Archive for Maggio 2007

09 Mag 2007

BEVO IL CAFFE’ DENTRO LA CONRICE DEL GIORNO

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Un gabbiano vola oltre le finestre …che coraggio che abbiamo noi creature a uscire dal dal sonno,dal caldo dei letti per marciare nel mondo”.
Si,ci sono mattine in cui manca il coraggio .
Beviamo il primo caffé ,cercando di ritrovare pensieri ed energia . Guardiamo fuori ,le case avvolte nel grigio ,i problemi ancora irrisolti :
e l’unica cosa che desideriamo é tornare a letto.

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08 Mag 2007

Tel Aviv, muore nessuno lo soccorre

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Un uomo resta a terra agonizzante dopo un incidente ma nessuno si ferma. E scoppia la polemica
Riferimenti: vdeo

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08 Mag 2007

In gioco è la vita: non c’è tempo da perdere

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Non si sa quanti siano i pazienti morti per un errore nell’ospedale di Castellaneta, ma la causa almeno, di quella che potrebbe essere una strage, sembra accertata: le bocchette dell’ossigeno erano state scambiate con quelle di un anestetico, il protossido di azoto. Nell’Unità coronarica inaugurata da appena due settimane i collaudi non avevano rilevato l’errore. Ancora una volta ascoltiamo con incredulità una storia di sanità italiana. Quella sanità farraginosa e spesso lenta, cui comunque ci si rivolge pensando che possiamo fidarci, oggi ha provocato la morte di uno o due, o forse otto pazienti. E nemmeno è la storia di Castellaneta un caso unico come una variabile impazzita del sistema sanitario: quasi ogni settimana le cronache raccontano di incidenti capitati durante interventi banali, o di infezioni, come pochi giorni fa, in cui perdono un occhio tutti gli operati di un giorno. Certo, i numeri della macchina-sanità sono tali che certi errori potrebbero essere considerati come un tasso statisticamente “nella norma” dentro alla mole di lavoro buono e anche ottimo degli ospedali italiani. Ma quell’errore statisticamente basso riguarda un uomo, e quindi non lo si può guardare come a un difetto di fabbricazione di una macchina su una catena di montaggio. Non lo possono fare i parenti di quel paziente, ma nemmeno noi, davanti alla tv. Perché ognuno passa prima o poi da un ospedale, magari per una cosa da poco; e dunque che possa accadere, e nemmeno tanto raramente, che qualcosa drammaticamente si inceppi, è cosa che tocca da vicino tutti. La tragedia di Castellaneta, a poche settimane dalla storia del trapianto di organi infettati dall’Aids, è di quelle che muovono nella gente un sospetto magari infondato nelle statistiche, ma non per questo meno disturbante – giacché quello 0,001 per cento cui va male potresti essere tu. Il sospetto di poterti trovare, se sei sfortunato, in una corsia quasi come in una roulette: in cui diecimila vincono, ma uno perde. Dopo Castell aneta, già qualcuno mette le mani avanti: non può essere colpa nostra, dice un rappresentante nazionale dei medici anestesisti, come potevamo sapere che quella bocchetta di gas era stata scambiata? E noi potenziali pazienti a domandarci come è possibile che nessuno strumento, nessuna semplice osservazione dei pazienti abbia permesso di scoprire, per tutti quei giorni, che da un tubo invece di ossigeno usciva veleno. Anche solo stando alle statistiche, quel numero di morti in pochi giorni non avrebbe potuto indurre in sospetto? Il presidente del Consiglio, interpellato, invita a pensare a quanta buona sanità si fa in Italia. Verissimo, buona e anche eccellente, come eccellenti sono molti medici e infermieri. Ma, dentro a questa eccellenza, ci turba la sensazione che abbiamo a volte, quando entriamo da pazienti in un ospedale: e cioè che la capacità medica sia elevata, ma accada di guardare al malato su un lettino non come a un uomo ma come a un “utente”, e non è la stessa cosa. A uno a cui aggiustare al meglio ossa o tonsille, ma qualche volta senza la memoria che quello lì è un figlio, un padre, un marito. Dentro questa distrazione può accadere forse più facilmente di non fare un controllo, di non rifare una lastra, che certamente si farebbe per un amico – per chi non sia un estraneo. Ora il ministro della Sanità annuncia un “decreto antierrori”. Gli errori accadono ovunque operino degli uomini; ma, se ne accade uno a settimana, viene il dubbio di un malessere che potrebbe anche prescindere dalle capacità tecniche. E forse a tanti non basta sentirsi dire che la sanità italiana è “eccellente”: cinquanta milioni di potenziali pazienti voglio sapere in fretta cosa è successo a Castellaneta, ma soprattutto “cosa” in fondo è stato a rendere possibile quelle due incredibili settimane.

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