Archive for Giugno 2006

01 Giu 2006

E’ nato in Olanda il partito pedofilo

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A forza di andare oltre eccoci dove non pensavamo
Il vaso di Pandora del mito greco doveva avere un tappo simile a quello delle bottiglie di spumante. Provate a stappare la bottiglia e, subito dopo, a rificcare dentro il tappo per impedire alla schiuma di uscir fuori esuberante: impossibile. Ecco, il vaso funziona allo stesso modo. Una volta stappato, ogni sforzo per richiuderlo risulta vano e ne esce fuori di tutto, assolutamente di tutto. La fantasia come limite estremo? No, oltre. Ecco l’ultimo rigurgito (tenersi forte perché è roba da stomaci di ghisa). In Olanda, tal Ad van den Berg ha fondato un partito con il seguente programma: abbassamento dell’età per poter avere rapporti sessuali da 16 a 12 anni; legalizzazione della pedopornografia, del sesso con gli animali, della pornografia in tv e delle droghe (tutte); abolizione del divieto di girare nudi; soppressione del Senato. Quest’ultima è effettivamente una bizzarria che susciterà la protesta sdegnata anche degli spiriti più libertari, che invece apprezzeranno gli altri punti del programma.
Da parte nostra, troviamo raffinatamente osceno il nome dato al partito: Nvd, sigla che declinata in inglese sta per Charity, Freedom and Diversity, ossia Amore per il prossimo, Libertà e Diversità.
Ora, il problema non è che uno fuori di zucca s’inventi un simile partito. Il problema, strettamente legato al vaso di quella sciagurata di Pandora, è che qualcuno lo prenda tanto sul serio da intervistarlo per un quotidiano olandese, e qualcun altro rilanci la notiziola attraverso le agenzie di stampa facendola rimbalzare in tutto il villaggio globale fino a noi, grazie tante per la premura.
Il problema è che assieme a tutto il resto dal vaso di Pandora se ne sono sprizzate fuori, bollicine più lievi e giocose d’ogni altra bollicina, pure l’impudicizia e l’irresponsabilità. Così, di fronte al partito Nvd, il fiero professionista dei media non si domanda: “È una notizia degna d’essere pubblicata?”, bensì: “Quante copie in più mi può far vendere?”. Il criterio commerciale è l’unico criterio. Il fondatore del partito Nvd lo sa e ne approfitta, perché è uno sporcaccione ma mica scemo. Per completare l’opera, dal vaso di Pandora è scivolata fuori, lei invece zitta zitta, l’assuefazione. Così, se di fronte a bestialità del genere ti indigni, c’è chi ti guarda storto pensando: “Ma cosa vuole codesto noioso bigotto liberticida?” Se la piglierà con te, non con il pornopedofilo. L’assuefazione infatti anestetizza le coscienze e nessuno sobbalza più di fronte ad alcunché. E questa è appunto la tecnica migliore per predisporre la società ai mutamenti del costume.
Pandora nostra, che pasticcio. Tuttavia Zeus (lo scherzetto l’aveva architettato lui) non è poi così perfido, e sul fondo del vaso ha collocato la speranza. Affidata a noi, perché la speranza ha bisogno di interpreti. Fuor di metafora: il vaso ormai è aperto, non stiamo lì impalati e diamoci da fare.

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01 Giu 2006

FIGLI DI UNA SOCIETÀ IN DECLINO?

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I giovani d?oggi avranno la forza di affrontare questa nuova realtà?
C?è la sensazione che il mondo stia chiudendo i battenti , e lo si vede nel lavoro e nella paura del futuro.
E’sotto gli occhi di tutti il profondo disagio della nostra società. Vi è una perdita della sacralità della vita e della dignità della persona. Tutto oggi assume un valore materiale, economico, commerciale. Sono quasi scomparse le parole come sacrificio, rispetto, pazienza…, che hanno dato senso alla comune convivenza per molti secoli.
Negli ultimi cinquant?anni abbiamo vissuto in un clima positivo, di salute e benessere economico. Ora, invece, viviamo come fossimo tutti assediati e minacciati: non c?è più sicurezza del lavoro né di quella fisica, le prospettive economiche non sono rosee e l?aria che respiriamo è sempre più inquinata. Persino il tepore invernale delle nostre case è a rischio. Sembra che il mondo, dopo anni di vento in poppa, abbia virato attorno a una boa e stia per tornare indietro. Tante speranze, divenute certezze, ci stanno franando sotto i piedi.
Noi, uomini e donne dell?inizio del terzo millennio, non siamo pronti ad affrontare questa situazione. Nei tempi amari della guerra i nostri nonni e bisnonni sono andati avanti, hanno lottato e affrontato la vita quotidiana. Ma i giovani d?oggi avranno la forza d?animo di affrontare questa nuova realtà? C?è la sensazione che il mondo stia “chiudendo i battenti”, e lo si vede nel lavoro, nelle difficoltà di ogni giorno, e nella paura del futuro.
Questa sensazione di pericolo e di crisi è accentuata dalla Tv e dalla pubblicità, che ci offrono modelli di vita dove è più importante apparire e avere, più che essere. Oggi non conti nulla se non hai quell?oggetto, se non raggiungi quel traguardo. In questo clima, ogni problema diventa insuperabile. Ci troviamo di fronte a un bivio: lottare o fuggire.
Lottare vuol dire cercare una soluzione, sacrificarsi e sacrificare qualcosa, accettare i propri limiti. Fuggire vuol dire ricorrere alla malattia, spesso alla morte: di sé o dell?altro, soprattutto quando i freni naturali si affievoliscono e le inibizioni difensive crollano. Tutti gli psichiatri conoscono la pericolosità dell?emulazione del suicidio.
Ecco, allora, la mia proposta di riflessione per chi ha il compito di informare: pensare e ripensare a ciò che si scrive, e al carico emotivo con cui si presenta la cronaca di eventi tragici. Attenuare o spegnere i riflettori sulla cronaca nera non può che aiutare chi pensa di compiere gesti estremi o chi si trova in situazioni di disperazione. La cronaca dev?essere presente nel giornale, ma dev?essere equilibrata e offrire anche uno spazio di riflessione e di speranza.
Esaltiamo il sacrificio e la costanza di chi non fugge ma affronta, ogni giorno, la fatica di vivere. Facciamo capire che il senso della vita non è nei gesti eroici ma nel dovere quotidiano, fatto con amore e dedizione. Raccontiamo casi di solidarietà. Ci vogliono fantasia e coraggio per andare controcorrente e dare fiducia a un mondo che sembra tornare indietro. Ma questo dev?essere il compito di chi fa opinione pubblica e vuole rendere un vero servizio all?uomo.

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