Archive for Febbraio 2006

25 Feb 2006

Arriva il" DIVORCE COACH" l’allenatore alle separazioni

Filed under Senza categoria


Dqpo il “personal trainer” in palestra il “life style manager” per imparare a rilassarsi ,il “wedding planner” per un matrimonio da cinema ,ci si poteva aspettare che dagli USA qualche altra professione fantasiosa .Ed ecco il
DIVORCE COACH.Letteralmente un “allenatore “per affrontare la separazione,le amarezze di un divorzio e soprattutto il trauma conseguente per i figli.
Negli USA questo lavoro è in pieno boom,visto che il 50% dei matrimoni finisce in tribunale.
ILcompito primario del DIVORCE COACH è di tutelare i figli dei separandi

3 commenti

24 Feb 2006

Un sacrilegio più grande delle vignette danesi

Filed under Senza categoria


L’esplosione della guerra delle moschee in Iraq è la prova inequivocabile che il male vero dell’islam si annida al suo interno. Ed è l’ideologia dell’odio e della morte da parte di coloro che si sono auto- proclamati detentori della Verità, dell’unico «Vero Islam», finendo per disconoscere il diritto alla vita di tutti coloro che non si sottomettono al loro arbitrio. Così come attesta, facendo il raffronto con la reazione alla pubblicazione delle vignette su Maometto, che il terrorismo è sempre aggressivo, mai reattivo.

1 commento

23 Feb 2006

"Basic Instinct 2" dà già scandalo

Filed under Senza categoria



“Basic Instinct 2″, sequel del thriller che rese famosa Sharon Stone nei primi anni ’90, non è ancora arrivato nei cinema (uscirà il 31 marzo) e già dà scandalo.
Nei menadri della Rete c’è la versione integrale del trailer senza censure con alcune delle scene “hot” della nuovo episodio: amplessi mozzafiato, scene di sesso lesbico, nudi integrali…
A quasi 48 anni, e a 13 dalla scena dell’interrogatorio con il mitico accavallamento di gambe, la bella Sharon – ancora bisessuale e assassina – scatena le fantasie dei suoi fan. Lei stessa, del resto, ha tenuto a precisare: “Sono stata io a spingere per mettere più sesso nel film”…

Riferimenti: Basic Instinct 2 trailer

Commenti disabilitati

23 Feb 2006

A.A.A.CERCASI IL NOME PER LA MASCOTTE DELLA FORESTALE

Filed under Senza categoria


Arriva il nuovo agente della Forestale: un simpatico aquilotto in divisa grigio verde che sarà l?ambasciatore della tutela dell?ambiente tra i più piccoli. Dallo Sguardo attento e vigile, allegro, spigliato e coraggioso è un vero amante della natura e sempre pronto ad intervenire in soccorso di tutte le creature che popolano i boschi.
La piccola sentinella della natura, ne siamo sicuri, diventerà il nuovo ambasciatore della tutela dell?ambiente tra i più piccoli. Insegnerà loro, attraverso il gioco, il rispetto del nostro ecosistema. Ci farà conoscere le molteplici attività svolte dal Corpo Forestale dello Stato per la tutela e la salvaguardia del patrimonio boschivo, cosa fare e cosa no in caso d?incendio e ci fornirà consigli utili per divertentissime escursioni in montagna. Abbiamo scelto proprio un?aquila perché questa è da sempre il simbolo del Corpo che spicca sul berretto di tutti i forestali.
Ora è necessario il vostro aiuto per trovare un nome alla nostra simpatica mascotte.
Il Corpo Forestale dello Stato invita tutti gli studenti delle scuole elementari e medie inferiori ad inviare delle proposte per il nome del nostro aquilotto che potranno pervenire insieme a storie e disegni. La migliore proposta sarà premiata con una targa ricordo e potrà trascorrere un?intera giornata in compagnia della nostra mascotte, all?interno di una delle aree naturali protette gestite dal Corpo Forestale dello Stato.

Le proposte potranno essere inviate, entro il 31 marzo 2006, al seguente indirizzo:
Corpo Forestale dello Stato – Ispettorato Generale – Ufficio Stampa
Via Giosuè Carducci, 5
00187 Roma.
Riferimenti: NOME PER LA MASCOTTE

Commenti disabilitati

23 Feb 2006

Accendo il computer e ti spio ,il telefonino!!

Filed under Senza categoria



Venti euro per poter pedinare e spiare 24 ore su 24 la moglie, il marito, l’amante, il rivale o il collega. Basta impossessarsi per cinque minuti del telefonino della vittima e collegarsi a Internet. Un incubo da Grande Fratello alla portata di tutti, con costi bassi, al livello dei messaggi sms e un margine di errore sorprendentemente accettabile: solo cento metri nei centri urbani e, al massimo, qualche chilometro nelle campagne meno abitate.
Il sito che ha reso accessibile a chiunque un’ebbrezza da agente “007″ è britannico e assolutamente legale. Si propone di vendere servizi per la sicurezza delle famiglie, specialmente dei figli minorenni, e il controllo aziendale della dislocazione del personale sul territorio come i tecnici dei servizi di manutenzione e riparazione.
Il sistema funziona bene ed è inquietate quanto sia semplice da usare, come ognuno può verificare andando su http://www.followus.co.uk/ e siti Internet similari. Tra l’altro le istruzioni sono solo in inglese ma accompagnate da disegni ed esempi facili per tutti.
Un blogger e giornalista scientifico del Guardian, Ben Goldacre, dopo aver testato il sistema sulla sua ragazza, iniziando per gioco ma rischiando poi di avvelenare il fidanzamento, ha lanciato un grido di allarme per il rischio di violazione della privacy connesso all’uso di questo nuovo strumento tecnologico. Ma la privacy è un nervo scoperto per gli inglesi che si sentono minacciati dai tentativi di Tony Blair di introdurre l’odiata Carta di Identità e dal moltiplicarsi di telecamere di sorveglianza ad ogni angolo di strada, sui bus e nella metropolitana per favorire la lotta al terrorismo.
L’azienda che vende il servizio che segue le tracce dei cellulari Gsm è stata investita da una catena di critiche che percorrendo blog e chat su Internet sono approdate anche su trasmissioni radiofoniche di grande ascolto. La ditta si è difesa dicendo che scopo primario del servizio è quello di sorvegliare le merci in movimento o ottimizzare la gestione a distanza del personale. “È tutto in regola – dicono i gestori del network – in ogni caso su disposizione del ministero degli Interni è previsto l’invio di Sms per circa 18 volte nel primo anno di attivazione”. Si tratta di un testo che avvisa la persona oggetto del “servizio di localizzazione” in corso e, fornendo un codice Pin, consente l’oscuramento del sistema in certi orari, per esempio la notte, oppure la sua cancellazione totale. Ma apparentemente questa protezione della privacy è facilmente aggirabile se, all’arrivo del secondo messaggio, circa cinque minuti dopo la registrazione del servizio, il ricevente chiede la sospensione dell’invio di ulteriori messaggi.
Insomma chiunque abbia un telefonino in mano per una manciata di minuti può renderlo schiavo del Grande Fratello e di fatto criptare per il futuro l’esistenza della sorveglianza a distanza.
Il segugio telematico è implacabile e silenzioso. Può trasformare il mondo in un allucinante groviglio di prede e cacciatori satellitari. Unico limite riscontrato il fatto che i sistemi satellitari usati da alcune compagnie telefoniche (una minoranza) rimandano il segnale con una latenza che ritarda di qualche minuto la fedeltà della posizione. Commenta ironicamente Goldacre: “Se sospetti che il tuo telefonino recentemente sia stato fuori dal tuo controllo per cinque minuti, chiama la tua azienda telefonica e chiedile di scoprire se c’è qualcuno che sta pedinando il tuo cellulare. Chiunque potrebbe sorvegliarti. Potrei essere io”. E anch’io!

Riferimenti: ti spio ,il telefonino!!

1 commento

22 Feb 2006

Il sesso migliore? Quello fatto a 50 anni

Filed under Senza categoria


Non è vero che bisogna essere giovani per avere le migliori soddisfazioni sessuali. Secondo uno studio norvegese è vero che i maggiori problemi di impotenza e di declino sessuale si avvertono dopo i 50 anni, ma è vero anche gli uomini di mezza età vivono gli stessi livelli di soddisfazione sessuale dei ventenni e superano i trentenni e i quarantenni

1 commento

22 Feb 2006

L’imperatore Silvio

Filed under Senza categoria

Amabile presa in giro o incoronazione sul campo?
Il dubbio resta vedendo la sovracopertina-poster scelta dal Foglio di oggi. Il dipinto è stato realizzato dal ritrattista Andrea Fortina, il cui curriculum campeggia sul retro dell’opera. Il Berlusconi-Napoleone del ritrato indica con la mano destra una serie di fogli, con probabile riferimento al vecchio contratto con gli italiani o, forse, al nuovo programma non ancora presentato.

Commenti disabilitati

22 Feb 2006

Aviaria, che cosa rischiamo in città

Filed under Senza categoria


la psicosi aumenta grazie alla scarsa informazione da parte delle autorità competenti e del governo e opposizione che sono impegnati a litigare e insultarsi per pochi voti……………………………………

Aviaria

Una minuscola sfera, dotata di protuberanze, alcune simili a spine, altre a piccoli funghi, è diventata il peggiore dei nostri incubi. Prima l’H5N1 era un innocuo compagno degli uccelli acquatici; poi si è evoluto fino a essere uno fra i più temibili virus influenzali. E ora che fra le sue vittime ci sono stati cigni reali selvatici, ritrovati in Italia, Germania e altri paesi d’Europa, ci guardiamo intorno con il dubbio che il nemico possa annidarsi anche fra gli uccelli di città. I piccioni infestano le piazze, i passeri si affacciano sui balconi in cerca di cibo, le cornacchie volano da un tetto a un altro, i gabbiani si radunano nei corsi d’acqua cittadini, i cigni e le anatre abitano i laghetti dei parchi: potrebbero contrarre il virus e trasmetterlo, contagiare l’uomo?

«Il vero pericolo non è questo» risponde Stefano Marangon, direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. «Semmai il fatto che le specie selvatiche possano venire a contatto con il pollame domestico e infettarlo. In quel caso i capi infetti verrebbero subito abbattuti». Fondamentale è infatti evitare la presenza dell’H5N1 in aree limitate con notevole densità di animali: la frequenza dei contatti favorisce la diffusione del virus e il rapporto stretto uomo-animale aumenta la probabilità di contrarre la malattia. Anche se non basta un contatto occasionale con il virus, occorre un’esposizione diretta e continuata.

Ma come possiamo escludere l’eventualità che il virus venga diffuso anche da un passero o da un merlo? «Le specie di città entrano raramente in contatto con quelle selvatiche, che potrebbero essere portatrici di virus influenzali» ritiene Calogero Terregino, veterinario del centro di referenza nazionale Oie-Fao per l’influenza aviaria. Le occasioni di contagio fra uccelli stanziali e migratori sono quindi poco frequenti. Del primo gruppo fanno parte le specie che vivono nelle nostre città: corvidi, passeriformi, columbiformi, turdidi (tordi), laridi (tra cui i gabbiani); o che frequentano ambienti non a rischio come gli hirundidi (rondini e rondoni). Al secondo gruppo appartengono le specie migratrici per eccellenza: gli anatidi (anatre, oche e cigni) e altri uccelli come i limicoli (pavoncella, piviere e combattente).

Il serbatoio naturale del virus è costituito da questi ultimi. In pratica, ciò che succede in natura è questo: nell’intestino degli uccelli selvatici si moltiplica una forma poco aggressiva del virus, poi espulsa con le feci sul terreno o nell’acqua. Altri uccelli ingeriscono la poltiglia virale e diventano portatori dell’influenza.
Nelle soste durante le migrazioni verso sud, esemplari provenienti da diverse aree si ritrovano nelle stesse zone d’acqua, e più ceppi influenzali possono infettare lo stesso individuo. Di anno in anno il ciclo continua e il virus evolve a grande velocità. La comparsa di un virus ad alta patogenicità come l’H5N1 è un evento raro, perché la morte a breve termine dell’ospite non ne favorisce diffusione ed evoluzione.

DOVE STA IL PERICOLO

Le specie che vivono in città hanno una diversa suscettibilità nei confronti del virus H5N1 rispetto a quelle migratorie. Molte non entrano in contatto con gli uccelli selvatici.
CIGNI
Quelli trovati morti erano selvatici e provenivano dalla Siberia. In genere l’Italia non rientra nelle loro rotte migratorie, ma quest’anno il freddo intenso li ha spinti a fermarsi più a sud. I cigni domestici non sono a rischio, ma secondo gli esperti è opportuno monitorarli.
GABBIANI
Questa specie, che non è migratoria, non rappresenta un pericolo. I casi di infezione da virus H5N1 segnalati nella letteratura scientifica sono rari e riguardavano solo esemplari che vivevano in aree umide distanti dai centri abitati.
ANATRE
Quelle a rischio sono le specie selvatiche e migratorie, provenienti, in primavera, dal bacino mediterraneo. Le anatre di città sono stanziali e in genere non vengono a contatto con le specie migratorie. Le oasi faunistiche sono comunque controllate, secondo il piano di monitoraggio nazionale.
MERLI
Specie come i merli, ma anche come le cornacchie e le cicogne, non si ammalano di influenza aviaria e neppure possono trasportare il virus. Nel loro caso, quindi, il rischio è pari a zero.
CORNACCHIE
Si tratta di specie stanziali: nascono e vivono negli stessi posti, per esempio i parchi cittadini. Inoltre è difficile che vadano in mezzo all’acqua (dove il virus dell’aviaria può sopravvivere e stabilizzarsi). Per questo non vengono considerate un pericolo.
PICCIONI
Prove sperimentali dimostrano che i piccioni sono una specie resistente all’H5N1 (e in genere ai virus influenzali). Gli scienziati hanno provato a iniettare loro il virus dell’aviaria: non solo non si sono ammalati, ma la carica virale nel loro organismo era così bassa da non poter essere trasmessa.
RONDINI
Finora non sono mai state monitorate per il virus dell’influenza aviaria, mancano dati statistici a questo riguardo. In primavera arriveranno nelle nostre città, provenienti dalle zone mediterranee dell’Africa. Sono previsti test a campione, fra marzo e aprile.
UCCELLI DA VOLIERA
In Gran Bretagna, lo scorso ottobre, un pappagallo importato dal Suriname è morto per l’aviaria. Non sono stati segnalati, però, altri casi negli uccelli da voliera. Pappagalli e canarini in vendita nei negozi devono però avere la certificazione sanitaria (anche se i canarini non sono soggetti al virus H5N1).
PASSERI
Per ora non sono mai stati segnalati casi di infezione nei passeri. In teoria potrebbero ospitare il virus, senza ammalarsi, e trasportarlo. Ma per contagiarsi dovrebbero prima entrare in contatto diretto e prolungato con uccelli migratori infetti: un evento poco frequente.

In Italia, nelle varie aree di sosta, gli incontri fra gli uccelli migratori e le specie cittadine sono rari. È vero, un contatto, magari con escrementi di migratori malati, non può essere escluso. Ma per innescare un’epidemia fra i volatili occorrerebbe che fosse ripetuto nel tempo, e questo è meno probabile. Non solo. «Sono stati condotti esperimenti sulla resistenza a virus altamente patogeni in alcune specie che vivono in ambienti urbani. E il basso numero di casi segnalati negli anni fa pensare che molti uccelli di città siano a bassissimo rischio di infezione» rassicura Terregino.
Altri test, del resto, sembrano confermarlo. «Iniettando sui piccioni virus virulenti come il temuto H5N1 si è visto che non solo non manifestavano alcuna sintomatologia clinica, ma non lo eliminavano in nessun modo in quanto il virus non era presente nel sangue e nelle feci. Un fatto molto rassicurante» continua Terregino. A basso rischio sono anche i gabbiani. In teoria possono infettarsi, però sono specie non migratorie, che in passato sono state coinvolte molto di rado in focolai epidemici (e in aree umide, distanti dai centri abitati).

In alcune province della Cina e in Iraq, tuttavia, un certo numero di piccioni si è infettato. Come mai? La spiegazione è che ogni ceppo di H5N1 è leggermente diverso da zona a zona: in quelle aree l’epidemia è molto diffusa tra il pollame e il contatto con i piccioni è frequente e intenso. Ma si tratta di un altro ceppo. I piccioni generalmente sono refrattari all’infezione con virus influenzali.
Resta il dubbio che altre specie non possiedano questa resistenza al virus. A stabilirlo saranno ulteriori test. «A Venezia, fra marzo e aprile, condurremo una serie di analisi sulle rondini, che in primavera arrivano dalle zone dell’Africa mediterranea» anticipa Giuseppe Carrara, capo del Servizio veterinario della asl 12 di Venezia. «Finora le rondini sono un punto di domanda, perché non sono mai state monitorate
Un altro dubbio riguarda le anatre e i cigni delle zone d’acqua cittadine, per esempio nei parchi. Anche se è opportuno tenerli d’occhio, non sono specie migratorie, bensì stanziali. E di conseguenza hanno probabilità ridotte di interagire con uccelli a rischio di aviaria, che durante le migrazioni sostano non nei laghi di città ma nelle oasi paludose, identificate da tempo dagli esperti.
C’è un’ultima considerazione da fare: seppure alcune delle 400 specie italiane di uccelli non migratori siano potenzialmente in grado di ospitare il virus, non sono però capaci di sostenere l’epidemia nel tempo, quindi di diffonderlo: «La loro morte precoce provocherebbe l’estinzione del ciclo epidemico» sostiene Marangon.

La specie ideale da cui l’H5N1 potrebbe trarre il massimo delle opportunità è quella che riesce a vivere abbastanza a lungo con il virus da diffonderlo e farlo evolvere, permettendogli di uscire dalle specie serbatoio per contagiare grandi popolazioni avicole, suine e umane. «Se una tale specie esiste, mi aspetto che appartenga alla famiglia delle anatre migratrici» dice Terregino. A quel punto, il problema diventerebbe molto più serio.
Per ora allarmismi e psicosi sono ritenuti ingiustificati dagli esperti. I casi umani di contagio sono pochi (169 dal 1997, e 91 i morti) e tutti causati da un contatto prolungato con animali infetti in aree dove la malattia è endemica. Detto altrimenti: la probabilità di contrarre l’influenza aviaria è assai più bassa di quella di avere un incidente stradale mortale viaggiando da Roma a Milano. E un passero o un piccione di città rappresentano un rischio ancora minore.

DIECI COSE DA SAPERE
1 -Avviene in seguito al contatto diretto con animali infetti (vivi o morti) o con le loro escrezioni (feci, urine, saliva e secrezioni respiratorie). Non c’è alcuna evidenza scientifica di trasmissione del virus H5N1 attraverso il consumo di carni o uova dopo la cottura (a 70°C).
2 – L’influenza aviaria può manifestarsi in forma asintomatica, o con sintomi simili all’influenza (febbre, dolori articolari). Nelle forme più gravi, febbre elevata e polmonite virale che, in alcuni casi, può essere mortale.
3 – A maggiore rischio di contagio sono gli addetti al settore avicolo, veterinari, macellatori, allevatori, trasportatori, perché possono venire a contatto con uccelli infetti.
4 – L’amantadina, la rimantadina e gli inibitori delle neuraminidasi (oseltamavir e zanamavir) non sono in grado di contrastare in modo efficace la moltiplicazione del virus una volta che l’infezione sia avvenuta. Servono solo a ritardarne i sintomi di circa un giorno.
5 – Al momento non sono ancora disponibili vaccini per uso umano contro il virus H5N1. La vaccinazione contro la normale influenza stagionale non protegge dal virus H5N1, ma consente comunque di rafforzare le difese immunitarie e di ridurre il rischio di un’eventuale ricombinazione genetica fra l’H5N1 e il virus dell’influenza.
6 – Quelli coperti sono sicuri. Più a rischio quelli all’aperto (in gran parte d’Europa, infatti, gli allevamenti avicoli sono stati confinati in ambienti chiusi). In caso di volatili morti, queste le raccomandazioni: non toccarli e tenersi a distanza; chiedere l’intervento veterinario della asl; segnalare il caso all’Istituto zooprofilattico.
7 – All’Istituto zooprofilattico delle Venezie si effettuano prelievi su uccelli selvatici e controlli periodici negli allevamenti. Sui volatili da cortile destinati alla macellazione viene effettuata una visita sanitaria. Dopo la macellazione gli animali vengono ispezionati da un veterinario. In caso sospetto si prelevano campioni da analizzare.
8 – La carne cotta è comunque sicura, perché la cottura elimina il virus. Inoltre la provenienza delle carni di pollame italiano, vendute in macellerie e supermercati, è attestata dal bollo sanitario.
9 – La cottura è consigliata come misura precauzionale. Gli alimenti industriali derivati da uova crude sono però sicuri: sono fatti in industrie alimentari con materia prima sottoposta a una serie di controlli igienico-sanitari.
10 – Per ora non vi sono indicazioni per limitare i viaggi nei paesi colpiti dall’influenza aviaria. L’Oms raccomanda comunque, in queste zone, di evitare i mercati di animali vivi e gli allevamenti di volatili. E di assicurarsi che tutti gli alimenti che derivano da polli e anatre, uova comprese, siano ben cotti.

Commenti disabilitati

21 Feb 2006

Quella tendenza pericolosa a controllare il traffico web

Filed under Senza categoria


E’ che siamo alle solite. Gli americani i loro panni sporchi li lavano in pubblico. Noi li vediamo sventolare dai balconi e nemmeno ce ne preoccupiamo. Due i casi degli ultimi giorni, uno, molto concreto, sotto gli occhi di tutti gli italiani che leggono un giornale. L’altro un po’ più teorico ma non meno preoccupante. Parole chiave: il blocco degli IP e la manipolazione del traffico internet.
Vediamo di cosa si tratta.
Sui giornali di oggi, 21 febbraio, c’è un annuncio a pagamento dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di stato (AAMS). Informa i lettori che a partire dal 24 febbraio, 517 siti che prevedono giochi e scommesse fra i loro servizi – un elenco è pubblicato sul sito dell’amministrazione (www.aams. it) – saranno di fatto resi non disponibili. Intendiamoci sulla parola: quei siti saranno censurati.
E’ altrettanto fresca la notizia che la Remote Gambling Association (RGA), organismo europeo che raccoglie le case di scommesse e i siti di gioco online, sta valutando un ricorso in sede europea contro questa decisione italiana. Le questioni in campo sono molte, di ordine legale e regolatorio, ma non è di scommesse su Totti ai mondiali che si parla qui oggi. Ma della prassi, adottata dalle autorità di polizia giudiziaria, di “filtrare” gli Ip, cioè l’indirizzo al quale il sito è raggiungibile, per renderlo inaccessibile agli utenti italiani.
La prassi è stata già adottata in altre occasioni, a volte su siti che forniscono informazioni sul cui blocco il consenso può essere vasto e diremmo unanime – come è il caso di siti di pornografia infantile. Ma, registrato l’accordo sul caso particolare, il problema generale posto da questa prassi resta ed è grosso come una casa: Chi lo fa? Come lo fa? Quanto trasparenti, oggettivi e noti sono i criteri che regolano una prassi che non è altrimenti definibile che come censura?
Il problema è stato posto già da molti giorni, a partire dal caso del calcio “oscurato”, dal quotidiano tecnologico on line Punto Informatico, ma è gran tempo che se lo pongano le forze politiche (sì, anche in campagna elettorale) e i grandi media. Negli Stati Uniti, per aver chiesto ai motori di ricerca i dati (anonimi) relativi alle parole inserite dagli utenti, il Dipartimento di Giustizia si è beccato critiche feroci.
Nessuno pensa che in Italia sia in corso il golpe della censura web: ma è diventata consuetudine una pratica molto pericolosa che può avere riflessi sulla libertà di espressione e di navigazione: cosa credete che facciano la autorità cinesi, di così diverso da questo? Cambia la portata del “filtro”.
E’ giusto supporre che le persone che se ne occupano siano le più rispettose al mondo delle leggi vigenti. Ma è possibile avere informazioni oggettive sui criteri seguiti?
Il secondo panno sporco: la “prioritizzazione
Nelle scorse settimane i blogger americani hanno scatenato una dura polemica contro le posizioni (peraltro manifestate attraverso interviste) dei dirigenti delle maggiori compagnie di telecomunicazioni. I quali hanno espresso un concetto del genere: noi paghiamo e investiamo i nostri soldi per garantire il traffico internet, grazie al quale i vari Google, Ebay e Yahoo fanno grandi affari. Vogliamo guadagnarci anche noi.

Il dibattito che ne è seguito è stato durissimo. Si contesta alle aziende di telecomunicazione la volontà di costruire “walled garden”, giardini recintati, all’interno dei quali gli utenti avranno accesso molto rapido ad alcuni contenuti privilegiati, per poi ritrovarsi con connessioni più lente una volta usciti dal “giardino”, cioè dall’ambito di contenuti e dei fornitori di informazioni che hanno una partnership con la compagnia. E magari una volta che si stia tentando di usare i servizi che, come messenger e telefonate su protocollo internet (il VoIP), potrebbero creare qualche turbativa ai business “incombenti”.
Inutile dire che anche in Europa e da noi esistono tendenze del genere, ma nessuno ha ancora aperto bocca per esprimere una critica. Non solo: si parla sempre più spesso di una prassi chiamata “prioritizzazione”, progettata o messa in atto dai fornitori di accesso, che di fatto assegnerebbe un ordine di priorità nell’organizzazione del traffico internet. Un provider ha ammesso di starlo facendo: e gli altri?
Quando si parla di questi aspetti, c’è sempre l’ingegneruzzo pronto a darti addosso, con mille specificazioni che sono la notte concettuale in cui tutti i gatti sono neri. Qui stiamo parlando di una tendenza generale, cui possono essere ricondotte molte “pratiche” tecniche. Quelle che sboccano nel risultato di manipolare il traffico internet, assegnando velocità diverse a servizi e utenti diversi. O magari bloccando tutto quando il traffico da “peer to peer” è troppo intenso.

Commenti disabilitati

20 Feb 2006

«Inaccettabile il silenzio. E’ in gioco la libertà di tutti»

Filed under Senza categoria


«Non è in gioco soltanto la sorte delle minoranze cristiane che vivono nel mondo musulmano, ma la libertà d’ognuno, i suoi modi di esercizio e la civiltà dei rapporti internazionali. Di fronte a questa posta in gioco non è accettabile l’attuale silenzio degli Stati e degli organismi internazionali: tocca a loro dare concretezza al principio di reciprocità. Che cosa stanno facendo la Lega Araba, l’Unione Europea, le Nazioni Unite?».

1 commento

Articoli precedenti »

    Clock

    Get Adobe Flash player
  • grifondoro

    Nome: babylon

    E-mail:

  • visitors

  • Contatore

    1616285 visitatori

  • PIETRO DONATO

  • joe malfarà

  • CANALE VIDEO

  • notizie

  • cerca

  • saggi

    "Le belle parole dei saggi e dei poeti di tutto il mondo mi aiutano spesso a dire quello che non so esprimere

  • aprite gli occhi

    "Chiudendo i vostri occhi chiudete anche la vostra mente.
    Non vi chiedo di credere ma almeno di aprire gli occhi."

    "If you close your eyes you close your mind.
    I don't say you to bealive but i hope you will open your eyes"