Archive for Gennaio 2006

31 Gen 2006

Messico, tragica corrida

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Il toro tra la folla
Ha saltato la staccionata: molti feriti tra il pubblico.
Poi è stato ucciso
Riferimenti: VIDEO

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31 Gen 2006

Il tuo gatto si annoia? Rischi anche il carcere

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LONDRA – Forse non si arriverà ad insegnare loro le regole del sudoku, Ma l’obbligo di provvedere alla giusta «stimolazione mentale» dei propri amici a quattro zampe rischia di mettere in crisi più di uno dei circa dieci milioni di proprietari di gatti del Regno Unito. Che presto si vedranno recapitare a casa un nuovo codice di condotta che imporrà loro una serie di obblighi e di doveri, la disapplicazione dei quali comporterà denunce penali, multe fino a 20 mila sterline e, nei casi più gravi, anche il carcere fino a 51 settimane.

Riferimenti: Il tuo gatto si annoia?

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31 Gen 2006

Carestia in Kenya, arriva il cibo per cani

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Aiuti sì ma non esattamente umanitari, almeno nella loro destinazione d’uso. Il governo del Kenya, , ha infatto rifiutato l’offerta di 42 tonnellate di «polvere altamente nutriente» utilizzata nella produzione di biscotti per cani che un’azienda neozelandese ha proposto di inviare nel Paese africano, in particolare per i bambini delle aree maggiormente colpite dalla siccità e dalla carestia che sta minacciando milioni di persone
«I bambini kenyoti non sono ancora in una situazione di scarsità di cibo tale da giustificare il fatto che debbano mangiare quello per cani», ma che tale assistenza deve avvenire in conformità con gli standard dell’Ufficio per l’alimentazione del Paese.
L’azienda neozelandese, , ha replicato sostenendo la bontà della propria iniziativa, precisando che la polvere in partenza per il Kenya rappresenta un «pasto altamente energetico e sostenibile» contenente carne liofilizzata (manzo, maiale, pollo), frutti di mare, aglio, uova e cereali interi e dal «sapore gustoso», come ha precisato in una trasmissione televisiva la fondatrice dell’azienda, la «Might Mix», che afferma di consumare personalmente ogni giorno il composto.

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30 Gen 2006

Nyxem, il pericolo col vestito sexy

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NYXEM.E non è un virus malware particolarmente intelligente, e infatti ha infettato nel mondo solo 300 mila utenti. Però ha una singolare caratteristica: sferra i suoi attacchi a cadenza mensile. Inoltre questo worm “puntuale come una cambiale” è in grado di presentare un conto decisamente caro agli utenti che ha infettato. Dopo aver annullato gli antivirus, cancella una miriade di file sul computer. Il virus ha già fissato la sua prima scadenza per il 3 febbraio. Tutti i “navigatori” più distratti sono messi in guardia.

Per accedere al pc Nyxem.E si presenta come allegato di un’e-mail sfruttando l’invitante veste di un file a contenuto erotico (se non smaccatamente pornografico). Per questo motivo il malware è stato ribattezzato anche “Kamasutra” o “Mywife”. Una volta aperto, il “virus contabile” si installa in alcune specifiche directory, elimina gli antivirus installati e rimane quindi tranquillamente al suo posto fino al 3 di ogni mese. Appena giunto il giorno fatidico Nyxem.E presenta il conto e comincia ad attaccare con tutta la sua forza file di diverse estensioni, tentandone la cancellazione. I bersagli preferiti di questo worm sono soprattutto i documenti in formato Word, Excel, Acces, Power Point, Pdf, e Zip.

Inoltre, una volta installato, Nyxem.E si collega a un sito web remoto per trasmettere a un contatore il numero di infezioni effettuate con successo in tutto il mondo. Attraverso un’indagine del Lurhq threat intelligence group – un’azienda statunitense per la sicurezza nel mondo degli affari – è stato possibile scoprire quali sono i paesi più colpiti dal virus. Con oltre 22 mila infezioni l’Italia occupa il terzo posto in questa particolare classifica, preceduta soltanto dal Perù e dalla primatista India.

Come tutti gli altri virus, Nyxem.E si diverte anche a far impazzire il proprietario del computer, riavviandosi a ogni ora e a ogni accensione del pc. L’allegato usato come specchio per le allodole è tendenzialmente un file in formato .pif. La dimensione globale del virus è di circa 95Kb. Sono a rischio soprattutto gli utenti di Windows.

Prevenire l’infezione non è difficile: è necessario avere un antivirus aggiornato ed evitare di aprire e-mail poco “affidabili”. Le raccomandazioni di sempre. Leggermente più impegnativo – ma non impossibile – sanare invece le infezioni già attive. Basta infatti scaricare l’apposito file risolutivo “F-Force” messo a disposizione da F-Secure. Microsoft invece ha disposto la pubblicazione di una serie di istruzioni dettagliate per la rimozione manuale del worm. A tutti gli utenti più sbadati un invito a darsi da fare: per mettersi al sicuro ci sono ancora pochi giorni a disposizione.

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30 Gen 2006

Liberate padre Fedele», catena sul web

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L’idea del blog «liberate Padre Fedele» è venuta a Paola, una trentenne di Busto Arsizio, in provincia di Varese, che ha conosciuto il frate cosentino all’aeroporto di Malpensa dove la donna lavora. Rimanendone folgorata. «Prima di parlargli ero atea poi sono come rimasta fulminata da quell’uomo così gentile che faceva il missionario in Congo e viaggiava con la bimba che ha poi adottato», confessa Paola. Che da una settimana, in contemporanea con l’arresto del monaco cosentino per abuso sessuale (da solo e in gruppo) su una suora, ha aperto un diario online per sostenere il rilascio del suo beniamino. O come dice lei: «con la speranza che la Giustizia Italiana faccia il suo giusto corso».

Online si è aperto subito il dibattito, tra innocentisti (la maggioranza) e colpevolisti. C’è chi propone una raccolta di firme via internet di solidarietà, chi invoca persino la pena capitale. Per Igor «non ci resta che pregare!!». Secondo Massimo «è pura idiozia difendere l’ultima punta di un iceberg ormai in continua deriva, pensate voi tutti che lo difendete che forse state difendendo un uomo che ha violentato una suora, una come vostra moglie, come vostra figlia come vostra madre come vostra sorella, un essere umano indifeso».
Natalia, cosentina, crede nell’assoluta buona fede del fondatore dell’Oasi francescana. «Pregate perché la Verità – dice – venga a galla ma a causa degli uomini, dei cosentini che girano le spalle all’unica persona che ha cercato e cerca di fare del bene in un territorio malfamato». Miguel azzarda un paragone con la vicenda di Cogne. «In tanti hanno tentato di difendere anche la Franzoni, nonostante questo è stata riconosciuta colpevole in primo grado. Penso che sia prematuro dire: “E’ un porco” o “È un santo”. Aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso». Anche Celestino se la prende con «la criminalizzazione dei media verso padre Fedele, che è scandalosa».

Scettico sulla teoria del complotto è Maurizio che ricorda: «Non è la prima volta che viene accusato per queste cose». In Rete rimbalzano anche gli appelli dei tifosi del Cosenza, la squadra a cui Bisceglia è legatissimo (tanto da essere definito il monaco Ultrà). «Padre Fede’ Tutta la Curva è Con Te», è l’inno che risuona. I fans di Fedele non danno credito alle intercettazioni «scabrose» pubblicate sui giornali.
Per RedactorN è «sbagliato farlo apparire come un pervertito. Al di là del suo modo di parlare, al di là delle apparenze, Padre Fedele ha fatto tantissimo per la gente diseredata». «Prima di giudicare – insiste, spingendosi involontariamente sull’abisso del lapsus – fatevi un giro a Cosenza o nella Repubblica del Centrafica». Scritto così, refuso midiciale.

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27 Gen 2006

scatti dal mondo

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Caracas un tatuatore mostra con orgoglio il suo nuovo piercing

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27 Gen 2006

Euro 2008, è dura per l’Italia

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27 gennaio 2006 – Sorteggio non molto fortunato per l’Italia, nei gironi di qualificazione per l’Europeo 2008. Gli azzurri sono stati inseriti nel

gruppo B insieme a Francia, Ucraina, Scozia, Lituania, Far Oer e Georgia. Le prime due passeranno alla fase finale, in programma dal 7 al 29 giugno 2008. Le partite di qualificazione cominceranno il 2 settembre di quest’anno.
Questi i 7 gruppi (girone A da otto squadre, gli altri da 7):

GRUPPO A: Kazakistan, Azerbaijan, Armenia, Finlandia, Belgio,
Serbia Montenegro, Polonia, Portogallo.

GRUPPO B: Far Oer, Georgia, Lituania, Scozia, Ucraina, ITALIA,
Francia.

GRUPPO C: Malta, Moldova, Ungheria, Bosnia Erzegovina, Norvegia,
Turchia, Grecia.

GRUPPO D: San Marino, Cipro, Galles, Irlanda, Slovacchia,
Germania, Repubblica Ceca.

GRUPPO E: Andorra, Macedonia, Estonia, Israele, Russia, Croazia,
Inghilterra.

GRUPPO F: Liechetenstein, Irlanda del Nord, Islanda, Lettonia,
Danimarca, Spagna, Svezia.

GRUPPO G: Lussemburgo, Bielorussia, Albania, Slovenia, Bulgaria,
Romania, Olanda.

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27 Gen 2006

Ostaggi, non passeggeri

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Gli scioperi di Alitalia. I disservizi delle Fs. La cattiva gestione delle autostrade. E a farne le spese sono gli utenti. Eppure il caso delle Poste dovrebbe insegnare qualcosa
Un eurostar bloccato per sei ore in piena notte tra Parma e Fidenza «a causa del freddo» (così la prima spiegazione delle Ferrovie) è un fatto che quasi non fa più notizia. Tanto più che il treno sostitutivo ha comunque portato i passeggeri a destinazione, a Milano; sia pure con grande ritardo.
Nevica e le autostrade si bloccano, l’Alitalia sciopera, i treni si fermano. All’ultimo momento spuntano i soliti palliativi, i consueti contrordini: scioperi revocati, spazzaneve in ritardo, treni di ricambio.
Si tratta evidentemente di storie diverse, sia pure con un denominatore e un risultato comune: siamo ostaggio di trasporti che non funzionano. La vicenda Alitalia è riconducibile a una cronica crisi aziendale, ad un cronico rapporto balordo tra management, politica e sindacati. Oltre a costare disagi e sacrifici ai viaggiatori, la compagnia continua a gravare sui portafogli dei contribuenti che pagano i perenni finanziamenti pubblici. Le Ferrovie, anni fa, sono costate anch’esse allo Stato, e dunque ai cittadini, una barca di soldi: gran parte del personale è stato prepensionato, i debiti ripianati, un tourbillon di consulenti di lusso e ancor più lussuosa parcella ha studiato piani di ristrutturazione e rilancio. Come per l’Alitalia, del resto. Eppure le Ferrovie continuano a non assicurare i requisiti normali di affidabilità sia per il trasporto dei pendolari, sia sui più costosi eurostar
Quanto alle autostrade, l’omonima società è stata privatizzata da anni, ai nuovi proprietari e concessionari (i Benetton) è stata venduta anche la rete di autogrill. Come business sembrano un gigantesco bancomat, ma gli investimenti, la manutenzione e i servizi sono peggiorati rispetto ai decenni di proprietà pubblica. Né vale qui il discorso che allora «pagava Pantalone»: l’indebitamento continua ad essere elevato, e si scarica appunto sui mancati investimenti e sui cattivi servizi. In questa situazione si aggiungono le proteste contro la Tav in Piemonte, i blocchi di binari e strade ad ogni vertenza contrattuale, e infine l’irresistibile nonchalance con la quale vengono disattese le direttive della cosiddetta autorità di garanzia sugli scioperi nei trasporti. Come nel recente caso Alitalia.
L’Italia è un paese montagnoso, ma è anche un paese piccolo: i collegamenti non dovrebbero essere un problema che si trascina da decenni, e anzi peggiora. Una bufera di neve è certamente un evento accidentale ed eccezionale, ma le autostrade, le ferrovie e il trasporto aereo in tilt fanno parte della normalità.
La realtà è che intorno ai trasporti si è creata una gigantesca lobby di interessi finanziari e di poteri sindacali che proprio dai disagi ai cittadini trae la propria forza: sia che si tratti di lasciarci a piedi, sia di richiedere aumenti di tariffe ingiustificati dal servizio reso. Un po’ come era, un tempo, per le poste e la sanità.
A ben vedere le poste, che tutti consideravano irrecuperabili, hanno cominciato a funzionare quando è passata l’idea di trattare la gente non da utente, ma da cliente. Altrettanto ha fatto buona parte della sanità pubblica e regionalizzata. In treno, in aereo e nelle strade non è ancora così. Siamo tutti utenti, cittadini di rango minore. Ora per giunta siamo anche sotto elezioni: e non si intravvede (Alitalia docet) nessuna forza politica e nessun programma di governo che abbia voglia di schierarsi dalla parte degli «utenti» anziché da quella delle corporazioni.

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27 Gen 2006

Il giorno della memoria

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Olocausto, l’orrore da non dimenticare
La liberazione dei prigionieri di Auschwitz data simbolo della Shoah: Si celebra il Giorno della Memoria mentre nel mondo c’è ancora chi vuole considerare il genocidio degli ebrei un’invenzione
L?Italia ricorda. Il 27 gennaio, per il sesto anno, l?Olocausto degli ebrei entra nelle scuole, nei musei, nelle piazze dove si svolgeranno comizi e manifestazioni. Un dovere, ricordare, come hanno sottolineato nei loro interventi in questi giorni personalità politiche e della cultura, gli ormai pochissimi sopravvissuti. Ma perché? Perché rinnovare la memoria di un dolore tanto atroce? Perché continuare a raccogliere testimonianze, perché ostinarsi a raccontare: ?Io c?ero, ho vissto”
La ragione migliore l?ha fornita da qualche settimana a questa parte il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che con le sue (apparentemente) deliranti affermazioni sul presunto ?mito? costruito attorno all?Olocausto degli ebrei, ha reso indispensabile una celebrazione, quella che appunto cade ogni anno il 27 gennaio, giorno simbolo della Shoah (il 27 gennaio 1945 i soldati dell?Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz). Ecco dunque che, mentre Teheran si prepara a organizzare un «convegno» di «storici» che dovranno affrontare «scientificamente» e – si suppone «demolire» – l?«invenzione» delle camere a gas (che nell?ottica di Ahmadinejad servì soltanto a convincere il mondo delle necessità della nascita di Israele), l?Italia come altri Paesi rivendica con orgoglio un?iniziativa che una volta di più ha dimostrato la sua intima necessità.

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26 Gen 2006

La cultura del non fare

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In Val di Susa, sono contro il tunnel, che ci collegherebbe al resto d’Europa (e persino all?Asia); in Campania, contro i termovalorizzatori, con i quali si produce energia dai rifiuti; un po’ dappertutto, sono contro gli inceneritori, che i rifiuti si limitano a bruciarli. A Brindisi, non vogliono il degassificatore, che serve a riportare il gas dallo stadio liquido (compresso) ? che ci arriva via mare, invece che attraverso gasdotto ? a quello gassoso; a Grosseto, le pale eoliche che hanno la funzione di utilizzare il vento per produrre energia. Per altri ancora, il ponte sullo stretto di Messina, che ancorerebbe la Sicilia alla penisola, è inutile. Solo l’altro ieri, la variante di valico sulla Firenze- Bologna, progettata per migliorare il traffico automobilistico, aveva provocato un’ondata di «no». Ora, ci si è messo anche il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, a sollevare dubbi sul Mose ? il progetto di paratie mobili per bloccare il flusso delle maree e salvare la città dal pericolo di sprofondare «nell’acqua alta» ? suggerendone la revisione a opera già approvata e ormai iniziata.
L’elenco dei «no» sembra destinato a crescere a dismisura e la sua ombra, dopo aver paralizzato quello di centrodestra, minaccia di allungarsi anche su un eventuale governo e sulle future amministrazioni locali di centrosinistra qualora l’Unione vincesse le prossime elezioni. Il grande esercito dei «no» (ecologisti, movimentisti, dirigisti e quant’altro) tende, infatti, a identificarsi prevalentemente con la cultura di sinistra e sulle maggioranze di governo di centrosinistra farebbe certamente sentire il proprio peso. Il rischio, allora ? poiché non c’è uomo politico che non sia incline a piegarsi ai «no» per non provocare fratture nella propria parte ? è che, a tutti i livelli del processo decisionale, finisca col prevalere la «cultura del non fare». Sarebbe un disastro.

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