10 Feb 2017

Ho resistito finché ho potuto.

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Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.

Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.
Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.
Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.
Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.
Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.
Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.
Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.
Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.
Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto.

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28 Gen 2017

Ma siamo gente perbene noi. Sono i profughi che ci rovinano le giornate.

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  Lui, che stava seduto sul muretto della stazione, si è lasciato scendere giù, nell’acqua

A volte ti chiedi che senso abbia vivere se devi passare tutto il tuo tempo breve come un sasso che rotola – e i sassi, si sa, non hanno radici, non hanno legami – e come un sasso poi finire, in fondo all’acqua color d’inverno, nel divertimento indifferente della gente. Pateh Sabally era un migrante, 22 anni, dal Gambia che 99 italiani e mezzo su 100 non sanno collocare sulla cartina dell’Africa.

SOLITUDINE CHE FA IMPAZZIRE. Si è ammazzato a Venezia, gettandosi nello specchio del Canal Grande, di fronte alla stazione di Santa Lucia. Tutto a causa di un permesso revocato, pare. Più probabilmente della stanchezza; più verosimilmente ancora, della solitudine. Perché é quella, alla fine, a svuotare, a fare impazzire e a un certo punto a far vedere tutto chiaro, finalmente, con quell’evidenza che viene dalla follia.

DAL CALDO AL FREDDO ATROCE. E allora buttarsi è un attimo, rifiutare i salvagente lanciati da un vaporetto di passaggio è un attimo, scomparire nel grigio d’acque gelide di gennaio a Venezia è un attimo. Forse era debilitato. Forse ha perso subito i sensi, assiderato, tramortito da un’acqua insostenibile. Fuggito dal caldo infernale, è morto nel freddo atroce.

Lui, che stava seduto sul muretto della stazione, si è lasciato scendere giù, nell’acqua

Non aveva nessuno qui, così come a Pozzallo di Ragusa, dove la carta d’identità, dalle generalità in parte generiche, lo collocava, insieme con un permesso ottenuto per motivi umanitari. Hanno faticato a capire chi fosse quel ragazzo di 22 anni, appena rotolato a Venezia da Milano, in treno, alla ricerca chissà di che, in fuga chissà da cosa, sospinto da una disperazione senza speranza.

NON AVEVA UN COMPLEANNO CERTO. Hanno scritto sui documenti «nato il primo gennaio», quando uno non sa dire quando davvero sia venuto alla luce. Pateh non possedeva neppure la certezza di un compleanno. Chissà se in patria aveva qualcuno, una famiglia, e chissà se quei parenti lo piangeranno mai.

VALE LA PENA UN OGGI SENZA DOMANI? A 22 anni si è già troppo del mondo per vivere, oppure si è ancora bambini, come capita ai nostri. Forse Pateh era l’uno e l’altro, un ragazzo non ancora uomo, a dispetto dei baffi lasciatisi crescere, che dell’uomo aveva dovuto subire le prove, a cominciare dallo spaesamento, lo straniamento che consuma dentro, che ti consegna a un tempo dove il tempo è finito, non c’è più domani, c’è un oggi come ieri ed è fatto di una domanda, che è sempre la stessa in ogni lingua, ogni dialetto del mondo, e che scava ogni uomo senza più appigli: a che serve, vale la pena un altro oggi senza domani? E lui, che stava seduto sul muretto della stazione, si è lasciato scendere giù. Nell’acqua.

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27 Gen 2017

LA RICORRENZA

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Il 27 gennaio 1945 i soldati dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz e liberavano i prigionieri sopravvissuti allo sterminio del campo nazista. Le truppe liberatrici, entrando nel campo di Auschwitz-Birkenau, scoprirono e svelarono al mondo intero il più atroce orrore della storia dell’umanità: la Shoah. Dalla fine degli anni ’30 al 1945 in Europa furono deportati e uccisi circa sei milioni di ebrei.
Con una legge del 20 luglio 2000, la Repubblica italiana ha istituito il Giorno della Memoria e nel primo articolo riconosce il 27 gennaio come data simbolica per “ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Quello di quest’anno è il quattordicesimo appuntamento con il Giorno della Memoria, a sessantanove anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e dalla fine della Shoah. In tutta Italia (e in molti paesi europei) vengono “organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”.
Primo Levi, il grande scrittore italiano deportato e sopravvissuto al lager di Auschwitz ha scritto che ogni qualvolta si pensa che uno straniero, o un diverso da noi è un Nemico, si pongono le premesse di una catena al cui termine c’è il Lager, il campo di sterminio.
A proposito del genocidio del popolo ebraico, ne “I sommersi e i salvati” Primo Levi ha detto: “E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.
La legge che istituisce il Giorno della Memoria cerca di prendere in carico il ricordo tremendo di quanto è accaduto e la responsabilità preventiva della nostra comunità e di quella europea in generale nei confronti del futuro. Lo scopo indicato dalla legge nell’articolo 2, è proprio quello di “conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

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27 Gen 2017

the wall. Trump e le frontiere.

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Gennaio 2017 si costruiscono ancora muri ai confini!!

 

 

Il muro dell’ex ghetto di Cracovia richiama alla memoria quelli costruiti in Europa e quello che qualcuno vorrebbe fare negli Stati Uniti d’America.

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25 Gen 2017

a proposito di charlie hebdo!!!!!

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Tutti si sentono in dovere di rispondere a charlie hebdo .non mi sembra abbia fatto domande!!!!!!!!!!!!

Charlie Hebdo è un periodico settimanale satirico francese, dallo spirito caustico e irriverente. La testata, fondata nel 1970, pubblica vignette e articoli caustici e dissacranti nei riguardi della politica (soprattutto soggetti di estrema destra) e ogni tradizione religiosa (in particolare il cristianesimo, l’Islam e l’ebraismo).

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2011 la sede del giornale era stata distrutta a seguito del lancio di bombe Molotov, appena prima dell’uscita del numero del 2 novembre dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico nelle elezioni in Tunisia. Sulla copertina del numero in questione sono apparsi una vignetta satirica con Maometto che dice: “100 frustate se non muori dalle risate” e il titolo “Charia Hebdo”, gioco di parole tra Shari’a e il nome del giornale. Il sito internet della rivista è stato bersaglio di un attacco informatico. Dopo questo attentato, la sede del giornale è stata regolarmente controllata dalla polizia. un attacco terroristico avvenuto il 7 gennaio 2015 contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi. Nell’attentato sono morte dodici persone e undici sono rimaste ferite

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24 Gen 2017

precipita elicottro nell’aquilano

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LE VITTIME Questi i nomi delle vittime: Walter Bucci, 57 anni, medico rianimatore del 118 Asl dell’Aquila, Davide De Carolis, tecnico dell’elisoccorso del soccorso alpino e consigliere comunale di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), Giuseppe Serpetti, infermiere, Mario Matrella, verricellista, Gianmarco Zavoli, pilota. L’elicottero stava trasportando Ettore Palanca, 50 anni, di Roma, che si era fatto male sciando, procurandosi la frattura di tibia e perone. Bucci, De Carolis e Serpetti sono aquilani, Matrella è pugliese, e Zavoli è emiliano.

 

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24 Gen 2017

E falla tu la gestione dell’emergenza!

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Dal  blog                 http://ilmattinale.blogspot.it

E si. Siamo tutti esperti di protezione civile. Lo siamo da ospiti delle trasmissioni, lo siamo da politici coi doposci, lo siamo da leoni da tastiera dietro al pc, al calduccio, a casa. Magari con la tv accesa e con un bicchiere di vino di fianco mentre facciamo gli opinionisti.
E da lì, magari dopo i secondo bicchiere di vino, possiamo anche incominciare a ruggire la rabbia per il ritardo nei soccorsi, ruggire che qualcuno dovrà pagare per le tragedie e poi far finta di commuoverci se qualcuno viene salvato.
Ma è facile quando non ti ci sei mai trovato. E’ fottutamente facile decidere dal calduccio di casa.
Anche io sono bravissimo: hanno un albergo, mi chiamano, dicono che c’è un mare di neve intorno e non riescono ad uscire e chiedono che gli vadano ad aprire la strada. Poi nessuno arriva e chi rimane in albergo e lo sa si incazza.
Peccato che la gestione dell’emergenza è un’altra cosa. Peccato che quando gestisci un’emergenza non hai davanti a te un problema ma mille problemi intrecciati tra loro. Peccato che devi scegliere.
E allora mi sono immedesimato in coloro i quali gestiscono in questo momento la sala operativa in Abruzzo o nelle Marche: mille chiamate, centinaia di migliaia di persone senza luce che urlano perché la stufa a pellets non si accende senza elettricità e sentono freddo. Urlano perché lo scaldabiberon, quel cazzo di strumento malefico, non si accende e il mio bimbo beve il latte freddo. Ma è mai possibile? Ma è mai possibile nel 2017? Si, cazzo! È fottutamente possibile. È possibile perché non ci sono i mezzi, perché negli ultimi 50 anni mai in quei territori si è visto un evento di quel tipo ed è fottutamente possibile perché era già, quel territorio, devastato da due sismi (non uno, leoni da tastiera studiate cazzo!). E quindi le infrastrutture sono compromesse.
E io? Io sono in sala operativa, ed ho l’autostrada chiusa, alcuni paesi isolati, tanti paesi isolati. Ho le statali e le provinciali completamente bloccate sotto 2 metri di neve ed i mezzi che ho sono quelli e non ci posso fare niente se quando decido di spazzare una strada, appena passa lo spalaneve, la strada si ricopre.
E allora che faccio? Di fronte alle 2000 urla comincio a scegliere.
Ho un tot di spala neve che sono insufficienti, non ci posso fare una minchia, quelli ho e con quelli devo gestirmi. Devo scegliere.
Scelgo che per fare arrivare altri spalaneve da fuori mi conviene aprire le vie di comunicazione principali perché i volontari delle altre regioni, della Lombardia per esempio, arrivano dalla A 14 che se è bloccata per neve non arriveranno. Scelgo. Scelgo di liberare un paese isolato con 60 persone e le evacuo con gli elicotteri. Cazzo, gli elicotteri sono quelli e non riesco a fabbricarne di nuovi giusto adesso. Dove li mando? Li mando, magari, nella frazione isolata con 60 persone senza luce: sono senza luce e senza riscaldamento, non possono andare via. Ma cazzo, scemo, ti chiamano dall’albergo!!!! È finito il fine settimana, manda a spazare che domani dobbiamo andare al lavoro!. E io scelgo, in albergo hanno cibo, hanno caldo, sono coperti. Aspettino. Sono in vacanza ed allungasseo la vacanza, i vecchi nel paesello isolato non hanno niente, devo recuperare loro!
E poi? E poi il terremoto! Ah, meno male! Ah!!! Mi mancava la perla! Ah, ci voleva solo quello. E allora alla neve si aggiunge un problema. Il paesello isolato ha anche crolli da terremoto.
E allora questi devono scappare! Devo prenderli. “Ma ci sono vittime???? Ma ci sono danni???” “No, stiamo bene ma siamo fuori casa perché qui è crollato il tetto!” e dall’altro telefono mi chiamano dall’albergo:” cavoli, mandate qualcuno!!! La strada è piena di neve, stiamo al caldo, il telefono prende poco ma domani devo andare al lavoro!”.
E io devo scegliere. E scelgo di nuovo! Aspettino in albergo, sono al calduccio. I vecchi e di bambini isolati, con il tetto crollato, li devo evacuare. E l’inevitabile! Perché la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo!
La valanga sull’albergo!
Ora vi chiedo di immedesimarvi. Siete a casa, in pigiama. Sono le 21 e state vedendo il telegiornale che racconta della neve. Ma fuori voi la vedete la neve! Ma al caldo, il bambino gioca sul tappeto, voi svaccati sul divano. Il solito bicchiere di vino. La moglie che racconta la giornata e le bollette, e il 5 in inglese. E gli esami di fine anno che se non studia non li passa e…. Squilla il telefono. “Preparati: tra 30 minuti passiamo e si parte”.
Ora diteglielo alla moglie che tutto può aspettare perché state uscendo di casa. Ah a che ci siete ditele che non sapete quando tornerete. (si perché quando parti non sai quando torni!) Ditele che se il figlio non passa l’esame di terza media non è un argomento di discussione in questo momento perché non sapete se e quando tornerete. Ditele che non esistono informazioni o discussioni adesso, alle 22,30 di sera o polemiche perché dovete temprarvi l’anima non sapendo quale situazione troverete e dovete essere pronti a tutto.
In verità, vi confesso, vostra moglie capirà. Capirà perché non è il pirla da tastiera vostra moglie. Vostra moglie sa che mestiere fate e sa che quando quel telefono squilla solo un bacio o un aiuto a trovare la maglia termica è quello che ci vuole. Poi, fatto il borsone come un automa, datele un bacio e andate via.
Ora immaginatevi che siete in 5, sugli sci, nella tormenta di neve. Buio ovunque e solo una direzione da seguire. Sciate, con le pelli di foca per non andare indietro. Sciate a ritmo. Uno dei vostri compagni ogni tanto vi da il cambio in testa alla fila per “tirare” un po’ lui. Un po’ ciascuno che si fatica meno… Destra e sinistra per 5 ore. Destra e sinistra nel freddo. Destra e sinistra in continuazione. E il pensiero al 5 in inglese, al calduccio e soprattutto a “che cazzo vado a trovare???”. E poi arrivate. Sono le 5 del mattino e dovete chiamare il centro operativo (si chiama COM o COC a seconda della situazione). C’è uno scenario di nulla ma forse è il nulla perché è buio e nevica. E poi gli eventi.
Iniziate a cercare, iniziate a scavare, iniziate ad entrare. Ed iniziate a pensare che non è sopravvissuto nessuno.
E poi gli eventi, da soli… Il primo suono, la ricerca, le voci “siamo vivi, siamo 6”, e poi arriva la luce, la prima luce. Quella prima luce che ti dice che tra poco gli elicotteri potranno volare e non sarete più in 5 ma in 10, e poi in 20 e poi in 50. E nel frattmepo scavi. La luce aumenta. Aumenta il rumore perché li senti i suoni di quelli che arrivano… Ma tu scavi e senti e li tranquillizzi quelli sotto “ci siamo ancora, arriviamo. State bene? Siete sempre tutti???” E poi…
E poi esce il primo bambino. È festa! Il morale è alto. E il 5 in inglese lontano. Troppo lontano da non sentirne più il suono. La speranza in compenso è talmente vicina che la forza di scavare aumenta e aumenta e aumenta.
E le mani gelide non si sentono, e il freddo? Quale freddo???? Si sente solo la voce di quelli sotto, che ti sentono, che li senti e scavi!
E poi due e tre e quattro bambini.
E poi un morto, cazzo il morale!!! Ma ci sono le voci e vai avanti.
E poi torni a casa, dopo 5 giorni di questa vita, dopo 5 giorni a non dormire, dopo 5 giorni di caffè di merda, ma caldo.
E nel frattempo in sala operativa c’è qualcuno che coordina, perché non c’è solo l’albergo. C’è la conta dei danni delle scosse, cazzo erano forti. Cazzo erano diffuse. Cazzo, sebbene la tv parli solo dell’albergo tu ne hai ancora di gente sena luce e ancora gente isolata e ancora gente sotto la neve e ancora gente con i tetti che crollano e ancora da recuperare di vecchietti nelle frazioni. E devi trovare le strade adeguate, e devi trovare le soluzioni e devi trovare i tecnici migliori che sistemino l’energia. E devi trovare gli spalaneve e le frese e devi trovare una soluzione alla signora vedova del paesello che ha paura, e devi trovare il sale e devi trovare gli ospedali e devi trovare gli elicotteri. E la benzina? Cazzo devi trovare i soldi perché per legge se spendi senza l’autorizzazione del MEF vai in galera. E questo è nulla!
E poi accendi la tv. Sei finalmente a riposo. E cosa senti? Che Salvini è andato in Abruzzo, chiedendo la scorta per se (cazzo, militari utili a me per aiutare la gente a far da scorta ad un segretario di partito!), e tu hai ritardato.
E poi senti che i Vigili del fuoco sono angeli ma tu hai ritardato i soccorsi. E poi senti che chiunque sa come organizzare l’emergenza ed il soccorso tranne te che l’hai coordinata.
E pensi. Ma qualcuno l’ha mai fatto prima di giudicare? Ma qualcuno l’ha mai lasciata sua moglie per partire? Ma qualcuno si è mai trovato a scegliere? O solo io l’ho fatto e lo sto facendo e quindi mi tocca anche questo?
La verità è una: il sistema dei soccorsi è un sistema perché c’è chi spala e c’è chi gli dice dove spalare. Quando dici che il sistema non ha funzionato pensa a quando non hai ricevuto quella chiamata, e pensa a quello che l’ha ricevuta. Pensa che tu, sul divano ci stai da tre giorni, al calduccio, e qualcun altro spalava e qualcun altro sceglieva. Pensa che tu puoi giudicare e qualcun altro invece, pensa ad ogni morto e ad ogni disperso come una sua responsabilità nonostante non lo sia.
Pensa a questo prima di scrivere, con le dita calde, su facebook, Pensaci perché chi scava con le mani o chi coordina il sistema le dita rischia di perderle ogni giorno, al freddo!
Pensaci perché la prossima volta potrebbero salvarti il culo, coglione!

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23 Gen 2017

Lo Stato abbandona gli “angeli”

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Hotel Rigopiano, mezzo panino con la Nutella. Lo Stato abbandona gli “angeli” La denuncia del sindacato Conapo sull’emergenza a Rigopiano: “La pasta e fagioli è arrivata alle 4 di notte ed era talmente fredda che il mestolo si reggeva da solo. La speranza è ancora viva: quella di trovare qualche altro superstite sotto la neve della valanga che ha sotterrato l’hotel di Rigopiano. Eppure quegli “eroi”, gli “angeli” dei soccorsi elogiati da tutti stanno lavorando in condizoni drammatiche non solo per via del maltempo, ma anche per l’incuria di uno Stato che a quanto pare non si preoccupa di garantire il massimo comfort. Poco cibo e attrezzature non adeguate. La denuncia l’ha lanciata dalle pagine del Tempo Antonio Brizzi, segretario generale del sindacato Conapo: “Solo venticinque vigili del fuoco lavorano a Rigopiano nelle ricerche dei dispersi nella notte. Undici uomini di Pisa, otto di Roma e appena sei di Pescara”. Poi aggiunge: “Il personale è scoraggiato dal fatto che, per ordini dall’alto, durante la notte sia stato ridotto perfino del 30% mentre in situazioni simili ci sarebbero dovuti essere 300 pompieri a ogni ora a tirare fuori le persone da sotto la neve”. Ricerche sì, dunque, ma con le forze ridotte al minimo senza un vero perché. Infatti, secondo quanto raccontano gli stessi vigili che si stanno spaccando le mani per spostare la neve, il personale è talmente poco che una “vasta area dell’hotel non è stata ancora battuta”. “Ci vorrebbe un esercito”, si sfogano i pompieri. E invece non c’è. I pompieri inviati sul luogo della disgrazia sono appena 40 e la notte è difficoltoso lavorare per la poca luce. “Eppure – denuncia Marco Piergallini, pompiere e sindacalista Conapo – basterebbe mettere delle torri-luce per lavorare anche la notte. Siamo sempre gli stessi, ogni tanto chi si stancava a riposare un’oretta. Non c’è nemmeno un bagno chimico, e siamo in tanti qui, tra carabinieri, guardia di finanza, volontari, poliziotti, soccorso alpino e noi pompieri. La pipì la facciamo nella neve, per tutto il resto c’è il bosco”. Inoltre, a quanto pare, nemmeno il cibo è al livello di quello che ci si aspetterebbe. “Il nostro pranzo di oggi è stato mezzo panino con la Nutella, una merendina e un succo di frutta – ha detto Piergallini – La cena di ieri è arrivata alle 4 di notte: la pasta e fagioli era talmente compatta che il mestolo si reggeva da solo”.

e noi pensiamo che le vignette di charlie hebdo sono offensive !!!

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22 Gen 2017

Charlie Hebdo non si smentisce

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“La neve è arrivata, ma non per tutti”. Charlie Hebdo non si smentisce e dopo le vignette sul terremoto di Amatrice torna a ironizzare sulle tragedie italiane. L’ultima vignetta choc rappresenta la morte sugli sci che scende facendo saltare case e alberi

 

 


 

 

 

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20 Gen 2017

PALAZZI & POTERE

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www.ilfattoquotidiano.it    Di Thomas Mackinson

 

Basta un fax per mettersi in “missione” e figurare presenti anche quando non ci sono, percependo così 3.500 euro netti al mese per le spese di soggiorno, come fossero lì. Dovrebbero valere solo per “incarichi della Camera” stessa, ma nessuno controlla e molti si fanno i fatti propri o del partito, fino all’autocertificazione. Imbattibile il ministro Lotti: fa più “missioni” lui del ministro degli EsteriBrunetta che sta in tv anziché in aula, la Brambilla che si defila dalle sedute per inaugurare ipermercati. C’è chi, come la Vezzali, esercita il suo mandato direttamente in palestra. A svuotare il Parlamento contribuisce un esercito di deputati in libera uscita permanente che si dileguano dai lavori d’aula e commissione per farsi i fatti propri o del partito, avendo però cura di farsi pagare come fossero lì. Un po’ come i dipendenti del Comune di Sanremo, senza neppure la fatica di strisciare un cartellino. Tra i campioni spiccano anche Luca Lotti, che da sottosegretario riusciva a collezionare più “missioni” del ministro degli Esteri e il vicepresidente della Camera Di Maio, pizzicato in missione tra i banchetti del “no”. Sì, Di Maio tu quoque.L’escamotage per rendersi ubiqui è un uso intensivo – se non l’abuso vero e proprio – della “missione”, l’istituto previsto dal  regolamento della Camera (art. 46 comma 2) che recita: “I deputati che sono impegnati per incarico avuto dalla Camera, fuori della sua sede o, se membri del Governo, per ragioni del loro ufficio, sono computati come presenti per fissare il numero legale”. Per questo chi svolge l’incarico percepisce per intero la diaria, cioé il contributo per le spese di soggiorno a Roma. Altri 3.500 euro netti al mese, oltre lo stipendio. Somme cui non avrebbe diritto – qualora risultasse assente  per effetto delle decurtazioni previste dallo stesso regolamento: 206,58 euro per ogni seduta in cui si vota e 500 mensili per giunte e commissioni. Così le norme, la prassi instaurata è però un’altra: i deputati (e senatori) ricorrono a missioni anche per starsene rintanati nei propri uffici, oppure per uscire dal Parlamento a svolgere attività che spesso nulla hanno a che vedere con la Camera come “istituzione”. Così non passano per degli scansafatiche, giacché l’assenza “giustificata” non viene conteggiata. E soprattutto arrotondano. Quello delle “missioni fittizie” è un affare d’oro e senza rischi: per esentarsi dal lavoro, figurando però di esserci, agli onorevoli basta un fax. L’Ufficio di Presidenza autorizza, il Servizio Assemblea passivamente registra, nessuno controlla. Specie in caso di incarichi di governo e di titolari di cariche interne per i quali – precisa una nota della Camera – “la Presidenza prende atto, senza procedere ad alcun vaglio”. Tanto che “non sono mai stati adottati provvedimenti per uso improprio dell’istituto”. Che del resto neppure esistono, e il ché la dice lunga. Soprattutto spiega perché le Camere si tramutino così spesso nel deserto dei Tartari, dove marcano missione anche 150 onorevoli alla volta.Perché nessuno denuncia questo andazzo? Perché troppi ne beneficiano, a volte per “missioni” assai poco probabili sulle quali i vertici di Montecitorio chiudono gli occhi e pure le orecchie: abbiamo chiesto più volte all’ufficio di Presidenza e al Servizio assemblea di poter consultare le richieste che hanno autorizzato al fine di verificare la rispondenza tra l’oggetto della missione dichiarata e la reale natura degli impegni poi svolti dai deputati fuori dal Parlamento. Non li abbiamo mai ricevuti, neppure sollecitando segreterie e portavoce di alcuni parlamentari. Ecco cosa è emerso da ricostruzioni empiriche, sulla base dei resoconti d’aula e delle cronache di giornata.

DI MAIO, TU QUOQUE – E’  l’esponente dei Cinque Stelle che più si è speso nella battaglia sulle indennità dei deputati. Per questo ha subito anche l’affondo di Renzi alla vigilia del voto: “Ha il 37% delle presenze, perché non gli diamo allora il 37% dello stipendio?”. Avrebbe potuto anche querelarlo, il vicepresidente della Camera, perché quel dato è falso: con il 55% di missioni la sua presenza in Parlamento schizza all’88%. Altro che assenteista. E allora: “Scusi Di Maio, querela Renzi?”. L’esponente M5S non risponde, forse per stile o forse perché sa che le missioni dichiarate sono spesso fittizie e raramente aderenti al dettato del regolamento della Camera che lui ben conosce, essendone vicepresidente. La libera uscita, per titolari di cariche interne, dovrebbe essere “per incarico connesso con l’esercizio di funzioni istituzionali”. Gli impegni espletati però sono di altra natura, prettamente politica. Per la quale sarebbe stato più corretto indicare l’assenza anziché la missione.IN PALESTRA – All’espediente non si ricorre solo per avidità. Spesso lo si fa per il tempo, qualcuno addirittura per sport come Valentina Vezzali (Gruppo Misto), pluricampionessa e vanto della scherma italiana. Il suo 5,33% di “missioni” si è rivelato un bluff all’occhio delle telecamere di La7 che nel 2014 l’ha colta più volte in palestra anziché in aula. Dove risultava assente ma giustificata. E incassava tutta la diaria. A volte dietro la “missione” c’è una causa assolutamente legittima ma non per questo più in linea con le norme. A QUATTRO ZAMPE – Il 4 maggio 2016 in aula si  discute e si vota la legge sul consumo di suolo e c’è anche Renzi che risponde a briglia sciolta alle interrogazioni. La seduta inizia alle 9 e termina dopo le 20, 112 deputati sono in missione. Manca, tra gli altri, Michela Vittoria Brambilla. Dov’era lo racconta il giorno dopo la Gazzetta di Modena: l’ex ministro, autoproclamata paladina degli animali, inaugurava un negozio pet friendly all’ipermercato “La Rotonda” della città emiliana. Stretta tra i manager del gruppo Conad testimonia l’importanza di offrire ai clienti appositi carrelli per gli amici a quattro zampe. Ecco, questa era la sua “missione” e la ripeterà più volte (il 5 ottobre 2016 a Bernareggio, 60 km da Roma) sempre nei panni di presidente di un’associazione animalista che lei stessa ha fondato. Mai, ci si augura, su effettivo incarico della Camera. Abbiamo chiesto all’onorevole l’elenco delle richieste autorizzate per verificare la congruità tra missioni dichiarate e impegni, ma anche lei non ha voluto rispondere.

MISSIONI IMPOSSIBILI – Irriducibili della specialità siedono anche tra i banchi del governoLuca Lotti, deputato e neo ministro dello Sport, ne è diventato il principe: in tre anni e mezzo è stato più in missione (77%) che in aula (13,58%), tanto da collezionarne più lui del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni (65%). Tra le tante c’è anche quella di salvare il Pd da se stesso, catapultandosi sui circoli in fermento, che catalogare tra quelle “in ragione del proprio ufficio”, come recita il regolamento della Camera, è arduo. Eppure il Servizio Assemblea registra la “presenza” e la trasmette agli uffici per le competenze parlamentari, che pagano la diaria piena. TELEMISSIONI – Cè chi alle Camere predilige le telecamere. Se si facesse mai un confronto palinsesti/verbali d’aula si noterebbe un vorticoso travaso. Tra gli altri, di Renato Brunetta, capogruppo di FI, missionario storico (83% di missioni, 5 di assenze e 11,7 presenza) e presenzialista catodico. Non si sa cosa facesse nei giorni in cui si dichiarava in missione. Salvo ritrovarlo a una certa ora sul piccolo schermo, mentre l’aula ancora discuteva.

VENT’ANNI DI ABUSI – Gli onorevoli d’oggi magari sono più spudorati, ma non si sono inventati nulla: l’abuso di missione, che viene negato ancora oggi, in realtà è una piaga da almeno vent’anni. Lo dimostra una circolare del 21 febbraio 1996 a firma di Irene Pivetti che tenta di circoscrivere i criteri di missione ad attività “direttamente legate ai compiti istituzionali”. Perché, si legge, “sono oggetto di prassi interpretative estensive, nel senso che sono state comprese tra le missioni per incarico della Camera anche attività svolte da deputati per conto dei gruppi di appartenenza; tali incarichi esulano tuttavia dal significato proprio della dizione regolamentare, ponendosi in palese contrasto con la lettera e lo spirito della norma”.Le missioni autorizzabili dal Presidente della Camera – secondo quelle disposizioni vigenti tuttora – sono solo su incarico di commissioni, per l’esercizio di “funzioni istituzionali” di membri dell’Ufficio di Presidenza, presidenti di commissioni e giunte o anche di singoli deputati; per membri di delegazioni presso organismi internazionali (Ue, Nato, Ocse) e per chi ha incarichi governativi “in relazione ad attività formali dell’organo, comunicate preventivamente alla Presidenza della Camera”.Luciano Violante, quattro mesi dopo, allarga i paletti autorizzando uscite per “funzioni di rappresentanza politico-istituzionale”. Attenzione però: l’indicazione vale solo per presidenti dei gruppi e loro vice (a parziale giustificazione di Brunetta, non di Lotti e gli altri) in attesa di un auspicato “riordino complessivo della materia”, che non è mai arrivato. Gianfranco Fini nel 2010 introduce le decurtazioni contro gli assenteisti salvaguardando ancora missionari e presunti tali. Più nessuno è tornato in argomento e la presidenza Boldrini sembra autorizzare con grande benevolenza, fino a sfiorare l’autogestione a favor di deputato, specie se titolare di cariche o se membri del governo. Risultato: ancora oggi ogni seduta d’aula parte da un lungo elenco di desaparecidos che, legittimamente o meno, gravano sugli 80 milioni di euro versati dall’Ufficio per le competenze parlamentari. RICEVIAMO E PUBBLICHIAMOIn merito all’articolo pubblicato ieri dal vostro giornale, a firma Thomas Mackinson, si precisa che nel periodo indicato dal giornalista il ministro Luca Lotti (in quel momento Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) è stato assente dai lavori parlamentari proprio perché impegnato in missioni istituzionali. Missioni, peraltro, facilmente verificabili perché legate ad eventi pubblici e, in quanto tali, seguiti da agenzie di stampa, giornali e tv. Solo per fare tre esempi: l’11 marzo 2016 per una visita al cantiere del nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria (finanziato con 3 mln dal Cipe), il 14 ottobre 2016 per l’inaugurazione della Fiera di Sassari e il 16 settembre 2016 sempre in Sardegna per incontri con alcuni rappresentanti di istituzioni locali e regionali.
Ufficio stampa del ministro Luca Lotti
Non abbiamo scritto nulla di diverso salvo segnalare che durante quelle missioni che alla Camera risultano “autorizzate a fini istituzionali” dalla Presidenza del Consiglio l’ex sottosegretario Lotti ha partecipato a convegni dei comitati per il Sì di Reggio Calabria e Olbia e a una riunione del circolo Pd di Sassari. Non esattamente “impegni istituzionali” (t.m.) A seguito di una puntualizzazione apparsa sulla pagina Facebook dell’onorevole Luigi Di Maio si precisa quanto segue:

Di Maio risulta in missione il 55% delle volte in cui si è votato e per ognuna ha evitato di vedersi decurtare la diaria di 208 euro, somme cui non avrebbe avuto diritto, qualora fosse risultato assente. Giustifica l’alto numero di missioni come effetto dell’automatismo per cui chi presiede è in missione tutto il giorno. Di Maio però non ha presieduto l’aula una volta su due, essendo quattro i vicepresidenti e dovendosi alternare con i colleghi. Inoltre l’appello all’automatismo stride con la facoltà del deputato di interrompere in ogni momento la sua missione per riprendere posto in aula/commissione. Se Di Maio o altri utilizzano la parte residua della giornata per impegni diversi è una libera scelta, non un automatismo. E nel merito Di Maio non ha voluto rispondere al Fatto Quotidiano, nonostante ripetuti solleciti prima della pubblicazione del pezzo, ma se gli impegni erano anche di natura politica – come da sua stessa ammissione –  il ricorso a missioni da parte di Maio sarebbe in contrasto col dettato regolamentare che le consente solo “su incarico e in rappresentanza della Camera” e a “fini istituzionali”, non per impegni politici o di partito, ad eccezione dei capigruppo. E l’onorevole Di Maio non lo è.


 

 

 

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