28 Feb 2017

Hitler i disabili li eliminava gratis’

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‘DJ Fabo morto? Hitler i disabili li eliminava gratis’, è bufera su Adinolfi Fanno discutere le dichiarazioni su Facebook di Mario Adinolfi dopo la morte in Svizzera di DJ Fabo

Eutanasia, Francesca Chaouqui contro Dj Fabo: “È un vigliacco, non un eroe”

 

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10 Feb 2017

Ho resistito finché ho potuto.

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Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.

Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.
Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.
Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.
Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.
Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.
Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.
Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.
Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.
Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto.

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28 Gen 2017

Ma siamo gente perbene noi. Sono i profughi che ci rovinano le giornate.

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  Lui, che stava seduto sul muretto della stazione, si è lasciato scendere giù, nell’acqua

A volte ti chiedi che senso abbia vivere se devi passare tutto il tuo tempo breve come un sasso che rotola – e i sassi, si sa, non hanno radici, non hanno legami – e come un sasso poi finire, in fondo all’acqua color d’inverno, nel divertimento indifferente della gente. Pateh Sabally era un migrante, 22 anni, dal Gambia che 99 italiani e mezzo su 100 non sanno collocare sulla cartina dell’Africa.

SOLITUDINE CHE FA IMPAZZIRE. Si è ammazzato a Venezia, gettandosi nello specchio del Canal Grande, di fronte alla stazione di Santa Lucia. Tutto a causa di un permesso revocato, pare. Più probabilmente della stanchezza; più verosimilmente ancora, della solitudine. Perché é quella, alla fine, a svuotare, a fare impazzire e a un certo punto a far vedere tutto chiaro, finalmente, con quell’evidenza che viene dalla follia.

DAL CALDO AL FREDDO ATROCE. E allora buttarsi è un attimo, rifiutare i salvagente lanciati da un vaporetto di passaggio è un attimo, scomparire nel grigio d’acque gelide di gennaio a Venezia è un attimo. Forse era debilitato. Forse ha perso subito i sensi, assiderato, tramortito da un’acqua insostenibile. Fuggito dal caldo infernale, è morto nel freddo atroce.

Lui, che stava seduto sul muretto della stazione, si è lasciato scendere giù, nell’acqua

Non aveva nessuno qui, così come a Pozzallo di Ragusa, dove la carta d’identità, dalle generalità in parte generiche, lo collocava, insieme con un permesso ottenuto per motivi umanitari. Hanno faticato a capire chi fosse quel ragazzo di 22 anni, appena rotolato a Venezia da Milano, in treno, alla ricerca chissà di che, in fuga chissà da cosa, sospinto da una disperazione senza speranza.

NON AVEVA UN COMPLEANNO CERTO. Hanno scritto sui documenti «nato il primo gennaio», quando uno non sa dire quando davvero sia venuto alla luce. Pateh non possedeva neppure la certezza di un compleanno. Chissà se in patria aveva qualcuno, una famiglia, e chissà se quei parenti lo piangeranno mai.

VALE LA PENA UN OGGI SENZA DOMANI? A 22 anni si è già troppo del mondo per vivere, oppure si è ancora bambini, come capita ai nostri. Forse Pateh era l’uno e l’altro, un ragazzo non ancora uomo, a dispetto dei baffi lasciatisi crescere, che dell’uomo aveva dovuto subire le prove, a cominciare dallo spaesamento, lo straniamento che consuma dentro, che ti consegna a un tempo dove il tempo è finito, non c’è più domani, c’è un oggi come ieri ed è fatto di una domanda, che è sempre la stessa in ogni lingua, ogni dialetto del mondo, e che scava ogni uomo senza più appigli: a che serve, vale la pena un altro oggi senza domani? E lui, che stava seduto sul muretto della stazione, si è lasciato scendere giù. Nell’acqua.

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27 Gen 2017

LA RICORRENZA

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Il 27 gennaio 1945 i soldati dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz e liberavano i prigionieri sopravvissuti allo sterminio del campo nazista. Le truppe liberatrici, entrando nel campo di Auschwitz-Birkenau, scoprirono e svelarono al mondo intero il più atroce orrore della storia dell’umanità: la Shoah. Dalla fine degli anni ’30 al 1945 in Europa furono deportati e uccisi circa sei milioni di ebrei.
Con una legge del 20 luglio 2000, la Repubblica italiana ha istituito il Giorno della Memoria e nel primo articolo riconosce il 27 gennaio come data simbolica per “ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Quello di quest’anno è il quattordicesimo appuntamento con il Giorno della Memoria, a sessantanove anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e dalla fine della Shoah. In tutta Italia (e in molti paesi europei) vengono “organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”.
Primo Levi, il grande scrittore italiano deportato e sopravvissuto al lager di Auschwitz ha scritto che ogni qualvolta si pensa che uno straniero, o un diverso da noi è un Nemico, si pongono le premesse di una catena al cui termine c’è il Lager, il campo di sterminio.
A proposito del genocidio del popolo ebraico, ne “I sommersi e i salvati” Primo Levi ha detto: “E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.
La legge che istituisce il Giorno della Memoria cerca di prendere in carico il ricordo tremendo di quanto è accaduto e la responsabilità preventiva della nostra comunità e di quella europea in generale nei confronti del futuro. Lo scopo indicato dalla legge nell’articolo 2, è proprio quello di “conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

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27 Gen 2017

the wall. Trump e le frontiere.

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Gennaio 2017 si costruiscono ancora muri ai confini!!

 

 

Il muro dell’ex ghetto di Cracovia richiama alla memoria quelli costruiti in Europa e quello che qualcuno vorrebbe fare negli Stati Uniti d’America.

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25 Gen 2017

a proposito di charlie hebdo!!!!!

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Tutti si sentono in dovere di rispondere a charlie hebdo .non mi sembra abbia fatto domande!!!!!!!!!!!!

Charlie Hebdo è un periodico settimanale satirico francese, dallo spirito caustico e irriverente. La testata, fondata nel 1970, pubblica vignette e articoli caustici e dissacranti nei riguardi della politica (soprattutto soggetti di estrema destra) e ogni tradizione religiosa (in particolare il cristianesimo, l’Islam e l’ebraismo).

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2011 la sede del giornale era stata distrutta a seguito del lancio di bombe Molotov, appena prima dell’uscita del numero del 2 novembre dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico nelle elezioni in Tunisia. Sulla copertina del numero in questione sono apparsi una vignetta satirica con Maometto che dice: “100 frustate se non muori dalle risate” e il titolo “Charia Hebdo”, gioco di parole tra Shari’a e il nome del giornale. Il sito internet della rivista è stato bersaglio di un attacco informatico. Dopo questo attentato, la sede del giornale è stata regolarmente controllata dalla polizia. un attacco terroristico avvenuto il 7 gennaio 2015 contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi. Nell’attentato sono morte dodici persone e undici sono rimaste ferite

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24 Gen 2017

precipita elicottro nell’aquilano

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LE VITTIME Questi i nomi delle vittime: Walter Bucci, 57 anni, medico rianimatore del 118 Asl dell’Aquila, Davide De Carolis, tecnico dell’elisoccorso del soccorso alpino e consigliere comunale di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), Giuseppe Serpetti, infermiere, Mario Matrella, verricellista, Gianmarco Zavoli, pilota. L’elicottero stava trasportando Ettore Palanca, 50 anni, di Roma, che si era fatto male sciando, procurandosi la frattura di tibia e perone. Bucci, De Carolis e Serpetti sono aquilani, Matrella è pugliese, e Zavoli è emiliano.

 

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24 Gen 2017

E falla tu la gestione dell’emergenza!

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Dal  blog                 http://ilmattinale.blogspot.it

E si. Siamo tutti esperti di protezione civile. Lo siamo da ospiti delle trasmissioni, lo siamo da politici coi doposci, lo siamo da leoni da tastiera dietro al pc, al calduccio, a casa. Magari con la tv accesa e con un bicchiere di vino di fianco mentre facciamo gli opinionisti.
E da lì, magari dopo i secondo bicchiere di vino, possiamo anche incominciare a ruggire la rabbia per il ritardo nei soccorsi, ruggire che qualcuno dovrà pagare per le tragedie e poi far finta di commuoverci se qualcuno viene salvato.
Ma è facile quando non ti ci sei mai trovato. E’ fottutamente facile decidere dal calduccio di casa.
Anche io sono bravissimo: hanno un albergo, mi chiamano, dicono che c’è un mare di neve intorno e non riescono ad uscire e chiedono che gli vadano ad aprire la strada. Poi nessuno arriva e chi rimane in albergo e lo sa si incazza.
Peccato che la gestione dell’emergenza è un’altra cosa. Peccato che quando gestisci un’emergenza non hai davanti a te un problema ma mille problemi intrecciati tra loro. Peccato che devi scegliere.
E allora mi sono immedesimato in coloro i quali gestiscono in questo momento la sala operativa in Abruzzo o nelle Marche: mille chiamate, centinaia di migliaia di persone senza luce che urlano perché la stufa a pellets non si accende senza elettricità e sentono freddo. Urlano perché lo scaldabiberon, quel cazzo di strumento malefico, non si accende e il mio bimbo beve il latte freddo. Ma è mai possibile? Ma è mai possibile nel 2017? Si, cazzo! È fottutamente possibile. È possibile perché non ci sono i mezzi, perché negli ultimi 50 anni mai in quei territori si è visto un evento di quel tipo ed è fottutamente possibile perché era già, quel territorio, devastato da due sismi (non uno, leoni da tastiera studiate cazzo!). E quindi le infrastrutture sono compromesse.
E io? Io sono in sala operativa, ed ho l’autostrada chiusa, alcuni paesi isolati, tanti paesi isolati. Ho le statali e le provinciali completamente bloccate sotto 2 metri di neve ed i mezzi che ho sono quelli e non ci posso fare niente se quando decido di spazzare una strada, appena passa lo spalaneve, la strada si ricopre.
E allora che faccio? Di fronte alle 2000 urla comincio a scegliere.
Ho un tot di spala neve che sono insufficienti, non ci posso fare una minchia, quelli ho e con quelli devo gestirmi. Devo scegliere.
Scelgo che per fare arrivare altri spalaneve da fuori mi conviene aprire le vie di comunicazione principali perché i volontari delle altre regioni, della Lombardia per esempio, arrivano dalla A 14 che se è bloccata per neve non arriveranno. Scelgo. Scelgo di liberare un paese isolato con 60 persone e le evacuo con gli elicotteri. Cazzo, gli elicotteri sono quelli e non riesco a fabbricarne di nuovi giusto adesso. Dove li mando? Li mando, magari, nella frazione isolata con 60 persone senza luce: sono senza luce e senza riscaldamento, non possono andare via. Ma cazzo, scemo, ti chiamano dall’albergo!!!! È finito il fine settimana, manda a spazare che domani dobbiamo andare al lavoro!. E io scelgo, in albergo hanno cibo, hanno caldo, sono coperti. Aspettino. Sono in vacanza ed allungasseo la vacanza, i vecchi nel paesello isolato non hanno niente, devo recuperare loro!
E poi? E poi il terremoto! Ah, meno male! Ah!!! Mi mancava la perla! Ah, ci voleva solo quello. E allora alla neve si aggiunge un problema. Il paesello isolato ha anche crolli da terremoto.
E allora questi devono scappare! Devo prenderli. “Ma ci sono vittime???? Ma ci sono danni???” “No, stiamo bene ma siamo fuori casa perché qui è crollato il tetto!” e dall’altro telefono mi chiamano dall’albergo:” cavoli, mandate qualcuno!!! La strada è piena di neve, stiamo al caldo, il telefono prende poco ma domani devo andare al lavoro!”.
E io devo scegliere. E scelgo di nuovo! Aspettino in albergo, sono al calduccio. I vecchi e di bambini isolati, con il tetto crollato, li devo evacuare. E l’inevitabile! Perché la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo!
La valanga sull’albergo!
Ora vi chiedo di immedesimarvi. Siete a casa, in pigiama. Sono le 21 e state vedendo il telegiornale che racconta della neve. Ma fuori voi la vedete la neve! Ma al caldo, il bambino gioca sul tappeto, voi svaccati sul divano. Il solito bicchiere di vino. La moglie che racconta la giornata e le bollette, e il 5 in inglese. E gli esami di fine anno che se non studia non li passa e…. Squilla il telefono. “Preparati: tra 30 minuti passiamo e si parte”.
Ora diteglielo alla moglie che tutto può aspettare perché state uscendo di casa. Ah a che ci siete ditele che non sapete quando tornerete. (si perché quando parti non sai quando torni!) Ditele che se il figlio non passa l’esame di terza media non è un argomento di discussione in questo momento perché non sapete se e quando tornerete. Ditele che non esistono informazioni o discussioni adesso, alle 22,30 di sera o polemiche perché dovete temprarvi l’anima non sapendo quale situazione troverete e dovete essere pronti a tutto.
In verità, vi confesso, vostra moglie capirà. Capirà perché non è il pirla da tastiera vostra moglie. Vostra moglie sa che mestiere fate e sa che quando quel telefono squilla solo un bacio o un aiuto a trovare la maglia termica è quello che ci vuole. Poi, fatto il borsone come un automa, datele un bacio e andate via.
Ora immaginatevi che siete in 5, sugli sci, nella tormenta di neve. Buio ovunque e solo una direzione da seguire. Sciate, con le pelli di foca per non andare indietro. Sciate a ritmo. Uno dei vostri compagni ogni tanto vi da il cambio in testa alla fila per “tirare” un po’ lui. Un po’ ciascuno che si fatica meno… Destra e sinistra per 5 ore. Destra e sinistra nel freddo. Destra e sinistra in continuazione. E il pensiero al 5 in inglese, al calduccio e soprattutto a “che cazzo vado a trovare???”. E poi arrivate. Sono le 5 del mattino e dovete chiamare il centro operativo (si chiama COM o COC a seconda della situazione). C’è uno scenario di nulla ma forse è il nulla perché è buio e nevica. E poi gli eventi.
Iniziate a cercare, iniziate a scavare, iniziate ad entrare. Ed iniziate a pensare che non è sopravvissuto nessuno.
E poi gli eventi, da soli… Il primo suono, la ricerca, le voci “siamo vivi, siamo 6”, e poi arriva la luce, la prima luce. Quella prima luce che ti dice che tra poco gli elicotteri potranno volare e non sarete più in 5 ma in 10, e poi in 20 e poi in 50. E nel frattmepo scavi. La luce aumenta. Aumenta il rumore perché li senti i suoni di quelli che arrivano… Ma tu scavi e senti e li tranquillizzi quelli sotto “ci siamo ancora, arriviamo. State bene? Siete sempre tutti???” E poi…
E poi esce il primo bambino. È festa! Il morale è alto. E il 5 in inglese lontano. Troppo lontano da non sentirne più il suono. La speranza in compenso è talmente vicina che la forza di scavare aumenta e aumenta e aumenta.
E le mani gelide non si sentono, e il freddo? Quale freddo???? Si sente solo la voce di quelli sotto, che ti sentono, che li senti e scavi!
E poi due e tre e quattro bambini.
E poi un morto, cazzo il morale!!! Ma ci sono le voci e vai avanti.
E poi torni a casa, dopo 5 giorni di questa vita, dopo 5 giorni a non dormire, dopo 5 giorni di caffè di merda, ma caldo.
E nel frattempo in sala operativa c’è qualcuno che coordina, perché non c’è solo l’albergo. C’è la conta dei danni delle scosse, cazzo erano forti. Cazzo erano diffuse. Cazzo, sebbene la tv parli solo dell’albergo tu ne hai ancora di gente sena luce e ancora gente isolata e ancora gente sotto la neve e ancora gente con i tetti che crollano e ancora da recuperare di vecchietti nelle frazioni. E devi trovare le strade adeguate, e devi trovare le soluzioni e devi trovare i tecnici migliori che sistemino l’energia. E devi trovare gli spalaneve e le frese e devi trovare una soluzione alla signora vedova del paesello che ha paura, e devi trovare il sale e devi trovare gli ospedali e devi trovare gli elicotteri. E la benzina? Cazzo devi trovare i soldi perché per legge se spendi senza l’autorizzazione del MEF vai in galera. E questo è nulla!
E poi accendi la tv. Sei finalmente a riposo. E cosa senti? Che Salvini è andato in Abruzzo, chiedendo la scorta per se (cazzo, militari utili a me per aiutare la gente a far da scorta ad un segretario di partito!), e tu hai ritardato.
E poi senti che i Vigili del fuoco sono angeli ma tu hai ritardato i soccorsi. E poi senti che chiunque sa come organizzare l’emergenza ed il soccorso tranne te che l’hai coordinata.
E pensi. Ma qualcuno l’ha mai fatto prima di giudicare? Ma qualcuno l’ha mai lasciata sua moglie per partire? Ma qualcuno si è mai trovato a scegliere? O solo io l’ho fatto e lo sto facendo e quindi mi tocca anche questo?
La verità è una: il sistema dei soccorsi è un sistema perché c’è chi spala e c’è chi gli dice dove spalare. Quando dici che il sistema non ha funzionato pensa a quando non hai ricevuto quella chiamata, e pensa a quello che l’ha ricevuta. Pensa che tu, sul divano ci stai da tre giorni, al calduccio, e qualcun altro spalava e qualcun altro sceglieva. Pensa che tu puoi giudicare e qualcun altro invece, pensa ad ogni morto e ad ogni disperso come una sua responsabilità nonostante non lo sia.
Pensa a questo prima di scrivere, con le dita calde, su facebook, Pensaci perché chi scava con le mani o chi coordina il sistema le dita rischia di perderle ogni giorno, al freddo!
Pensaci perché la prossima volta potrebbero salvarti il culo, coglione!

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23 Gen 2017

Lo Stato abbandona gli “angeli”

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Hotel Rigopiano, mezzo panino con la Nutella. Lo Stato abbandona gli “angeli” La denuncia del sindacato Conapo sull’emergenza a Rigopiano: “La pasta e fagioli è arrivata alle 4 di notte ed era talmente fredda che il mestolo si reggeva da solo. La speranza è ancora viva: quella di trovare qualche altro superstite sotto la neve della valanga che ha sotterrato l’hotel di Rigopiano. Eppure quegli “eroi”, gli “angeli” dei soccorsi elogiati da tutti stanno lavorando in condizoni drammatiche non solo per via del maltempo, ma anche per l’incuria di uno Stato che a quanto pare non si preoccupa di garantire il massimo comfort. Poco cibo e attrezzature non adeguate. La denuncia l’ha lanciata dalle pagine del Tempo Antonio Brizzi, segretario generale del sindacato Conapo: “Solo venticinque vigili del fuoco lavorano a Rigopiano nelle ricerche dei dispersi nella notte. Undici uomini di Pisa, otto di Roma e appena sei di Pescara”. Poi aggiunge: “Il personale è scoraggiato dal fatto che, per ordini dall’alto, durante la notte sia stato ridotto perfino del 30% mentre in situazioni simili ci sarebbero dovuti essere 300 pompieri a ogni ora a tirare fuori le persone da sotto la neve”. Ricerche sì, dunque, ma con le forze ridotte al minimo senza un vero perché. Infatti, secondo quanto raccontano gli stessi vigili che si stanno spaccando le mani per spostare la neve, il personale è talmente poco che una “vasta area dell’hotel non è stata ancora battuta”. “Ci vorrebbe un esercito”, si sfogano i pompieri. E invece non c’è. I pompieri inviati sul luogo della disgrazia sono appena 40 e la notte è difficoltoso lavorare per la poca luce. “Eppure – denuncia Marco Piergallini, pompiere e sindacalista Conapo – basterebbe mettere delle torri-luce per lavorare anche la notte. Siamo sempre gli stessi, ogni tanto chi si stancava a riposare un’oretta. Non c’è nemmeno un bagno chimico, e siamo in tanti qui, tra carabinieri, guardia di finanza, volontari, poliziotti, soccorso alpino e noi pompieri. La pipì la facciamo nella neve, per tutto il resto c’è il bosco”. Inoltre, a quanto pare, nemmeno il cibo è al livello di quello che ci si aspetterebbe. “Il nostro pranzo di oggi è stato mezzo panino con la Nutella, una merendina e un succo di frutta – ha detto Piergallini – La cena di ieri è arrivata alle 4 di notte: la pasta e fagioli era talmente compatta che il mestolo si reggeva da solo”.

e noi pensiamo che le vignette di charlie hebdo sono offensive !!!

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22 Gen 2017

Charlie Hebdo non si smentisce

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“La neve è arrivata, ma non per tutti”. Charlie Hebdo non si smentisce e dopo le vignette sul terremoto di Amatrice torna a ironizzare sulle tragedie italiane. L’ultima vignetta choc rappresenta la morte sugli sci che scende facendo saltare case e alberi

 

 


 

 

 

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