Archive for Ottobre 2005

31 Ott 2005

Tasmania, 80 balene spiaggiate,o suicidio di massa??

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e un giorno le balene piansero lacrime di sangue
Oltre ottanta cetacei (70 balene pilota e una ventina di delfini) si sono spiaggiati su Marion Bay, una baia a 60 Km dalla capitale della Tasmania. Immediati i soccorsi che hanno portato alla salvezza solo tre cetacei. Per Ray Nias, capo del WWF australiano, la colpa è geografica. “Da secoli si registrano spiaggiamenti nello stesso punto. Marion Bay potrebbe essere una trappola geografica, per le balene”.
Una squadra di guardiaparchi marini e una cinquantina di volontari si sono aperti un varco tra la vegetazione della scoscesa che porta alla spiaggia. Le operazioni di soccorso, andate avanti fino a tarda sera, hanno salvato la vita solo a una piccola percentuale di animali.
Questo è l’ultimo di una lunga serie di spiaggiamenti avvenuti lungo le coste della Tasmania. Nel 2003 un branco di 110 balene pilota si era arenato nel sud est dell’isola, insieme a 20 delfini. Ogni anno piccoli gruppi si spiaggiano lungo le coste dell’isola. “Probabilmente – secondo il responsabile del Wwf – non si rendono conto dei bassifondi perché il fondale sale molto dolcemente, e restano imprigionate quando l’acqua si ritira, con la bassa marea”.
La spiegazione non tiene però conto della presenza di delfini nel branco, cetacei avvezzi a nuotare sotto costa. Era successa la stessa cosa nel 2003. Tra le ipotesi avanzate allora c’era anche quella di uno spiaggiamento di massa balene e delfini insieme – per sfuggire agli agguati di un gruppo di orche. Oggi però un’altra ipotesi si sempre più fa strada, quella dell’inquinamento acustico del Pacifico. Un crescente numero di ambientalisti sta considerando la possibilita’ che gli spiaggiamenti siano dovuti in particolare all’utilizzo di potenti sonar da parte dei sottomarini

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31 Ott 2005

Le penultime ragioni della democrazia

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Mauro Buonocore
La religione sta rivendicando un ruolo sempre più attivo nella sfera pubblica dove fa sentire sempre più evidente la sua presenza, mentre meno visibile si fa la linea di separazione che la distingue dalla politica. Pensiamo al ruolo svolto dalla Chiesa italiana nel dibattito sulla fecondazione assistita, sui Pacs o i numerosi episodi che hanno visto il presidente della Conferenza episcopale intervenire energicamente nel dibattito pubblico. E non è solo una questione italiana, segnali di una forte presenza religiosa nelle discussioni politiche li troviamo anche fuori dai nostri confini. In Europa, per esempio, dove la questione sulle radici cristiane ha segnato la scrittura del testo del trattato costituzionale, o anche negli Usa, dove schieramenti religiosi hanno contribuito a far pesare dalla parte di Bush il piatto delle ultime presidenziali.

Di fronte all?evidenza di questa impennata religiosa, è lecito porsi delle domande chiare: dove possiamo tracciare il confine tra politica e religione? Dove possiamo tirare la linea che separa le indicazioni delle diverse chiese dalle decisioni che spettano alle istituzioni di uno stato democratico?

Per cercare le risposte a questi interrogativi, le riviste ?Reset? e ?Dissent? hanno invitato esperti americani ed europei a proporre punti di vista e analisi nell?ambito del seminario ?Politica e Religione tra Europa e Stati Uniti? tenutosi nei locali del Centro Studi Americani di Roma. Michael Walzer e Giuliano Amato, Gilles Kepel e Alessandro Ferrara, lo studioso americano Michael Kazin e Paolo Pombeni, il sociologo tedesco Klaus Eder e Krzysztof Michalsky tra i nomi che si sono confrontati nella discussione introdotta dai direttori delle due riviste, Giancarlo Bosetti e Mitchell Cohen.

Il tema ha facce diverse sulle diverse sponde dell?Atlantico. Negli Usa, la religione ha un ruolo molto influente sulla politica e non ci si stupisce se nell?arena pubblica si fa sentire la voce della fede. ?Gli Stati Uniti ? spiega Giuliano Amato ? non hanno mai conosciuto una religione di stato, quindi non hanno mai avuto bisogno di un processo di secolarizzazione della politica?. L?idea che la politica e la religione debbano essere nettamente distinte è, insomma, tutta europea perché è nel Vecchio Continente che è prevalsa la tesi secondo cui la fede è un fatto squisitamente privato e individuale e non deve entrare a far parte della vita pubblica. D?accordo, ma, se è vero che la politica si trova costantemente a fare i conti con la voce delle religioni, dall?affermazione dei principi della secolarizzazione le cose sono cambiate. Un cambiamento cui Klaus Eder dà il nome di società post-secolare e che Giancarlo Bosetti, riprendendo le parole del sociologo tedesco e tirando le conclusioni dell?incontro, sintetizza nel ritratto di una società, la nostra, che ?lascia maggiore spazio, maggiore visibilità, alle religioni nell?ambito della vita pubblica?. Una visibilità, continua Bosetti, che ?deriva dal sempre maggiore uso dei media da parte delle comunità e delle istituzioni religiose, da una richiesta esplicita da parte dell?opinione pubblica di temi religiosi e fio al concretizzarsi di una maggiore influenza di posizioni religiose nella discussione pubblica?.

?La risposta della politica di fronte a questa richiesta appare insufficiente?, sottolinea il direttore di Reset ricordando come alla base del post-secolarismo ci siano fenomeni importanti quali, da una parte, l?immigrazione che porta le nostre società a diretto contatto con una molteplicità di religioni che concorrono nello spazio pubblico e cercano ciascuno la propria visibilità, mentre il declino delle ideologie e dei grandi partiti di massa ha favorito la crescita di peso della religione nella vita pubblica e ha, con le parole di Giuliano Amato, ?riaperto il coperchio della ricerca del senso della vita?, lo dimostra il grande successo di massa che hanno negli ultimi anni le manifestazioni che propongono dibattiti tra filosofi.

?Il vero problema che ci poniamo oggi ? chiarisce Amato ? è di capire se e in quali termini democrazia e religione sono compatibili?. Da una parte la democrazia, che pensiamo come il regno del relativismo in cui le opinioni trovano un accordo attraverso il dialogo, ?il regno del conflitto che si compone attraverso le procedure democratiche?; dall?altra parte, invece, pensiamo le religioni, per definizione portatrici di verità assolute, e queste, proprio in quanto assolute, non possono far parte del dialogo democratico.
Posta in questi termini la strada sembra non avere uscite, e il dilemma pare insolubile. Ma una via di uscita la rintraccia ancora l?ex vicepresidente della Convenzione europea: da una parte anche la democrazia, come la religione, ha i suoi assoluti e sono ?la libertà di pensiero, il rispetto della persona umana, la preferenza della pace rispetto alla guerra?, una volta che questi sono condivisi da tutti coloro che entrano nell?arena pubblica, allora ogni opinione si può comporre all?interno del dialogo democratico. ?Non è che la democrazia non abbia bisogno dei principi ultimi ? conclude Amato richiamando l?intervento in cui Alessandro Ferrara ha citato Rawls ? ma ha bisogno che chi se ne fa portatore nel dibattito pubblico lo faccia attraverso le ragioni penultime?. In altre parole, la democrazia rimane tale e trova spazio legittimo autentico per ogni forma di pensiero, laica e religiosa, a patto che queste lascino fuori dalla sfera pubblica ogni assoluto ideologico o fideistico e vi portino invece idee ed espressioni con l?intento di condividerle e metterle in discussione.

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31 Ott 2005

Iraq: 33 morti, un miliardo. Adesso dice che si è sbagliato

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«Ero contro al guerra in Iraq. Ho tentato invano di convincere Bush e Blair a non attaccare». La rivelazione di Berlusconi- che oggi sarà a Washington per incontrare «Dabliù» Bush azzoppato dall?uragano Libby- è una «balla spaziale» oppure una non notizia ( Berlusconi, si affannano a dire nella Cdl, è sempre stato refrattario alla guerra)? A sostegno della seconda opzione arriva l?omnicomprensivo libro di Bruno Vespa «Il Cavaliere e il professore» che riporta alcune affermazioni di Berlusconi datate 2003: «Ho sempre temuto l?impresa militare in Iraq. In due successivi colloqui con il presidente Bush ho espresso queste riserve, cercando di convincerlo a non intraprendere l?azione militare. Gli avevo anche suggerito di subordinarla a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell?Onu. A un certo punto, però, ho dovuto prendere atto che la decisione sulla guerra era già stata assunta e non era modificabile». Salvo che da quel momento in poi Berlusconi ha concordato in tutto e per tutto con l?amico americano, ne ha difeso le ragioni, esaltata la «missione», la guerra preventiva per esportare la democrazia, e ha partecipato alla costruzione e alla diffusione di bugie mediatiche sulla presenza in Iraq di armi di distruzioni di massa per avvalorare l?intervento armato. E allora la piroetta del premier nel momento del crollo di consensi a Bush e alla guerra in Iraq appare davvero pesante: finora hanno perso la vita in Iraq 26 militari italiani, 6 civili e il funzionario del Sismi Calipari.

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31 Ott 2005

Brilla come un faro già alle prime ombre della sera

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Brilla come un faro già alle prime ombre della sera, basso sull?orizzonte, a Est. E? il pianeta Marte che tra la fine di ottobre e i primi di novembre 2005 si trova in opposizione (cioè lungo la congiungente Sole-Terra-Marte) e si avvicina alla Terra fino a 69 milioni di km. Sono tantissimi e tuttavia rappresentano un record di minima distanza, visto che il prossimo incontro altrettanto ravvicinato sarà fra 13 anni, nel 2018.
Il risultato dell?opposizione marziana, si verificherà esattamente il 7 novembre prossimo, ma la minima distanza Terra-Marte viene toccata il 30 e il 30 ottobre e il 31 ottobre. Per vederne i risultati è sufficiente un cielo appena sereno e osservare il pianeta a occhio nudo brillare più di qualunque altra stella fin dalle ore 20 a Oriente (dove sorge il Sole).

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30 Ott 2005

Questa notte torna l’ora solare

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Torna l’ora solare. Alle tre di questa notte le lancette dovranno essere spostate un’ora indietro. Si dormirà quindi un’ora in più.

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29 Ott 2005

VISTO DENTRO

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La realtà esterna ci appare.
Vediamo cose di cui siamo certi.
Ma gli occhi stessi non possono vedersi.
Hanno bisogno di uno specchio.
non si deve abusare della vista fisica.
Essa gode di grandi possibilità ma presenta anche dei limiti evidenti.
Ciò su cui si affacciano gli occhi è soltanto una porzione della realtà.
La riflessione dell’occhio sulla interiorità può regalarci una vastità straordinaria:
possiamo incontrare un paesaggio mai visto prima.
Al di là del pensiero, l’occhio interiore spazia ovunque voglia
e trascende i contorni dei corpi.
Allora il buio si colora e il silenzio, come svegliato, comincia a suonare.
La realtà stinge la sua definizione e comincia a vibrare.
L’occhio interiore è in un punto preciso del nostro cervello,
anche se nascosto.
Con la pratica della meditazione esso può essere risvegliato.
Con la meditazione esso non guarda, ma vede oltre l’immagine.

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29 Ott 2005

ESSERE VUOTO

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L’uomo è carico di pensieri,
di sensazioni contrarie, di voglie contraddittorie.
Antepone all’azione lunghi e difettosi ragionamenti,
strutture artificiali imposte dal suo stesso pensiero.
Le sue tempie sono umide e grondano di preoccupazioni.
Le sue congetture si fondano su premesse lacunose
e le sue deduzioni perdono di convinzione.
E’ stanco: i suoi occhi si appannano e il suo corpo vacilla.
Invece di scegliere, di agire, in alcuni casi è necessario svuotarsi.
Rinunciare all’attività non necessaria.
Rinunciare all’arbitrio gratuito, alle imposizioni fuori-luogo,
alle costrizioni mondane.
La pace non può essere raggiunta attraverso un’azione incessante.
Occorre il vuoto.
Il nulla ove ogni cosa fiorisce, il silenzio.
Il Tao è in un istante, nell’intuito che improvvisamente appare
per poi di colpo sparire.
Tutta la forza è racchiusa nel fugace colpo di mente
che suggerisce la risposta.
Nella stanza vuota dalle bianche pareti colme di luce,
il messaggero giunge improvvisamente,
come brezza di primavera.

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29 Ott 2005

L’America vista da GABER

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A noi ci hanno insegnato tutto gli americani. Se non c’erano gli americani a quest’ora noi eravamo europei. Vecchi, pesanti, sempre pensierosi, con gli abiti grigi e i taxi ancora neri.
Non c’è popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli americani. E generosi.
Gli americani non prendono mai. Dànno, dànno.
Non c’è popolo più buono degli americani. I tedeschi sono cattivi. E’ per questo che le guerre gli vengono male. Ma non stanno mai fermi, ci riprovano, c’hanno il diavolo che li spinge: “Dài, dài!”
Intanto Dio fa il tifo per gli americani e secondo me ci influisce, non è mica uno scalmanato qualsiasi Dio, ci influisce. E il diavolo si incazza. Stupido, prende sempre i cavalli cattivi. Già, ma non può tenere per gli americani, per loro le guerre sono una missione. Non le fanno mica per prendere… per dare!
C’è sempre un premio per chi perde la guerra, quasi quasi conviene: “Congratulazioni, lei ha perso ancora!” E giù camion di caffè.
A loro gli basta regalare. Una volta gli invasori si prendevano tutto del popolo vinto: donne, religione, scienza, cultura. Loro no, non sono capaci. Uno vince la guerra, conquista l’Europa, trova lì una lampada liberty, che fa? Il saccheggio è ammesso, la fa sua. No! Civilizzano, loro. È una passione. E te ne mettono lì una al quarzo, tutto bianco. E l’Europa con le sue lucine colorate, i suoi fiumi, le sue tradizioni, i violini, i valzer…
Poi luci e neon e colori e vita, poi ponti, autostrade, grattacieli, aerei…
Chewing-gum.
Non c’è popolo più stupido degli americani. La cultura non li ha mai intaccati. Volutamente. Sì, perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura, vecchia, elaborata, contorta. Certo, più semplicità, più Immediatezza, loro creano così, come cagare!
Non c’è popolo più creativo degli americani. Ogni anno ti buttano lì un film, bello anche, bellissimo, ma guai se manca quel minimo di superficialità necessaria.
Sotto sotto c’è sempre il western. Anche nei manicomi riescono a metterci gli indiani! E questa è coerenza.
Gli americani hanno le idee chiare sui buoni e sui cattivi. Chiarissime. Non per teoria, per esperienza. I buoni sono loro. E ti regalano scatole di sigari, cassette di whisky, navi,sapone, libertà, computer, abiti usati, squali.
A me l’America non mi fa niente bene. Troppa libertà. Bisogna che glielo dica al dottore. A me l’America mi fa venir voglia di un dittatore. Sì, di un dittatore. Almeno si vede, si riconosce. Non ho mai visto qualcosa che sgretola l’individuo come quella libertà lì. Nemmeno una malattia ti mangia cosi bene dal di dentro.
Come sono geniali gli americani, te la mettono lì. La libertà è alla portata di tutti come la chitarra. Ognuno suona come vuole e tutti suonano come vuole la libertà.

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29 Ott 2005

Carosindaco ,a tutti i sindaci d’Italia

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Le scriviamo a nome di un caro amico che produce e commercializza
le carrozzine Duo-car, unico modello esistente di carrozzine per bambini
con due sole ruote in linea, capaci di movimento serpeggiante
intorno ai pali della luce, e macchine biciclette motorini.
Si tratta di un ottimo veicolo per lattanti e bebè in contesto urbano “disagevole”, perché queste carrozzine permettono di passare su marciapiedi stretti e scomodi, sino ad una larghezza minima di cm 57,5… L’unico piccolissimo difetto è che occorre che il guidatore
venga prima addestrato ad un corso speciale, perché viaggiare su queste carrozzine richiede un particolare sviluppo dell’equilibrio ed è un po’ come andare in bicicletta…
Ma non c’è da preoccuparsi, perché la ditta Duo-car è disposta
ad organizzare tali corsi, gratuitamente e periodicamente,
anche nel nostro Comune.
Naturalmente, il prodotto arriva già corredato di tutte le opportune omologazioni da parte dell’Assessorato ai Servizi Sociali della Regione, nonché di perizie geologiche e collaudi.
Vengono inoltre forniti, come prodotti opzionali aggiuntivi, la crema lubrificante ?Striscia-il-palo? (per meglio passare in siti troppo stretti) e ruote triangolari per salire e scendere i gradini dei marciapiedi.
Siamo certi, Signorsindaco, che lei comprenderà l’importanza e l’efficacia
di dotare un Centro come il nostro di un parco di carrozzine Duo-car,
visto l’indubbio aiuto che tali carrozzine danno al superamento
di ogni tipo di barriera architettonica (lungo le vie, lungo le scale di accesso al Comune, per entrare nei bar e nei negozi, ecc.).
In attesa di una sua cortese ed attiva risposta, voglia gradire (a Dio piacendo…) le nostre più cordiali amabilità.

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29 Ott 2005

E un giorno…

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E un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi
che non sono più quei fantastici giorni all’asilo
di giochi, di amici e se ti guardi attorno non scorgi
le cose consuete, ma un vago e indistinto profilo…
E un giorno cammini per strada e ad un tratto comprendi
che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola,
che il mondo là fuori t’aspetta e tu quasi ti arrendi
capendo che a battito a battito è l’età che s’invola…
E tuo padre ti sembra più vecchio e ogni giorno si fa più lontano,
non racconta più favole e ormai non ti prende per mano,
sembra che non capisca i tuoi sogni sempre tesi fra realtà e sperare
e sospesi fra voglie alternate di andare e restare…
E un giorno ripensi alla casa e non è più la stessa
in cui lento il tempo sciupavi quand’eri bambina,
in cui ogni oggetto era un simbolo ed una promessa
di cose incredibili e di caffellatte in cucina…
E la stanza coi poster sul muro ed i dischi graffiati
persi in mezzo ai tuoi libri e a regali che neanche ricordi,
sembra quasi il racconto di tanti momenti passati
come il piano studiato e lasciato anni fa su due accordi…
E tuo padre ti sembra annoiato e ogni volta si fa più distratto,
non inventa più giochi e con te sta perdendo il contatto…
E tua madre lontana e presente sui tuoi sogni ha da fare e da dire,
ma può darsi non riesca a sapere che sogni gestire…
Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro,
capirai che altra gente si è fatta le stesse domande,
che non c’è solo il dolce ad attenderti, ma molto d’amaro
e non è senza un prezzo salato diventare grande…
I tuoi dischi, i tuoi poster saranno per sempre scordati,
lascerai sorridendo svanire i tuoi miti felici
come oggetti di bimba, lontani ed impolverati,
troverai nuove strade, altri scopi ed avrai nuovi amici…
Sentirai che tuo padre ti è uguale, lo vedrai un po’ folle, un po’ saggio
nello spendere sempre ugualmente paura e coraggio,
la paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato,
la paura e il coraggio di dire: ” io ho sempre tentato,

Francesco Guccini

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