Archive for Marzo 2009

08 Mar 2009

il corpo spogliato delle donne in tv

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 8 marzo, festa delle donne, viva le donne, mimose e tanti auguri e film a tema su molti canali, da Mgm a Hallmark. La grande Luciana Littizzetto che co-conduce "Che tempo che fa". Il 60 per cento del pubblico tv è femminile. Ci sono le reti dedicate, c’è Lei, c’è Hallmark, che nelle domeniche di marzo, oltre ai film di cui sopra, racconta grandi figure muliebri; su Mya va in onda «Cashmere mafia», protagoniste, di nuovo, quattro donne di successo newyorchesi, false tanto quanto le donne nude che animano gli italici schermi. Una studentessa francese dell’Erasmus prepara una tesi sul rapporto tra tv italiana e corpo femminile. Com’è messa l’Italia?, chiede. Non siamo messi bene. Uso strumentale della bellezza, gambe scoperte e scollature a tutte le ore, il corpo è mio, lo gestisco io e lo spoglio: questo è, sul video, il retaggio del femminismo, l’autosfruttamento consapevole del proprio fisico. Accade solo alla tv del Bel Paese. Victoria Silvstedt, per esempio, gira le lettere della «Ruota della fortuna» anche in Francia, ma là è molto più sobria e le telecamere non le riprendono le mutande.
Che succede da noi? Perché quest’altra anomalia italiana? Perché le ragazze, per apparire emancipate, si devono porre come oggetto del desiderio? Perché le donne in tv, anche quelle consapevoli, non mostrano il vero volto, bensì una maschera fatta di aggiustamenti, correzioni, interventi? E’ come se le donne vere stessero scomparendo dalla tv, sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare, umiliante. O umiliazione o incompetenza. Questi e altri problemi si pone l’inquietante, civile documentario «Il corpo delle donne», di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi. Il documentario andrà in Festival a Firenze. Poi speriamo che qualche rete lo trasmetta.

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03 Mar 2009

«Scusi, lei sa cos’è il binario 21?»

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«Spaventa il pensiero di quanto potrà accadere fra una ventina d’anni quando tutti i testimoni saranno spariti. Allora i falsari avranno via libera, potranno affermare o negare qualsiasi cosa». Si apre con questa frase di Primo Levi sull’Olocausto il sito Internet www.binario21.org, creato per ricordare il drammatico giorno del 30 gennaio 1944, quando al binario 21 della Stazione Centrale di Milano più di 600 cittadini italiani di religione ebraica, tra cui una quarantina di bambini, furono caricati su un treno e portati nel campo di concentramento di Auschwitz. Una settimana dopo, il 6 febbraio, circa 500 di loro persero la vita nei forni crematori; pochissimi tornarono indietro.

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