Archive for Dicembre 2007

20 Dic 2007

Oggi dico che….

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Giovanni  ha un amico nei vigili urbani  che gli toglie le multe.Benedetta,alla cassa del suo bar ,non da lo scontrino

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12 Dic 2007

Hanno ragione sulle richieste ma torto sullo sciopero

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Con puntualità cronometrica, alla scadenza annunciata i bisonti della strada si sono fermati. Salvo svolta positiva nell’incontro di oggi con il governo (ma perché allora non si è provveduto la settimana scorsa?), il blocco durerà cinque giorni, fino a venerdì. Considerando che il sabato e la domenica i mezzi pesanti abilitati a circolare sono pochissimi, è legittimo nutrire preoccupazioni: con consegne e rifornimenti ridotti al lumicino fino a lunedì, il Paese dovrà tirare metaforicamente la cinghia nella piena stagione di quel boom consumistico che precede il Natale.
  Già è l’allarme per gli approvvigionamenti di pane, latte e benzina, tanto che si temono manovre speculative sui prezzi.
  Dobbiamo stupirci? No. Fino a che l’Italia si affiderà quasi esclusivamente ai mezzi su gomma per la movimentazione delle merci, qualunque agitazione dei camionisti potrà indurre effetti dirompenti, perfino la paralisi del sistema produttivo. Un camion non porta solo pane, latte o benzina: pensiamo alle conseguenze che la sospensione dei rifornimenti avrebbe per le aziende (sono tante) che hanno abolito il magazzino confidando sull’affluenza just in time delle materie prime da lavorare o dei pezzi da assemblare. Dall’ultimo grande blocco dei Tir, otto anni fa, si è solo sprecato tempo senza che i governi trovassero la volontà di imprimere una svolta alla politica generale dei trasporti. Promesse tante, ad ogni minaccia di agitazione di una categoria forte del fatto di essere insostituibile. Garanzie verbali anche, perché la parole costano poco. Al di là di questo, il nulla o quasi. Anzi, no, una cosa ha intanto preso corpo, la liberalizzazione. Niente di male, non fosse che per l’autotrasporto italiano la liberalizzazione ha assunto le sembianze della deregulation selvaggia, un contesto al cui interno molti agiscono fuori dalle norme o dai vincoli, esentati dal rispetto di codici e leggi. La giungla, insomma. È questa anarchia strisciante – pare di capire – che in ultima analisi teme il camionista che incrocia le braccia stanco di chiacchiere e schiacciato dagli oneri d’esercizio, con il gasolio che sfiora le quotazioni della benzina. Si capisce allora come, tra le richieste della categoria, quelle orientate al miglioramento della sicurezza dell’autotrasporto siano suscettibili di apprezzamento.
  Battersi per il sequestro dei Tir fuorilegge, per l’eliminazione dei subappalti alla cieca (vince chi effettua lo sconto maggiore, ma il conducente del mezzo dove ha fatto pratica? Come è pagato? Quante ore lavora? In quali condizioni psico­fisiche?), per la responsabilizzazione di chi affida le merci ad un vettore, per più puntuali verifiche da parte della polizia stradale non è chiedere la luna ma propiziare una rivoluzione dalla quale il sistema Italia avrebbe da guadagnare. Quanto alla tariffa minima obbligatoria, se è per tagliar fuori chi opera piratescamente se ne discuta, ma se l’obiettivo mascherato è l’aggiramento delle regole di un mercato trasparente, anche il popolo dei tir dovrà prendere atto che il principio di libera concorrenza non può essere oggetto di transazioni.
  Detto questo, con estrema chiarezza va puntualizzato che una cosa è protestare, scioperare, rivendicare diritti, avanzare richieste. Altra cosa è il blocco stradale effettuato da bisonti di 40 tonnellate. Ieri la pazienza degli italiani non camionisti è stata messa a dura prova e la categoria dei camionisti ha perduto una occasione d’oro per guadagnarsi solidarietà attorno ad istanze ragionevoli. Oggi, vedremo.
  Importante è che anche gli operatori dell’autotrasporto tengano presente che il blocco stradale in questo Paese continua ad essere un reato.
 

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