progettò una chiusa i cui disegni si trovano nel Codice atlantico), e il genio politico della Milano di oggi, molto innamorato del cemento e incapace di mandare qua in Darsena dieci spazzini e quattro giardinieri per rimediare a questa indecenza. Certo, è in corso una battaglia legale. Scontro tra Palazzo Marino, che di fronte al fallimento del parcheggio-sott’acqua ha revocato la concessione (l’anno scorso), e la Darsena Spa, che invece oggi chiede i danni per il fatto di non poter più costruire. Nell’attesa che si risolva la contesa, ieri mattina nella discarica della Darsena in secca si contavano: due passeggini fracassati, un numero imprecisato di bottiglie, una vecchia tavola da surf, due batterie di auto, più uno specchietto, due parafanghi e tre cerchioni di macchine, i documenti di un motorino rubato, i letti di due senzatetto (uno sotto il ponte, l’altro dentro una casupola), l’armadio di altri due clochard che hanno steso i vestiti al sole. Tutto sparpagliato su una distesa di fango marcio.Lontano da qui, risalendo i due canali, la scena è diversa. Sia lungo il Naviglio Grande, fino a Corsico, Trezzano, Abbiategrasso; sia lungo il Pavese, fino a Rozzano, Binasco, Pavia, le ferite sono quelle del tempo. Almeno 110 chilometri di sponde, su 160 dell’intero sistema Navigli, sarebbero da consolidare o stabilizzare; le conche abbandonate sono 29, gioielli come quella al confine di Rozzano, all’altezza del ponte verso Binasco, dove la ruggine sta spappolando il ferro delle strutture. Per sistemare le sponde servirebbero 300 milioni di euro. Ma intorno c’è comunque erba abbastanza curata, corrono piste ciclabili, filari di alberi. È più pulito, perché non c’è una città a vomitare porcherie dentro i canali. La Regione, a dicembre 2007, ha creato «Navigli Lombardi scarl», che dopo anni di frammentazione è il primo soggetto unitario per la gestione e la manutenzione. Milano ha vinto l’Expo puntando anche sulle vie d’acqua, che avrebbero dovuto collegare in una rete navigabile la Darsena e i padiglioni dell’esposizione a Rho-Pero. Progetto annunciato e decaduto. Propaganda. Come gli annunci di «riqualificazione » degli ultimi dieci anni: negli archivi del Corriere se ne contano 32.

Gianni Santucci

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