Archive for Ottobre 2008

24 Ott 2008

Genova, chiamano il figlio «Venerdì» La Cassazione lo ribattezza gregorio

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  Chi sta pensando di chiamare i propri figli in modo troppo eccentrico, adesso, ha un avversario in più: la Corte di Cassazione.
  Arriva dal massimo organo giudiziario, infatti, lo stop a una coppia di Genova che per il proprio pargolo aveva scelto un nome quantomeno astratto: Venerdì. Contro tale decisione si erano già espressi il tribunale e la corte d’Appello di Genova, interpellati dall’anagrafe locale: i giudici avevano ritenuto che quel nome, legato al personaggio del romanzo «Robinson Crusoe», evocasse immagini di «sudditanza» e «inferiorità»; perciò, avevano ordinato di ribattezzare il bambino Gregorio, come il santo del giorno in cui è nato. Provvedimento ora confermato dalla Cassazione (sentenza n. 25452 della prima sezione civile): alla suprema Corte, la coppia di Genova ha provato a far presente che già personaggi noti come i coniugi Totti ed Elkann hanno chiamato i rispettivi figli Chanel e Oceano. Ma le stranezze dei Vip, per fortuna, non valgono come precedenti. E il volerle imitare, semmai, dovrebbe pesare come aggravante.

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21 Ott 2008

Le filosofie del nulla vincono tra i giovani spesso ubriachi

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 DAVIDE RONDONI

 L
i abbiamo sotto gli occhi. Li vediamo storditi, eccitati e un po’ rimbambiti, per strada quasi tutte le sere, o nelle idiote notti bianche o di qualche altro colore inventate da sindaci e assessori. O nei concerti, nei bar, nei locali pulsanti di musica. Li vediamo, o non li vediamo ma li ‘sappiamo’, nelle feste, in quelle cose che, dài, sono cose tra ragazzi, le feste, i viaggi, le notti… Quasi il venti per cento dei nostri under 18 usa normalmente alcool e superalcolici. In Europa un giovane su quattro muore per violenze (o suicidi) legati all’alcool. Sono cresciuti fino a 61.000 gli alcool-dipendenti assistiti dai servizi sociali, il 19% per cento di più in un anno. E di questi il 15% è fatto di giovani. I nostri ragazzi bevono. Iniziano presto. E poi bevono molto, e male. Non buon vino ai pasti. O magari qualche alzata di gomito in allegria. No, un abbeverarsi di bassa lega, robetta carica di alcool, mix strani stravenduti in ogni supermercato o autogrill. E si beve solo per un motivo, in fondo, come diceva un vecchio adagio: per dimenticare. Ma cosa deve dimenticare un diciassettenne? Un sedicenne? Che spavento di vita, se c’è da doverla dimenticare così presto. Si beve per cercare l’oblìo. La parola sballo, che di solito viene usata, è inesatta. È, per così dire, troppo allegra. In questo bere tanto e bere male dei ragazzi non c’è nulla di allegro.
  Girano in branco e dunque l’alcool – o altre cosette più ‘forti’ – serve a dare la dose di eccitazione per divertirsi. Appunto: per dimenticare che in realtà non si sta facendo quasi mai nulla di veramente divertente,
gioioso. Serve un po’ di eccitazione alcolica per dimenticare non solo il passato, ma il presente un po’ idiota e ripetitivo. Bevono per dimenticare il presente. Oblìo invece di presenza. Nebbia invece di sguardo. Le filosofie del nulla non vincono nei convegni o sulle pagine patinate delle riviste glamour che grondano cinismo: le filosofie del nulla vincono nei bar, nei ritrovi dei ragazzi.
  Colpiscono, come sempre, i più fragili. Lo sguardo velato di cinismo dei grandi cosiddetti maestri del pensiero della nostra epoca -quelli per cui la vita è in fondo una fregatura, da dimenticare o da impugnare contro qualcuno o qualcosa – è diventato lo sguardo annebbiato di tutti questi ragazzi. I maestri e i ragazzi pensano la stessa cosa: che la vita sia da dimenticare. Solo che i primi fanno carriere e conferenze, festival e pubblicazioni. I ragazzi invece bevono, cercano l’oblìo. Hanno tolto da davanti agli occhi dei ragazzi l’abisso di Dio e del cuore umano, l’ebbrezza dell’anima e la possibilità di perdizione. Hanno celato ciò che davvero può inebriare di vita la vita.
  Hanno irriso la grandezza dell’uomo e del suo cuore. E del destino. Li hanno lasciati con ubriachezze di bassa qualità, con oblii da venerdì sera. Vedete forse qualcuno di
queste grandi firme di giornali e tv, qualcuno di questi intellettuali inquieto per i nostri ragazzi? Fare ammenda? O interrogarsi con le loro firme dorate (e ben pagate)? C’è una emergenza educativa. E lo ripete l’onorevole Roccella, presentando questi dati, in vista della Conferenza nazionale dell’alcool di domani e martedì a Roma. Ma si deve pure dire che l’emergenza educativa non si può affrontare senza accusare e combattere i cosiddetti maestri del pensiero propagandati come tali da libri e tv e giornali. L’emergenza educativa comporta anche una lotta. Si tratta di criticare culturalmente e socialmente i maestri che, coi loro occhi velati di cinismo, si sporgono da ogni pulpito, on line, radiofonico, televisivo, libresco e scolastico, ad affermare che la vita va dimenticata. E che nulla della vita rende ‘ebbri’, cioè allegri: né Dio, né l’amore, né l’arte. Ubriacatevi sempre, diceva invece Baudelaire. E intendeva di vita intensa, sentita nelle sue grandi e rischiose dimensioni. Occorrono luoghi dove i ragazzi scoprano la vita piena, come rischio e avventura. Dove avvertano come odiosa la ricerca dell’oblio, e dell’allegria finta e velenosa.
 

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11 Ott 2008

Ciao, anticonformismo A Oslo non sei di casa

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 ELIO MARAONE
 « I
l coraggio uno non se lo può dare». Probabilmente è eccessivo accostare, nell’esagerata inclinazione al quieto vivere, il Comitato norvegese per il Nobel al manzoniano don Abbondio, però è un fatto che anche stavolta i giurati di Oslo non hanno avuto il coraggio di premiare un uomo di pace inviso ai potenti, o, comunque, non hanno avuto il coraggio di una scelta nonconformista, che potesse parlare al cuore di tutti.
  Il Nobel per la pace è infatti stato assegnato all’ex presidente finlandese, convinto europeista e infaticabile mediatore internazionale Martti Ahtisaari, che specialmente negli ultimi vent’anni, in un ruolo
spesso connesso alle Nazioni Unite, «ha spiccato – dice la motivazione – negli sforzi per risolvere numerosi gravi conflitti di lunga durata… Ha aiutato a cercare una soluzione pacifica ai problemi dell’Iraq, e ha dato contributi in Irlanda del Nord, Asia centrale e Corno d’Africa». Vero. Peccato che gli sforzi di Ahtisaari (e non vogliamo dire per colpa sua) non siano sempre stati risolutivi, che per esempio la fine della crisi di Aceh in Indonesia sia dovuta largamente agli effetti devastanti dello tsunami sui ribelli e che, soprattutto, il piano sullo status del Kosovo che porta il suo nome sia rimasto lettera morta, preludio alla proclamazione unilaterale di indipendenza. E preludio al risentimento, che dura, di Serbia e Russia. In sintesi: il Nobel va quest’anno a un buon soldato della pace, ma non a un grande soldato, l’importanza del quale sulla scena internazionale è stata illuminata da lui stesso, quando, alla notizia del riconoscimento, ha affermato che il risultato più importante nella sua carriera è stata l’indipendenza della «Namibia, perché ha richiesto così tanto tempo».
  Ma, e senza sminuire per questo la più che rispettabile persona di Ahtisaari, parlavamo di coraggio. Non ne hanno avuto, purtroppo, i giurati del Nobel, perché, dopo i ripetuti ammonimenti partiti da Pechino nelle scorse settimane contro eventuali ‘attentatori’ alla propria sovranità e al proprio buon nome, in Cina come in Tibet, ci sarebbe voluto del coraggio per premiare un
dissidente come Hu Jia, tuttora in prigione, o un altro cinese come Wei Jing Sheng, ora esule dopo anni di carcere; mentre un sano anticonformismo e una minore pigrizia intellettuale avrebbero potuto far preferire all’ex presidente finlandese, mettiamo, il buddista vietnamita Thich Quang Do, o l’ex ostaggio delle Farc colombiane Ingrid Betancourt. Tutti nomi che, secondo indiscrezioni attendibili, figuravano nella rosa dei candidati.
  I giurati hanno sempre negato di essere sensibili a pressioni o interferenze legate alla politica o a identità religiose. Ma non hanno mai convinto del tutto nessuno. Comunque, e una volta di più (ancora sconcerta l’assegnazione del premio 2001 all’Onu e al suo segretario generale Kofi Annan), registriamo il fatto che le scelte del Comitato norvegese risentono, nella migliore delle ipotesi, di una interpretazione mondana del ruolo, attestato su una linea pacifista: anche rispettabilmente pacifista, ma lontano dall’ardore richiesto da una concezione alta, osiamo dire cristiana, della pace. Parole troppo grosse per un premio destinato, come la maggior parte dei premi, ad essere il risultato di compromessi? Può darsi, Ma è con scelte come quest’ultima, dignitosa ma non squillante, che del Nobel si svuotano la capacità di suggestione, di ingerenza morale, insomma di pieno servizio alla causa della pace.

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10 Ott 2008

Crack. Chi paga il crollo delle borse

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Il terremoto finanziario prodotto dalle banche rischia di contagiare l’economia reale. Togliendo ossigeno alle aziende. Mentre all’orizzonte appare lo spettro di una grave recessione. Che minaccia soprattutto i lavoratori dipendenti

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04 Ott 2008

Fucili senza freni, tutela a zero La caccia ai tempi del centrodestra

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Doppiette senza freni. Si comincerà a sparare ad agosto, quando ancora il periodo della riproduzione non si è concluso, e si finirà a fine febbraio, colpendo i migratori protetti dall’Europa. Nel mirino finiranno peppole, fringuelli, corvi e cormorani, tutte specie tutelate dalla direttiva 409 di Bruxelles. E i cacciatori non saranno più vincolati al territorio di residenza, come è previsto dalla legge attuale per evitare una pressione squilibrata sul territorio e sulla fauna, ma per 15 – 30 giorni all’anno potranno concentrarsi a loro piacimento, magari nella zona di passaggio dei migratori.
E’ questo il profilo della nuova legge sulla caccia proposta dal pdl: una controriforma organica che spazza via la legge quadro del 1992 (la 157) che per 16 anni ha garantito la mediazione tra la situazione precedente (una caccia ad alto impatto ambientale) e le richieste di un fronte abolizionista che molti sondaggi danno per maggioritario. Il testo, che nascerà dalla fusione di due disegni di legge convergenti (uno a firma del senatore Domenico Benedetti Valentini, l’altro dei senatori Valerio Carrara, Laura Bianconi e Franco Asciutti) sarà discusso nei prossimi giorni in Parlamento.
"Qualche parlamentare del Pdl pensa evidentemente che per la caccia sia giunto il momento della restaurazione, ma io penso che all’interno del centro destra siano in molti a considerare una sciocchezza la caccia senza regole", commenta Roberto Della Seta, capogruppo del Pd in commissione Ambiente del Senato. "Se questi ddl passassero, l’Italia si ritroverebbe isolata dal contesto normativo europeo e si vanificherebbe il lavoro prezioso di dialogo, confronto, spesso di collaborazione tra mondo venatorio, comunità scientifica, ambientalisti, organizzazioni agricole che ha consentito di sottrarre il tema della caccia a una guerra di religione e di farne un buon esempio di politiche condivise e positive".
Ma le tensioni non riguardano solo il centrodestra. A dimostrare che la spinta alla deregulation sulla caccia non segue i confini degli schieramenti politici, c’è stata la sorpresa Liguria. Dopo la minaccia della Ue di una super multa per l’autorizzazione della caccia ai fringuelli, i consiglieri Pd hanno bissato votando a favore di una norma voluta dalla Lega per ridurre da 10 a 3 gli anni dopo i quali si può sparare nei boschi colpiti dagli incendi.
"Far saltare i paletti che regolano l’attività venatoria e consentono di rispettare le norme europee è una mossa che rischia di produrre danni all’ambiente e ritorcersi contro gli stessi cacciatori", nota il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. "Il numero delle doppiette è in calo costante, mentre cresce il peso delle attività legate a un uso diverso del territorio. Per i cacciatori c’è un solo futuro possibile: stare alle regole europee e diminuire l’impatto ambientale della loro attività".

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